James A. Michener.
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Hawaii.
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Parte 5.
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Titolo originale: HAWAII.
Traduzione di: MARIA GALLONE.
1960. Rizzoli Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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DAL VILLAGGIO AFFAMATO (dal Capitolo 10 a Fine).
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Fine indice.
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DAL VILLAGGIO AFFAMATO.
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Capitolo 10.
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Di ritorno dal cimitero dove si erano appena svolti i funerali del capitano Rafer Hoxworth, il dottor John Whipple, ancora
vigoroso nonostante le settantun primavere che gli pesavano sulle spalle, trov Nyuk Tsin che lo aspettava sulla soglia di casa. Poich la donna era ormai in stato di avanzata gravidanza, pens soddisfatto che ella si fosse finalmente convinta a rivolgersi a lui per assistenza e aiuto.
Ma s'ingannava. La cinese, infatti, dopo avergli comunicato: Mun Ki ha male a una gamba. Mi aiuti, lo preg di dargli una medicina atta a calmare il prurito che da diverso tempo lo tormentava e che certamente dipendeva dalle prolungate immersioni nel terreno fangoso dell'appezzamento di taro.
Il dottor Whipple, il quale ben conosceva quel caratteristico disturbo dei coltivatori di taro, consegn a Nyuk Tsin un vasetto di unguento, ma al tempo stesso non seppe trattenersi dal riflettere: "Sto diventando pigro, da quando invecchio. Dovrei andare a dargli un'occhiata. Mesi dopo si sarebbe aspramente rimproverato la propria indolenza; ma per quel momento non vi pens pi.
Nyuk Tsin spalm d'unguento la gamba dolente del marito, e, come aveva immaginato, in capo a pochi giorni il prurito scomparve e Mun Ki pot riprendere le normali occupazioni. Il quarto giorno, per, Whipple, ricordandosi del piccolo incidente, gli chiese: Come va la gamba?.
Benissimo, lo rassicur Mun Ki.
Nondimeno di l a qualche tempo il cinese ricominci ad avvertire inspiegabili formicoli alla gamba destra e sensazioni quasi identiche alla sinistra. Questo lo convinse sempre pi che per quel che riguardava il corpo umano i dottori americani non capivano un'acca; perci decise di ricorrere a speciali erbe cinesi (nottetempo, in modo che nessuno se ne accorgesse, tranne sua moglie che le faceva bollire e le filtrava). Il rimedio si dimostr efficace e l'irritazione scomparve definitivamente. Mun Ki, arcisoddisfatto, dichiar che d'ora innanzi non si sarebbe pi fidato del dottor Whipple.
Ma in luglio una nuova piaga gli si apr sull'alluce del piede destro, n valsero i normali rimedi cinesi a farla chiudere. Pur sapendo di commettere una follia, Mun Ki permise che Nyuk Tsin gliela curasse con l'unguento del dottore bianco: con sua grande confusione, la piaga guar perfettamente, lasciandolo assai perplesso. Vedrai!, annunci a sua moglie. La medicina dell'uomo bianco non vale nulla. Tra una settimana la piaga si riaprir.
Non s'ingann. La piaga riapparve, e peggiore di prima. Mun Ki ricominci dunque a bere decotti di erbe cinesi; la piaga sembr migliorare un poco, ma ben presto il pover uomo fu ripreso da un prurito intollerabile e, con suo grande sgomento, una lesione si apr sull'indice sinistro. Ora Mun Ki poteva nascondere questo fatto al dottor Whipple, ma non certo a sua moglie.
Negli anni che seguirono, Nyuk Tsin non riusc mai a ricordare quando esattamente tra lei e Mun Ki fu pronunciata per la prima volta la tremenda parola; ricordava per la paura crescente, terribile, di quei giorni, mentre la vita in apparenza procedeva normale tra loro, senza che nessuno dei due osasse ancora rivelare all'altro i propri timori, finch una mattina, sentendo Mun Ki grattarsi disperatamente, essa gli si avvicin e prendendogli le mani dichiar in tono fermo:
Padre di Wu Ciow, devo andar a parlare col medico cinese.
Senza avere il coraggio di guardarla in faccia, Mun Ki alla fine mormor: Forse sar meglio.
Subito dopo aver servito la colazione di mezzogiorno Nyuk Tsin usc inosservata dal cancello del giardino. Si rec per prima cosa al tempio cinese, dove dopo numerosi inchini e genuflessioni accese dell'incenso dinanzi all'immagine del pietoso Lu Tsu, alla cui saggezza confid: Il padre di Wu Ciow soffre di un prurito terribile e ha un dito piagato. Noi abbiamo paura, Lu Tsu, e speriamo che tu che conosci tutti i rimedi ci possa aiutare. Preg a lungo, quindi and in cerca del custode del tempio, un prete dalla testa rasa e dal volto benevolo. Questi prese un recipiente di bamb che conteneva un centinaio di schegge di legno numerate e con gesti lenti lo fece roteare mormorando antiche preghiere di provata efficacia, finch una scheggia si stacc dalle altre. Recava il numero quarantuno, numero che aveva in s qualche elemento di speranza. Scrisse su un pezzetto di carta: Quarantuno, e per un decino lo consegn a Nyuk Tsin.
La donna port la ricetta dall'altra parte del fiume, in una sudicia botteguccia del vicolo del Topo. Dopo averla esaminata a lungo, l'erborista concluse: Ah, il quarantuno  un ottimo rimedio. Sei fortunata, oggi. Dietro di lui si allineavano giare e vasi colmi di erbe rare. Da una piccola giara contrassegnata col numero quarantuno tolse una cucchiaiata di erbe spiegando: Devi farne un infuso molto forte e berlo pregando.  per te?.
No, rispose onestamente Nyuk Tsin;  per il padre di Wu Ciow.
L'erborista rimase impassibile, ma subito pens: "Ah, ecco un altro che ha paura a venire di persona!. A Nyuk Tsin osserv in tono noncurante: Questa  una medicina ottima per chi ha le gambe che gli prudono.
Bene, mormor Nyuk Tsin senza rendersi conto che non era stata lei ad accennare a quell'argomento scabroso.
Quando gi era in procinto di andarsene il medico soggiunse, sempre con la stessa aria distaccata: Sono sicuro che questo rimedio guarir il tuo uomo. Se per non dovesse essere efficace, ricorda: io conosco tutte le medicine! Non lo dimenticare. Non appena Nyuk Tsin se ne fu andata, l'erborista si precipit in un altro vicolo gridando: Luk Sing! Luk Sing! Segui quella donna.
Quale?, domand l'interpellato.
Quell'hakka dai piedi grossi. Ma Nyuk Tsin aveva preso un'altra strada, e quel giorno la spia non riusc a raggiungerla. L'erborista, come lo seppe, comment alzando le spalle: Torner.
La medicina quarantuno si rivel del tutto inefficace, finch Nyuk Tsin non fu pi in grado di sopportare quella divorante incertezza. Padre di Wu Ciow, implor, devi venire con me dal medico cinese.
Ho paura, rispose Mun Ki.
Mi ha assicurato di conoscere tutte le medicine, insistette Nyuk Tsin. Perci dopo aver lavato i piatti e aver affidato i quattro bambini a un'altra donna cinese, condusse il marito, mentre l'angoscia le toglieva il respiro, dall'altra parte del fiume. Formavano una coppia assai insolita, quei due. Nyuk Tsin infatti non si teneva a rispettosa distanza dal marito, come imponeva il costume punti, bens gli camminava al fianco secondo l'usanza hakka, poich era sua moglie, e se ci di cui temeva era vero, nei giorni che sarebbero seguiti Mun Ki avrebbe avuto bisogno del suo aiuto come non mai. Il giovane presagiva questo bisogno ed era lieto di aver accanto a s una moglie forte e coraggiosa.
Quando furono nel vicolo del Topo, nell'osservare le file di capanne dove abitavano le prostitute, Nyuk Tsin sent sorgere entro di s un grande empito di gratitudine per l'uomo che l'aveva salvata da quella squallida esistenza. Istintivamente gli si strinse ancor pi vicina, e a un certo momento gli prese addirittura la
mano. Sulle prime Mun Ki fece per respingerla ma ella non moll la presa, proteggendogli teneramente con le dita l'ostinata piaga che gli rodeva l'indice. Fu in quell'attimo carico di parole non pronunciate che i due, comprendendosi in silenzio, formarono un patto reciproco: perch era come se Nyuk Tsin gli avesse assicurato: "Qualsiasi cosa ci dir il medico, io non ti abbandoner.
L'erborista, come li vide entrare, comprese immediatamente quali paure li tormentassero e comprese anche che dalla situazione avrebbe potuto ricavare un bel po' di soldi per s. Giungendo dunque le mani sottili e morbide in gesto professionale sorrise alla coppia e domand in punti: Come va il prurito?  scomparso?.
No, rispose Nyuk Tsin; anzi, il padre di Wu Ciow adesso ha una piaga sull'alluce.
Vorrei vederla, spieg il medico; ma quando ebbe spostato una tendina perch la luce illuminasse meglio la stanza e quando dopo essersi chinato per esaminare la piaga vi not intorno il caratteristico colore bianchiccio della carne putrefatta, istintivamente si ritrasse inorridito, ancorch gi avesse saputo in partenza che cosa avrebbe veduto, n a Nyuk Tsin sfugg la sua smorfia inconscia di disgusto e di paura.
Ha altre piaghe?, domand poco dopo il medico a voce bassa.
S, sulle altre dita dei piedi, su questo dito della mano, e inoltre gli dolgono gli stinchi, spieg Nyuk Tsin nel suo punti approssimativo.
Il medico esamin gravemente le lesioni a una a una, quindi si freg le mani, quasi volesse con quel gesto lavarle per toglierne un terribile contagio. A questo punto Nyuk Tsin formul coraggiosamente la domanda:  il mai pake, la malattia cinese?.
S, rispose il medico in un soffio.
Oh, di del cielo, no!, balbett Mun Ki. Fu scosso da brividi violenti, poi, come un bimbo punito che implori il padre di perdonarlo, domand: Che debbo fare?.
A questo punto l'innata cupidigia dell'erborista ebbe il sopravvento sulla spontanea reazione umana di pochi istanti prima. Assumendo il migliore atteggiamento professionale (poich non era affatto un medico, bens un semplice contadino che detestava il lavoro dei campi) rassicur Mun Ki: Non  davvero il caso che tu ti preoccupi, perch per il mai pake io ho un rimedio assolutamente infallibile.
Veramente?, esclam Mun Ki con la disperazione di un animale braccato. Saresti capace di guarire queste piaghe?.
Si capisce!, rispose il medico con un sorriso rassicurante. Ho vari pazienti, e nessuno ha mai dovuto consegnarsi ai dottori bianchi.
Nyuk Tsin per, che lo studiava attentamente, comprese che l'uomo mentiva. Dichiar pertanto in tono secco: Padre di Wu Ciow, quest'uomo  un bugiardo. Su, vieni; sai benissimo che gi da un pezzo noi avremmo dovuto consegnarci ai dottori bianchi. Mun Ki intu subito in quel "consegnarci la promessa implicita che sua moglie avrebbe diviso con lui il tremendo fardello, e incapace di reggere oltre scoppi in pianto. Andiamo, prosegu coraggiosamente Nyuk Tsin; andiamo a parlare subito col dottor Whipple.
Il medicastro di Iwilei, temendo di perdere un paziente che aveva tutta l'aria di essere danaroso, protest in rapido punti: Come! Tu che sei un punti degno di rispetto vuoi rinunciare a salvarti unicamente perch una stupida donna hakka crede di saperla pi lunga di me sul mai pake? Ma ti rendi conto che cosa significa consegnarsi ai medici bianchi?. Incominci a evocare quadri sinistri: La polizia che viene a prenderti? Il battellino fermo al molo? La gabbia sul ponte? Il viaggio per l'isola? Pensa, in questo momento tua moglie  incinta. Supponiamo che dia alla luce un maschio. Ebbene, tu non lo vedrai mai. Hai pensato a tutto ci? Io invece ho un rimedio sicuro.
Logicamente Mun Ki aveva riflettuto su tutte quelle tremende ipotesi. Ma nel sentirsele snocciolare cos apertamente ne fu sopraffatto. Accasciandosi contro il banco mormor:  davvero il mai pake?.
 il mai pake, ripet con voce fredda il ciarlatano;  la malattia cinese, e tra un mesetto, se non ti curerai con le mie erbe, la tua faccia incomincier a ingrossarsi, gli occhi ti si appanneranno, e a poco a poco le mani e i piedi ti cadranno a pezzi. Guarda come sei gi ridotto!. Cos dicendo afferr l'indice di Mun Ki e glielo trafisse con un ago sudicio, senza che il poveretto avvertisse la bench minima sensazione di dolore. Hai il mai pake, e come, amico mio, ripet il ciarlatano; e vedendo che il suo paziente tremava tutto di paura, soggiunse:  la malattia che i medici bianchi chiamano lebbra.
Ne sei sicuro?.
Qualsiasi medico bianco capirebbe che tu hai la lebbra; e sai che cosa ti farebbero in questo caso? Ti metterebbero in gabbia sul battellino.
Ma tu mi puoi guarire?, implor Mun Ki sempre pi atterrito.
Ho guarito tanti ammalati di mai pake, ribatt l'erborista.
No, padre di Wu Ciow, s'interpose Nyuk Tsin, certa com'era in cuor suo che il medico fosse un mentitore; ma questi, rendendosi conto che sarebbe bastato insistere ancora poco per convincere Mun Ki, la interruppe irosamente: Taci, stupida donna. Vuoi privare tuo marito dell'unica sua possibilit di salvezza?.
Era una obiezione troppo ragionevole perch Nyuk Tsin potesse controbatterla. Si ritir dunque in un angolo riflettendo mestamente: "Povero, sciocco marito mio! Questo uomo malvagio
lo deruber di tutti i suoi pochi soldi, e alla fine dovremo fuggire lo stesso tra le colline.
Intanto, nella tesa pausa di silenzio che era seguita, Mun Ki aveva preso la propria decisione: Tenter i tuoi rimedi.
Al che il ciarlatano, che era d'intelligenza sveglia, ribatt: Ci vorr un po' di tempo, ma se avrai fiducia in me guarirai. Quanti soldi ti sei portato appresso?. Mun Ki, che il panico faceva sragionare, apr prontamente un borsellino mostrando il suo magro gruzzolo di decini, scellini e real. Soddisfatto, il medico prosegu: Be', questo per intanto baster a pagare i primi pacchetti di erbe. Perci, come vedi, la cura non ti coster molto. Quando per Nyuk Tsin fece per ritirare una parte dei real, il medico prudentemente copr le monete con la mano proponendo: Vi dar erbe in abbondanza, cos non dovrete tornare a Iwilei tanto presto.
E queste erbe mi guariranno?, chiese Mun Ki con voce implorante.
Te ne do la mia parola, lo rassicur il medico. Poco dopo Mun Ki e Nyuk Tsin uscivano dalla botteguccia con un fagotto di erbe medicamentose accuratamente avvolte in un panno.
Erano per in uno stato d'animo ben diverso da quello nel quale erano venuti: i timori che li avevano ossessionati
durante il tragitto a Iwilei si erano trasformati in una inflessibile realt. Mun Ki era un lebbroso, e la legge ordinava ch'egli doveva consegnarsi per essere esiliato sino alla morte su un isolotto, fuori di ogni consorzio civile. Era diverso dagli altri uomini, era irremissibilmente condannato a morire della malattia pi orribile che esistesse. Le dita delle mani e dei piedi gli sarebbero cadute a pezzi, dal suo corpo sarebbe emanato un fetore insopportabile che ne avrebbe rivelato la presenza anche da lontano, come se fosse stato un animale; la faccia gli si sarebbe ingrossata, sarebbe divenuta coriacea, tutta scaglie e peli, avrebbe assunto un aspetto leonino; gli occhi gli si sarebbero invetrati facendolo assomigliare a un gufo accecato dalla luce diurna; poi anche
il suo naso si sarebbe distrutto, e le labbra, mentre piaghe purulente gli avrebbero divorato le guance e il mento, finch senza pi volto, senza pi forma, senza pi mani e piedi, sarebbe morto fra torture atroci. Era un lebbroso. Questi erano i desolati pensieri che attraversavano la mente di Mun Ki, in quell'infocato giorno di luglio del 1870, mentre attonito, in preda a una straziante angoscia, ritornava lentamente verso casa.
I pensieri di sua moglie, che gli si era messa di nuovo baldanzosamente al fianco nascondendogli con la mano protettrice le dita condannate, erano invece assai pi lineari: Io rester con lui, e se dovr nascondersi tra le colline mi ci nasconder anch'io; e se sar preso e mandato sull'isola dei lebbrosi lo accompagner. In questa sua disadorna, eroica semplicit Nyuk Tsin riusc finalmente a trovare un po' di conforto, e mai la sua forza morale venne meno.
Non appena fu di ritorno segu a puntino le prescrizioni del ciarlatano costringendo il marito a bere subito l'orribile intruglio di erbe puzzolenti. Poi ripul la ferita prodotta dall'ago sudicio del medico, succhiando il dito piagato di Mun Ki con le proprie labbra; infine mise a letto il pover uomo e dopo aver preparato in vece sua il pasto serale lo serv ella stessa spiegando ai padroni:
Mun Ki non sta bene.
Vuoi che lo visiti?, le domand con sollecitudine il dottor Whipple.
No, si rimetter presto.
Nyuk Tsin dovette ricorrere a mille astuzie per sottrarre Mun Ki alla pubblica vista (com'era prevedibile, le medicine del ciarlatano si rivelarono del tutto inefficaci). Quell'anno v'era stata una retata generale di lebbrosi, e circa centosessanta erano stati deportati all'isola-lazzaretto, condannati al bando perpetuo e a lenta morte; spie attentissime avevano escogitato gli stratagemmi pi sottili per far cadere in trappola ammalati di cui nessuno sospettava. V'era chi si vantava. A me basta guardarli in faccia per capire se sono lebbrosi o no, perch i lebbrosi hanno una certa fissit, quando ti guardano, che  inconfondibile.
Al che un altro replicava: Ci che dici  esatto, ma questo particolare si rivela quando la malattia  gi avanzata, mentre  importante scoprirla subito, per impedire il contagio. Il miglior sistema consiste nell'osservare se vi  ispessimento della pelle del viso, perch quello  il primo segno.
No, ribatteva il primo, c' un solo indizio sicuro. Quando dai la mano a qualcuno affondagli le unghie nella carne; se resta insensibile vuol dire che  lebbroso.
Nyuk Tsin, la quale non si stancava di studiare ansiosamente il marito, si sentiva sollevata nel costatare che n gli occhi n la pelle della faccia - per il momento, almeno -. tradivano le segrete devastazioni del morbo, per notava pure ch'egli adesso rabbrividiva pi frequentemente di prima e che le piaghe dei piedi si andavano allargando. "Qualcuno le vedr e correr ad avvertire la polizia, si diceva. Per impedire questo si rec al tempio cinese e ignorando Lu Tsu che l'aveva tradita s'inginocchi davanti alla statua di Kuan Yin, la dea della misericordia, e preg: Dolce Kuan Yin, aiutami a conservare libero il padre di Wu Ciow. Aiutami a nasconderlo.
Quelli furono per le Hawai anni veramente infausti. Prima dell'avvento dell'uomo bianco la lebbra vi era sconosciuta. Poi, inspiegabilmente, la contrassero gli alii, forse da un marinaio di passaggio che era stato contagiato alle Filippine, e dal 1835 in avanti la terribile devastatrice prese a infierire tra i notabili dell'isola, tanto che il morbo era segretamente noto come il mai alii, o la malattia dei nobili; quando contemporaneamente all'arrivo dei cinesi la virulenta assassina incominci ad attaccare anche la gente comune, questa le diede l'appellativo destinato a divenire permanente: il mai pake. Nelle zone dalle quali provenivano gli hakka e i punti la lebbra era sempre stata rara n la si era mai considerata una malattia tipicamente cinese; ma da allora l'appellativo, una volta coniato, rimase, assumendo forza e consistenza in tutto il suo sinistro significato, cosicch nel 1870, se si scopriva che un cinese era lebbroso, le misure prese contro di lui erano solitamente pi severe che per altri; perci le spie tenevano gli occhi aperti soprattutto nell'ambiente cinese, anche perch le ricompense erano pi elevate.
Erano quelli gli anni in cui un uomo, per tutto il resto onestissimo, bastava che vedesse un foruncolo, una chiazza sulla faccia di un proprio nemico personale perch lo denunciasse; immediatamente il disgraziato veniva braccato, arrestato, scaraventato nella gabbia. Non v'era appello, non speranza, non possibilit di fuga. Al condannato restava un unico conforto: se una persona sana, pienamente conscia delle proprie azioni, si offriva spontaneamente di accompagnarlo al lebbrosario, era libera di farlo, rendendogli in tal modo un po' meno atroce la morte che inevitabilmente lo attendeva al varco dopo mesi e magari anni di sofferenze e di stenti. Questi autentici santi che non esitavano ad affrontare l'inferno dell'isola-lazzaretto venivano chiamati dal popolo kokua, o soccorritori. Di solito erano donne hawaiane che si
sacrificavano cos per il bene del loro prossimo, contraendo a volte esse stesse la spaventosa malattia e morendo in esilio, tanto che in quegli anni terribili la parola "kokua doveva acquistare un significato tutto particolare. Alle Hawai dire di una donna:  stata una kokua, equivaleva ad attribuirle meriti specialissimi, ignorati nel resto del mondo.
Cos fu che alla met di settembre, mentre Nyuk Tsin era incinta della sua quinta creatura, avendo compreso senza possibilit di illusioni che le erbe del ciarlatano non avrebbero mai guarito Mun Ki, attese un giorno che il pasto serale fosse terminato: quindi dopo aver messo a letto i bambini s'inginocchi dinanzi al marito rivelandogli la decisione che aveva preso da oltre un mese: Padre di Wu Ciow, io sar la tua kokua.
Mun Ki non rispose subito, non guard neppure la donna che gli si era inginocchiata dinanzi. Prese invece con gesto lento un ago e se lo cacci nelle dita della mano sinistra. Dopo aver ripetuto due volte la prova mormor: Non sento niente.
Vuoi che ci nascondiamo tra le colline?, gli domand Nyuk Tsin.
Sino a questo momento nessuno ci ha ancora scoperti, insistette cocciuto Mun Ki. Aspettiamo! Pu darsi che la settimana prossima le erbe mi guariscano.
Padre di Wu Ciow, tent di farlo ragionare Nyuk Tsin, quel medico  un imbroglione.
Proviamo ancora un'ultima volta, implor Mun Ki ponendole una mano sulle labbra.
Non abbiamo quasi pi soldi, e quel poco che ci rimane dobbiamo tenerlo per i bambini.
Te ne prego, la supplic Mun Ki. Sono sicuro che questa volta le erbe mi faranno effetto.
Nyuk Tsin prese dunque gli ultimi preziosi decini e real che le restavano e stancamente si diresse verso Iwilei, ma quando fu entrata nel vicolo del Topo not che due uomini la seguivano ostinatamente con gli occhi. Sulle prime pens: Mi hanno presa per una di quelle, ma subito si rese conto di essersi ingannata. Dentro di s gemette: "Sono spie! Si sono messi l per vedere chi entra dal dottore. Se denunceranno Mun Ki avranno una ricompensa. Prese dunque un'altra strada, e ancora un'altra, infilandosi poi rapidissima nella bottega del ciarlatano.
Questi l'accolse tutto moine e inchini, ma qualcosa nel suo atteggiamento indusse Nyuk Tsin a mentire quando l'uomo le domand sorridendo: Come sta il tuo marito punti?.
Ti  molto grato, dottore. Tutte le sue piaghe sono scomparse, e anche buona parte del prurito alle gambe. Le tue medicine sono state veramente straordinarie.
Il medico non seppe reprimere un moto di stupore e insistette:
Per ti servono ancora altre erbe?.
S, rispose Nyuk Tsin, intuendo intorno a s un tremendo pericolo; ancora un po' per le gambe, e poi sar guarito.
Sar guarito?, ripet il medico in tono incredulo.
S, spieg Nyuk Tsin fingendo un profondo sollievo. Si vede che non era il mai pake, per fortuna, ma piuttosto un'infezione che si sar presa lavorando nell'appezzamento di taro.
E dove abita l'uomo guarito?, domand con aria indifferente il medico mentre pesava le erbe. Dal modo come si era espresso, Nyuk Tsin fu pi che mai convinta che fosse in combutta con le spie che aspettavano fuori, pronto a rivelar loro i nomi dei suoi clienti cos da poter cavare ancora qualche real dal governo dopo aver spremuto sino all'estremo limite del possibile la loro borsa con la falsa illusione di guarirli.
Abitiamo a Malama Sugar, rispose con voce volutamente tranquilla Nyuk Tsin.
 una bella piantagione, osserv il medico sempre nello stesso tono. In quale campo?.
Al numero due, replic Nyuk Tsin. Quando per il ciarlatano, dopo averle consegnato le erbe, fece per ritirare i suoi ultimi soldi non seppe pi frenarsi. Ricacciandosi i soldi in tasca afferr una grossa giara azzurra e dopo averne tolto il coperchio la calc sulla faccia del medicastro. Quando gliela vide tutta tagliuzzata dall'orlo seghettato della giara e vide come l'uomo si torceva dal dolore gli gett sul banco le poche monete rimastele sussurrandogli con voce soffocata dall'odio: Credevi di avermi turlupinata? Lo so che sei una spia del governo. Porco! Porco!. In preda a una furia incontenibile scaravent per terra un'altra mezza dozzina di giare, quindi afferrato un coccio fece per buttarsi nuovamente sull'erborista, ma questi si ritrasse gemendo nella retrobottega. Nyuk Tsin fugg di corsa gi per un vicolo laterale; quando le parve di essere abbastanza al sicuro si volse a guardare indietro giusto in tempo per vedere le due spie precipitarsi in soccorso del loro socio, le cui grida di dolore si erano fatte intanto sempre pi acute. Giunta dinanzi a casa Whipple non entr subito; prosegu ancora per qualche metro, fermandosi di tanto in tanto per accertarsi di non essere seguita. Alla fine si present a mani vuote al marito, spiegando: Il dottore era una spia. Stasera ci avrebbe denunciati. Aveva gi fuori i suoi complici che aspettavano.
E tu che cos'hai fatto?, domand Mun Ki.
Spero di avergli cavato un occhio, ribatt Nyuk Tsin.
Quella stessa sera mise in atto il suo secondo progetto. Lasciata in silenzio la propriet dei Whipple, si rec nel quartiere cinese in cerca delle famiglie giunte con lei alle Hawai nella stiva del Carthaginian, e poich considerava tutti quegli uomini come suoi fratelli chiese ad ognuno di loro: Siete disposti ad accogliere in casa vostra un figlio del vostro fratello Mun Ki?.
Invariabilmente i cinesi, dopo averla ascoltata, anzich risponderle domandavano a loro volta:  il mai pake?.
A tutti, senza timore, sapendo che nessuno del Carthaginian avrebbe tradito un proprio fratello, Nyuk Tsin rispondeva onestamente: S.
Hai intenzione di diventare la sua kokua?, le chiedevano allora, e alla sua risposta affermativa le dicevano: Prender
io uno dei tuoi bambini, oppure: Non posso prenderlo io, per ne parler a Cing Gar Fu: sono sicuro che lui accetter.
Nyuk Tsin not che venendole vicino nessuno di quegli uomini riusciva a trattenere un moto istintivo di ribrezzo.
A mezzanotte Nyuk Tsin aveva sistemato i quattro figlioli e le sue poche cose; inoltre aveva preso accordi col cuoco degli Hewlett perch quando fosse nata la creatura che portava in seno questa potesse tornare a Honolulu col battello che faceva la spola tra la capitale e il lazzaretto, ed essere affidata a lui. Allorch, pi sollevata, si apprestava a rincasare, not che dalle finestre della propria capanna giungeva una luce insolita. Angosciata si mise a correre, temendo il peggio; ma entrando come un turbine nella piccola baracca scorse il dottor Whipple fermo presso il letto, con una lampada in mano.
Il medico americano e la donna cinese si fissarono per un lungo attimo con muto rispetto, e Nyuk Tsin si accorse che grosse lacrime rigavano le guance dell'uomo bianco. Infine questi sollev la mano dell'ammalato.  lebbra, sentenzi. Alzando quindi la lampada a illuminare il volto della sua cameriera domand: Lo sapevi?.
S, mormor Nyuk Tsin.
Capisco.... Pos la lampada e fece per rivolgerle alcune domande, ma Nyuk Tsin lo interruppe: Gliel'hanno detto?.
No; mi  venuto in mente, a un tratto, che da diverso tempo non vedevo Mun Ki e ho ricordato il suo prurito alle gambe. Ero a letto, quando ho pensato all'improvviso: "Mun Ki ha la lebbra. Subito mi sono alzato e sono venuto qui... Purtroppo non m'ingannavo.
Dovremo andarcene domattina?.
S, rispose il dottor Whipple tentando di frenare la propria emozione; ma improvvisamente un terrore arcano lo sopraffece. Mormorando: Signora Ki, preghiamo tutti insieme, si inginocchi al centro della capanna, indic alla sua cameriera di fare altrettanto, e dopo avere unito le mani gi semidistrutte di Mun Ki a formare un tempio cristiano incominci: Dio di misericordia e di piet, volgi il Tuo sguardo su questi Tuoi umili servi e infondi coraggio nei loro cuori. Aiuta Mun Ki ad affrontare i giorni che verranno, con una forza di cui i suoi di sarebbero fieri. Aiuta la signora Ki a capire e ad accettare ci che dev'essere fatto. Di colpo la sua voce si ruppe e per alcuni istanti non fu in grado di proseguire, finch tra i singhiozzi riprese: Dio di misericordia, perdonami il terribile compito che sono costretto ad assolvere. Perdonami, te ne supplico! Perdonami!.
Quando ebbe cos terminato la propria accorata invocazione si accasci sul pavimento, di dove parve non dovesse pi avere la forza di alzarsi. Alla fine tuttavia si riscosse e chiese a Nyuk Tsin:
Sai che cosa debbo fare, vero?.
S, dottore; deve avvertire la polizia.
Lo devo, mormor Whipple in tono di profondo dolore. Tu per potrai restare in casa mia finch lo vorrai; tu e tutti i tuoi figlioli.
Io kokua, rispose con semplicit Nyuk Tsin.
L'eloquenza di quella laconica risposta fu troppo forte per il dottor Whipple; gli tolse il coraggio di guardare in faccia la povera donna. Sapeva che cosa essa implicava: l'esilio perpetuo, gli orrori del lebbrosario, i figli perduti per sempre... Si disse: Io non ne sarei capace. Poi ramment che quella donna si offriva spontaneamente di diventare la kokua di un uomo che se fosse potuto tornare in Cina l'avrebbe abbandonata togliendole anche i figli. Solo allora alz lentamente il capo e la guard. Era una piccola donna cinese dai capelli radi, dagli occhi a mandorla, la bocca ancora giovane gi solcata di rughe minute: ma era sua sorella. Movendo un passo innanzi la baci su entrambe le guance mormorando:
Avrei dovuto capirlo immediatamente che avresti scelto di diventare la sua kokua. Poi facendo uno sforzo su se stesso si asciug le lacrime e domand con voce volutamente serena, come si addice a un ministro di Dio: E adesso, dimmi, quali decisioni dobbiamo prendere per i ragazzi?.
Stasera li ho sistemati uno qua uno l uno l; tutti sistemati. Gli spieg poi quali famiglie si fossero
dichiarate disposte ad accoglierli, quindi chiese di nuovo: Domani dovrai proprio avvertire la polizia?.
S, devo farlo. Che Iddio mi aiuti, devo farlo.
Lo so, dottore. Tanto tempo fa l'avevo detto a mio marito che dovevamo consegnarci alla polizia, ma poi si sperava....
Iddio perdona sempre coloro che sperano, mormor il vecchio ministro.
Non appena se ne fu andato, Mun Ki balz dal letto in preda a un'energia esplosiva esclamando: Scapperemo sulle colline! La polizia non ci trover mai.
E come mangeremo?, gli obiett Nyuk Tsin.
Ci porteremo il mangiare appresso, replic Mun Ki sempre pi eccitato al pensiero della libera esistenza che avrebbero condotto tra le montagne. Non sarebbero pi stati costretti a lavorare per nessuno, e chiss, forse anche le sue piaghe sarebbero sparite. Svelta!, grid; dobbiamo andarcene prima che arrivi la polizia.
Nyuk Tsin lo guard incredula. Come poteva illudersi di far sparire le proprie tracce fra le colline di Honolulu, quando la polizia li avrebbe raggiunti in meno di sei ore, e quando qualsiasi hawaiano che avesse veduto due cinesi inerpicarsi su per quei costoni impervi avrebbe immediatamente capito che erano mai pake? Era ridicolo, assurdo, impossibile quanto l'essersi affidati alle cure del medico ciarlatano. Fu per dirglielo, ma a un tratto vide il proprio donchisciottesco marito sotto un profilo del tutto nuovo: lo vide come un impasto transitorio di terra e di ossa, di desideri confusi, di mani e di piedi che in breve la lebbra avrebbe divorato. Era un uomo che poteva essere infinitamente saggio, e un attimo dopo, come adesso, infinitamente stupido; era un essere umano che amava teneramente i bambini e i vecchi, ma che spesso si mostrava indifferente verso i propri coetanei. Era un giocatore incorreggibile, irrimediabilmente ottimista: prima aveva sperato che il medicastro potesse guarirlo; ora sperava che miracolosamente le foreste sarebbero riuscite a nasconderlo. Ma soprattutto era il suo uomo: ancorch punti, aveva scelto lei come la propria donna, ed ella lo amava pi ancora di quanto amasse i suoi stessi figli. Se veramente si era messo in testa quell'idea strampalata di cercare ancora una volta la salvezza tra le colline, ve lo avrebbe accompagnato, poich era un uomo cocciuto e a volte sciocco, ma era anche un uomo che meritava di essere amato.
Quando Nyuk Tsin ebbe terminato di nascondere in luoghi elevati gli oggetti coi quali i suoi bambini avrebbero potuto farsi male, erano le due del mattino. Sistem quindi i piccoli uno per uno, senza svegliarli, in modo che quando fossero stati trovati l'indomani sarebbero stati presentabili, puliti e in ordine. Infine, preso il marito per mano, usc con lui dal cancello dei Whipple dirigendosi verso le montagne che formavano da sfondo a Oahu. Non si allontan tuttavia inosservata poich il dottor Whipple. non potendo chiudere occhio, era rimasto a spiare la capanna dei suoi domestici nel sospetto che tentassero la fuga. Quando per li vide uscire e prendere la via delle colline non ebbe il coraggio n di fermarli n di dare l'allarme. Allorch poi vide Nyuk Tsin tornare indietro a chiudere il cancello, che aveva dimenticato aperto, perch i cani non avessero a fuggire, mormor entro di s: "Signore Iddio, abbi piet di coloro che sperano. A tutta prima fu tentato di scendere per portarsi in casa i cinesini, ma poi si disse: "Potrebbero mettersi a piangere e svegliare qualcuno. Ad ogni modo sono sicuro che Nyuk Tsin li avr lasciati in ordine e in modo che non corrano pericoli. Rest dunque seduto presso la finestra a tener d'occhio la casa dove i piccoli dormivano in pace, ignari.
Dopo un certo tempo, tuttavia, la sua coscienza di uomo della Nuova Inghilterra che quarantotto anni di vita nei tropici non avevano per nulla mutato lo indusse a ragionare: "Quei poverini non devono restare un minuto di pi in un simile ambiente infetto. Se li porto via subito forse possono ancora salvarsi, mentre un'ora sola di ritardo potrebbe condannarli per sempre. Perci prima che sorgesse l'alba si rec con Amanda nella capanna, li dest piano per non spaventarli, li svest perch non restasse loro addosso neppure un indumento contagiato e li trasport in casa sua.
Fatto questo, consult l'orologio e riflett: "Ormai avranno almeno due ore di vantaggio, perci penso di poter chiamare tranquillamente la polizia. Mand un domestico ad avvertire le autorit, e quando si presentarono due poliziotti annunci loro: Mun Ki ha la lebbra. Dobbiamo bruciare la capanna e tutto ci che vi  contenuto. Di propria mano diede alle fiamme non solo la capanna dei cinesi ma anche la cucina esterna, poi, puntando l'indice verso la vallata di Nuuanu, dichiar: Credo si siano diretti da quella parte.
Attese per tutta la mattinata che la polizia ricomparisse coi due cinesi, ma pass il pomeriggio e la sera senza che si trovassero. A Whipple la cosa parve strana, tanto che il mattino successivo si rec al posto di polizia per sapere che cosa fosse accaduto.
Non li abbiamo trovati, spiegarono i funzionari.
Eppure sono sicuro di averli visti dirigersi verso Nuuanu, insistette il dottor Whipple.
Se cos , si sono volatilizzati.
Il medico, colto da un sinistro presentimento, domand: Avete guardato in fondo al Pali?.
Abbiamo pensato anche noi all'ipotesi del suicidio, replicarono i poliziotti, ma abbiamo guardato intorno alle rocce di Pali senza trovare il minimo indizio. Perci  impossibile che si siano buttati di l.
Di giorno in giorno il mistero si fece sempre pi fitto. Nyuk Tsin e Mun Ki avevano compiuto il miracolo nel quale quest'ultimo aveva tanto sperato: erano fuggiti tra le montagne e come per incanto vi erano scomparsi. Nel frattempo l'erborista e i suoi due accoliti avevano avuto l'accortezza di denunciare alla polizia il comportamento sospetto di Nyuk Tsin prima del dottor Whipple, ottenendo in tal modo l'ambita ricompensa, e l'erborista si compiaceva ora di ripetere spesso ai propri amici: Se avessi atteso sino all'indomani mattina, il lebbroso sarebbe scomparso e io non avrei ricevuto un soldo, il che dimostra che  sempre bene far subito il proprio dovere perch chi dorme non piglia pesci.
In capo a una settimana la polizia si ripresent al dottor Whipple confessandogli: Abbiamo frugato in ogni casa d'erba da qui all'altra costa, ma non abbiamo trovato neppure un cinese; perci ci domandiamo se per caso i suoi domestici non siano tornati indietro e non si siano nascosti qui vicino. Lei ci ha detto che la donna aveva preso accordi per collocare i suoi bambini. Presso quali famiglie?.
Una minuziosa ricerca nel quartiere cinese non valse per a scoprire i fuggiaschi, cosicch la polizia fu costretta ad ammettere: Ci troviamo di fronte a un mistero insolubile. Come abbiano fatto non sappiamo: certo  che Nyuk Tsin e suo marito sono scomparsi. E a questo punto le indagini ufficiali sulla sorte del lebbroso ebbero termine.
La sera della loro fuga verso le montagne, vedendo sua moglie avanzare impavida dinanzi a lui e nell'osservarle i grandi piedi, Mun Ki non pot far a meno di riflettere: In una notte come questa  una vera fortuna aver vicina una donna con piedi come quelli. Per tale considerazione sull'elemento di maggior discordia che da tempo immemorabile divideva i punti e gli hakka lo port fatalmente a ricordare che mai pi avrebbe riveduto il proprio villaggio natale. Questa triste costatazione gli tolse il suo bell'ottimismo inducendolo a commentare malinconicamente: Tra poco sar mattina e ci troveranno.
Ma fu proprio Nyuk Tsin, la quale al principio aveva ritenuto assurdo quel tentativo di fuga, a rincorarlo, ora, assicurandogli: Se prima dell'alba riusciremo a raggiungere le colline pi basse saremo salvi. Incominci quindi ad architettare vari stratagemmi e non appena spunt l'alba ne attu subito uno.
Ci nasconderemo sotto quei cespugli vicini alla strada, dove nessuno penser a cercarci, dichiar.
Tutto il giorno?, domand Mun Ki sempre pi tentennante, ormai.
Certo. C' un po' d'acqua che vi scorre in mezzo, e io ho portato del riso freddo.
Si avvicinarono al folto compiendo un giro vizioso per non lasciare impronte dirette, e quando sorse il giorno i numerosi passanti non scorsero n il lebbroso n la sua kokua, i quali sfuggirono pure alle ricerche della polizia e ai bambini che si avviavano da quella parte diretti a scuola. Coraggiosamente, per tutta la giornata, Nyuk Tsin tenne nascosto il suo uomo. Riuscirono persino a riposare un poco, ma mentre Mun Ki dormiva, vegliato da sua moglie, questa not con sgomento come egli rabbrividisse di continuo. La lebbra  accompagnata infatti da una febbre torpida che lascia l'ammalato in preda a un freddo e a un tremito incessanti.
Quando fu sera Nyuk Tsin svegli il marito e dopo aver contato le poche crocchette di riso rimaste riprese il viaggio lungo le pendici montagnose. Ignorava dov'era diretta, essendo spinta innanzi da un'unica, elementare considerazione: quanto pi a lungo fossero sfuggiti alla polizia, tanto pi a lungo sarebbero rimasti liberi. Avevano fame, freddo, si sentivano sempre pi deboli, eppure Nyuk Tsin proseguiva impavida, trascinandosi appresso Mun Ki con la forza della propria devozione. Riuscirono cos a sottrarsi alla cattura per tre giorni, ma erano ormai prossimi all'esaurimento e all'inedia totale.
Non me la sento pi di camminare, protestava l'infermo.
Appoggiati alle mie spalle, replicava Nyuk Tsin; ma bench Mun Ki si appendesse al collo della moglie era evidente che non sarebbe pi stato in grado di affrontare per un'altra giornata quello sforzo sovrumano. Perci quando sorse il mattino sua moglie, dopo averlo fatto coricare in un burrone nascosto e avergli lavato la faccia con l'acqua fresca di un ruscello, si avvi in cerca di cibo.
Quel giorno piovve, e mentre Nyuk Tsin diguazzava nell'erba fradicia in cerca di radici e tentando vanamente di acchiappare un uccello o un animale qualsiasi con cui sfamare s e Mun Ki, questi, disteso sul terreno freddo dove l'acqua gli inzuppava il corpo rendendo ancor pi acute le sue torture, si dibatteva tra brividi spasmodici. Segu una notte d'incubo, con poche manciate di radici per saziare una fame sempre pi divorante, senza pi un briciolo di speranza, tanto che alla fine Mun Ki era fermamente risoluto, non appena fosse spuntato il giorno, di trascinarsi sulla strada maestra per consegnarsi ai poliziotti.
Ma Nyuk Tsin aveva altri progetti. Poco prima dell'alba dichiar: Padre di Wu Ciow, tu non ti muovere di qui; ti prometto che ritorner con cibo e aiuto. Gli spian intorno la terra umida, rendendosi conto con spavento che anche quel giorno sarebbe piovuto di nuovo; tuttavia lo esort a stare di buon animo, perch tra poco sarebbe tornata. Pur strisciando carponi tra gli alberi che correvano paralleli alla strada maestra non cessava di guardarsi intorno in cerca di un sentiero che portasse pi addentro nelle colline. Alla fine ne trov uno che aveva l'aria di essere battuto di fresco. Lo segu per alcune centinaia di metri finch giunse a una radura sulla quale sorgeva una capanna d'erba semicrollata sulla cui soglia sedeva beatamente un'hawaiana di almeno duecento chili. Cauta ma fiduciosa, Nyuk Tsin mosse incontro all'enorme donna, ma prima ancora ch'ella potesse aprir bocca per spiegare il motivo della sua insolita presenza in quel luogo l'hawaiana le domand: Sei tu la cinese che  mai pake?.
Mai pake  mio marito; adesso  nascosto nel burrone, rispose Nyuk Tsin in hawaiano.
La gigantessa incominci ad agitarsi sulla sedia e a gemere: Aue, Aue! Che cosa terribile il mai pake!.... Poi, quando si fu un poco calmata, spieg: Sono tre giorni che la polizia sguita a venir qui a cercarvi.
Per favore, mi daresti qualcosa da mangiare?, implor Nyuk Tsin.
Si capisce! Bada per che non abbiamo granch. Kimo!, grid poi con voce stentorea, facendo uscire dalla capanna un hawaiano grasso, dall'aria incredibilmente pigra. Come unico indumento indossava un vecchio paio di calzoni da marinaio ridotti a brandelli e tenuti su alla meglio in vita con un pezzo di spago. Sporco, con la barba lunga, erano evidentemente mesi che dormiva sempre con quell'unico paio di calzoni addosso; per aveva un simpatico, ridente faccione da luna piena.
Che c', Apikela?, domand, travisando secondo il costume hawaiano il biblico nome della moglie, che in realt avrebbe dovuto essere Abigail.
Il mai pake  nascosto nel burrone e sono quattro giorni che non mangia, gli spieg Apikela.
In tal caso bisogna portargli qualcosa da mettere sotto i denti, ribatt subito Kimo, ovverossia il Giacomo della Bibbia. Rientrato di corsa nella capanna, ne usc poco dopo con una foglia di ti colma di poi, alcuni frutti del pane cotti al forno e qualche pezzo di noce di cocco. Niente riso, osserv in tono scherzoso.
Li porto subito all'ammalato, disse Nyuk Tsin.
Ti accompagno, le propose Kimo.
No, non occorre, protest Nyuk Tsin, non volendo procurare noie con la polizia a quelle due brave persone.
Ma come lo condurrai sin qui?, prosegu Kimo.
Nyuk Tsin lo guard stupefatta, stentando a credere a ci che aveva udito. Abbassando gli occhi chiese sottovoce: Sicch potrei nasconderlo da voi... per qualche giorno?.
Ma si capisce!, proruppe Apikela ridendo fragorosamente e agitandosi tutta. Ah, quella maledetta polizia!.
 una vera infamia dar la caccia agli ammalati e confinarli su un'isola deserta, convenne Kimo. Se un pover'uomo deve morire, lasciate che muoia accanto ai propri amici. Pu durare poco, e nessuno ci rimette nulla. Mentre incartava il cibo riprese: Conducimi da quel poveretto.
A questo punto per Apikela si alz osservando: ,No, Kimo: andr io, perch se la polizia  in giro sar meglio che interroghino me. Potr rispondere che vado a lavorare, e se verranno qui non si insospettiranno a trovarti addormentato come al solito.
Dopo un attimo di riflessione Kimo dovette convenire che la logica di sua moglie non faceva una grinza e che pertanto sarebbe stato pi prudente non modificare per nulla l'andamento normale della loro vita quotidiana. Si rimise dunque a letto, mentre Apikela si avviava col suo ancheggiare indolente lungo il sentiero e Nyuk Tsin le teneva dietro strisciando nella foresta rorida di pioggia; ma fatti pochi passi Apikela si ferm e indicando con un cenno alla cinese di fare altrettanto disse: Se avessi al collo qualche ghirlanda di maile la cosa sarebbe ancora pi plausibile. Torna indietro e di' a Kimo di dartene un paio. Non appena la gigantessa si fu avvolta le spalle nelle fragranti foglie del maile la strana marcia riprese.
La strategia di Apikela si rivel ottima perch quando fu sulla strada maestra (Nyuk Tsin intanto aspettava acquattata tra i cespugli del sottobosco) fu raggiunta da una pattuglia di polizia a cavallo che le domand: Hai veduto i cinesi mai pake?.
No, rispose calma l'hawaiana.
Come mai sei gi fuori cos di buon mattino, Apikela?.
Sono uscita a raccogliere foglie di maile, come al solito.
Notando le ghirlande, i poliziotti non dubitarono delle sue parole. Se dovessi vedere i cinesi intorno a casa tua, vieni immediatamente ad avvertirci.
Contateci, li rassicur la gigantessa proseguendo senza fretta per la propria strada.
Nyuk Tsin si mise a correre, e fu una fortuna, perch quando fu arrivata nel punto in cui aveva lasciato Mun Ki questi era scomparso. Per un attimo fu colta dalla disperazione, ma pot ben presto rinvenirne le orme tra le foglie fangose e intu che doveva essersi diretto verso la strada maestra, rassegnato a consegnarsi. In preda al panico ne segu le peste e lo vide proprio mentre stava per scavalcare un argine e dar la voce ai passanti. Con un balzo gli fu addosso e afferratolo per le gambe lo costrinse a ritirarsi entro il riparo della foresta. Quando pot riprendere un po' di fiato gli spieg ansante: Ti ho portato da mangiare.
E dove ce l'hai?, domand Mun Ki vedendole le mani vuote e convinto ch'ella lo ingannasse.
Laggi!, rispose Nyuk Tsin puntando l'indice tra gli alberi che fiancheggiavano la strada, verso una donna enorme che avanzava ondeggiando e sbuffando in un abito marrone di stoffa americana che aveva la forma e l'ampiezza di un tendone di negozio. La sconosciuta aveva il collo inghirlandato di maile e un sorriso felice le illuminava l'enorme faccia bruna.
Quella chi ?, mormor Mun Ki.
Apikela, rispose sua moglie precipitandosi a rimorchiare tra i cespugli la raccoglitrice di maile. Quando l'hawaiana vide in quali tristi condizioni fosse il lebbroso non seppe frenare le lacrime. Consegnato a Nyuk Tsin il fagotto delle vivande si strinse al seno smisurato lo scarno cinese, sussurrandogli con tenerezza: Ci occuperemo noi di te.
Per circa un mese Apikela e Kimo ospitarono i cinesi dividendo con essi le proprie misere razioni di cibo. Dovendo sfamare quattro bocche, Apikela era adesso costretta a recarsi tutti i giorni nella foresta a raccogliere rami di maile che il marito preparava per il mercato dopo averne tolto abilmente la corteccia e il midollo succoso e lasciandone soltanto il viticcio fragrante che poteva essere cos facilmente attorcigliato a formare dei lei. A giorni fissi trasportava poi questo maile cos lavorato a Honolulu, dove lo vendeva ai fioristi. Col denaro che ne ricavava tentava qualche colpo al biliardino, acquistava un po' di frutti del pane, qualche pezzetto di maiale, pochi pugni di riso. Poich gli hawaiani non erano mangiatori di riso, quell'acquisto sulle prime suscit commenti che Kimo mise a tacere osservando: Veramente mi son
messo a mangiare riso per diventare intelligente come i pake.
Un giorno, vedendolo tornare a casa con quel riso acquistato apposta per loro, Nyuk Tsin gli domand, morsicandosi le labbra per frenare la propria commozione: Perch fai questo per noi, Kmo?.
Fu Apikela a risponderle, spiegando: Quando eravamo bambini e frequentavamo la chiesa, ci parlavano sempre dell'amore di Ges per i lebbrosi e di come sia una prova di bont trattare con affetto gli ammalati. Ci raccontavano che nessun lebbroso si  mai rivolto a Ges senza riceverne aiuto, e adesso nessun lebbroso che cerchi ospitalit in casa di Kimo e di Apikela ne sar respinto.
Per quanto tempo ancora potremo nasconderci qui?, domand Nyuk Tsin.
Sino a quando tuo marito non sar morto, replic Apikela con stupenda semplicit.
Vissero cos per un'altra settimana finch una spia che gironzolava intorno all'emporio di Honolulu, mettendo insieme i vari indizi argoment: "Kimo non ha mai venduto tanto maile. E neppure ha mai comperato tanto riso. Che sia lui a nascondere i mai pake?. Corse dunque alla polizia spiegando: Ho la certezza che sono Kimo e Apikela, i due hawaiani che abitano nella radura dalle parti del Pali, a nascondere i mai pake. La sua prontezza di riflessi gli procur una lauta ricompensa, e quello stesso pomeriggio i poliziotti piombarono fulminei nella radura.
Come li vide sopraggiungere, Nyuk Tsin, afferrato un bastone, tent disperatamente di respingerli, mentre l'enorme Apikela si gettava su di loro e Kimo sbraitava: Chi  il farabutto che ci ha traditi?. Ma Mun Ki, spossato, febbricitante, usc dalla capannuccia in rovina e si consegn senza opporre resistenza.
I poliziotti erano talmente soddisfatti di essere finalmente riusciti ad acciuffare i due fuggiaschi che li trascinarono subito via. Inutilmente Nyuk Tsin, grid loro in hawaiano: Lasciateci almeno ringraziare questa brava gente!. Non le fu concesso neppure questo semplice gesto di cortesia. Mentre veniva sospinta gi per il sentiero, verso la strada maestra, si volse disperata a dare un ultimo sguardo alla capanna ospitale e vide cos i due enormi hawaiani che piangevano sconsolatamente sulla triste sorte dei loro cari amici pake.
Non appena il dottor Whipple fu informato della cattura si precipit al centro di raccolta dove i lebbrosi venivano riuniti prima di essere avviati all'isola-lazzaretto. Come vide Nyuk Tsin e Mun Ki confess loro in hawaiano: Avevo sperato sino all'ultimo che non vi prendessero. Mi si stringe il cuore a ritrovarvi qui.
Ha portato i bambini dove le ho detto?, gli domand Nyuk Tsin.
Sei sempre decisa a diventare kokua?, le chiese a sua volta Whipple.
S.
Ricorda che sei libera di abitare da me, se lo desideri, sino alla partenza del battello. La condusse a casa sua e le mostr i quattro bambini, vestiti all'americana, grassi e felici.
Nyuk Tsin non seppe reprimere una risata: Non sembrano pi nemmeno cinesi. Se li strinse al petto, quindi spieg che doveva condurli alle loro nuove case, ma il dottor Whipple li caric quasi di forza sulla propria carrozza, e insieme la donna hakka e il medico americano si avviarono a compiere la dolorosa missione. Alla prima casa, la casa di un punti, Nyuk Tsin consegn un figliolo pregando: Crescetelo onesto.
Il punti rispose: Sar difficile, ma tenteremo.
Alla seconda casa, la casa di un hakka, raccomand: Insegnategli a parlare tutte le lingue, e sia pure a malincuore, l'hakka si prese il piccino. Alla terza, di un altro punti, implor: Insegnategli a onorare suo padre. All'ultima, la casa di un altro hakka, torn a raccomandare: Insegnategli a parlare tutte le lingue. Preg quindi il dottor Whipple di condurla a casa Hewlett, dove al cuoco e a sua moglie, che erano punti, parl della creatura ancora non nata, soggiungendo: Dovrete allevare questo bambino come se fosse vostro. Dategli il vostro nome. Insegnategli a rispettarvi come se foste voi i suoi veri genitori.
Quando arriver?, domandarono i due.
Non appena ci sar una nave che partir dal lebbrosario, rispose Nyuk Tsin, e i futuri genitori adottivi non seppero reprimere un fremito di apprensione.
Prima di ritornare al centro di quarantena il dottor Whipple condusse Nyuk Tsin sul terreno che le aveva regalato, e dopo aver sistemato alcune pietre di confine ai quattro angoli del campicello le spieg: Signora Ki, ho iscritto questo appezzamento nei registri del catasto e ho gi pagato le relative tasse. Quando tuo marito morr - poich purtroppo non ne avr pi per molto - tu tornerai qui, e con l'aiuto di questo pezzo di terra potrai riprendere con te i tuoi figlioli.
Dalla carrozza Nyuk Tsin lanci un'ultima occhiata a quel pugno di terra, che le parve di una bellezza incomparabile. Non dimenticher mai questo posto, mormor in hawaiano.
Avevano gi percorso un buon tratto sulla via del ritorno quando si videro venire incontro due indigeni giganteschi, i quali scorgendo Nyuk Tsin, incominciarono a gridare: Pake, pake! Siamo venuti a prendere i bambini! Perch li affiderai sicuramente a noi, vero?, insistettero con voce supplichevole.
Ma avete una casa talmente piccola!, protest Nyuk Tsin.
Quando ci sono dei bambini una casa  sempre grande, esclam Apikela con effusione allargando le braccia simili a immensi cancelli spalancati. Ti prego, pake wahine! Affida i bambini a noi!.
Nyuk Tsin esitava; avrebbe voluto che Mun Ki fosse presente per consigliarla, ma alla fine si convinse che anch'egli avrebbe approvato la sua decisione: Le famiglie punti e hakka potrebbero stancarsi di tenere i nostri ragazzi, anche se siamo tutti del Carthaginian. Apikela e Kimo, invece, li cureranno sempre con amore. Daremo i ragazzi a voi, dichiar infine esprimendosi anche a nome del marito. Preg poi il dottor Whipple di ricondurla alle case nelle quali aveva lasciato i ragazzi, spiegando ai cinesi:  meglio cos, perch affidandoli ad Apikela e a Kimo abbiamo la possibilit di tenerli riuniti. Spero per che per riguardo a mio marito passerete loro un po' di denaro di tanto in tanto.
Denaro per tenere dei bambini?, esclam stupefatta la grassa Apikela, e Nyuk Tsin riflett quanto fosse strano che famiglie cinesi con buoni impieghi facessero mille difficolt per accogliere un bambino estraneo, mentre degli hawaiani che non possedevano il becco di un quattrino riuscivano sempre a sistemare in casa loro sino a cinque figli adottivi per volta. L'ultima visione che ebbe dei suoi ragazzi fu di un piccino in braccio ad Apikela, l'altro in braccio a Kimo, e i due maggiori che tenevano loro dietro, sgambettando felici su per l'erta del Pali.
La commissione di medici incaricata di accertare se Mun Ki fosse effettivamente lebbroso e pertanto destinato all'esilio a vita senza diritto di appello, stese la propria relazione nei termini seguenti: Caso grave di lebbra. Lesioni interne ed, esterne. L'isolamento su Kalawao  indispensabile. Dopo aver firmato i documenti necessari i tre medici si ritirarono. Whipple, rimasto solo col condannato, cos lo confort prima di ritirarsi a sua volta: Mun Ki, dovunque un essere umano vada, lo attende una prova. Comportati quanto pi degnamente potrai, e i tuoi di ti guarderanno benignamente, e forse anche il mio Dio nel Suo cielo ti protegger. Addio. Chino sotto il peso del dolore al quale non si sottrae nessuno che possieda un briciolo di umana fraternit verso i propri simili colpiti dalla sciagura, il dottor John Whipple rientr nella propria casa.
Due giorni dopo, quaranta lebbrosi furono avviati lungo le strade di Honolulu verso il molo, dove li attendeva il Kilauea, la nave-lazzaretto.
Alla ripugnante vista di quegli uomini-ombre, per non dire addirittura larve, i cittadini si ritraevano istintivamente, ch gi alcuni zoppicavano reggendosi a stento sui piedi ormai privi di dita, altri guardavano fisso dinanzi a s, il volto trasformato in una maschera mostruosa senza pi guance, o labbra, o naso. In silenzio i condannati si avvicinarono al Kilauea, un piccolo natante di quattrocento tonnellate, dal muso tozzo e dai ponti coperti di una densa patina di sudiciume appiccicaticcio. A prua erano stati legati alcuni capi di bestiame destinati all'approvvigionamento del lebbrosario, e mentre la nave si dondolava lentamente i poveri animali lanciavano gemiti e strida. All'apparire dei lebbrosi fu abbassata una passerella e alcuni poliziotti dall'aspetto palesemente nauseato fecero salire a bordo i condannati, ma all'ultimo momento i poveretti, sapendo che mai pi avrebbero riveduto i propri cari, si abbandonarono a scene strazianti, cui fecero eco lamenti non meno disperati da parte dei familiari.
Aue, aue!, ululavano le donne dalle cui braccia i mariti dovevano essere strappati a viva forza.
Addio, figlio mio!, grid un vecchio che aveva il volto rigato di lacrime.
Ci ritroveremo in Cielo, presso le fresche acque!, singhiozzava una giovane il cui fratello veniva sospinto su quel tetro traghetto da inferno di vivi.
Aue, aue!, si lev come un lugubre coro dalla moltitudine degli astanti, mentre i derelitti attraversavano lentamente la passerella, sopraffatti dal terrore, tremanti di paura e di febbre.
In un certo senso le lamentazioni di coloro che restavano a terra erano tradizionali e quasi di rito, ma i gemiti che poco dopo si levarono dai ponti del Kilauea avevano la straziante spontaneit di una disperazione genuina. Mani senza dita si alzavano in un ultimo gesto di saluto; bocche senza pi labbra gridavano un estremo addio; alcuni, nei quali la malattia era ormai giunta a uno stadio talmente avanzato che non avevano pi nemmeno la forza di reggersi da soli, si lamentavano ottusamente, senza rivolgersi a nessuno in particolare, aggiungendo le loro grida roche ai lamenti corali della folla.
Tra le quaranta vittime ve n'era nondimeno qualcuna il cui aspetto esteriore suscitava in tutti i presenti una pena istintiva e sincera, scevra di qualsiasi convenzionalit. V'era per esempio una vivace bimbetta di circa dieci anni che partiva sola, senza
un familiare venuto sia pure a dirle addio. Gi i primi segni del morbo le deturpavano il volto, ed era chiaro che tra breve il suo corpicino ne sarebbe stato completamente distrutto; tuttavia la poverina era salita sul Kilauea stupita e confusa, evidentemente ignara del destino che l'attendeva. In un gesto materno, spontaneo, di piet, una donna condannata come lei si chin a confortarla, ma quando la bambina vide avvicinarsi al suo quell'orribile volto senza mento lanci un urlo di terrore, non rendendosi conto che tra breve anch'ella sarebbe stata ridotta a un'identica mostruosa maschera vivente.
Un altro caso pietoso era quello di un uomo che era stato notissimo nelle isole per le sue prodezze natatorie. Era un bel giovane ancora robusto, dal petto ampio e dalle braccia poderose. Erano venuti in molti a salutarlo, e quando egli agit verso gli amici le mani che gi recavano i primi segni delle orribili mutilazioni, l'infelicit della sua sorte commosse talmente i presenti che le grida di Aue, aue! salirono a un diapason frenetico, intollerabile. Questa pubblica partecipazione alla sua sciagura commosse a tal punto il condannato che il poveretto si nascose la faccia, e il suo gesto sconsolato raddoppi ancora, se possibile, il pianto e le recriminazioni.
Il terzo caso, per, era del tutto diverso e cos terribile che istintivamente i presenti zittirono di colpo, non essendovi parole
o esclamazioni atte a esprimerne tutta la spaventosa tragicit. Si trattava di una giovane donna, bellissima, dai capelli inghirlandati di fiori, sul cui corpo nessuno avrebbe saputo riconoscere i segni fatali. Intatti erano anche i piedi e le mani, e cos pure la faccia, ma gli occhi avevano un'espressione vitrea; pertanto la folla, che in fatto di lebbra era assai bene informata, comprese che si trattava di un caso in cui la violenza del morbo si era tutta accumulata internamente, pronta a prorompere in un'unica piaga diffusa. La fine di quella splendida creatura sarebbe stata particolarmente orribile, si sarebbe risolta in una disintegrazione totale, e nel vederla avanzare lentamente sulla passerella con portamento grazioso e sicuro, gli astanti rimasero muti, incapaci di esprimere a parole la propria desolazione.
La poveretta non era per destinata a partire in pace poich in quel momento suo marito si stacc dalla folla tentando di tenerle dietro e urlando: Kinau, Kinau! Voglio essere il tuo kokua. Alcune guardie lo trattennero, mentre sua moglie, che portava il nome di una fra le pi famose regine hawaiane, si volgeva a lui gridandogli palesemente impietosita: Tu non mi puoi accompagnare, Kealaikahiki. Poi con dignit regale sal sul battello, ordinando alle guardie di trascinar via il marito. Lo segu impassibile con lo sguardo, e anche se intese le sue grida disperate non fece atto di avvedersene, scomparendo alla vista di tutti mentre l'uomo seguitava a urlare: Kinau! Kinau! Voglio essere il tuo kokua.
Quando tutti gli hawaiani condannati furono a bordo, la polizia fece venire innanzi Mun Ki e poich la malattia di cui era affetto era nota come il mai pake, la folla, quasi prendendolo come causa diretta della tragedia che si svolgeva in quel giorno, incominci a mormorare animosamente contro di lui. Solo, senza volgersi n a destra n a sinistra, il cinese pass tra la folla ostile, ma quando fu arrivato alla passerella si vide all'improvviso farsi largo tra la calca due hawaiani giganteschi: erano Kimo e sua moglie Apikela, venuti a dargli l'estremo commiato. Senza timore, senza disgusto, lo abbracciarono, baciandolo affettuosamente sulle guance corrose. Quella prova d'affetto sollev visibilmente il piccolo cinese. Aveva sperato sino all'ultimo momento che anche il dottor Whipple sarebbe stato presente alla sua partenza, ma il dottore non si era pi sentito l'animo di rivedere quei due esseri, alla cui condanna senza remissione egli aveva sia pure a malincuore contribuito. Molti erano stati condannati dalle commissioni di cui egli stesso aveva fatto parte, e ogniqualvolta il Kilauea toglieva le ancore il dottor Whipple si rinchiudeva in casa e pregava.
Quando anche Mun Ki fu a bordo, il comandante ordin: Aprite la gabbia!. Due marinai si diressero a poppa, dov'era sistemata una grande gabbia di vimini, e ne aprirono lo sportello mentre altri marinai, avendo ben cura di non toccare i lebbrosi, brontolavano: Su, svelti! Entrate!.
Non appena i disgraziati furono dentro (e dovettero entrarvi carponi, essendo l'apertura della gabbia molto pi bassa della statura di un uomo normale) lo sportello venne richiuso e solidamente assicurato. A questo punto il capitano spieg ai condannati: Ci sar sempre un marinaio di guardia, accanto a voi; perci state tranquilli: se dovessimo affondare aprir lo sportello in tempo.
Frattanto erano comparsi altri due marinai con secchi di acqua saponata che si affrettarono a rovesciare sui corrimani della passerella per permettere di salire ai passeggeri normali. Non appena questi furono corsi a rifugiarsi sottocoperta per sfuggire al lezzo che emanava dai quaranta lebbrosi ingabbiati, il capitano grid: Avanti i kokua!.
Dalla folla si staccarono una dozzina di hawaiani, tra uomini
e donne, che presero ad avviarsi come trasognati lungo la passerella. Erano i santi laici che alle Hawai, sul finire del secolo decimonono, dimostrarono come a questo mondo la parola amore possa avere ancora una realt tangibile. Allorch ognuno di essi stava per porre piede sul ponte del Kilauea, un funzionario di polizia gli rivolgeva la domanda: Sei ben sicuro di quello che fai, offrendoti spontaneamente di esiliarti nel lebbrosario?.
Uno di costoro rispose: Preferisco cento volte seguire mia moglie al lebbrosario anzich restare qui solo senza di lei.
Nessuno, a guardarli, avrebbe immaginato che quella gente potesse essere mossa da un cos eroico altruismo. S, v'erano tra i kokua alcune vecchie la cui esistenza era ormai quasi al termine, ed era perci comprensibile che non volessero staccarsi dai loro compagni di tutta una vita; v'erano pure uomini anziani sposati a giovani cadute preda del morbo, e anche in questo caso si spiegava come costoro preferissero rimanere accanto alle proprie spose; ma v'erano pure uomini e donne di ogni specie che non avevano alcun legame di parentela coi condannati, e la loro vista induceva la folla ferma sul molo a domandarsi: "Come si fa, quando si  in buona salute, a ritirarsi spontaneamente in quell'inferno per assistere degli sconosciuti?.
Nessun kokua per si avvicin alla bambina decenne e nessuno alla bella Kinau. Vi fu tuttavia un moto di stupore generale allorch i poliziotti si spostarono per lasciar passare Nyuk Tsin. Quando fu presso la passerella, ancora una volta Kimo e Apikla si fecero avanti e quest'ultima, ponendo sulle esili spalle della sua sorella di pelle gialla una ghirlanda di maile, le assicur: Vorremo bene ai tuoi bambini come se fossero nostri.
La passerella fu ritirata. Il bestiame legato a prua ricominci a muggire lamentosamente, mentre dalla folla rimasta a terra si levava con rinnovata disperazione il grido di Aue, aue!. Poco dopo il Kilauea prendeva il mare col suo spaventoso carico umano. Allorch il dottor Whipple, nella quiete del proprio studio, ne intese il fischio di commiato, implor: Signore Iddio, abbi piet di loro!. Poich egli soltanto, fra tutta quella folla che assisteva sul molo alla partenza del battello, sapeva che cosa attendesse Nyuk Tsin e Mun Ki... Soltanto lui era stato al lebbrosario...


Capitolo 11.

L'isola di Molokai, alla quale erano diretti i lebbrosi chiusi in gabbia come bestie feroci, era tra le pi belle dell'arcipelago. Si stendeva nell'azzurro del Pacifico simile a un immenso guanto sinistro, il risvolto allargato proteso in direzione ovest, verso l'isola di Oahu, mentre le dita, piegate, parevano accennare a Maui, in direzione est. Il suo tratto meridionale consisteva in una specie di prateria ondulata, spesso coperta di chiazze di erba riarsa, poich non vi pioveva quasi mai, mentre la parte settentrionale era accidentata di rocce e di rupi. Queste sinistre torri naturali si levavano dalla risacca spumeggiante per miglia e miglia, sino a raggiungere a volte i duemila metri d'altezza; le loro pendici precipiti erano disseminate di dozzine di cascate e cascatelle luccicanti nel sole. Queste rupi formavano alla base graziose vallate che si addentravano per circa mezzo miglio nell'interno, terminando in paurose pareti di granito, ma ancorch cos anguste erano forse le pi belle delle Hawai. Sulle rocce si aggiravano bianche capre selvatiche, e pertanto le navi che costeggiavano il lato settentrionale di Molokai avevano sempre lo spettacolo incantevole di quelle rocce grandiose allietate dagli zampilli delle cascate e dai saltellii di mille capre. Spesso, quando non avevano altro di meglio da fare, i marinai scaricavano i loro fucili contro le rocce per il gusto di veder fuggire gli animali, tra salti prodigiosi, su per pareti di roccia che nessun uomo al mondo sarebbe mai stato in grado di scalare. In tal modo la costa nord di Molokai, inabitabile, era inesorabilmente tagliata fuori dai dolci prati digradanti del lato meridionale dove abitavano circa duemila isolani.
Dal litorale nord, isolato e tuttavia splendido, si dipartiva il pollice del guanto, una penisoletta verdeggiante formatasi milioni di anni dopo l'isola principale. Quando infatti i vulcani primitivi che avevano dato i natali a Molokai erano ormai spenti da un pezzo, si era prodotta al largo, nel mare, un'eruzione tardiva. Non era stata sprigionata dalle viscere di un grande vulcano, non aveva costruito un'isola importante; si era accontentata di aggiungere al panorama una penisola di proporzioni mirabilmente armoniche,
dalle cui rive erbose era possibile contemplare sia a ovest che a est
lo spettacolo delle rupi torreggianti. Era un luogo d'incanto, un poema della natura, e dagli albori della storia hawaiana vi erano sempre vissuti un centinaio di pescatori particolarmente fortunati, i quali vi avevano costruito una comunit serena cui avevano dato
il nome di Kalawao.
Poi, nel 1865, l'anno in cui i Ki avevano lasciato la Cina, il governo hawaiano dovette finalmente arrendersi all'evidenza: la misteriosa malattia detta mai pake aveva assunto una forma epidemica delle pi virulente. Dato che l'unico mezzo per combatterla era l'isolamento assoluto, venne scelta come lebbrosario l'incantevole penisola di Kalawao. Tutti si rendevano conto che la lebbra era un male contagioso, ma nessuno sapeva come curarla; pertanto nel febbrile tentativo di agire in qualche modo i medici governativi avevano suggerito: Se non altro cerchiamo di isolare gli ammalati. Incominci cos una vera caccia al lebbroso; gli hawaiani di Kalawao furono fatti evacuare per sempre, e il Kilauea inizi i suoi lugubri viaggi per l'isola-lazzaretto. Mai nella storia dell'umanit un luogo pi bello era stato trasformato in un inferno peggiore.
Il primo novembre del 1870 il battello gett l'ncora a circa un centinaio di metri dal litorale disseminato di rocce. Il capitano fece quindi togliere un tratto del ponte, e i marinai incominciarono a scaricare in mare enormi barili di manzo salato, salmone affumicato, poi disidratato. Subito alcuni lebbrosi di Kalawao si gettarono a nuoto per convogliare le provviste a terra, non disponendo la colonia di un molo sul quale fosse possibile scaricare in modo normale.
Fu quindi la volta del bestiame. Trasportato da prua a poppa, tra muggiti spaventosi venne anch'esso spinto nell'oceano, dove i nuotatori si affrettavano a balzare in groppa agli animali nell'intento di spingerli verso riva. Di tanto in tanto una mucca atterrita scaraventava in mare il proprio cavaliere portandosi al largo, ma altri nuotatori non tardavano a raggiungerla costringendola a mutar direzione. Un marinaio, stanco del diversivo offerto dalla vista dei lebbrosi in lotta con le onde e gli animali, scaric il moschetto contro le rupi, e dalla loro gabbia i condannati videro un branco di capre selvatiche balzare velocissime di roccia in roccia, di crepaccio in crepaccio, simbolo della libert che essi ormai avevano perduta per sempre.
Fu calata una scialuppa con tre marinai ai remi; il funzionario di polizia che aveva accompagnato i lebbrosi diede ordine di aprire la gabbia e a uno a uno i disgraziati scesero nella scialuppa.
A questo punto cessavano le responsabilit del governo, perch il funzionario non entrava mai personalmente nella scialuppa. Attendeva di vederla allontanarsi verso riva, scaricare sulla spiaggia il suo carico umano e tornare. A questo modo i quaranta sciagurati furono lasciati a loro stessi senza vesti, senza denaro, senza cibo, senza medicine.
Quando i lebbrosi furono tutti a terra, l'ufficiale annunci formalmente ai kokua: Siete ora liberi di seguire i vostri mariti e le vostre mogli. Ricordate per che fate questo di vostra spontanea volont. La vostra scelta non interessa il governo. Siete pronti?.
I kokua, che la vista del lazzaretto aveva impietrato, risposero appena, a monosillabi. Quando fu la volta di Nyuk Tsin, alla domanda del funzionario: Sei ben sicura di quello che fai?, la donna mormor semplicemente: S. La scialuppa si stacc ancora una volta dal battello.
Mentre l'imbarcazione si avvicinava a riva, la giovane cinese not con stupore che non si vedevano abitazioni di sorta. Chiese perci a un vogatore, in hawaiano: Ma dove sono le case?. L'uomo le rispose, senz'avere il coraggio di guardarla in faccia: Non ce ne sono.
E non ve n'erano, infatti... Perlomeno non v'erano case che potessero chiamarsi tali. V'erano soltanto poche capanne d'erba,
o meglio i resti delle abitazioni abbandonate dagli hawaiani espulsi dall'isola cinque anni innanzi; ma case vere e proprie non ne esistevano, come non esisteva un ospedale, non un negozio, un edificio governativo, una chiesa, una strada, non medici o infermiere. Atterrita Nyuk Tsin cerc invano in quell'incantevole cornice naturale un segno qualsiasi di vita civile, ma non vide n poliziotti, n ministri del culto, n madri con le loro famiglie, non un venditore di stoffe, non un fabbricante di poi.
La prua della scialuppa tocc la riva, ma nessuno si mosse.
I marinai rimasero in attesa finch uno di loro, quasi vergognandosi di dover essere partecipe all'orribile scena, mormor: Ecco Kalawao. Solo allora i kokua si alzarono in un silenzio di morte e scesero. Aloha, grid il marinaio mentre la scialuppa si allontanava. Poco dopo anche il Kilauea riprendeva la via del ritorno, e Nyuk Tsin, cercando di individuare Mun Ki tra il gruppo dei lebbrosi sbarcati di fresco, grid: Dov' l'ospedale?.
Il suo grido angosciato fu udito da un pezzo di gigante noto nella colonia col nome di Kaulo Nui, owerossia il Grande Saul; bench senza naso e con solo un paio di dita era per ancora vigoroso, e si avvicin a Nyuk Tsin urlandole in hawaiano: Qui
non esistono leggi. L'unica legge che conti  la mia volont.
I nuovi venuti apparivano spaventati dalla sua presenza e dalle sue parole non meno di Nyuk Tsin, ma Kaulo Nui, senza neppure degnarli di un'occhiata, dichiar puntando contro la coppia cinese l'indice monco: Siete stati voi a portare il mai pake! Perci ve ne starete separati.
E dove?, domand coraggiosamente Nyuk Tsin.
Separati! Per conto vostro!, ripet il gigante. Poi vedendo la giovane Kinau dai capelli ancora inghirlandati di fiori le mosse incontro annunciando: Questa donna  per me.
Kinau arretr inorridita di fronte a quell'uomo privo di naso e dalle mani orribilmente piagate, ma Saul, nel vedere quel gesto di ribrezzo istintivo volle subito insegnarle come avrebbe dovuto comportarsi d'ora innanzi. Afferratala per un braccio l'attir a s e la baci sulla bocca, tornando a dichiarare: Da adesso in avanti tu sei la mia donna!.
Nyuk Tsin si aspettava che da un minuto all'altro si facesse innanzi qualcuno per dare un'energica lezione a quel prepotente, ma quando vide che nessuno si moveva, la tragica realt di Kalawao si fece strada a poco a poco nel suo animo come in quello di tutti gli altri. Il gigante, stringendosi al petto Kinau che tremava come una foglia, ripet con voce terribile: Qui non esiste legge.
E diceva la verit. In tutta Kalawao non si alzava una sola voce di giustizia o di piet. Non esistevano medicine lenitrici. Nella penisola deserta mancava persino una sicura provvista di acqua, e il cibo giungeva soltanto quando il Kilauea ricordava di buttare in mare qualche barile di viveri e pochi capi di bestiame. In realt i lebbrosi erano stati abbandonati a riva con un'unica certezza: la morte.
Se i nuovi venuti nutrivano ancora qualche speranza, furono tosto disingannati da quel che accadde subito dopo. Poich Kinau era effettivamente una donna di bellezza non comune, e il particolare che sul suo corpo non apparissero lesioni visibili ne rendeva la presenza in quella comunit di appestati ancor pi straordinaria, il gigantesco Saul e due tracotanti compagni ne furono talmente eccitati che, senz'aspettare la notte, la trascinarono dietro un muro, unico avanzo di un'antica casa di pescatori. I due che si erano accompagnati a Saul, tra i pi ripugnanti della comunit, avendo gi anche la carne del corpo quasi intieramente corrosa, pensavano: Le Hawai ci hanno relegati qui. Nessuno si cura di noi e, tanto, tra poco saremo morti. Trascinarono dunque Kinau dietro il muro e incominciarono con le mani monche a strapparle di dosso le vesti.
Invano la donna si dibatteva e implorava: anzi, i suoi dinieghi non servirono che a esasperare i tre uomini, e quando fu nuda, la tennero ferma a turno in due mentre il terzo le saliva sopra, finch la disgraziata non svenne.
Saul fu inflessibile soprattutto nei confronti dei cinesi: dovevano assolutamente starsene isolati, cosicch Nyuk Tsin e suo marito furono costretti a vivere ai margini di quella comunit di seicento moribondi. Durante i primi sei giorni dormirono all'addiaccio; infine trovarono un muro abbandonato a ridosso del quale costruirono un sommario ricovero servendosi di rami e di foglie, non esistendo sulla penisola legname di sorta. Per letto non avevano che la nuda terra, e quando pioveva, l'acqua, infiltrandosi nelle crepe del suolo, li inzuppava al punto che Mun Ki, gi tormentato com'era da una febbre intermittente, per un vero miracolo non mor di polmonite. A poco a poco Nyuk Tsin, con l'aiuto delle sole mani, non potendo disporre di attrezzi, mise insieme un sopralzo di terra che ricopr di rametti e di frasche, formando cos un letto in cui l'acqua non riusciva a insinuarsi se non quando le precipitazioni erano particolarmente violente.
Ai due cinesi fu vietato l'accesso ai barili dei viveri prima che tutti gli altri si fossero serviti; inoltre Saul decret che potevano usare soltanto met razioni, e se non fosse stato per l'industriosit di Nyuk Tsin sarebbero sicuramente morti di fame. Sulla scogliera l'infaticabile donna riusc a trovare qualche chiocciola commestibile e in una valle deserta scopr un appezzamento di taro inselvatichito. Con alcuni rami raccattati qua e l sugli scogli costru un piccolo forno sotterraneo per la cottura del taro, cosicch in un certo senso quell'esistenza fin con l'offrire loro qualche magra soddisfazione. In ogni caso stavano sempre meglio dei poveretti che non erano pi in grado di camminare.
A Kalawao, nel 1870, ve n'erano pi di sessanta in tali condizioni. Senza pi piedi, con le mani ridotte a moncherini, erano costretti a trascinarsi per la colonia implorando il cibo che personalmente non avevano pi la possibilit n di procurarsi n di cucinare. Spaventose larve umane, spesso non avevano pi nemmeno un volto, ma solo occhi e voce per ossessionare con la loro presenza allucinante chi s'imbatteva in essi. Senza medicine, senza un letto, senza cure di sorta, strisciavano lungo la spiaggia di Kalawao finch, quando Iddio si degnava di aver piet di loro, la morte li coglieva. A volte non trovavano neppure una tomba, e le loro ossa erano lasciate a calcinarsi sulla riva per giorni, magari per settimane.
Talvolta le autorit di Honolulu dimenticavano persino di spedire il Kilauea coi rifornimenti indispensabili; in quelle occasioni la colonia cadeva preda del terrore. Le poche provviste rimaste diventavano propriet esclusiva di Saul e dei compagni, i quali facevano immediatamente valere i propri diritti con la violenza. La mortalit aumentava sino a cinque casi il giorno, e una donna priva di gambe poteva rimanere all'aperto per tutta la giornata, invocando un tozzo di cibo o un sorso d'acqua senza che nessuno le desse ascolto, nella segreta speranza che il freddo della notte l'uccidesse. Il che solitamente accadeva; allora il misero corpo torturato restava dov'era, insepolto, finch Saul non si decideva a dar l'ordine a un suo scagnozzo di toglierlo di mezzo.
Non solo non esisteva alcuna legge, a Kalawao, ma quasi neppure pi alcuna parvenza di umanit. A peggiorare ancora la situazione, il sinistro traghetto appariva sempre pi spesso con un carico via via pi numeroso di condannati, che venivano gettati a riva privi di tutto.
Dopo essere stata sequestrata con la forza per sei settimane consecutive, la bella Kinau fu abbandonata a chi l'avesse voluta. Le restituirono il vestito, ma il modo in cui lo indossava lasciava chiaramente capire che per misericordia divina aveva perduto il senno. Non ricordava pi nulla di quanto le era accaduto; si aggirava con aria assorta, vaneggiando, e per circa quattro mesi, se un uomo la desiderava, bastava che la prendesse e se la portasse con s. Le donne di Kalawao provavano per lei una profonda piet, ma poich tutte avevano grossi problemi da risolvere, nessuna di loro pens mai di prendersi cura della povera demente.
Al quarto mese, precisamente nel febbraio del 1871, il morbo che covava in lei si scaten. In poche settimane Kinau si trasform in un mostro orribile, in un vero cadavere ambulante dalla faccia mostruosamente enfiata, ove le labbra erano gi semistaccate, mentre la terribile malattia le aveva distrutto anche i seni. Nessuno osava pi toccarla, ma nella sua pazzia la poveretta seguitava a togliersi l'abito mettendo a nudo le piaghe che le coprivano il corpo. Movendo lentamente da Saul ai compagni di lui piagnucolava: Adesso s che mi piacerebbe fare un'altra volta all'amore con te. Era divenuta per l'intiera comunit uno spettacolo intollerabile, finch Saul osserv: Bisognerebbe darle un bel colpo in testa, a quella!. Cos, approfittando di una notte particolarmente buia, qualcuno si affrett ad accontentarlo; il cadavere di Kinau giacque per per due giorni all'aperto prima che un compagno di sventura meno inumano degli altri si decidesse a seppellirlo.
Naturalmente nessuna donna poteva sentirsi sicura, a Kalawao, perch Saul e i suoi accoliti si prendevano di forza le donne che a loro piacevano. Le pi esposte alle violenze erano le nuove arrivate prive di uomini che le proteggessero. Di solito in costoro la malattia era ancora nella fase iniziale, e l'essere brutalmente stuprate da uomini privi di volto o di mani costituiva per queste digraziate una tortura intollerabile.
Non bisogna per credere che nessuna donna fosse responsabile della degenerazione che s'era impadronita di Kalawao. Molte infatti che sino a quel momento si erano comportate in modo irreprensibile pensavano: "La societ mi ha ripudiata; qui non esiste legge; nessuno si cura di quel che faccio, perci tanto vale che.... Queste donne aiutavano gli uomini a distillare una specie di liquore fortissimo dalle radici della pianta di ti, oppure della birra torbida da patate dolci cotte al vapore, e per settimane consecutive buona parte di quella comunit di lebbrosi si abbandonava a una folle ubriachezza, bestemmiando, rissando, proferendo oscenit irripetibili, in preda alla pi sfrenata lussuria. Le maggiori animatrici di queste orge e quelle che pi parevano goderne erano proprio le donne, e non era raro in quei giorni, in cui non v'erano n sacerdoti n funzionari governativi a imporre una parvenza di disciplina, il vedere una donna seminuda presentarsi barcollando in pubblico ubriaca fradicia, e vantarsi: Posso fare all'amore con quattro uomini contemporaneamente, e quando avr finito, loro saranno mezzo morti, ma io no!. Non mancavano mai volontari che si lanciassero ad approfittare di una tale proposta. Ne seguiva una forsennata prova di resistenza sessuale, al termine della quale la disgraziata si afflosciava al suolo in preda al sonno bruto della spossatezza e dell'ebriet. Le piogge notturne la inzuppavano senza che nessuno si curasse di ripararla, e in poco tempo moriva non di lebbra bens di tubercolosi.
Chi avesse voluto costatare di persona sino a che punto un essere si pu degradare, avrebbe dovuto visitare Kalawao in quegli anni, poich la penisola non era invasa soltanto dalla lebbra ma da un male forse ancor peggiore: la stupidit umana. Nel lato orientale della penisola infuriavano venti gelidi, e la pioggia cadeva senza posa; in quello occidentale invece il clima era dolce e clemente; tuttavia il lebbrosario era stato avviato proprio sul lato orientale e il governo insisteva perch vi restasse, mentre il lido occidentale seguitava a rimanere deserto. Il lato orientale, vicino com'era alle alte rocce, riceveva la prima luce del sole quando il giorno era gi inoltrato, perdendola nelle prime ore del pomeriggio, mentre il pendio occidentale era ampiamente soleggiato. Ma la maggiore assurdit consisteva in questo: bench dalle rocce si riversassero almeno un centinaio di cascate e cascatelle, non una sola era stata convogliata nella colonia. In principio una parte era stata incanalata in una conduttura raffazzonata alla meglio, ma questa si era rotta da un pezzo, cosicch l'acqua doveva ora essere trasportata a braccia, in secchi rudimentali, per varie miglia, e spesso chi non aveva un kokua che lo aiutasse trascorreva i suoi ultimi giorni di vita a implorare un sorso d'acqua che nessuno si curava di dargli. Per sei lunghi anni non un solo funzionario di Honolulu trov il tempo o la voglia di occuparsi di un problema tanto spaventoso e urgente o di destinare sia pure una esigua somma di denaro per alleviare le sofferenze di quei poveretti. L'antico detto "Lontan dagli occhi, lontan dal cuore ha avuto di rado nella storia dell'umanit una illustrazione pi spietata di quella che ricevette nel lebbrosario di Kalawao.


Capitolo 12.

Sarebbe tuttavia ingiusto affermare che in quei primi anni spaventosi proprio nessuno si curasse della sorte dei condannati. Di tanto in tanto si recavano in visita a Kalawao, dalle altre isole, coraggiosi ministri di Dio per santificare matrimoni di moribondi che non desideravano vivere i loro ultimi giorni nel peccato. A volte giungevano pure sacerdoti cattolici e discepoli mormoni, e quelle fugaci apparizioni di misericordia erano ricordate per un pezzo. Anche il dottor Whipple, a settant'anni suonati, vi era andato per informarsi di che cosa necessitasse la colonia; al suo ritorno aveva comunicato in forma lapidaria: Di tutto. A un certo punto un gruppo di lebbrosi aveva addirittura cercato di fondare una Chiesa, e sfogliando una Bibbia che si erano portata appresso come il loro bene pi prezioso si erano imbattuti nelle meravigliose parole di speranza dell'apostolo Giovanni: "Passando, Ges vide un uomo, cieco fin dalla nascita. I suoi discepoli gli domandarono: "Rabbi, perch costui nascesse cieco, chi ha peccato, egli o i suoi genitori?". Ges rispose: "Negli n i suoi genitori hanno peccato...". Detto questo, sput in terra, fece con
lo sputo del fango, spalm il fango sugli occhi di quello, e gli disse: "Va' a lavarti alla piscina di Siloe"... Egli... si lav e torn che ci vedeva. I lebbrosi avevano chiamato la loro Chiesa (che non aveva un edificio perch Honolulu non aveva legname da costruzione da sprecare) Siloe, ed essa serviva a tenere in vita le loro speranze poich ognuno di essi era convinto che in qualche luogo della terra dovesse pure esistere una piscina di Siloe, una medicina qualsiasi che miracolosamente li avrebbe guariti.
Nyuk Tsin, essendo incinta, non attir su di s le attenzioni di Saul e dei suoi ribaldi compagni, tanto che col passare del tempo fin col dimenticarli, angosciata com'era da problemi di tutt'altra natura. La preoccupava soprattutto la mancanza d'acqua, non sapendo come avrebbe potuto destreggiarsi suo marito quando fosse nato il bambino. I Ki avevano infatti a disposizione un unico recipiente piccolissimo, ma non un po' di fuoco sul quale metterlo a scaldare. Mun Ki la rassicur: Pregher qualche hawaiana di aiutarci. Mi far dare da loro un secchio. Ma Saul non permetteva a nessuno di avvicinarsi alla capanna dei cinesi, cosicch Nyuk Tsin diede alla luce il suo quinto figlio in condizioni indegne persino d'un animale: senz'acqua, senza vesti pulite per coprire la creatura, senza cibo per affrettare la montata lattea, senza neppure un po' di paglia pulita sulla quale la madre potesse distendersi. Nondimeno mise al mondo un marmocchietto robusto dagli occhi a mandorla, e da quel momento incominciarono le sue vere e pi terribili preoccupazioni.
Nessuno sapeva, allora, come si propagasse la lebbra. Molti kokua infatti erano vissuti per anni nel lazzaretto in intimo contatto coi lebbrosi senz'esserne contagiati, perci il semplice contatto non spiegava la diffusione del contagio; a Nyuk Tsin per era stato assicurato che i bambini al di sotto degli otto anni, costretti a una lunga convivenza coi lebbrosi, finivano sicuramente con l'ammalarsi; perci allatt il figlio come meglio pot invocando di giorno in giorno l'arrivo del Kilauea. Nell'attesa fece di tutto per renderlo quanto pi possibile robusto. Lo esponeva ogni giorno ai venti; lo nutriva di continuo; spesso lo schiaffeggiava per abituarlo a resistere alle percosse, ma la notte se lo stringeva teneramente al magro petto con amore disperato.
Allorch giunse il traghetto, fu invasa da una profonda emozione, ma anche dalla fermissima volont di agire con la massima cautela! Quando dunque vide avvicinarsi la prima scialuppa col suo triste carico di lebbrosi, corse sulla riva gridando a un vogatore: Il mio bambino deve tornare con la vostra nave. Fece quindi l'atto di salire sull'imbarcazione, ma i marinai del Kilauea avevano tale paura che un giorno o l'altro i lebbrosi di Kalawao tentassero d'impadronirsi della loro nave e di fuggire, che il gesto di Nyuk Tsin parve ad essi l'inizio di una sommossa. Fulmineo, un marinaio la respinse col remo, urlando ai compagni: Scostate! Scostate!. Quando per furono al sicuro, al largo, Nyuk
Tsin, senza darsi per vinta, riprese a gridare:  il mio bambino che deve tornare con la vostra nave, non io!.
Lo domanderemo al capitano, le grid di rimando un marinaio, e al viaggio successivo chiese: Dov' la pake col bambino?. Per poco Nyuk Tsin non inciamp, nella fretta di arrivare in tempo, ma a stento riusc a frenare le lacrime quando il marinaio la respinse di nuovo rozzamente spiegando: Il capitano vuole sapere a chi deve consegnare il bambino.
Al dottor Whipple, rispose affannosamente Nyuk Tsin.
Il dottor Whipple  morto il mese scorso, borbott il marinaio, accingendosi a ripartire.
Stroncata da quella notizia, Nyuk Tsin tent disperatamente un'altra via: Consegnate il bambino a Kimo e ad Apikela, i raccoglitori di maile!.
E chi li conosce?, brontol il marinaio con un'alzata di spalle, allontanandosi. Al terzo viaggio gli uomini del Kilauea spiegarono a Nyuk Tsin che non ritenevano opportuno accettare il piccino, non avendo la pi lontana idea di quel che avrebbero potuto farne una volta tornati a Honolulu; inoltre, non disponendo a bordo di una balia, il bambino sarebbe rimasto senza cibo per una intiera giornata. Nyuk Tsin tent di far loro intendere che potevano consegnarlo al primo cinese che avessero incontrato, e che, in quanto al vitto per la traversata, aveva preparato tanti sacchettini pieni di poi che il piccino avrebbe potuto facilmente succhiare. Ma la scialuppa si allontan, e in preda al panico Nyuk Tsin vide il Kilauea prepararsi a salpare.
Allora la donna, senza rendersi conto di quel che faceva, s'inoltr nella risacca col piccino tra le braccia nel vano tentativo di raggiungere a nuoto la nave. A questo punto la vide un abile nuotatore hawaiano che aveva diviso con Mun Ki la gabbia dei lebbrosi. D'un balzo le fu accanto, le strapp di mano il neonato, e stringendo la creaturina col braccio sinistro si diede a nuotare vigorosamente col solo braccio destro in direzione del traghetto. Allora il capitano fece calare una cima al nuotatore, il quale vi si iss prontamente gettando il piccino tra le braccia di un marinaio. Poi l'hawaiano si lasci ricadere in mare tornando con lunghe indolenti bracciate verso il lebbrosario.
Dal Kilauea si lev il solito fischio di sirena che faceva balzare impaurite fra le rupi le candide capre. Accanto a Mun Ki, Nyuk Tsin vide cos sparire il suo quinto figliolo, Australia; ma tutti coloro che assistevano alla partenza della nave compresero che ovunque il bambino fosse stato portato, a chiunque fosse stato consegnato, sarebbe stato infinitamente meglio che non a Kalawao.


Capitolo 13.

Al settimo mese del loro soggiorno sull'isola, la minaccia costituita dal grosso Saul e dai suoi accoliti divenne purtroppo un pericolo immediato anche per i due cinesi. Poich Nyuk Tsin era ridivenuta ormai una donna normale, i manigoldi incominciarono a osservarla con occhi diversi, dicendosi tra loro: Non  mica male, dopo tutto, e poi non  ammalata.
Perci una notte calarono in tre sulla capanna d'erba, ma Nyuk Tsin e suo marito si erano preparati da un pezzo a questa eventualit, e gli attaccanti ebbero la sorpresa di trovarsi di fronte i due cinesi armati di bastoni appuntiti. Fu una lotta tremenda, silenziosa, una lotta all'ultimo sangue tra l'esile Mun Ki e il gigantesco Saul, mentre Nyuk Tsin teneva a bada coi bastoni gli altri due.
A un certo momento la donna si sent afferrare alla vita da due braccia ridotte a moncherini, ma resistette coraggiosamente, e l'uomo colpito dall'estremit acuminata del bastone la lasci andare con un grido di dolore. Poi, ignorando d'istinto, come un animale, l'uomo che l'aveva attaccata direttamente, Nyuk Tsin si avvent sul gigantesco Saul con l'unico bastone che le era rimasto. Evidentemente dovette far centro, forse nell'orecchio, forse nella tempia, perch l'arma improvvisata seguit ad avanzare... lunga, aguzza, procurandole una soddisfazione diabolica... Nello stesso istante Mun Ki diede un colpo all'ins col proprio bastone, e dalla gola squarciata di Saul usc un gemito spaventoso.
Il gigante, cercando di tamponare con i moncherini le due ferite mortali che gli erano state inferte, si allontan nella notte urlando: I pake mi hanno assassinato!. Quel grido richiam l'attaccante ancora illeso, che corse in aiuto del suo capo.
I pake mi hanno assassinato!, ripet il grosso Saul col muggito di un animale ferito a morte, destando l'intiera comunit. In breve tutti coloro ch'erano in grado di camminare accorsero muniti di fiaccole per assistere alla sua fine; poco dopo lo sciagurato s'accasciava al suolo. Lentamente, in silenzio, i presenti si ritirarono dal suo cadavere immondo. Ben pochi di essi erano sfuggiti alle angherie del grosso Saul, e ora che ne vedevano il corpo
ripugnante riverso nella polvere furono ben contenti di lasciarvelo.
Il suo degno socio, accecato, si dilegu nella notte, mentre un profondo silenzio, carico di mistero e d'incertezza, cadeva sui lebbrosi di Kalawao.
Per i due cinesi seguirono ore terribili. Non potevano sapere che la comunit era felice della morte di Saul e dell'accecamento del suo tracotante compagno. Non potevano sapere, mentre si stringevano l'uno contro l'altra nelle tenebre, che nessuno a Kalawao ignorava per quale motivo il farabutto fosse morto. Era andato per la donna, e il marito l'ha accoppato. Ben gli sta.
Verso il mattino incominci a piovere, e il lugubre ticchettio sul tetto di foglie accrebbe ancor di pi la loro angoscia, finch Nyuk Tsin sussurr al marito, che tremava di febbre, di freddo e di paura: Noi siamo nel giusto, padre di Wu Ciow. Abbiamo fatto una cosa che gli altri avrebbero dovuto fare da un pezzo.
Ti rimane qualche bastone?, domand Mun Ki.
No: i miei li ho perduti tutti e due.
Io ne ho ancora uno, e ce n' un altro nascosto sotto le foglie. Secondo me quando verranno a prenderci, tra poco, dovremmo resistere sino all'ultimo.
Sono anch'io di questo parere, rispose calma Nyuk Tsin, chinandosi a raccogliere il bastone di riserva. Attesero cos muti, non sapendo quando gli uomini di Saul avrebbero rinnovato i loro attacchi. A un certo momento Nyuk Tsin ruppe il pesante silenzio osservando: Padre di Wu Ciow, sono felice di averti seguito, e mi sento umilmente onorata che stanotte tu abbia lottato per difendermi.
Ho dimenticato che sei un'hakka, fu la risposta.
La pioggia aument di violenza, e per un attimo ai due parve di udire lo scalpiccio di numerosi passi, ma era soltanto lo scrosciare dell'acqua che si riversava lungo le pareti della rupe. A un certo punto Nyuk Tsin chiese: Mi perdoni i miei brutti piedi?.
Io non ci faccio pi caso, ormai, le rispose Mun Ki.
Si strinsero nella notte fredda e buia, e Mun Ki riprese: Zietta di Wu Ciow, mi devi promettere che se riuscirai a lasciare questo posto, manderai alla mia vera moglie in Cina quanto pi denaro possibile.
Te lo prometto, rispose Nyuk Tsin.
Inoltre devi far iscrivere i nomi dei ragazzi nel registro del mio villaggio.
Lo far.
E quando scriverai a casa non accennare al fatto che sei un'hakka. Mia moglie ne sarebbe infastidita.
Non dir nulla, lo rassicur Nyuk Tsin.
E devi anche promettermi di seppellirmi sul fianco di una collina.
Ti seppellir come se fossimo in Cina.
E promettimi pure d'insegnare ai nostri figli a onorare la mia tomba.
Te lo giuro, dichiar solennemente Nyuk Tsin.
Subito dopo, Mun Ki soggiunse: Quando spunter l'alba noi morremo, zietta di Wu Ciow, perci tutte le belle promesse che mi hai fatte non valgono nulla; tuttavia ora mi sento pi sollevato. Attesero nella lunga notte piovosa, finch apparve la prima grigia luce del giorno.
Allora Mun Ki dichiar in tono risoluto: Non aspettiamoli. Andiamo loro incontro. Lasciarono dunque la squallida capanna di frasche armati ognuno di un bastone appuntito.
Non appena furono all'aperto scorsero con orrore, sul sentiero fradicio di pioggia, il cadavere di Saul. Sapevano che dovevano aspettarsi una dura vendetta da parte degli altri componenti la squadra ribalda, ma mentre si avvicinavano al villaggio, pronti a vender cara la pelle, notarono con stupore che i lebbrosi, non solo non si ritraevano, ma anzi movevano loro incontro con espressione lieta. Lentamente abbassarono i pericolosi bastoni, finch si videro circondati da una folla di moribondi che diceva loro: Avete fatto bene. Una donna che aveva subito le brutali angherie di Saul e dei suoi accoliti osserv in tono pacato: Siamo fermamente decisi a fare di Kalawao un luogo di pace e di giustizia.
La risurrezione del mostruoso lazzaretto, dove per sei anni degli esseri umani erano stati abbandonati a morire senza il minimo aiuto da parte della societ che li aveva ripudiati, ebbe inizio da quel mattino, quando quella forte donna, la cui mente non era stata sconvolta n dalla lebbra n dagli stupri n dalle peggiori indegnit che creature di Dio possano sopportare, dichiar solennemente: Kalawao deve diventare un luogo di pace e di giustizia.
I lebbrosi elaborarono un sommario statuto: a un gruppo di persone venne affidato il compito di distribuire i viveri; una squadra fu destinata al trasporto dell'acqua, e furono nominati alcuni poliziotti, naturalmente senza veste ufficiale, con l'incarico di far cessare le violenze. Se nella colonia giungevano donne sole, venivano esortate a scegliersi subito un uomo e a coabitare con lui, e se una di loro obiettava: Ma io sono gi sposata e amo mio marito, le anziane l'ammonivano senza troppi complimenti: Tu ormai hai lasciato il mondo. Sei nell'anticamera dell'inferno. Perci segui il nostro consiglio: scegliti un uomo.
I bambini senza genitori furono affidati ai kokua, che li adottavano e provvedevano a nutrirli. Una legge in particolare fu inflessibilmente rispettata: quando appariva evidente che un vecchio o una vecchia erano prossimi a morire, si doveva procurar loro un riparo purchessia.
Nonostante tutte queste riforme il governo di Honolulu seguit a offrire ben poco aiuto. I lebbrosi continuarono ad affluire nella colonia sprovvisti dei conforti pi elementari, finch giunse al lebbrosario, verso la met del 1871, un hawaiano che aveva letto molto. Questi organizz una specie di governo ufficiale, e uno dei primi provvedimenti adottati riguard i due cinesi: non dovevano pi restare isolati ai piedi della rupe, ma ad essi doveva esser consentito di vivere come gli altri in seno alla comunit. La decisione incontr il pieno consenso dei lebbrosi, i quali erano convinti che se adesso a Kalawao regnava un barlume di umanit, lo si doveva al modo energico in cui Mun Ki e sua moglie si erano difesi dagli stupratori. Fu anche avviato un rozzo ospedale, senza medici, ma con infermiere lebbrose, e le donne che sapevano leggere aprirono una scuola per i bambini nati nel lazzaretto. Un comitato inoltr al governo una supplica formale perch le provviste di viveri giungessero con maggiore regolarit (cinque libbre di carne fresca a testa la settimana pi venti libbre tra legumi e poi). Sull'isola vennero creati infine degli orti e un bacino idrico.
Purtroppo la colonia seguit a mancare di case vere e proprie, e i suoi disgraziati abitatori dovettero continuare a vivere all'aperto. Questo stato di cose naturalmente non faceva che affrettare le devastazioni della lebbra; forse ci era una benedizione, dopo tutto, ma a volte anche i pi mostruosi di quei cadaveri viventi anelavano a un tetto, a una capanna dove poter almeno conservare l'illusione d'appartenere al genere umano.
Cos nel giugno del 1871, cinque settimane dopo essere stata ammessa in seno alla comunit, Nyuk Tsin dichiar: Padre di Wu Ciow,  ora che ci costruiamo una casa!. Il povero Mun Ki aveva incominciato a perdere le dita dei piedi e delle mani, e non poteva essere perci di grande aiuto, ma Nyuk Tsin lo indusse a credere d'esser lui a compiere la parte pi importante del lavoro, e per infondergli una certa speranza nell'avvenire gli parlava continuamente di ci che occorreva fare per affrettare la costruzione. Tutti i giorni si spingeva sino a una casa hawaiana in rovina, ch'era stata costruita un secolo addietro, e tornandone con grosse pietre aspettava che fosse Mun Ki a decidere come sarebbe convenuto disporle. Col tempo eressero un muro, che, se non altro, li ripar un poco dai venti che nella stagione degli uragani spazzavano Kalawao senza un attimo di tregua.
Nyuk Tsin and quindi in cerca delle travi indispensabili per la costruzione del tetto: si trattava per di un'impresa pressoch disperata, dato che il governo non si curava affatto di rifornire la colonia di legname. Bench infatti i dirigenti di Honolulu fossero cristiani praticanti e provassero sinceramente compassione per i lebbrosi, pensavano: "Tanto, i mai pake hanno vita breve. Perch sprecare soldi per mantenerli?. Perci Nyuk Tsin mise il marito di fazione sulla spiaggia, dove il poveretto invocava fervidamente i suoi di che gli mandassero qualche relitto e gli concedessero d'impadronirsene prima di altri. Venne infine il giorno in cui pot tornarsene orgogliosamente a casa con un pezzo di legno di proporzioni rispettabili, che divenne la trave di colmo del tetto. Adesso, quando i due cinesi si rintanavano nella loro casa ancora per met da costruire, guardando quella bella trave ricca di promesse si dicevano: "Tra poco la pioggia non ci far pi paura.
Mentre suo marito stava di guardia sulla riva, Nyuk Tsin impar a inerpicarsi sulle rocce che orlavano la penisola. In breve tempo divenne agile come una capra, saltando di roccia in roccia in cerca di alberelli da trasformare in travi; v'erano per nella zona tante capre che restava ben poco della vegetazione arborea che un tempo aveva tappezzato la plaga; agli acuti occhi di Nyuk Tsin tuttavia non sfuggiva nulla, e qualcosa ella riusciva sempre a rimediare.
In quei giorni speranza e disperazione si alternarono incessantemente nell'animo di Nyuk Tsin. Era una gioia per lei vedere il marito tornare a interessarsi attivamente all'esistenza, e provava un profondo orgoglio quando, sulle rupi, riusciva da sola a sradicare un albero di una certa altezza; spesso per il pomeriggio, allorch andavano insieme a raccogliere erba pili con cui intrecciare
i pannelli del futuro tetto, erano colti da crisi di disperazione; Mun Ki allora esclamava sconsolato: Abbiamo gi terminato i pannelli d'erba, ma dove troveremo le travi a cui legarli?.
Un giorno la risacca port sul lido da chiss quale lontano naufragio una tavola tanto lunga e larga da poter essere divisa in un numero di travi sufficiente per un intiero tetto. Per un attimo Mun Ki sper di essere giunto al termine delle sue tribolazioni, ma un certo Palani, un pezzo d'uomo che aveva ancora i piedi sani, fu pi svelto di lui e se ne impadron. I cinesi furono perci costretti a seguitare a dormire a cielo aperto, flagellati dalla pioggia insistente. Erano per pi fortunati di tanti altri, e lo sapevano, perch, se non altro, disponevano di pareti laterali che li riparavano dal vento; inoltre possedevano gi una solida trave di colmo, e i pannelli di erba pili attendevano soltanto di poter essere sistemati.
Ma, quel che pi contava, godevano di una relativa pace spirituale. Mun Ki, seduto sulle rocce in riva al mare in attesa che la risacca gli portasse qualche prezioso relitto, si volgeva spesso a guardare le rupi, dove sua moglie rischiava ogni giorno la vita in cerca di legname, finch un profondo mutamento sopravvenne in lui. Egli ne era inconsapevole, ma Nyuk Tsin incominci a rendersi conto che suo marito non si vergognava pi di avere una robusta moglie hakka. Una volta, anzi, Mun Ki giunse persino ad ammettere, sia pure a denti stretti: Io avrei paura ad arrampicarmi come fai tu. Quelle parole le diedero una profonda consolazione, ma la pace del loro spirito aveva un'altra origine. Finch erano rimasti banditi persino dalla comunit dei lebbrosi, avevano dovuto rimanere uniti per forza, perch se si fossero messi a litigare tra loro anche l'ultima speranza di sopravvivere li avrebbe abbandonati, e in fondo i legami che li avevano avvinti erano stati quelli della disperazione suprema. Ora per ch'erano stati ammessi in seno alla colonia e riconosciuti per quel che erano, persone leali e avvedute, erano liberi di comportarsi come un marito e una moglie qualsiasi e di discutere senza riserve su questo e su quello. Naturalmente l'argomento principale dei loro discorsi era il modo in cui doveva essere costruita la casa, e spesso Mun Ki, spazientito dalla cocciutaggine della moglie, si allontanava sbuffando e andava a sedere nel gruppo degli hawaiani borbottando: Nessun uomo riuscir mai a capire una donna. Gli altri gli davano subito ragione, mettendosi a elencare a loro volta tutte le angherie cui erano stati sottoposti dalle rispettive consorti. Poi, venuta sera, se ne tornava zoppicando verso casa ad aspettare Nyuk Tsin, e quando ne udiva il passo il suo cuore non poteva reprimere un moto di allegrezza. Una volta le confess: Se tu non avessi deciso di essere la mia kokua, a quest'ora io sarei morto da un pezzo. Quindi, senza orgoglio, dimentico ormai delle differenze tra punti e hakka soggiunse: Il dottor Whipple aveva ragione. Dovunque un uomo vada deve sempre cercare di dare il meglio di s. Oggi il Comitato mi ha proposto di assumere
io la distribuzione del cibo perch sa che sono un uomo onesto. Anzi, concluse compiaciuto, faccio gi parte del Comitato.
Avevano per una grave preoccupazione: dai marinai del Kilauea, da loro ripetutamente interrogati, non erano riusciti a sapere nulla del piccino.
Qualcuno ricordava vagamente di aver veduto sul molo di Honolulu un uomo, forse un cinese, prendere in consegna il neonato. Tuttavia, ora che il dottor Whipple era morto, non si poteva avviare una ricerca metodica. Attesero dunque vari mesi soffocando le loro ansie, ma queste si accrebbero di colpo quando un nuovo venuto li inform: Conosco Kimo e Apikela. Vivono raccogliendo maile, vero? Gi, per da loro ci sono soltanto quattro piccoli pake. I poveri genitori si angustiavano, ma Nyuk Tsin per calmarsi non cessava di ripetersi: "Ovunque sia star certo meglio che non qui.
Una scoperta fortunata mise termine alle preoccupazioni di Mun Ki. Un giorno in cui era di fazione sulla spiaggia, gli capit per caso di osservare che alcuni dei neri sassolini vulcanici di cui era disseminato il lido assomigliavano ai gettoni usati nel giuoco del fan-tan. Incominci a raccoglierli, e quando n'ebbe circa un centinaio, tutti di misura pi o meno uguale, and alla ricerca di una roccia che fosse completamente piatta. S'imbatt cos in una specie di lastra che, levigata con un'altra pietra, avrebbe potuto diventare sufficientemente liscia. Terminata questa operazione vi sparse sopra i sassolini, li raccolse di nuovo, quindi torn a gettarli sulla lastra, contandoli a quattro per volta. A forza di provare e riprovare divenne talmente abile nel calcolare la manciata iniziale da indovinare con quasi assoluta precisione il numero dei sassolini che sarebbero rimasti. Ripet l'esperimento per vari giorni, quindi chiam alcuni hawaiani spiegando loro ij giuoco. Per i primi due giorni si limit a cimentarsi con loro senza scommettere, finch fu proprio un hawaiano a proporre: Con questi sassolini si potrebbe giocare sul serio.
Lo credi veramente?, ribatt Mun Ki con finta noncuranza.
Poich nessuno aveva soldi, si guardarono in giro in cerca di qualcosa che li potesse sostituire, finch notarono che un cespuglio, di cui l'interno dell'isola abbondava, recava semi gialli e duri, che potevano servire benissimo allo scopo. Cos incominci a Kalawao, nella colonia dei lebbrosi, un giuoco di fan-tan destinato a rimanere unico nel suo genere. Quando Mun Ki teneva il banco, v'era da restare a bocca aperta nel vedere l'abilit con la quale, afferrato tra i moncherini un certo numero di sassi, riusciva a calcolare se il totale fosse pari o dispari. Allorch le scommesse erano state fissate, riusciva a nasconderne uno stringendolo tra la base del pollice e il palmo della mano: se la maggior parte dei
suoi avversari aveva scommesso pari lasciava cadere discretamente il sassolino nascosto, cosicch il resto diventava dispari e lui intascava la posta; se viceversa le scommesse erano in maggioranza sul dispari, teneva il sassolino ben stretto, vincendo naturalmente anche in questo caso.
Il giuoco continu per settimane, e tanti hawaiani, non appena sorgeva il sole, si precipitavano sulla spiaggia dove l'astuto giocatore pake era sempre pronto ad accettare qualsiasi sfida. Giocavano unicamente per vincere pochi semi gialli, ma l'emozione era la stessa che se avessero giocato milioni, finch uno di loro, Palani, cio il biblico Paolo, si trov ad avere da parte un bel gruzzolo di sementi. Era quel che Mun Ki aveva sperato, e il giorno in cui Palani ebbe finalmente intascato tutti i semi degli altri lebbrosi annunci a Nyuk Tsin: Palani sta cadendo in trappola come noi avevamo previsto. Prega per me.
Nei giorni seguenti, Palani incominci a perdere. Se scommetteva pari, Mun Ki lasciava cadere il sassolino nascosto nel palmo, facendo risultare un numero dispari, e quando l'hawaiano decideva di rischiare un bel po' di sementi tentando una grossa vincita su un numero determinato, per esempio tre, era, per Mun Ki, un giochetto far risultare i sassolini di numero pari, in modo che non potessero assolutamente formare tre.
Sia pure lentamente, il mucchietto di Palani continu a diminuire, ma Mun Ki sapeva per esperienza che per coltivare un allocco occorrono pazienza e abilit, perci ogni tanto lasciava che Palani stravincesse; tuttavia, alla lunga, le sue perdite si fecero sempre pi sensibili, finch venne il pomeriggio in cui i semi di Palani si ridussero a una sparuta manciata.
L'emozione dei giocatori si era fatta vivissima, e quando il cinese ebbe ridotto definitivamente a zero il proprio avversario, gli hawaiani incominciarono a prendere allegramente in giro il perdente. Era proprio ci che voleva Mun Ki; mentre le beffe e i lazzi si facevano sempre pi sferzanti, domand nel suo solito tono di finta noncuranza: Palani, perch non giochiamo cos? Tu hai una trave per la tua casa, e io ne ho una per la mia. Ora,  ridicolo che nessuno dei due abbia un tetto completo; perci scommettiamo, io contro la tua trave, e tu contro la mia.
Tra la piccola folla che si era assiepata intorno ai giocatori corse un brusio di emozione, e Mun Ki preg in cuor suo che l'hawaiano accettasse la sfida. A tutta prima il gigante si limit a rispondere: D'accordo. Giochiamo pure come vuoi tu.... Mentre Mun Ki si sforzava di dissimulare la propria gioia, l'omone soggiunse: Domani; per non raccoglieremo i sassolini con la mano, li tireremo su con una tazza. E non sarai tu a contarli, Mun Ki; li conter Keoki.
Come! Non ti fidi di me?, protest Mun Ki.
Guardando diritto in faccia l'esile cinese, il grosso hawaiano ripet: Li tireremo su con una tazza. Quindi si allontan in compagnia dei propri amici.
Mun Ki rimase solo a fissare mestamente i sassolini sparsi sulla pietra piatta. Tent di ricapitolare con cura, a uno a uno, i vari particolari dei propri rapporti con Palani: "Tutto  incominciato dal giorno in cui ho visto io per primo quella grossa tavola. Lui per, avendo i piedi sani, ha fatto in tempo a prenderla prima di me. Deve aver capito che mi sono seccato, e che ho fatto apposta a lasciarlo vincere prima per costringerlo a perdere poi. Che razza di farabutto! Mentre io credevo di prenderlo in giro, in realt era lui che prendeva in giro me... Ah, questi maledetti hawaiani!....
Rientr in casa awilitissimo, e dopo aver dato un'occhiata nostalgica alla sua preziosa trave di colmo decise che il partito migliore per lui era di porsi incondizionatamente alla merc della propria moglie. Pu darsi che domani perderemo il nostro tetto, dichiar con aria lugubre.
Ma se non l'abbiamo ancora, un tetto?, protest Nyuk Tsin.
Abbiamo per la trave di colmo, replic sempre pi tetro in volto Mun Ki, e la perderemo.
Cosa? strepit Nyuk Tsin.
Ti prego, sta' zitta!, la implor Mun Ki.
Ma la donna, senza darsi per intesa, seguit a gridare, spingendolo contro il muro: Che cos'hai fatto? Ti sei giocato la nostra trave?.
Ci resta ancora una speranza, la rassicur Mun Ki, spiegandole poi l'accaduto. Nyuk Tsin scoppi a piangere, mentre Mun Ki cercava invano di consolarla. I due passarono la notte nel tentativo di escogitare un piano per mettere nel sacco Palani.
Spunt l'alba che Mun Ki non aveva chiuso occhio. Con un bastone stava tracciando alcune cifre sulla sabbia umida quando, alzando gli occhi su sua moglie, la fiss con un sorriso raggiante sulle grosse labbra di lebbroso. La nostra fortuna incomincia da oggi, le assicur, smettila di crucciarti per la nostra trave di colmo. Tre anni fa abbiamo incominciato a coltivare l'appezzamento di taro che  stato l'origine di tutte le nostre disgrazie. Ci abbiamo rimesso quattrini, io mi sono ammalato, il medico cinese ci ha imbrogliati, abbiamo dovuto abbandonare la nostra casa. Adesso per questi tre maledettissimi anni sono finiti, e ricomincia
il nostro ciclo fortunato. Nyuk Tsin!, esclam trionfante, da questo momento ci aspettano sei anni grassi. Oggi vincer a Palani la sua trave di colmo, e stasera dormiremo finalmente sotto un vero tetto!.
Traboccante di speranza, condusse Nyuk Tsin alla roccia del fan-tan, dove Palani e gli altri hawaiani stavano gi aspettando.
I sassolini erano gi stati disposti sulla superficie piatta della roccia, e accanto era stata posata una tazza di metallo munita di manico. Dopo qualche discussione fu convenuto che la partita si sarebbe giocata a questo modo: Palani avrebbe raccolto con la tazza una manciata di sassi, mentre l'arbitro Keoki, sorvegliato da Nyuk Tsin, li avrebbe contati a quattro a quattro. Nel frattempo Mun Ki avrebbe scommesso su pari o dispari, fissando inoltre un numero. Pertanto s'egli avesse dichiarato pari e quattro, e se i sassolini rimasti fossero stati quattro, avrebbe vinto due punti sul pari e quattro punti per avere indovinato il numero esatto. D'altro canto, se avesse voluto mettersi al coperto, avrebbe potuto dichiarare pari e tre, il che gli avrebbe ugualmente reso quattro punti se fosse venuto il tre. Sarebbe quindi toccato a lui tirar su i sassolini con la tazza, mentre Palani avrebbe dichiarato le proprie scommesse, e il primo dei due che avesse totalizzato cento punti si sarebbe preso la trave dell'altro.
Palani, soddisfatto di essere finalmente riuscito a costringere
il cinese a giocare in modo onesto, era convinto di vincere; in quanto a Mun Ki, persuaso com'era che in quel giorno s'iniziasse
il suo ciclo fortunato di sei anni, non stava letteralmente nella pelle dalla felicit. Non appena il grosso hawaiano ebbe tirato su i sassolini tenendoli sollevati, in attesa della sua scommessa, grid pronto: Dispari e tre!. Subito i sassi furono depositati davanti all'arbitro, mentre gli astanti si chinavano a contare ansiosamente.
Pareva di assistere a un'adunata di mostri. Chi non aveva pi mani, chi mancava dei piedi; ad alcuni si erano gi staccate le labbra, ad altri il naso. Dal gruppo si levava l'inconfondibile lezzo di lebbroso, e grosse chiazze biancastre deturpavano quelle pelli scure. Non erano pi uomini, bens caricature umane, quali potrebbe immaginarle un artista diabolico, odiatore dei propri simili. Nondimeno quel giorno, nella viva luce del sole, ridevano felici, e anche se l'arbitro non aveva dita sufficienti per contare in fretta, lo lasciavano fare lo stesso, sapendo ch'era persona degna di fiducia.
Dispari e uno. Due punti per il pake, annunci Keoki tra gli evviva della folla.
Quando fu la volta di Mun Ki, si present una difficolt: egli non aveva dita bastanti per impugnare il manico della tazza; perci dopo aver vanamente tentato diverse volte si appell alla folla perch fosse permesso a Nyuk Tsin di maneggiare la tazza per lui. La sua richiesta fu accolta e Nyuk Tsin raccolse i sassolini.
Dispari e tre, grid Palani.
L'arbitro, dopo aver contato, annunci: Pari.
 il nostro anno fortunato!, url entusiasta Mun Ki, spiegando quindi agli altri che i cinesi hanno sempre tre anni magri seguiti da sei grassi. I grassi sono incominciati ieri sera!, ridacchi soddisfatto, e alla puntata successiva di Palani segn sei punti.
Ben presto Mun Ki si trov in vantaggio con un punteggio di cinquanta contro trentanove, ed era veramente miracoloso vedere come la sorte gli arridesse. Verso mezzogiorno nessuno ebbe pi dubbi che a perdere il tetto sarebbe stato Palani. Questi nondimeno seguit a giocare coraggiosamente sino alla fine, e quando Mun Ki lo ebbe battuto a cento contro ottantatr, il grosso hawaiano balz in piedi, e dopo essersi stirato per sgranchirsi le membra intorpidite dalla prolungata immobilit, dichiar: Porter io stesso la trave a casa tua!. I lebbrosi in grado di camminare formarono un corteo, e quando il pezzo di legno di Palani fu giunto a destinazione lo tagliarono in tanti pezzi pi piccoli e tutti uguali destinati a formare le travi di sostegno. Un uomo che possedeva ancora una certa agilit balz sulle mura di pietra costruite da Nyuk Tsin, vi sistem sopra le travi, quindi incominci ad assicurarvi i pannelli di erba pili che gli altri gli passavano di mano in mano. A met pomeriggio il tetto era terminato, e Mun Ki, tronfio di orgoglio, seguitava a ripetere: Questo  veramente
il mio anno fortunato!.
Nyuk Tsin intanto, vedendo l'espressione delusa del povero Palani, senza neppure consultarsi col marito, gli si avvicin dicendogli: Nella nostra casa nuova c' posto anche per un altro, e presolo per mano lo condusse dentro. I presenti approvarono con grandi evviva quel gesto generoso, ma subito tacquero, non sapendo come avrebbe reagito Mun Ki. Questi per si limit a esclamare esultante: Da stasera incominciano i miei sei anni fortunati.
Prendendo in casa il moribondo Palani, Nyuk Tsin non poteva essere meglio ricompensata della propria generosit. L'hawaiano infatti, ch'era stato marinaio e possedeva un'inesauribile parlantina, quando pioveva, sedeva nella capanna buia a raccontare ai due pake storie mirabolanti di paesi lontani, e a Nyuk Tsin pareva straordinario che a un uomo solo potessero esser toccate
tante avventure. Asia, Africa, America!, esclamava Palani, quelli s sono bei paesi da visitare!. Mentre parlava, i due cinesi avevano l'impressione di vedere quei continenti remoti, e gioivano al pensiero degli stupendi tesori che i loro figli avrebbero ereditato.
Una sera Mun Ki osserv: Quando sarai tornata coi ragazzi, zietta di Wu Ciow, devi insegnar loro a leggere. Bisogna che conoscano tutte queste belle cose di cui parla Palani. Una volta, anzi, disse addirittura: Sono contento d'essere venuto nel paese dell'Albero Fragrante perch  bene che un uomo abbia molte esperienze.
Le frottole da marinaio di Palani destavano pure l'immaginazione di Nyuk Tsin, facendole comprendere quanto fosse pi dolce vivere in compagnia che non isolati, com'era stata sempre costretta a fare nella sua qualit di moglie hakka, e talvolta, la sera, quando la pioggia tamburellava sul loro tetto, quei tre esseri tanto diversi tra loro per razza e abitudini provavano un piacere sincero e profondo nello starsene cos seduti insieme, in pace. Da quei giorni dat l'inizio dei notevoli servigi resi da Nyuk Tsin a Kalawao. Allorch il grosso Palani mor, fu lei a seppellirlo; quindi port nella propria casa riparata due coniugi, che ospit sino alla morte. Fin con l'essere conosciuta da tutti come la
pake kokua, e ogniqualvolta un nuovo contingente di lebbrosi veniva scaricato sulle inospitali spiagge di Kalawao, Nyuk Tsin andava loro incontro spiegando che cosa dovessero fare per procurarsi almeno un minimo di benessere in quelle prime settimane durante le quali sarebbero stati costretti a dormire all'aperto. Insegnava loro a costruirsi una casa come aveva fatto lei, e ogni giorno s'inerpicava sulle rocce in cerca di legna per gli altri.
Ma il compito pi importante che Nyuk Tsin s'era assunto consisteva in questo: quando una giovane sbarcava dal traghetto, la teneva per una settimana, o anche pi, in casa sua, dove la ragazza era al sicuro come se si trovasse in uno di quegli antichi, inviolabili santuari che gli hawaiani erano soliti erigere prima della venuta dell'uomo bianco. In quei giorni Nyuk Tsin sottoponeva alla giovane una rosa di possibili mariti, spiegandole in tono severo: Tu sei venuta qui per morire. Fallo con dignit. In tal modo numerosi matrimoni, se cos si possono chiamare, furono combinati in casa di Nyuk Tsin, finch dell'opera di misericordia svolta dalla pake kokua si sparse la voce sino a Honolulu.
Per parte sua, Mun Ki godette sino all'ultima briciola il proprio ciclo fortunato. Il fan-tan era pi animato che mai, e un giorno gli parve di toccare il cielo con un dito, poich dal traghetto scese un cantnese, un giocatore della sua stessa forza, ormai prossimo a morte, il quale era riuscito a nascondersi a Iwilei per ben due anni prima d'essere tradito dall'erborista ciarlatano. I due giocavano dall'alba al tramonto, e Mun Ki era il primo a insistere perch l'avversario raccogliesse i sassolini con la tazza...
Finch la lebbra divamp a un tratto nel suo corpo con violenza spaventosa, ed egli non fu pi in grado di lasciare la casa di pietra che Nyuk Tsin gli aveva costruita. La povera donna non aveva alcuna medicina con cui curarlo n delle orribili piaghe che gli martoriavano il corpo n della polmonite che lo aveva colpito per la seconda volta. Non aveva nemmeno da dargli un vitto adatto: disponeva soltanto di manzo salato e di poi. Non aveva che le sue cure amorose, e mentre gli ultimi giorni di Mun Ki si protraevano in un'agonia lenta, gli sedeva accanto, ascoltando attentamente le sue supreme volont.
Bada che sei obbligata per legge a mandare soldi a mia moglie, le ricordava. E quando i ragazzi saranno sposati, danne notizia al villaggio. Lnciati pure in tutte le imprese che vuoi, perch questi sono i miei anni fortunati.
Con l'avvicinarsi della fine divent di una gentilezza straordinaria. Al governatore della colonia, autonominatosi tale, dichiar: Lascio a te il giuoco del fan-tan.  tuo. Pochi attimi prima di morire trov ancora la forza per sussurrare a Nyuk Tsin: Ti amo. Sei tu la mia vera moglie.
Nyuk Tsin gli scav la fossa nel suolo sabbioso, scegliendo, come gli aveva promesso, il fianco di una collina, al riparo dai venti; sebbene non vi fossero alberi, v'era almeno uno spalto di roccia sul quale il suo spirito si sarebbe potuto riposare uscendo dalla tomba.
Dopo la morte di Mun Ki, Nyuk Tsin trasform la propria casa in ospedale, e da quel giorno non vi furono pi esseri umani ridotti a mozziconi viventi abbandonati nei campi, all'addiaccio. Li curava sino alla fine, n v'era lebbroso, per quanto ripugnante, di cui ella non si occupasse con una dedizione che andava al di l dell'umano. A Honolulu il governo non riusciva a trovar soldi per mandare ai derelitti nonch medicinali o bende, ma neppure ferri chirurgici per recidere le membra condannate. Nondimeno Nyuk Tsin seppe escogitare una soluzione ad ogni problema, e sempre pi numerosi erano gli hawaiani che la benedicevano come la pake kokua per eccellenza. Se qualcuno le domandava: Pake, perch ti sacrifichi a questo modo per noi hawaiani?, ella rispondeva:
Perch Kimo e Apikela sono stati buoni con me.
In quei giorni prese un'abitudine che non doveva pi abbandonare. Quando calava la sera, sedeva in un luogo appartato e si toglieva tutte le vesti, poi, incominciando dalla faccia e via via lungo il corpo e le gambe sino alla punta dei piedi, si tastava per assicurarsi di non avere alcun sintomo di lebbra. Quando aveva costatato che poteva considerarsi salva almeno per un altro giorno, si rivestiva e si coricava. Doveva eseguire quell'indagine al tramonto dato che il governo di Honolulu non trovava i soldi neppure per fornir lampade e olio ai lebbrosi, cosicch quando scendeva la notte era come se sul lazzaretto calassero le tenebre stesse dell'inferno e con esse tutte le brutture e gli orrori del mondo. Nyuk Tsin per, pur essendo ormai sola, fu sempre lasciata in pace, e sapendosi, almeno per il momento, immune dalla spaventosa malattia, poteva dormire serenamente.
Al principio del 1873 fu informata che in ricompensa dell'aiuto da lei dato a Kalawao le sarebbe stato consentito di tornare nel consorzio civile, purch al suo arrivo a Honolulu tre medici potessero accertare ch'ella era esente da lebbra. La notizia suscit una profonda emozione fra i lebbrosi, ma tutti furono concordi nel ritenere che avesse il diritto di partire, anche se ci li addolorava moltissimo. Nyuk Tsin, in quel periodo di attesa fra una nave e l'altra, visit in lungo e in largo la penisola di Kalawao, inerpicandosi sino al cratere dal quale il vulcano che aveva costruito l'isola aveva sfogato in passato la propria furia; si spinse sino al lato occidentale, dove, a parer suo, la minuscola colonia di Kalaupapa offriva ai futuri lebbrosi un rifugio infinitamente migliore di quello orientale di Kalawao. Spesso per indugiava a contemplare le rupi torreggianti che circondavano la penisola e le bianche capre selvatiche che libere e felici balzavano di roccia in roccia, dicendosi: "Non avrei mai sperato di lasciare un giorno questo posto. Possano quelli che sono costretti a rimanere trovarvi un poco di umanit e di decoro.
Il giorno fissato per la partenza di Nyuk Tsin dal lebbrosario,
il piccolo Kilauea si mise come al solito alla fonda al largo, mentre venivano spinti nella risacca barili e bestiame. Una scialuppa approd col primo carico di condannati, e bench Nyuk Tsin avesse deciso di portarsi subito alla nave, improvvisamente cambi idea. Pass tra i nuovi venuti tentando di spiegar loro nel suo hawaiano stentato quali fossero le condizioni della colonia, tanto che all'ultimo tragitto i marinai della scialuppa furono costretti ad avvertirla: Ehi, pake! Meglio tu venire, eh?. Mentre si accingeva a salire sull'imbarcazione ne vide uscire un uomo piccolo, pallido, in abito nero da sacerdote. Portava gli occhiali, e i suoi
capelli erano pettinati all'ins come quelli di un ragazzo; aveva dovuto viaggiare in mezzo al bestiame ed era sudicio. Mise piede a terra ansando e quando vide ci che lo attendeva si ritrasse istintivamente, atterrito. Poi, al governatore che gli era venuto incontro mormor con voce appena udibile: Sono padre Damien. Sono venuto per servirvi. Dove posso abitare?.
Nyuk Tsin fu cos sorpresa nel vedere che un uomo bianco si offriva spontaneamente di aiutare i lebbrosi che non seppe neppure trovar le parole per gridargli: Si prenda la mia casa!. Quando alla fine si riebbe dallo stupore, gi i marinai l'avevano afferrata per un braccio, cos se ne and in silenzio; ma dalla scialuppa intu dai loro gesti che i lebbrosi stavano spiegando al sacerdote che a Kalawao non esistevano case e che anche lui, al pari di ogni altro nuovo venuto, avrebbe dovuto dormire sulla nuda terra, tutt'al pi sotto un albero di hau.


Capitolo 14.

Durante il viaggio di ritorno dal lebbrosario Nuruk Tain non ebbe che un unico pensiero: ritrovare i propri figli. Perci,
non appena il Kilauea attracc al molo, ne scese a precipizio, inosservata, poveramente vestita come al solito di un camiciotto e di un paio di calzoni turchini. Sui radi capelli raccolti in crocchia dietro la nuca portava l'inseparabile cappelluccio a pan di zucchero; era scalza, e dopo otto avventurosi anni trascorsi alle Hawai possedeva esattamente quanto aveva indosso... eccezion fatta per i sette acri di terreno paludoso lasciatile dal dottor Whipple. Percorse la valle di Nuuanu senza fermarsi, per nel passare davanti al suo pezzettino di terra riflett: "Bisogner che incominci a zapparlo questa sera stessa.
Era diretta alla casa di Kimo e di Apikela, e quando fu sul sentiero boscoso si mise a correre. Pensava di trovare i bambini nella radura, ma la famiglia si era gi ritirata in casa, e Nyuk Tsin dovette arrivare sino alla porta prima che Apikela si accorgesse di lei. Pake! Pake!, grid felice la grossa hawaiana correndole incontro e abbracciandola con trasporto. Nyuk Tsin, pur ricambiando il suo abbraccio, incominci a contare i bambini e vide ch'erano soltanto quattro: essi, fermi sulla soglia, fissavano spaventati l'intrusa.
Dov' il quinto?, riusc finalmente a balbettare Nyuk Tsin.
Quale quinto?, domand a sua volta Apikela.
Ma i marinai del Kilauea non vi hanno consegnato la mia ultima creatura?.
No. Noi non ne sappiamo nulla.
Angosciata per la scomparsa del suo ultimo piccino e tuttavia felice di rivedere quei quattro, Nyuk Tsin rimase per un attimo come paralizzata. Alla fine mosse innanzi facendo il gesto di volerli abbracciare, ma i due pi piccoli, non conoscendola, istintivamente si ritrassero, mentre i due maggiori tentennavano, avendo creduto di capire dai bisbigli dei grandi che la loro madre fosse lebbrosa. A Nyuk Tsin non sfugg il loro timore, e dopo un istante di esitazione si ferm, osservando, rivolta ad Apikela: Li hai cresciuti molto bene!.
 stata per noi una gioia tenerli in casa nostra, replic ridendo la grossa hawaiana.
Come hai fatto a nutrirli tutti quanti?, domand Nyuk Tsin, senza stancarsi di contemplare quei suoi bei ragazzi cos sani e robusti.
Non  difficile dar da mangiare ai bambini, la rassicur Kimo. Di quando in quando lavoravo anch'io, e talvolta i pake ci davano un po' di denaro.
Sapete se l'altro bambino  con loro?, domand Nyuk Tsin.
Non ce ne hanno mai parlato, rispose Apikela. Poi, vedendo quanta paura avessero i ragazzi della loro madre, li raccolse tutti e quattro insieme in un unico gigantesco abbraccio e li sospinse verso Nyuk Tsin. La cinesina fu sommersa da un groviglio di braccia e di gambe infantili; ma all'improvviso fu lei a temere d'esser lebbrosa, e si ritrasse, mentre i ragazzi la fissavano in silenzio.
Ho paura, mormor umilmente, e Apikela, in silenzio, fece allontanare i bambini.
Dopo un pasto rumoroso, durante il quale i ragazzi seguitarono a discorrere con Kimo, e Apikela a rivolgere un sacco di domande oziose su Kalawao, Nyuk Tsin annunci: Devo andare a dar un'occhiata al mio terreno. Ci detto s'incammin verso l'appezzamento acquitrinoso distante quattro miglia dalla casa degli hawaiani, ma anche questa volta vi pass davanti senza fermarsi. Era troppo impaziente di parlare con le famiglie punti e hakka. Nessuno per seppe dirla nulla della sua creatura. Ad ogni modo, poich si sentivano in obbligo verso la vedova di Mun Ki, tutti insieme racimolarono qualche attrezzo, alcune sementi, un sacchetto di bulbi di taro e una pertica di bamb cui attaccare due cesti. Cos provvista Nyuk Tsin ritorn sulla sua terra, dove rimase a lavorare sin quasi a mezzanotte.
Racchiuse in piccoli argini la zona pi paludosa, dove il taro avrebbe sicuramente attecchito. Del resto la piantagione di taro sarebbe servita a prosciugare il terreno rimanente, mettendo allo scoperto del buon suolo alluvionale, sul quale Nyuk Tsin avrebbe potuto coltivare legumi e verdure. In tal modo sin dalla prima sera Nyuk Tsin adott il sistema di coltivazione cui si sarebbe fedelmente attenuta per tanti anni: taro per gli hawaiani, cavoli e piselli per i cinesi, fagiuoli e patate irlandesi per gli haole.
Ogni giorno all'alba si metteva la pertica di bamb sulle spalle, vi appendeva i due cesti, si calcava in testa il cappelluccio a pan di zucchero e si avviava scalza verso il suo orto. Quando incominciarono a maturare le prime verdure ne caric i due panieri, iniziando i suoi interminabili giri per Honolulu; ma pi che d'intascar denaro si preoccupava di scoprire in quale famiglia fosse potuto andar a finire il suo piccino, che ormai doveva essere sui quattro anni. Su questo punto purtroppo ogni ricerca rimase infruttuosa, ma la vendita delle verdure incominci ben presto a fruttarle un discreto guadagno.
Nyuk Tsin non smetteva di lavorare nel campicello neppur al cader della notte; solo quando le stelle erano spuntate riponeva con cura nei cesti la verdura che non era riuscita a vendere, quindi issatasi la pertica sulle spalle percorreva le quattro miglia che la separavano dalla casa degli hawaiani, dove i suoi figliuoli dormivano gi da un pezzo. V'erano giorni in cui non li vedeva neppure, ma la sera, discorrendo al buio con Kimo e Apikela, parlava quasi esclusivamente del loro avvenire. Finch, una sera in cui era rincasata pi stanca del solito, sotto una pioggia insistente, fu assalita dai ricordi del lebbrosario e delle mille cose che Palani le aveva raccontato del mondo. Incapace di resistere, ancora fradicia di pioggia e tutta inzaccherata, corse a svegliare i ragazzi. Mentre questi si stropicciavano gli occhi insonnoliti sforzandosi di capire che cosa stesse dicendo loro, Nyuk Tsin, che stentava a esprimersi in hawaiano, cercava di spiegare: Da qualche parte, a Honolulu, voi avete un fratello il quale si chiama.... Poich i ragazzi incominciavano a dar segni d'impazienza e a piagnucolare, Apikela url:
Ehi, voi, kanaka, silenzio! Vi sta parlando la vostra zietta! Pake della malora!, e subito i bambini zittirono.
Lentamente la zietta di Wu Ciow riprese: Vostro padre voleva che voi vi spartiste l'intiero universo. Mi ha raccomandato di farvi studiare... Diceva sempre: "Lavorate sodo, e il mondo vi apparterr. Prese il primogenito per la mano e trascinandolo al centro della stanza lo esort: Asia, devi onorare tuo padre lavorando sodo. Il bambino, semiaddormentato, annu, del tutto inconsapevole dell'alto incarico che gli era stato affidato. Nyuk Tsin ripet poi l'esortazione agli altri, quindi soggiunse: E dovete pure aiutarmi a trovare vostro fratello Australia.
Dov'?, domand Asia.
Non lo so, rispose la zietta di Wu Ciow, ma dobbiamo assolutamente trovarlo.
Dopo che i bambini, storditi e assonnati, ritornarono a letto, la piccola cinese rimase ancora a lungo alzata assieme ai due hawaiani, sforzandosi di giudicare quale dei suoi figliuoli promettesse di diventare il pi intelligente. Si trattava di un problema per lei importantissimo: Nyuk Tsin, infatti, si rendeva conto che sarebbe riuscita a mandare a istruirsi in America uno solo di loro, ed era perci essenziale identificare quale fosse il pi meritevole. Chiese dunque a Kimo: Qual  il migliore secondo te?.
A me piace molto Europa, rispose Kimo.
D'accordo, ti piace, convenne Nyuk Tsin. Ma chi  il pi intelligente?.
Secondo me America.
Anche Nyuk Tsin era dello stesso parere, per volle averne conferma da Apikela. Credi che America abbia un carattere combattivo?, domand.
Il pi combattivo  Africa, rispose Apikela.
Ma quale dei quattro manderesti sul continente?.
America, replic Apikela senza esitare.
Nel 1875 Nyuk Tsin era riuscita a mettere da parte quasi venticinque dollari, e se le cose avessero seguitato ad andare di quel passo non le sarebbe stato difficile dare un'istruzione a tutti i suoi figliuoli indistintamente. Purtroppo per aveva anche molti altri obblighi; perci quand'ebbe raccolto una cifra tonda di venticinque dollari sonanti li avvolse in un fazzoletto, e presi con s i quattro ragazzi si avvi con passo solenne al negozio punti ripetendo loro varie volte: Voglio che capiate bene ci che stiamo per fare. Quando fu al negozio schier i ragazzi in fila, in modo che anche il piccolo America, di appena sei anni, potesse seguire l'operazione che stava per aver luogo.
In quegli anni alle Hawai non esistevano istituti di credito cinesi, e d'altra parte nessun orientale avrebbe mai affidato il proprio denaro a un uomo bianco. Perci i soldi venivano tenuti gelosamente nascosti sino al raggiungimento di una determinata somma, che veniva quindi consegnata al proprietario del negozio punti
o del negozio hakka affinch, per un compenso del tre per cento sul totale, trasmettesse il gruzzolo ai villaggi d'origine. Potevano scoppiare guerre e rivoluzioni, le Hawai prosperare o cadere in miseria, gli uomini morire, le navi essere catturate dai pirati, ma il denaro spedito dal negozio punti di Honolulu arrivava sempre sano e salvo al Villaggio Basso.
Questo denaro  per la moglie di Ki Mun Ki, spieg Nyuk Tsin al negoziante, e quando questi ebbe annuito, soggiunse:  una vedova del Villaggio Basso. Spiegale che glielo mandano i suoi quattro ragazzi unitamente ai loro rispettosi omaggi filiali. Il negoziante torn ad annuire e prese un foglio di carta per scrivere la lettera accompagnatoria.
Quando questa fu compilata nei misteriosi caratteri cinesi che pochi alle Hawai erano in grado di leggere, Nyuk Tsin la mostr orgogliosamente a ciascun figliuolo spiegando: Voi adesso state mandando denaro a vostra madre. Dovrete mandargliene finch vivr, in segno del rispetto che le dovete. Compitamente i quattro cinesini presero la lettera e la studiarono, sforzandosi d'immaginare la Cina, dove la loro mamma, seduta in una veste di broccato rosso, aprendo la lettera vi avrebbe trovato dentro i loro soldi. Dopo aver restituito la lettera al negoziante perch la spedisse, Nyuk Tsin torn a mettere in riga i quattro ragazzi ripetendo: Ricordate! Finch vostra madre sar viva, questo rester il vostro primo dovere. E i bambini compresero. La grossa Apikela era come una mamma in quanto li baciava e abbracciava continuamente e cantava loro belle canzoni; anche la zietta di Wu Ciow era una mamma, talvolta, perch portava loro da mangiare; ma la loro vera mamma, quella che contava, abitava in Cina.
Poich per quel che riguardava il lavoro la giornata era ormai sciupata, Nyuk Tsin decise di raccogliere informazioni dirette su un fatto di cui aveva udito parlare e che le aveva prodotto una profonda impressione. Ricondusse dunque i suoi quattro vispi marmocchi su per la valle di Nuuanu, infilando quindi una valletta secondaria, dove in mezzo a un campo sorgeva un vasto edificio appartenente alla Chiesa anglicana. Infatti, non appena gli alii delle Hawai avevano scoperto quanto fosse pi dolce e tollerante l'episcopalismo con le sue belle cerimonie in confronto con l'arcigno calvinismo dei congregazionalisti, cos poco consono alle loro tendenze naturali, si erano affrettati a convertirsi in massa alla Chiesa d'Inghilterra, che li entusiasmava per la ricchezza della liturgia, per il profumo dell'incenso, per la suntuosit dei paramenti. Tra le prime iniziative prese dai missionari inglesi v'era stata quella di aprire la scuola alla quale si stava dirigendo ora Nyuk Tsin, e dove con grande stupore degli isolani avevano dichiarato: Nella nostra scuola i ragazzi cinesi saranno particolarmente bene accetti.
Ricevette Nyuk Tsin uno degli uomini pi straordinari che mai fossero giunti alle Hawai. Si chiamava Uliassutai Karakorum Blake; era un inglese alto e segaligno, con due baffi prodigiosi e una testa calva come una palla da biliardo bench avesse appena ventotto anni. I suoi genitori, oriundi dello Shropshire ma di gusti avventurosi, avevano attraversato fra l'altro con una carovana di cammelli tutta la Mongolia Esterna, dalla citt che gli aveva dato il primo nome a quella dalla quale derivava il suo secondo e dov'era nato prematuramente, scaraventato fuori, come si compiaceva di spiegare lo stesso Blake, dall'oscillante movimento di un cammello che praticamente distrusse la struttura pelvica della mia santa genitrice. Gli avevano insegnato a parlare contemporaneamente il cinese, il russo, il mongolo, il francese, il tedesco e l'inglese. Alle Hawai era divenuto altres un maestro di pidgin, e bench educatore severissimo amava profondamente i suoi allievi. Sapeva che non era possibile di parlare cinese con gli orientali delle Hawai, i quali conoscevano soltanto il cantonese e il punti, ma quando Nyuk Tsin gli rivolse la parola in hakka, gli parve che suonasse abbastanza simile al mandarino; le rispose perci in quella lingua e immediatamente la prese in simpatia.
Dunque hai intenzione di iscrivere alla nostra scuola questi quattro promettenti Lao-tse?, le domand nel suo mandarino fiorito e gioviale.
Non sono figli di Lao-tse, lo corresse Nyuk Tsin. Sono i figli di Mun Ki.
Uliassutai Karakorum Blake, il quale esigeva dai propri interlocutori che lo chiamassero proferendo sempre il suo nome per esteso, le diede un'occhiataccia e le domand:  rimasto qualche spicciolo che meriti tale appellativo nei forzieri di Mun Ki, nomato Ki?.
Mio marito  morto.
Blake trangugi saliva. Quella donna pratica gli andava a genio; nondimeno tent ancora una volta di sgominarla con un nuovo fuoco di fila di parole. Hai qualche motivo per ritenere che questi quattro orbati figli di Mun Ki abbiano la bench pi remota capacit di apprendere?.
Dopo aver brevemente riflettuto Nyuk Tsin rispose: America s, gli altri invece non sono troppo intelligenti.
Madame!, esclam Uliassutai Karakorum con un inchino che gli fece sfiorare il pavimento coi baffi, in tre anni che insegno a Iolani tu sei la prima madre che incontro la quale mostri di giudicare i propri figli con una certa esattezza. S, a dire il vero, i tuoi figli non mi sembrano troppo svegli, tuttavia accolgo con umilt Asia, Europa, Africa e America nella mia scuola. Strinse
quindi solennemente la mano a ciascun ragazzo mettendosi a urlare un minuto dopo in pidgin: Pi meglio voi ascoltare me, se no
io picchiare sodo, voi credere. I ragazzi gli credettero e subito.
Negli anni successivi, quando le Hawai sarebbero divenute un paese civile, con tanto di ambasciatori accreditati, nessuna scuola avrebbe assunto un insegnante sceso un pomeriggio da una baleniera, con la testa rasa, due baffi lunghi mezzo metro, un nome che suonava Uliassutai Karakorum Blake e sprovvisto di qualsiasi titolo accademico. Ma nel 1872 Iolani aveva bisogno di maestri, e in Blake trov l'uomo che doveva lasciare una impronta indelebile sulle isole. Il vescovo, quando si vide davanti quell'incredibile prodotto di umanit, gli chiese allibito: Quali sono le sue qualifiche?, e Blake gli rispose: Eccellenza, sono stato nutrito e allevato con latte di cammella. Il vescovo trov quella risposta tanto buffa che lo assunse subito. Se Blake avesse insegnato in una scuola di prim'ordine come Punahu, tra le migliori del tempo, non avrebbe avuto molta importanza ch'egli fosse capace o no, perch dopo Punahu gli allievi proseguivano gli studi a Yale, dove eventuali errori d'impostazione potevano essere facilmente corretti. Inoltre, nel caso in cui gli insegnanti della scuola non fossero all'altezza del loro compito, i genitori erano in grado di colmare le lacune. Ma a Iolani, o gli studenti si accontentavano dell'istruzione che impartivano loro i maestri disponibili, o restavano analfabeti. Bisogna dunque riconoscere a Blake il merito d'esser riuscito a istruire i cinesi nonostante i suoi tremendi baffi e la mania d'insistere sulle sottigliezze del galateo inglese. Costringeva gli allievi a esprimersi in un inglese raffinato, salvo a coprirli di contumelie un pidgin se sbagliavano. Pur restando personalmente buddista li convert alla religione anglicana. Insegn loro lo sport della vela, sostenendo che non si ha il diritto di chiamarsi gentiluomini se non si possiedono almeno un cavallo e un'imbarcazione. Soprattutto li trattava come se non fossero cinesi, comportandosi nei loro riguardi come se un giorno dovessero esser chiamati a dirigere istituti di credito, essere eletti alle pi alte cariche politiche, divenire proprietari terrieri.
In quegli anni molti alle Hawai guardavano all'avvenire con apprensione. Non volevano che i cinesi frequentassero le universit
o possedessero grosse aziende. Avevano dichiaratamente paura di dover trattare in futuro con industriali e intellettuali orientali. Speravano - e i fatti dovevano dimostrare il contrario - che i cinesi si sarebbero accontentati di lavorare nelle piantagioni senz'aspirare a salire pi in alto, e quando compresero il loro errore, e i cinesi incominciarono a impadronirsi dei punti chiave della vita pubblica, colti dal panico, parlarono d'istituire leggi assurde, o di esiliare tutti i cinesi, o ancora d'impedir loro di occupare determinate cariche. Sarebbe bastato, invece, che facessero una cosa molto pi semplice: fucilare Uliassutai Karakorum Blake.
Quando infatti il primo lavoratore cinese, a costo di durissimi sacrifci, mise da parte il denaro occorrente per mandar il figlio a studiare a Iolani, ebbe inizio una di quelle inevitabili rivoluzioni che hanno segnato il progresso dell'umanit. Allorch Blake incominci a insegnare l'alfabeto al primo ragazzo cinese, lo sfruttamento della manodopera non qualificata ebbe i giorni contati. Infatti, un ragazzo in grado di leggere, tosto o tardi si imbatte in un libro; questo lo induce a riflettere, gli suggerisce delle idee, e un giovane che possiede delle idee  padrone del mondo o quasi. Bisogna aggiungere che in quegli anni, alle Hawai, i cinesi non erano molto ben trattati. I luna (cio i capisquadra addetti alla sorveglianza delle piantagioni), uomini volgari, litigiosi, maneschi, sovente si divertivano a legare insieme due cinesi per il codino e a picchiarli e a insolentirli. I cinesi naturalmente si vendicavano, finch tra i luna la seguente frase divenne come una parola d'ordine: "Non andate mai in un campo dove lavorino coi coltelli pi di sei cinesi. Una sera infine un cinese infuriato, per motivi che nessuno riusc mai ad appurare, entr urlando nella stanza da letto del console francese e lo massacr a coltellate.
Non erano anni facili, e i cinesi non erano pi i docili orientali che il Mail di Honolulu aveva esaltato al loro arrivo. Rivelavano una scaltrezza non comune, erano pronti a lavare le offese nel sangue e soprattutto risoluti a non rinnovare i loro contratti a lunga scadenza a tre dollari il mese per quattordici ore al giorno di lavoro. Venne cos a crearsi un'acuta tensione, e l'esperimento cinese sarebbe fallito se Uliassutai Karakorum Blake non avesse seguitato a inculcare nei suoi alunni con instancabile tenacia: Le identiche virt che sono esaltate in Cina vi condurranno al successo nelle Hawai. Studiate, onorate i vostri genitori, mettete da parte il vostro denaro, frequentate soltanto gente onesta. Sottolineava anche l'opportunit di conformarsi ai costumi della maggioranza. Tagliatevi il codino, consigliava, vestitevi come gli americani. Aggregatevi alle loro Chiese, dimenticate di essere cinesi.
Un giorno un ragazzo gli domand: Come mai mi consiglia di abbandonare il buddismo mentre lei vi resta fedele?. E Uliassutai s'affrett a rispondergli: Perch quando io me ne andr dalle Hawai torner in Inghilterra, dove esiste la libert in ogni campo. Voi, invece, non lascerete pi queste isole e dovrete vivere in mezzo agli americani, i quali della libert, sotto qualsiasi specie,
se ne infischiano altamente. Perci conformatevi. Era un uomo scontroso, testardo, ma seppe trasformare una razza.
In quei giorni Nyuk Tsin si alzava all'alba, e sino all'apertura della scuola faceva lavorare i figli nel campo, con s. Quando l'orario delle lezioni si avvicinava, tuffava uno straccio nell'acqua dell'appezzamento di taro, li lavava, li metteva in ordine e li mandava a scuola. Al termine della giornata i ragazzi erano di nuovo tra cavoli e patate, e solo a notte rientravano a casa, dove Kimo teneva sempre in serbo per loro una cena calda. Dopo circa un anno di questo regime spartano il grosso hawaiano propose: Perch non ce ne andiamo tutti quanti da questa casa e non ne costruiamo un'altra pi a valle? Il terreno quass potremmo trasformarlo in orto. In tal modo nessuno dovr pi fare tanta strada, e io sar a due passi dal biliardino.
Dopo esser rimasta un poco a riflettere Nyuk Tsin rispose:
Non mi sento di rinunciare anche solo a un palmo della mia terra per costruirci sopra una casa.
Ma ragiona!, protest Kimo. Per un angoletto del tuo orto avrai in cambio tutto questo bel terreno.
Se dovessimo fare come dici tu, ribatt Nyuk Tsin, Apikela dovrebbe percorrere troppa strada per andare in cerca di maile, mentre io posso camminare molto pi facilmente di lei.
Vedi, quel che avevo in mente, riprese Kimo, era che Apikela abbandonasse la raccolta del maile per darti invece una mano nel campo. In tal modo i ragazzi avrebbero pi tempo per studiare.
Era una proposta tanto ragionevole che l'indomani Nyuk Tsin invit Kimo ad accompagnarla nel proprio orto, dove il gigante le spieg che per fabbricare una casa sarebbe occorso soltanto un pezzettino di terra, mentre in cambio ella avrebbe ricevuto tutto il vasto appezzamento forestale di propriet di Kimo. Convinta, alla fine la donna accett.
La casa dell'altopiano venne abbattuta, e per varie notti dormirono tutti all'aperto in attesa che si costruisse quella del bassopiano, finch in Nuuanu Street spunt la prima delle tante case Ki destinate a diventare famose. Questo primo esemplare consisteva in poco pi di una baracca; non era n impermeabile all'acqua n molto ordinata, ma poteva albergare comodamente cinque cinesi e due hawaiani. In un certo senso rappresent anche la prima pietra della fortuna dei Ki perch un giorno in cui Nyuk Tsin arrancava per la valle, diretta ai suoi nuovi campi, che essendo tanto elevati non erano produttivi come quelli del bassopiano, fu fermata da un
bel giovane ventenne che guidava un calesse e che cos l'apostrof: Sei tu la pake proprietaria di quel campo?. Alla risposta affermativa di Nyuk Tsin il giovane, legate le redini, salt a terra e porgendole la mano le disse: Io sono Whip Hoxworth. Se non ti dispiace vorrei dare un'occhiata al tuo podere. Si accompagn cos a lei per l'ultimo tratto di strada, e quando fu sul campo ne smosse il terreno con la punta dei piedi, ne strofin una manciata fra le palme e infine propose: Pake, vorrei concludere un affare con te. Ho portato da Formosa, non ti dico con quanta fatica, un centinaio di piantine di ananasso. Ho tentato di coltivarle in pianura, ma non c' stato verso; ora, ho l'impressione che a questa altezza, invece, potrebbero avere il clima al quale erano abituate a Formosa. Sai che cos'ho in mente? Ti dar tutte le piantine che mi restano, e se riuscirai a farle attecchire te le regalo. A me basta che tu mi dia qualche frutto e una manciata di sementi.
Gli ananassi si possono vendere?, domand Nyuk Tsin, sempre diffidente.
Whip Hoxworth si volse a indicare la vallata, sebbene folti alberi gliela togliessero alla vista. In tutte le case che vedi laggi vi saranno persone arcifelici di acquistare i tuoi ananassi. Dunque, pake, affare fatto?.
Nyuk Tsin accett e fece bene, perch il giovane Whip aveva avuto un lampo di genio. Infatti quello era il terreno ideale per coltivarvi l'ananasso di Formosa, notevolmente pi dolce e sotto ogni punto di vista superiore ai prodotti allappanti e coriacei introdotti nelle isole mezzo secolo prima. Adesso Nyuk Tsin lasciava tutti i giorni i suoi campi alti di Nuuanu carica di ananassi, che non faticava certo a vendere in citt. Anche i legumi del campo inferiore prosperavano, ma, ci che pi contava, i suoi quattro figliuoli studiavano.
Una sola impresa le and storta, e anche questa volta colpevole ne fu il taro perch, non soddisfatta di venderne i bulbi agli indigeni, le foglie a chi si accontentava di mangiarle come surrogato di spinaci, e di tenersi i gambi per s, ricavando cos dal proteiforme taro un triplice guadagno, si lasci convincere da Kimo e Apikela a bollirne le radici per ritentare l'esperienza del poi. Questa volta per il procedimento fu eseguito alla perfezione, e ne risult un poi ottimo, denso, di un bel colore violetto, davanti al quale sarebbe venuta l'acquolina in bocca al pi schizzinoso degli hawaiani. Immediatamente la richiesta di questo pake poi, come veniva chiamato, fu fortissima, per pochissimi riuscivano ad acquistarne, perch la smisurata Apikela e l'ancor pi smisurato Kimo, spossati dal lavoro nel campo di taro, quando veniva l'ora dei pasti non ci vedevano pi dalla fame, e Nyuk Tsin, che si accontentava sempre di poche manciate di riso freddo con due o tre gambi di taro in sottaceto, restava sbalordita nel vedere le incredibili quantit di poi che i suoi giganteschi amici riuscivano a ingurgitare. Kimo, il quale era ormai prossimo ai duecento chili, si avvicinava col suo passo da ippopotamo ai secchi del poi, se ne versava un quarto e pi e ne serviva ad Apikela una porzione uguale. Dopo essersi pappati una mezza dozzina di pesci, un maiale freddo, un frutto del pane arrostito e quel che era rimasto di una scatola di salmone dell'Oregon, intingevano nel poi due dita, le facevano roteare nella massa glutinosa, quindi se le cacciavano in bocca, trangugiando quel cibo per loro squisito fra rapiti schiocchi di labbra e occhiate di beatitudine.
Nyuk Tsin doveva costatare ogni volta con sgomento che del suo bel poi non ne restava mai abbastanza per la vendita. Nondimeno non si lamentava, ricordando quanto quelle placide creature avevano fatto per i suoi bambini quand'ella era relegata al lebbrosario. Del resto, nemmeno ora sarebbe riuscita a cavarsela senza il loro aiuto, perch erano Kimo e Apikela a occuparsi dei ragazzi, a fare il bucato, a riferire i pettegolezzi che correvano per la citt, a badare al poi. Nyuk Tsin capiva tuttavia che doveva tutelarsi in qualche modo, perci un giorno si decise a proporre a Kimo:
Vorrei acquistare i vostri campi alti.
Acquistare?, ribatt Kimo stupito. Ma sono tuoi!.
Preferirei acquistarli in modo legale.
Ma sono gi tuoi, ripet Apikela.
Vi dispiacerebbe se ci recassimo insieme all'ufficio del catasto e firmassimo le carte relative?, insistette Nyuk Tsin. E poi io vi pagher com' giusto.
Apikela sollev per aria Nyuk Tsin, mettendosela quindi seduta in grembo come se fosse una bambina; poi osserv con una risata: Che vuoi che ce ne facciamo, Kimo e io, di quella terra? Tanto, non abbiamo figli!.
Avete per i miei quattro ragazzi, le ramment la cinese.
Questa s ch' una buona idea!, esclam Kimo. La terra la daremo ai nostri ragazzi. Si recarono dunque tutti e tre all'ufficio del catasto, intestando la propriet dei campi superiori ai ragazzi Ki, e quando l'impiegato bianco chiese, tramite l'interprete: A quale prezzo  stato stipulato il trapasso?, i due giganteschi hawaiani si guardarono confusi, mentre il funzionario spiegava: Perch la cessione sia legale occorre stabilire un prezzo di vendita purchessia.
Nyuk Tsin cav fuori un sacchetto di monete in cui v'erano persino delle sterline d'oro australiane, che aveva messo da parte per pagare l'istruzione dei suoi figliuoli, dichiarando di essere pronta a sborsare quanto era necessario, ma Kimo la interruppe: Vendiamo la nostra terra a questa pake in cambio di tutto il poi che le abbiamo mangiato e che le mangeremo. Proprio questo aveva sperato Nyuk Tsin, e in base a questa clausola venne stipulato l'atto di trapasso.
Adesso Nyuk Tsin conduceva un'esistenza curiosa e al tempo stesso tipicamente hawaiana. I suoi quattro figliuoli parlavano soprattutto l'hawaiano e l'inglese, ed ella riusciva a comunicare con loro soltanto in un hawaiano approssimativo. Gli era stato insegnato a considerare come loro vera madre la donna rimasta in Cina, ma per essi la "mamma era Apikela, la quale dal canto suo li trattava come se davvero li avesse messi al mondo lei; in quanto a Nyuk Tsin, nessuno in casa ne conosceva il vero nome perch gli hawaiani la chiamavano semplicemente la pake, e i ragazzi la conoscevano come la "zietta. Per quel che riguardava il vitto, il linguaggio e le risate, l'andamento familiare era hawaiano; in fatto d'istruzione, di affari e di religione, predominava il sistema americano; ma in quanto a ubbidienza filiale e a rispetto per il sapere, trionfava la Cina.
Con l'andar degli anni la vita di Nyuk Tsin si fiss in gesti e azioni inderogabili. Il primo marzo si recava all'ufficio del catasto a pagare l'imposta sulle due propriet, e il suo bene pi prezioso fin col diventare una scatola in cui teneva le relative ricevute. Per lei quelle ricevute rappresentavano una specie di cittadinanza, la prova fisica del suo diritto a restare nel paese dell'Albero Fragrante.
A giugno e a settembre lavava con cura particolare l'unico suo vestito, si copriva i capelli con un panno di bucato, quindi
andava a informarsi degli studi dei figliuoli da Uliassutai
Karakorum Blake, il quale si divertiva moltissimo a parlare con lei in cinese e ogni volta la rassicurava che i ragazzi facevano progressi. L'insistenza di Nyuk Tsin su questo punto rasentava il fanatismo, e ogniqualvolta aveva un abboccamento con Blake non si stancava di chiedergli: Quale dei quattro  il pi intelligente?. Dopo aver riflettuto il severo mentore rispondeva: America. Nyuk Tsin costatava con soddisfazione che non s'era ingannata sulle doti intellettuali di quel suo ragazzo, e gi le pareva di vederlo partire per il continente a continuarvi gli studi superiori, aiutato da tutti gli altri.
In aprile e in ottobre si recava puntualmente nel negozio punti con un adeguato numero di dollari da spedire alla famiglia di
Ki Mun Ki. Si faceva sempre accompagnare dai figli, a costo di far loro perdere qualche ora di lezione, convinta com'era che il dovere filiale fosse pi importante dell'istruzione. Ogni volta faceva toccare ai ragazzi il denaro e successivamente la lettera accompagnatoria, quindi diceva: Adesso potete tornare a scuola.
Cos passavano gli anni per Nyuk Tsin, la pake kokua, la zietta. Per s aveva un solo camiciotto, un unico paio di calzoni, niente scarpe e un cappelluccio a pan di zucchero. Possedeva inoltre una pertica di bamb, due cesti, una fabbrica di poi che non le rendeva nulla, e due appezzamenti di terreno che un giorno sarebbero valsi oltre un milione di dollari, ma la rivoluzione in cui quell'esile cinese ebbe tanta parte nacque principalmente dalla tenacia con cui ella volle, a costo di qualsiasi sacrifcio, mandare i suoi quattro svegli ragazzi a studiare a Iolani. Non appena questi fossero stati pronti a entrare nella vita economica di Honolulu, fortificati dagli ammaestramenti di Uliassutai Blake e dal semplice buonsenso della loro zietta, pi nulla e nessuno avrebbe potuto fermarli.
Finch un giorno del 1879, mentre entrava coi suoi ragazzi nella chiesa episcopale, Nyuk Tsin vide una numerosa famiglia hawaiana di cui faceva parte anche un bambino che pareva cinese. Dopo avergli dato un'attenta occhiata concluse che doveva avere circa otto anni, cio l'et del proprio figlio perduto. Non era per sicura che fosse cinese, tanto assomigliava agli altri suoi fratellini e sorelline hawaiani. Nondimeno, al termine della funzione, dopo aver affidato gli altri tre al tredicenne Asia, tenne dietro discretamente alla famiglia hawaiana e scopr in tal modo che abitava in una grande casa di Beretania Street, verso Punta Diamante. Tent anche di sapere da un passante come si chiamasse la famiglia, ma non riusc a farsi capire.
Incominci allora a cambiare i propri giri di venditrice ambulante percorrendo magari molte miglia in pi pur di tenere d'occhio la grande casa hawaiana. Dopo un certo tempo venne a sapere che il cinesino frequentava la scuola, era d'intelligenza normale ed era conosciuto soltanto con un nome hawaiano. Un giorno si spinse coi suoi ananassi sino sulla veranda, cercando di attaccar discorso con la padrona di casa, ma a quest'ultima la merce di Nyuk Tsin non interessava. Avendo cos esaurito tutte le proprie risorse, si rassegn finalmente a confidarsi con Apikela. Tuttavia, intuendo che la grossa hawaiana avrebbe sicuramente preso le difese dei compatrioti che avevano adottato il bambino, e pensando d'altra parte ch'era proprio il tipo d'incombenza da affidare a Kimo, prese quest'ultimo in disparte e dopo averlo messo al corrente della cosa gli disse: Vedi di sapere chi  quella gente.
Ma io non ho bisogno di andarmi a informare, le rispose Kimo con la massima semplicit. Quella  la casa del governatore Kelolo Kanakoa.
E allora fatti dire di chi  il piccolo pake.
Va bene, bofonchi Kimo. Si avvi al biliardino tornandone poco dopo con la seguente informazione: Il governatore si trovava un giorno sul molo quando arriv una nave con a bordo un neonato di cui nessuno sapeva che cosa fare. Allora il governatore dichiar: Lo prendo io, e mantenne la parola. A me sembra tanto semplice!, concluse Kimo con un'alzata di spalle. Poi, rendendosi conto delle intenzioni di Nyuk Tsin, l'ammon: Bada! Il bambino appartiene adesso a Kelolo! Lo ha allevato lui.
Ma  un pake, obiett Nyuk Tsin.  mio.
D'accordo!, convenne Kimo.  tuo, per adesso appartiene al governatore.
Pazientemente, ma col cuore gonfio di emozione, Nyuk Tsin ragion: Non sono stata io a darlo al governatore. Io l'avevo mandato a te perch tu me lo custodissi finch io non fossi tornata.
Ma che importanza ha chi si  preso il bambino? Il ragazzo ha trovato una casa, dei genitori che gli vogliono bene, altri fratelli con cui giocare, vitto a volont. Che cosa puoi desiderare di pi per lui?.
Voglio che cresca cinese, insistette Nyuk Tsin, incominciando a innervosirsi.
Io non ti capisco, dichiar serafico Kimo. Quand'ero piccolo, in casa mia c'erano sempre marinai che avevano disertato le rispettive navi: svedesi, americani, spagnoli, non aveva importanza. Ogni tanto le mie sorelle davano alla luce dei bambini, ma n loro n io sappiamo dove si trovino adesso. Sono spagnoli
o hawaiani? Che importa?,
Rendendosi conto che non sarebbe mai riuscita a ragionare con Kimo e bench l'istinto l'avvertisse di non farlo, Nyuk Tsin parl della cosa con Apikela, e come aveva temuto, immediatamente la gigantessa si dichiar a favore della madre adottiva del piccino. Devi pensare che a quest'ora la moglie del governatore si sar affezionata al ragazzo, osserv Apikela.
Ma se ha gi sei figli tutti suoi!, ribatt Nyuk Tsin con crescente disperazione.
Non sono tutti suoi!, replic Apikela trionfante. Alcuni sono stati abbandonati per la strada, e uno, che io sappia, viene da Maui.
Io rivoglio mio figlio, dichiar cocciutamente Nyuk Tsin.
Pake!, l'ammon Apikela. Ormai non  pi tuo figlio.
Imprudentemente Nyuk Tsin ribatt: Sicch non sarebbero pi miei figli nemmeno gli altri quattro?.
Con estrema dolcezza Apikela le rispose: Infatti, pake; non sono pi soltanto tuoi: adesso sono anche figli miei. Non conosceva le parole per spiegare che nel mondo hawaiano i rapporti fra genitori e figli erano estremamente fluidi, non derivando tanto da legami di sangue quanto dall'affetto e dalla tenerezza. Nessun bambino era mai veramente abbandonato, e le leggende hawaiane pi commoventi traevano origine dalla generosa, spontanea umanit di questa o quella contadina che, udendo i vagiti di una femminuccia abbandonata dagli alii in riva al mare, aveva raccolto la creatura allevandola come se fosse propria, finch una guerra o un grande capovolgimento inatteso avevano rivelato la vera identit della piccina, divenuta nel frattempo una fanciulla di splendente bellezza. Casi analoghi si erano ripetuti mille volte. Apikela non era in grado di spiegare alla sua amica pake tutte queste cose; riusc per a dirle: In tutte le famiglie hawaiane che conosci troverai sempre un bambino che  stato raccolto chiss dove. Un amico o un'amica lo ha consegnato alla famiglia, e nessuno ci pensa pi.
Ostinata, Nyuk Tsin ripet la domanda: Dunque i miei figli non sono pi miei?.
Non sono pi soltanto tuoi, torn a ribattere Apikela. L'esile cinese, cresciuta nel rigido formalismo familiare degli hakka, fiss incredula la gigantesca amica hawaiana. Entrambe rappresentavano il simbolo della saggezza della rispettiva razza. Nessuna delle due voleva cedere, ma come sempre fu l'espansiva hawaiana a tentare la rappacificazione: Andiamo, pake, con quattro ragazzi ce n' pi che abbastanza per due madri. Seppe essere cos persuasiva che Nyuk Tsin, pur disprezzando quel modo di concepire la vita e scorgendo in esso la causa della decadenza del popolo hawaiano, comprese di non potere, senz'essere ingiusta, negare la testimonianza d'amore che vedeva ogni giorno sui volti radiosi dei suoi figliuoli. Alla fine si lasci attirare nelle grandi braccia di Apikela e coccolare come se fosse sua figlia. Quindi la gigantessa dichiar: Adesso che abbiamo fatto la pace andiamo a trovare la moglie del governatore.
Si diressero senza fretta assieme a Kimo lungo Nuuanu Street e Beretania Street, verso Punta Diamante. Quando furono davanti alla grande casa del governatore, Apikela dichiar: Lasciate fare a me, e come se fosse un'ambasciatrice inviata dall'appezzamento di taro di Nuuanu Street alla fastosa corte di Beretania Street,
spieg alla moglie del governatore: Questa pake crede che il tuo settimo bambino sia suo.
 probabile, convenne subito questa. Credo che mio marito l'abbia trovato su una nave.
La pake vorrebbe riprendersi il bambino, riprese con dolcezza Apikela.
A quelle parole la moglie del governatore scoppi in pianto. Quando si fu un poco calmata osserv: Ma noi quel bambino lo trattiamo come se fosse nostro!.
Vedi?, esclam Apikela rivolta a Nyuk Tsin, alzandosi perch per lei il colloquio era finito e non restava altro da dire.
Ma Nyuk Tsin non aveva ancora incominciato: Vi sono molto grata di quanto avete fatto per il ragazzo: si vede che  stato allevato bene. Per  mio figlio e vorrei....
 talmente felice qui, la interruppe la moglie del governatore.
 mio figlio, insistette Nyuk Tsin. Le pareva di dibattersi in un ammasso di nuvole o di spuma. Per quanto cercasse di districarsi ne era sempre pi sommersa. Quei tre giganteschi hawaiani la stavano soffocando con la loro affettuosit.
Ma anche noi lo consideriamo come nostro figlio, ribatt la moglie del governatore, senza darsi per vinta.
Se mi rivolgessi a un tribunale, che cosa direbbe il giudice?, domand Nyuk Tsin facendosi minacciosa.
A questa uscita anche Apikela incominci a piangere, mentre la moglie del governatore rispondeva: Perch ricorrere ai giudici? Apikela mi dice che tu hai gi quattro figli. Lascia dunque il quinto a noi! Gli vogliamo tanto bene....
 mio figlio, ripet Nyuk Tsin, per era chiaro che quella frase significava ben poco per quegli hawaiani.
La discussione era a questo punto quando fece il proprio ingresso il governatore in persona, un bell'uomo alto, sulla quarantina, di temperamento generoso. Ascolt pazientemente Apikela, poi sua moglie e infine Nyuk Tsin. Prima di prendere a sua volta la parola, domand: Sicch tu saresti la pake kokua?.
S, rispose Nyuk Tsin.
Kokua, tutti noi hawaiani ti siamo debitori, esclam tendendole solennemente la mano. Quindi rievoc: Gi!  stato appunto circa otto anni addietro. Mi trovavo sul molo, non ricordo pi per quale motivo. Non ero governatore allora - ero appena arrivato da Maui i quando attracc il Kilauea, e ne scese un marinaio con un bambino tra le braccia che strillava. Si rivolse a me: "Che debbo farne?. "Dagli da mangiare gli risposi. E lui: "Non sono mica una donna!. Cos mi presi io il piccino e lo portai a casa. Dopo una pausa eloquente soggiunse: E adesso  uno dei nostri figliuoli.
Ma io lo rivoglio!  mio!, protest con gran forza Nyuk Tsin.
Senza darle retta, il governatore riprese: Secondo me sarebbe molto meglio che seguitasse a vivere in casa nostra, in mezzo agli hawaiani, perch le nostre due razze hanno bisogno d'imparare a conoscersi meglio. S'interruppe per un attimo per concludere bruscamente: E poi voglio bene a quel bambino come se fosse mio. Non credo che avrei il coraggio di rinunciarvi.
Il giudice lo assegner di certo a me, ribatt freddamente Nyuk Tsin.
A questo punto persino gli occhi del governatore si riempirono di lacrime. Ma come!, mormor il gigante con voce roca; possibile che tu non abbia altri figli tuoi?.
Ne ho quattro, rispose Nyuk Tsin.
E allora lasciaci il ragazzo e soprattutto non tirare in ballo giudici e tribunali, per favore.
A questo punto entr la moglie del governatore col t. Nyuk Tsin fu invitata a sedere sulla pi bella poltrona di broccato, e Kimo chiese se per caso non vi fosse un po' di poi. La riunione si protrasse per quattro interminabili ore, durante le quali la piccola cinese fu letteralmente soffocata di cortesie e di affetto. Quando le portarono davanti suo figlio, vide ch'era grande, forte e robusto. Non gli dissero che quella strana donna cinese in camiciotto e calzoni era sua madre, perch per lui la mamma era la moglie del governatore, e dopo che il bambino fu fatto allontanare vennero presentate a Nyuk Tsin varie proposte. Alla fine si giunse a un compromesso: Nyuk Tsin acconsent a che il suo quinto figlio continuasse a vivere in casa del governatore, alla condizione, per, che fosse informato sull'identit della sua vera madre...
A questo punto Nyuk Tsin incominci a confondersi, perch pretese fra l'altro che al ragazzo fosse imposto il nome cinese di Oh Ciow, o Continente d'Australia, e che due volte l'anno si accompagnasse ai fratelli nella visita al negozio punti per spedire il denaro alla sua vera madre in Cina.
La sua vera madre?, ripet stupito il governatore.
S, spieg Nyuk Tsin; la sua mamma legittima abita in Cina. Io sono soltanto la sua zietta.
Ma io credevo che lo avessi dato alla luce tu, a Kalawao, obiett il governatore.
Infatti: per la sua mamma vera abita in Cina.
Dopo aver ascoltato pazientemente, il governatore domand:
Ti dispiacerebbe spiegarmi meglio?. E mentre Nyuk Tsin parlava, egli si rese conto di capire sempre meno.
Nyuk Tsin condusse dunque anche Australia al negozio punti, di dove il suo nome fu debitamente trasmesso al palazzo ancestrale nel Villaggio Basso, bench egli seguitasse a essere conosciuto alle Hawai come Keoki Kanakoa, figlio dell'ultimo governatore di Honolulu. Dopo aver fatto la conoscenza dei suoi fratelli ritorn nella grande casa confortevole di Punta Diamante. Impar a chiamare rispettosamente Nyuk Tsin (della quale non conobbe mai il vero nome) zietta, rendendosi vagamente conto di avere in Cina una madre legittima, alla quale era suo preciso dovere spedire del denaro due volte l'anno.
Su un altro particolare ancora Nyuk Tsin fu inflessibile. Quattro acri di ottimo terreno, che il governatore Kanakoa possedeva nella- valle di Manoa, pi un appezzamento a foresta, furono ufficialmente ceduti in propriet al giovane Australia Ki, e quando quella zona boscosa e selvatica fu bonificata, Nyuk Tsin incominci a piantarvi ananassi. L'esile
cinese aveva in quel tomo di tempo trentadue anni, e bench fosse un po' troppo magra e avesse pochi capelli, non poteva certo dirsi brutta, ma sebbene vi fosse tra la popolazione cinese una stragrande sproporzione tra uomini e donne  duecentoquarantasei donne contro ventiduemila uomini -, nessuno contempl mai la possibilit di prendersi per moglie Nyuk Tsin. Si era dimostrata infatti, come aveva preveduto l'oroscopo, veramente un'ammazzamariti e molto probabilmente era anche lebbrosa.
Cos Nyuk Tsin seguit a vivere spiritualmente isolata, oltre che dai figli, dalla propria comunit. Tutte le sere, quando gli altri si erano gi coricati, si spogliava dalla testa ai piedi e con l'aiuto di una piccola lampada si studiava attentamente il corpo. Quando si era convinta di non avere il minimo segno sospetto tirava un sospiro di sollievo e si diceva: "Meno male!....


Capitolo 15.

Whipple Hoxworth, tornando alle Hawai, nel 1877, aveva recato con s come unica testimonianza tangibile dei sette anni spesi all'estero un centinaio di piantine di ananassi e un sacchetto di sementi diverse; era per divenuto anche l'uomo destinato a mutare la struttura delle isole. Alto, dinamico, svelto di muscoli e d'ingegno, espertissimo nel far a pugni, possedeva
oltre all'insolente sicurezza del nonno paterno, Rafer, il portamento distinto che aveva caratterizzato il suo nonno materno, John Whipple. Dai due uomini aveva ereditato anche altre doti e altri difetti che si erano curiosamente frammischiati nel suo temperamento.
Al pari del capitano Rafer, il giovane Whip era divorato da un desiderio insaziabile di donne: alla cinesina che all'et di tredici anni gli aveva fatto scoprire i misteri del sesso era seguita una vera teoria di donne, tutte conosciute nei pi svariati porti del globo. Quanto aveva guadagnato in quei sette anni lo aveva speso tutto in donne, non rimpiangendo un solo centesimo, perch aveva fatto una scoperta essenziale: si era accorto d'aver il potere di rendere felici le donne. Tante volte, invitato nella sua qualit di brillante ufficiale in seconda a una festa importante in una casa aristocratica di Perth, di Colombo o di Bangkok, era entrato nel salone da ballo avvertendo immediatamente una diretta comunicazione fisica tra s e qualche donna presente; bastava poi ch'egli, durante un ballo, le dicesse poche paroline perch subito l'atmosfera intorno a loro si caricasse di passione.
Quando nelle lunghe giornate di navigazione rievocava le sue avventure, il giovane Whip non pensava mai alle donne come a "signore, ma soltanto come a begli animali giovani e forti, come a femmine nude distese su un letto. Non faceva distinzione fra sposate e nubili; non si compiaceva in modo particolare di render becco un marito, n andava troppo per il sottile in fatto di colore di pelle o di nazionalit perch per lui le donne, purch fossero belle, erano tutte desiderabili. Se a Suez non riusciva a farsi ricevere alla soire di un nobiluomo francese, per nulla seccato si recava a un bordello, divertendosi altrettanto, se non di pi, con una professionista dell'amore. Se per in genere preferiva questo metodo semplice e diretto per trovarsi una compagna d'alcova, aveva anche imparato a essere un rubacuori del bel mondo, e se gli capitava d'imbattersi in una giovane timida che gli pareva degna di un certo sforzo per essere conquistata, era pronto a umiliarsi ai suoi piedi come uno spasimante tradizionale, mandandole libri, fiori, dolciumi, bigliettini amorosi, facendole, insomma, la classica corte, perch non dimenticava mai le parole di suo nonno: Quando la tua bisnonna Malama era moribonda e pesava oltre duecento chili, suo marito si recava a trovarla tutte le mattine, strisciando carponi, per offrirle del maile.  bello che un uomo non si vergogni di comportarsi cos. Il giovane Whip amava le donne appassionatamente, sapeva che gli rendevano compiuta l'esistenza ed era pronto a qualsiasi impresa pur di renderle felici.
Com' facile prevedere, al ritorno da quei sette anni spesi in crociere intorno al mondo, il comportamento di Whip colse Honolulu alquanto di sorpresa. Egli atterr alla lettera le ragazze Hale e Hewlett cercando di dimostrare in pratica, a ciascuna separatamente, il proprio tipo d'amore egizio-persiano, perfezionato, cos affermava, in lunghi viaggi a dorso di cammello per visitare antiche rovine. Le povere ragazze non compresero mai veramente di che cosa quel baldo giovane le intrattenesse; per non tardarono ad accorgersi che il suo scopo precipuo consisteva nel cercare di toglier loro di dosso, e al pi presto, quanti pi indumenti intimi poteva, tanto che quelle pudiche figliuole di missionari finirono con lo stringere un patto collettivo per evitare in tutti i modi di restare sole col cugino Whip. A questi per non sfugg che una cuginetta in particolare, e precisamente Nancy Janders, era assai sensibile alle sue attenzioni. Dopo una serie di avventure rocambolesche, Whip fu trovato un mattino alle cinque nella camera della ragazza, nudo come Dio l'aveva fatto. Nancy reag ai rimproveri dei genitori strepitando che una donna aveva pure il diritto di conoscere a fondo gli uomini. Purtroppo per quella sera stessa, mentre il calesse di Whip era fermo all'ingresso del vicolo del Topo, in un bordello di Iwilei scoppi per causa di una ragazza araba una tremenda rissa, alla fine della quale il giovane si trov sulla guancia sinistra il segno indelebile di un coltello da marinaio. Il giorno dopo pap Janders sped la figlia sul continente, mentre Whip, senza perder tempo, si metteva a corteggiare una ragazza portoghese-hawaiana di straordinaria bellezza, il cui nonno era immigrato nell'arcipelago dalle Azzorre. La giovane si fece vedere sempre pi spesso in pubblico in compagnia di Whip, in calesse o a passeggio per le strade, finch un giorno fu fatta partire precipitosamente per la California, - dove poco dopo dava alla luce un bel bambino.
Frattanto gli altri bellimbusti della citt, invidiosi delle sue conquiste in campo femminile, avevano coniato per il marinaio- rubacuori il soprannome che doveva poi accompagnarlo per tutta la vita e che gli fu appioppato in seguito a una rissa durante la quale Whip venne alle mani con ben tre marinai britannici proprio davanti all'imponente edificio della H & H di Fort Street. Il suo austero genitore si precipit in strada giusto in tempo per vedere il figlio lungo disteso sul marciapiede per effetto di due formidabili colpi sferrati con perfetto stile inglese, l'uno alla testa e l'altro all'inguine. Per cercare di farlo rinvenire il barista dell'angolo gli stava buttando addosso secchi d'acqua gelata. Quando finalmente il ragazzo si riebbe, si mise a sbraitare: Provatevi a colpirmi un'altra volta!, ma la prima cosa che vide fu la barba da profeta
del genitore. Ne fu talmente umiliato che avrebbe voluto svenire un'altra volta. Mogio mogio si rizz in piedi e si allontan zoppicando.
Da quel giorno fu conosciuto come "Wild Whip (Whip il Selvaggio) e si sarebbe detto che fosse per lui una questione di puntiglio dimostrare che bisogna sempre essere all'altezza del soprannome che si porta. Tuttavia con l'et avrebbe anche potuto perdere il proprio soprannome, poich il suo leggendario interesse per le zuffe divenne sempre meno intenso; ma pi questo regrediva, pi aumentava la sua passione per le donne. Gli tornava spesso alla memoria l'immaginosa similitudine del nonno: Le donne sono come graziose stelline. Ti vien voglia di allungare una mano e di pizzicarle a una a una sulle punte". La capacit di Wild Whip di allungare le mani e di pizzicare era incommensurabile, e in questo era il degno nipote di Rafer Hoxworth.
Aveva per ereditato dal nonno materno, oltre alla prestanza fisica, anche un profondo interesse per la scienza. Nei tanti luoghi che aveva visitati in quei sette anni non aveva fatto che studiare piante e fiori, raccogliendo quegli esemplari che secondo lui offrivano la possibilit di attecchire con successo alle Hawai. Aveva scoperto che le orchidee della giungla malese erano incantevoli, e per mezzo di un bastimento della H & H in partenza da Singapore ne aveva spedite a casa varie dozzine di particolare bellezza, vere maraviglie della natura, viola, cremisi, oro bruciato. Quei fiori preziosi prosperavano ora in una serra di fortuna ch'egli aveva fatto costruire dietro casa Hoxworth in Beretania Street, e con la generosit ch'era una delle sue principali caratteristiche ne faceva dono a chiunque mostrasse di apprezzarli. Se negli anni successivi le Hawai divennero famose proprio per le loro orchidee, quella fama dipese in gran parte dal profondo senso estetico di Whip Hoxworth, il quale import nell'arcipelago anche i fiori dello zenzero e due variet del cosiddetto uccello del paradiso: una misteriosa, quasi incredibile, pianta esotica, dalla base a forma di canoa blu e rossa, da cui balza una fantastica costruzione floreale di porpora e d'oro.
A lui si deve pure l'importazione dell'ananasso di Formosa e di quello della Nuova Guinea. Il primo, come sappiamo, attecch con grande successo grazie all'abile contributo di Nyuk Tsin. Il secondo, invece, pi acido ma anche pi saporoso, non riusc ad allignare. Per ben due volte Whip tent di coltivare quel recalcitrante ananasso, ma senza fortuna. Volle allora procurarsi un terzo tipo che combinasse in s le caratteristiche dell'ananasso di Formosa con quelle del prodotto della Nuova Guinea, ma anche in questo caso i suoi tentativi non ebbero esito.
Per il suo contributo maggiore alla flora dell'arcipelago fu un albero che in seguito doveva portare il suo nome. Lo scopr nei pressi di Bombay, e non appena ne ebbe assaggiato un frutto decise di trapiantarlo alle Hawai. Ne sped immediatamente a casa quattro talee, che per morirono in viaggio. Ne ordin allora altre quattro e volle che fossero piantate a Kona, sull'isola grande, ma anche queste perirono. Senza darsi per vinto, ne fece arrivare altre quattro, ciascuna piantata in una tinozza piena di terra di Bombay, e queste finalmente attecchirono. Allorch produssero i primi frutti (avevano una bella scorza dura che trascolorava dall'oro al rosso, con macchiettature verdi, e sotto la quale si nascondeva un grosso nocciolo piatto circondato da una squisita polpa gialla), i suoi vicini domandarono incuriositi che razza di frutto avesse portato quella volta.
Ora vedrete!, annunci Whip. Vi far gustare il re dei frutti. Ne afferr uno, e preso un coltello lo incise per il lungo. Stringendo quindi il frutto con le due mani lo spacc a met, e per la prima volta la popolazione delle Hawai assaggi la succulenta scoperta di Whip.
Sa di noce al forno con un pizzico di mela, sentenzi un tale.
A me, invece, ricorda la pesca con una traccia di trementina, dichiar un altro.
Che cos', Whip?.
Un mango di Bombay, rispose Hoxworth.
Qui, anni fa, avevamo piantato alcuni manghi, osserv il primo interlocutore. Per, se ben ricordo, erano fibrosi: a me almeno non piacevano.
Ci sono manghi e manghi, convenne Whip. Il difficile  trovare quelli buoni, e una volta trovati bisogna saperli coltivare.
Negli anni successivi molti odiarono Wild Whip Hoxworth, divenuto come suo nonno un affarista spietato. La trasformazione della H & H da semplice societ di navigazione in un vero impero dittatoriale con poteri assoluti sulle isole non si comp certo senza violenti contrasti, e se gli isolani odiavano Wild Whip ne avevano ben ragione; nessuno per dimentic mai di tributargli un pensiero riconoscente per il massimo dono da lui fatto alle Hawai. Tutte le volte che un uomo affamato allungava la mano per cogliere un mango Hoxworth, e dopo averne inciso la scorza ne succhiava la polpa saporosa, senza saperlo rendeva omaggio a Wild Whip. Altre variet ne furono piantate in seguito, ma l'Hoxworth rest quello che il suo scopritore aveva un giorno definito: il re dei frutti.
Quando Whip vide che i suoi manghi s'erano definitivamente ambientati, dopo averne distribuito varie centinaia agli amici, decise di dedicare la propria attenzione agli affari della H & H, ma qui si scontr subito col barbuto zio, l'austero Micah Hale, simbolo vivente di rettitudine, il quale era fermamente deciso a non permettere che l'impero familiare fosse minacciato dai continui colpi di testa dell'avventato nipote. Whip si trov cos ad avere ogni via chiusa. Tutte le volte che chiedeva di lavorare, lo zio gli piantava addosso gli occhi inflessibili osservando: Ti sei inimicato tutte le donne di casa nostra, giovanotto. Non abbiamo posto per te, qui.
Ma io non cerco moglie, protestava Whip. Cerco un impiego.
Un uomo che non  adatto come marito non  adatto neppure per un impiego... almeno non presso la H & H, ribatteva zio Micah, enunciando cos uno dei postulati fondamentali della linea di condotta della societ. Infatti, al pari dei maggiori imperatori della storia, gli Hale, i Whipple e i Janders si rendevano conto che un'istituzione, per prosperare, deve produrre figli maschi intelligenti che proseguano l'opera dei padri, e belle ragazze che attirino nell'impresa giovani mariti capaci.
Whip tent allora di rivolgersi al padre, ma si accorse subito che quell'essere debole e confuso era completamente succube del cognato, il quale aveva da un pezzo in mano le fila delle fortune familiari. Il tuo comportamento  stato cos..., incominci in tono lamentoso Bromley Hoxworth, al che Whip si affrett a interromperlo con un secco: Piantala.
In famiglia seguirono numerose discussioni, ma a tutte zio Micah tagli corto dichiarando fermamente: Il nostro successo alle Hawai dipende dal fatto che noi abbiamo sempre mostrato in pubblico la pi irreprensibile rettitudine. Non c' mai stato un solo scandalo, nelle grandi ditte da noi controllate, e finch alla testa degli affari rester io, non ve ne saranno. Secondo me, Whipple dovrebbe riprendere il mare. Liquideremo equamente la parte che gli spetta nell'azienda, ma deve stare alla larga dalle Hawai.
Alla fine, astuto come sempre, Micah escogit un'abile soluzione. Ricordando l'interesse del nipote per tutto ci che aveva attinenza con l'agricoltura, sugger il seguente compromesso: Wild Whip avrebbe abbandonato in modo definitivo qualsiasi attivit nell'ambito della H & H, e di ci sarebbe stata resa pubblica comunicazione per scagionare gli altri soci da qualsiasi responsabilit nei riguardi di ogni sua eventuale azione futura. A titolo di indennizzo Whip avrebbe ricevuto quattromila acri di terreno di cui disporre liberamente. Quando gli Hoxworth e gli Hale, riuniti in assemblea, presentarono questo ultimatum al loro figliol prodigo, Wild Whip sorrise graziosamente e dopo avere accettato i quattromila acri dichiar con calma olimpica: Rimpiangerete questo giorno, maledetti missionari della malora!.
Attacc quindi immediatamente al calesse due cavalli veloci, e difilato si port sui terreni che gli erano stati ceduti. Giunto a una certa distanza dalla citt (e poich si trattava di un bel tratto di strada dovette scuotersi di dosso un nugolo di polvere) rimase a lungo a fissare le squallide, aride colline che si levavano alla sua destra; su di esse torreggiavano le nude cime della catena del Koolau; non vi cresceva un filo d'erba. Prosegu allora oltre Pearl Harbour, sino al punto in cui il terreno incominciava a degradare divenendo pianeggiante, fra le montagne del Koolau a destra e la catena del Waianae a sinistra. Quella era la sua terra, nuda, arida, improduttiva. Guardandola gli tornarono alla mente le descrizioni dei deserti dell'America occidentale che aveva udito tante volte da suo zio Micah, il quale, allora giovane ministro del culto, li aveva attraversati nel 1849: Erano terre in cui non cresceva nulla, neppure uno stelo d'erba.
Con le labbra contratte in un sorriso amaro, Wild Whip leg i cavalli a un sasso, ch di alberi non era il caso di parlare, e s'inoltr per osservar pi da vicino la propriet. Ne gratt col piede la superficie coperta di licheni e di erba secca, scoprendo in tal modo che il suolo sottostante era di un bel colore rossiccio, prodotto, come gli aveva spiegato un giorno suo nonno Whipple, dal graduale frantumarsi delle rocce vulcaniche. "Dev'essere ricco di ferro, riflett il giovane. "Chiss quante cose potrebbero crescervi, se si riuscisse a irrigarlo.
Alle sue spalle si stendeva il mare, la cui acqua salmastra non ha alcun valore per un agricoltore. Alz istintivamente gli occhi al cielo, ma non vi scorse una sola nuvola finch, come per caso, il suo sguardo si pos sulla catena del Koolau, e su quelle cime accidentate scorse numerose nubi nere, sospinte innanzi dagli alisei che senza posa spiravano da nord-est: gli parve quasi di sentire l'odore della pioggia che si riversava da esse. Cadeva, naturalmente, sull'altro versante montano, precipitandosi tumultuando gi per le anguste valli per tornare al mare. Suo nonno Whipple era riuscito a raccoglierne una piccola parte con un primitivo sistema di fossati, si trattava per di una quantit irrisoria, inutile quanto l'acqua salata di Pearl Harbour.
Allora gli venne il lampo di genio. "Perch non scavare una galleria nel cuore delle montagne affinch l'acqua possa giungere da questa parte? La costruir io!, si giur. "Render questa terra cos ricca che al paragone la flotta di zio Micah far ridere. Puntando l'indice sulla catena del Koolau annunci a gran voce ai giganti impassibili: Uno di questi giorni vi forer le budella. Preparatevi.
Per un ghiribizzo della sorte l'enorme fortuna di Whip si cre in un modo del tutto diverso. Quando comprese di non essere desiderato in famiglia, dopo aver dato un ultimo sguardo ai suoi sterminati quanto inutili terreni decise di lasciare le Hawai, e in maniera memorabile. Non aveva mai dimenticato quanto fosse gradevole fare all'amore di nascosto con la cuginetta Nancy, tuttora bandita sul continente, perci poco prima di partire incominci a stringere d'assedio Iliki, la sorella minore di Nancy, un tipetto altrettanto pepato. Fu un'avventura turbinosa, inframmezzata da nottate estenuanti nel vicolo del Topo in compagnia di una francesina, avventura che si concluse con un finale a sensazione quando la bella Iliki sal in abiti maschili a bordo di un mercantile britannico, il cui capitano la spos a Whip durante la traversata per San Francisco. Non appena le rispettive famiglie furono informate dello scandalo si augurarono, sebbene con poche speranze, che la giovane Iliki fosse felice; ma in America sua sorella Nancy, non appena lo seppe, si mise a gridare e a sbraitare scagliando sulle teste dei due infedeli tutte le maledizioni possibili e immaginabili,
Se queste non si avverarono per Wild Whip, soddisfattissimo della piacente cugina, per la povera Iliki la vita coniugale si trasform ben presto in un inferno, proprio come le aveva augurato la sorella. Non tard infatti a scoprire, con grande costernazione e vergogna, che il marito non intendeva affatto esserle fedele e tanto meno rinunciare alle sue abituali visite ai postriboli locali. A San Francisco Whip ebbe rapide quanto violente avventure con varie donne maritate, la cui condotta era stata sino a quel momento irreprensibile; al tempo stesso manteneva rapporti non precisamente platonici con due note cortigiane spagnole, pensionanti di una casa del porto di pessima riputazione. Per tutto il resto era un ottimo marito, e quando nel 1880 gli nacque un figlio volle a tutti i costi che si chiamasse Janders Hoxworth in omaggio al padre di sua moglie. La domenica, per esempio, all'uscita dalla chiesa, era palesemente orgoglioso di mostrarsi in pubblico con la moglie al braccio e il figlio coperto di trine e merletti nella carrozzella, che spingeva egli stesso.
Tuttavia, sul finire del 1880, passando da San Francisco per tornare a Honolulu, si ferm in citt Nancy, divenuta nel frattempo d'una straordinaria bellezza, e non pass molto che il suo odio per Wild Whip si trasform in una passione ancor pi irresistibile che per il passato. Whip si recava a trovarla di nascosto all'albergo, abbandonandosi con lei alle pi sfrenate licenze amorose. Dopo tre lunghi anni di astinenza la povera Nancy aveva finito col perdere ogni ritegno: lo aspettava distesa sul letto completamente nuda, e non appena lo vedeva entrare gli si buttava addosso coprendolo di baci, stringendolo in amplessi isterici; a volte lo teneva prigioniero per un'intiera giornata. Finch Iliki scopr la tresca.
Sulle prime la povera mogliettina non seppe se fosse meglio fare irruzione nell'albergo e sbugiardare gli adulteri, oppure, come imponevano le buone maniere, piangere in silenzio; ma i suoi problemi furono bruscamente risolti un giorno in cui, tornando da un giro di commissioni, trov nella propria camera, e per essere pi esatti nel proprio letto, Nancy e Whip abbracciati. Nessuno fece scenate. Nancy si limit a osservare con una smorfietta di dispetto: L'ho avuto io per prima, e adesso lui ha deciso di restare con me.
Vstiti, ribatt semplicemente Iliki, stupefatta ella stessa della propria calma.
Quando i due colpevoli si furono rivestiti, Nancy annunci in tono di sfida: Whip e io abbiamo preso la decisione di vivere insieme.
Iliki non stette a discutere col marito: sapeva per amara esperienza di non poter fare alcun conto sulle sue promesse. Era troppo diverso dagli altri uomini, e con profondo dolore (perch ne era innamoratissima) comprese ch'era destinato a passare da una donna all'altra senz'aver mai un minuto di pace.
Lasci dunque San Francisco col piccolo Janders a bordo di un piroscafo della H & H diretto a Honolulu, dove, ottenuto il divorzio, condusse un'esistenza lunga e proficua, dedicandosi a numerose opere di bene e di pubblica utilit.
A San Francisco intanto Whip e Nancy se la spassavano. Whip non si curava di sposare Nancy perch diceva che non sarebbe stato mai un buon marito. Nancy, per la quale contava una cosa sola, l'appagamento sessuale, avrebbe accettato da Whip qualsiasi imposizione, e non fu troppo angosciata nemmeno quando da alcune circostanze sospette intu che l'uomo con il quale conviveva more uxorio frequentava numerose donne del porto. Del resto, oltre ai momenti appassionati che le dedicava rientrando a casa dopo una lunga assenza, le piacevano le giornate intense ch'egli le faceva vivere conducendola con s a discorrere con costruttori di gallerie, un curioso gruppo di esperti, sempre pronti ad affrontare la natura nelle condizioni pi difficili e impensate. Costoro erano riusciti a
convincere Whip ch'era possibile traforare le montagne di Koolau per trasportare l'acqua dell'altro versante sulle sue terre polverose. Whip invi di nascosto alle Hawai uno di questi ingegneri-geologi ufficialmente in veste di ornitologo. Lo scienziato, dopo aver percorso in lungo e in largo il massiccio del Koolau, comprese che non sarebbe stato particolarmente arduo scavarvi una galleria. Anzi, rifer al suo ritorno, ho l'impressione che quelle montagne siano a strati inclinati. Se questa mia supposizione  esatta, scavandovi una galleria, non solo si potr raccogliere tutta l'acqua che vi si convoglier dai canali esterni, ma probabilmente la roccia porosa sovrastante ne ceder altrettanta. Potrebbe essere un'impresa molto redditizia.
Che lunghezza dovrebbe avere la galleria?.
Dalle otto alle dieci miglia.
 possibile costruire una galleria tanto lunga?.
La lunghezza della galleria dipende dalle disponibilit finanziarie, rispose l'ingegnere. Se lei mi d il denaro, io le procuro la dinamite.
Quanto gliene occorre, nel caso mio?.
Quattro milioni.
Ne riparleremo, concluse Whip.
Quel colloquio parve mettere la parola fine ai problemi terrieri di Whip, il quale non possedeva allora i quattro milioni di dollari necessari. Per v'era sempre la probabilit che un giorno potesse averli. Decise dunque di rientrare alle Hawai, e quando Nancy tent di dissuaderlo, facendogli notare che la presenza di Iliki a Honolulu gli avrebbe reso molto imbarazzante il soggiorno nell'arcipelago e avrebbe impedito a lei di accompagnarlo, Whip le rispose freddamente:
Non  nelle mie intenzioni che tu mi accompagni. Dovresti cercarti un altro uomo, Nance.
Sei stufo di me?.
Alle Hawai non c' posto per te, prosegu Whip con spietata sincerit. Come stai a quattrini?.
La mia famiglia non mi fa mancare nulla, lo rassicur Nancy.
Senti, figliuola, riprese Whip nel suo tono pi affettuoso, ti auguro di cuore d'avere tutta la felicit di questo mondo perch te la meriti. Adesso per ti consiglio di rivestirti.
Nancy l'aveva lasciato da appena poche ore quando Whip ud bussare all'uscio della propria camera d'albergo, e un attimo dopo vide entrare un omino vestito di una marsina le cui falde
gli arrivavano alle caviglie. Mi chiamo Overpeck, Milton Overpeck. Ho saputo che lei s'interessa al traforo di una galleria.
Esatto, rispose Whip. Sieda, signor Overpeck. Gradisce un whisky?.
Io gradisco tutto, replic Overpeck.
Lei  un esperto di trafori?.
Be', s e no, rispose l'omino trangugiando un'enorme sorsata di whisky; quindi, dopo aver tossicchiato riprese: So che lei ha intenzione di scavare una galleria per procurarsi dell'acqua.
Vedo che ha seguito i miei movimenti passo per passo, signor Overpeck. Un altro whisky?.
Senta, figliuolo, se crede di sbronzarmi per mettermi nel sacco sbaglia: non ci riuscir mai.
Ma io gliel'ho offerto per pura ospitalit, lo assicur Whip.
Io non accetto mai questo genere d'ospitalit se il mio ospite non si unisce a me. Se adesso berr anche lei, discorreremo finch ne avr voglia.
I due uomini, Whip Hoxworth, allora ventiquattrenne, e Milton Overpeck, ormai sulla cinquantina, seguitarono a ingurgitare whisky a garganella per varie ore, durante le quali il minuscolo ingegnere incant il giovane hawaiano esponendogli una teoria assolutamente nuova sull'acqua. L'infaticabile bevitore di whisky, che dopo essersi scolato tre quarti di bottiglia aveva pi che mai il cervello limpido e gli occhi vivaci, aveva tutta l'aria di sapere sulle Hawai, e in particolare su Oahu, molte pi cose di Whip.
La mia teoria  la seguente, spieg l'ingegnere, servendosi di cuscini, di libri e di giornali, per rappresentare l'isola. Questo vulcano qui e quello l hanno costruito Oahu: si tratta di un fatto evidentissimo.  mentre costruivano, il primo dovette sicuramente invadere il terreno dell'altro. Ora, io ritengo che tutte le rocce vulcaniche siano porose, perci suppongo che Oahu abbia una complessa sottostruttura porosa.
Effettivamente l'ingegnere che io avevo mandato laggi mi rifer che le montagne dell'isola dovevano essere porose, convenne Whip.
A me non interessano le montagne che si vedono, sbott Overpeck. A me interessano quelle sotterranee, perch se come penso ci fu un sollevamento e un successivo sprofondamento dell'intiera massa montagnosa.... S'interruppe, e dopo aver dato un'occhiata a Whip concluse: Mi dispiace, ma lei  ubriaco. Ci vediamo domattina. Mentre per stava per andarsene soggiunse: Questa notte per dormire non usi quel cuscino. Lasci tutto esattamente come sta.
Whip, il quale aveva gli occhi rossi e appannati, tent invano di concentrarli sulla massa informe che scorgeva al centro della stanza. Alla fine, in preda alla pi profonda confusione, domand:
Ma tutto questo che c'entra con lo scavar gallerie?.
Non lo so, rispose Overpeck. Personalmente io sono un esperto in pozzi.
Ricomparve alle sette precise del mattino dopo, vispo come un fringuello, con la lunga palandrana che gli batteva intorno alle caviglie. Con sorpresa di Whip, per prima cosa disfece la complicata costruzione di cuscini, libri e giornali, spiegando allegramente: La cosa migliore  che le mostri quel che ho in mente. I pozzi saranno la fortuna delle Hawai. Venga con me. Condusse Whip in fondo a Market Street, di dove sudici traghetti facevano la spola con l'altro lato della baia, e quando dopo un lungo giro per Oakland si fermarono davanti a un pozzo da lui scavato di recente, indic con visibile soddisfazione una conduttura che sporgeva dal suolo e dalla quale sgorgava a circa cinque metri d'altezza una colonna d'acqua.
Scorre continuamente?, domand Whip.
Giorno e notte, rispose Overpeck.
E che cosa la produce?.
Un pozzo: un pozzo artesiano.
Quanti galloni d al giorno?.
Pi di un milione.
E per quanto tempo pu durare?.
Per sempre.
Era la fonte perenne d'acqua dolce che Wild Whip aveva tanto sognato; tuttavia aveva sempre creduto che si potesse ottenerla soltanto scavando una galleria nelle viscere della montagna, mentre, se le teorie di Overpeck erano esatte, l'acqua egli ce l'aveva letteralmente ai piedi. Per negli affari Whip era audace e cauto a un tempo, e sebbene fosse disposto a correre qualsiasi rischio pur d'ottenere l'acqua agognata, voleva avere la garanzia di una discreta probabilit di successo.
Chiese dunque prudentemente: Perch mi ha portato sin qui per mostrarmi questo pozzo? Non ce n'era un altro a San Francisco pi a portata di mano?.
L'acqua d'un pozzo artesiano non  roba di tutti i giorni, ribatt Overpeck.
E se sui miei terreni non ve ne fosse?.
Il mio mestiere consiste nell'indovinare dove si trova, e io sono sicurissimo che sotto i suoi terreni ce n' a profusione.
Che cosa le d tanta sicurezza?.
Quel che le ho spiegato ieri coi cuscini e i giornali, fu la risposta.
Credo sar meglio che torniamo all'albergo, mormor Whip. Per aspetti un momento! Come ha ottenuto questo pozzo?.
Grazie a un'attrezzatura speciale inventata da me.
A che profondit ha dovuto scendere?.
A sessanta metri.
 disposto a vendermi la sua attrezzatura?.
No.
Lo immaginavo.
Mentre i due uomini ritornavano al traghetto, Whip, guardando le fredde, ventose colline di San Francisco, che gli rammentavano le Hawai, sent crescere in s un'emozione sempre pi profonda. Quando poi il minuscolo Overpeck gli ebbe spiegato che sotto i digradanti bassipiani di Oahu una calotta di roccia doveva avere sicuramente imprigionato enormi riserve di acqua dolce, Whip si sent la fronte letteralmente bagnata di sudore.
Come ci possiamo mettere d'accordo, Overpeck?, domand bruscamente.
Lei sta sudando, figliuolo. Se io riesco a trovarle l'acqua, lei s'intasca milioni di dollari, vero?.
S.
Ebbene, io sono un giocatore, signor Hoxworth. Quel che voglio in cambio  il terreno attiguo al suo. Alle spese per portare l'attrezzatura a Oahu provveder lei. A me dar tre dollari il giorno, e prima che inizino le ricerche acquister mille acri di terra: se troveremo l'acqua glieli riscatter al prezzo che lei li avr pagati. In caso contrario resteranno sul gobbo a lei perch io non sapr che cosa farmene.
Quali sono le probabilit di successo?.
C' un solo mezzo per mettere alla prova la mia teoria senza spendere un soldo.
Davvero?.
Rifletta un momento: se sotto il suo terreno esiste veramente una polla d'acqua inesauribile, l'eccesso deve pur sfuggire da qualche fenditura. Se ne torni a casa. Faccia credere che ha intenzione di mettersi ad allevare bestiame. Esplori le zone superiori dell'isola finch non s'imbatter in una sorgente; ne cerchi quindi altre che si trovino allo stesso livello. Se la sua ricerca sar fruttuosa, sapremo con sicurezza che l'acqua si nasconde l sotto.
Mi accompagni, gli propose Whip.
Potrebbero subodorare qualcosa, e il terreno salirebbe immediatamente di prezzo.
Whip riconobbe che quella era una osservazione acuta; facendo lavorare sveltamente il cervello propose a sua volta al futuro socio: Senta, facciamo una cosa! Lei comperi un bel toro da monta, lo porti con s sulle isole, poi annunceremo che insieme abbiamo intenzione di metterci ad allevare bestiame. Tutti ci compiangeranno perch un sacco di gente ha tentato un identico esperimento su quelle plaghe desolate rimettendoci anche la camicia. Si figuri! Per dar da mangiare a una mucca sola occorrono almeno venti acri di terra.
Tre settimane dopo il minuscolo Overpeck giunse a Honolulu in compagnia di un toro da monta, annunciando al Mail d'esser venuto sulle isole per aiutare il signor Whipple Hoxworth a tentar l'allevamento di bestiame pregiato nel grande ranch di sua propriet. Non appena fu su quegli sterminati acri aridi e inutili ordin a Whip: Acquisti per mio conto quel terreno laggi. Whip si affrett ad accontentarlo, ma il giorno seguente ritenne d'essere stato imbrogliato dall'astuto omino perch, dopo aver percorso a palmo a palmo non solo i propri acri ma anche quelli di Overpeck, non vi trov una sola sorgente.
Alle smanie del giovane, l'ingegnere replic calmissimo:
Io non immaginavo di trovarne, oggi, ma sono sicuro che affioreranno dopo il primo temporale. Infatti tre giorni dopo, grazie a un violento acquazzone, lungo il percorso indicato da Overpeck i due cercatori scoprirono prove evidenti d'infiltrazione, sia sui quattromila acri di Whip sia sui mille di Overpeck. Ci troviamo su una miniera d'oro, signor Hoxworth!, dichiar l'ingegnere. Sono pronto a scommettere che qui sotto c' acqua a non pi finire.
Otto settimane pi tardi riapparve alle Hawai senza bovini di sorta, ma con nove grandi casse piene di attrezzi, e questa volta inform il Mail: Purtroppo temo che se non riusciremo in qualche modo a trovare un po' d'acqua, il tentativo del signor Hoxworth di allevar bestiame fallir miseramente.
Rizz una torre di trivellazione piramidale di legno, alta circa quattro metri, ai piedi della quale erano assicurate due grosse ruote di ferro collegate mediante un assale, sul quale era possibile avvolgere un cavo allorch le ruote venivano girate, naturalmente a mano. Il cavo in questione, partendo dall'assale, saliva sino alla cima della torre, dove s'incrociava su una puleggia, e di qui ricadeva per esser legato all'estremit di una pesante trivella di ferro. Overpeck seguit a girare faticosamente le pesanti ruote finch la trivella non ebbe raggiunto il vertice della torre, quindi fece scattare un dente d'arresto e diede un balzo all'indietro, mentre la trivella cadeva gi mordendo sabbia e roccia. Lentamente, faticosamente, ripet l'operazione; s'ud un rapido rrrr, e per la seconda volta la trivella affond nel terreno.
Quanto tempo ci vorr?, domand Hoxworth, impressionato dalla faticosit e dalla lunghezza dell'operazione.
Molto.
Ma ne avr la forza?.
Io qui sto trivellando per un milione di dollari, rispose secco l'infaticabile omino. Perci stia tranquillo che la forza la trover.
Passarono settimane e settimane, durante le quali il cocciuto ingegnere seguit impassibile ad alzare e ad abbassare le sue trivelle, le cui punte si spezzavano con estrema facilit contro la durissima calotta; ma senza mai perdere la calma, dopo averle riappuntite (a mano) tornava ad alzarle e ad abbassarle.
Le occorrerebbe un motore, comment un giorno Whip tra i denti nel costatare l'estrema lentezza con cui procedevano i lavori.
Quando avr un po' di soldi mi comprer un motore, sbott Overpeck.
Improvvisamente Whip vide quell'ostinato ingegnere sotto una luce nuova. Lei  sempre stato al verde, eh?.
S. Per tutta la vita ho atteso un uomo come lei.
 sempre convinto che troveremo l'acqua?.
S.
A sessanta metri le trivelle seguitavano ancora a farsi strada attraverso la calotta di roccia, un tempo soffice fango oceanico, divenuto ormai, a milioni di anni di distanza, duro come il diamante. Il pessimismo di Whip s'incup, ed egli aveva ora timore di farsi vedere per le vie di Honolulu, dove la gente, che gi lo odiava per il modo in cui aveva trattato la propria ex moglie, adesso rideva di lui e della sua follia di ostinarsi ad allevar bestiame su quei terreni maledetti da Dio. Sulle prime coloro che gli avevano venduto di recente le proprie terre, nel vedere la torre di trivellazione di Overpeck, si erano chiesti costernati: "Che Whip ci abbia infinocchiati? Sapeva per caso che sotto quei sassi c'era dell'acqua?. Ma i loro timori si dileguarono non appena sembr chiaro che di acqua non ne esisteva punto.  gi sceso a settantacinque metri ed  a corto di cavo, riferivano gli informatori.
Finch il 14 settembre del 1881 l'inesorabile trivella di Milton Overpeck attravers gli ultimi quattro centimetri di roccia, facendone sgorgare acqua freschissima. Questa si rivers gorgogliando oltre la bocca del pozzo, raggiunse lentamente il vertice della torre, e lo super, elevandosi in aria in un'inesauribile, liquida colonna di sei metri.
A quello spettacolo grandioso Whip, emozionatissimo, si mise a gridare: Dobbiamo cercar di raccogliere subito tutta quest'acqua preziosa!. Ma il minuscolo Overpeck lo rassicur:
Figliuolo, d'ora innanzi sgorgher in eterno.
Costruirono un ampio bacino per convogliarvi il benefico liquido, distribuendolo quindi mediante pompe dovunque ve n'era bisogno. Traforarono altri pozzi, tutti a mano. Di tanto in tanto Whip esclamava: Overpeck,  ridicolo che lei faccia tanta fatica! Comperiamo un motore, ma ogni volta l'omino gli rispondeva:
Non appena avr terminato questi pozzi non voglio lavorare pi. Mi sistemer in una stanza d'albergo, le dar in affitto i miei terreni e vivr da gran signore.
Mise in atto tutti questi propositi, ma non aveva previsto quale sarebbe stato il destino di un uomo come lui alle Hawai. Una Janders nubile gli mise gli occhi addosso, e dopo essersi assicurata all'ufficio del catasto che tutto quel ben di Dio era veramente suo
lo spos. In tal modo i mille acri di Overpeck ritornarono nelle mani della grande alleanza Hoxworth-Whipple-Hale-Janders-Hewlett.
Whip si butt a capofitto nel lavoro per sistemare i propri acri, che ora ammontavano a seimila pi i mille affittatigli da Overpeck, e mediante pompe e canali li irrig tutti. Acquist quindi anche la vecchia piantagione di Malama Sugar. Poi, con la geniale stramberia che distingueva ogni sua attivit, compresa quella affaristica, affid l'intiera amministrazione dei suoi beni alla Janders & Whipple, e all'et di ventisei anni ripart per andar a vedere un altro po' di mondo.
Sul finire del 1883 Whip ritorn a Honolulu con un carico di piantine d'arancio della Malesia e di ottimo caff del Brasile, con
lo splendido fiore dello zenzero fiammeggiante come una torcia, nonch con un'alta e bruna moglie spagnola rispondente al nome di Aloma Duarte, che si affrett a dargli un figlio. A questi la spagnola mise nome Jesus Duarte Hoxworth, ma Honolulu lo ribattezz subito molto pi spicciativamente Jadey. Aloma Hoxworth produsse un'enorme sensazione nelle isole, non solo per la sua esotica bellezza ma perch dichiar esplicitamente al marito che i suoi bei tempi di baldorie nel vicolo del Topo erano finiti. Le fu per pi facile emanare tali istruzioni che non farle rispettare, cosicch quando Whip se ne torn una volta a notte alta dopo aver passato ore indimenticabili con una prostituta cinese, Aloma Duarte tent di affettarlo con un coltello affilatissimo. Riusc effettivamente a produrgli un tremendo squarcio nella guancia sinistra, ma prima ch'ella potesse colpirlo di nuovo, Whip le sferr un violentissimo calcio nello stomaco, e dopo averla sbattuta senza fiato contro il muro procedette a spezzarle il polso e la mascella.
Guai a chi mi si avvicina con un coltello, spieg poi pubblicamente. Non appena l'ex bella donna si fu fatta ricucire alla meglio decise di denunciarlo per maltrattamenti, ma contro di lei stava la muta testimonianza della tremenda cicatrice che deturpava la guancia di Wild Whip, e i suoi avvocati le consigliarono di desistere. Aloma Duarte segu il loro consiglio. Non appena ne furono informati, Micah Hale, Bromley Hewlett e Mark Whipple si recarono in deputazione da lei, assicurandole ch'erano pronti a passarle una congrua pensione a vita purch acconsentisse a lasciare le isole.
Me ne vado ma mi porto via Jadey, minacci Aloma.
Whip non te lo permetter mai, l'ammon suo suocero.
Jadey  mio!, tempest l'infiammabile spagnola.
Appartiene alle isole, le ribatt calmo Micah.
Alla fine Aloma fece esattamente ci che la famiglia le aveva proposto. A New York confid a un'amica: Mi hanno fatto pi paura quei tre uomini barbuti che non mio marito. Con lui almeno si pu ragionare a pugni, ma quelli a forza di discorsi melati ti soffocano. Alle Hawai comandano loro in tutto e per tutto. Per sono stati generosi.
Intanto, a ovest di Honolulu, i bassipiani dove un tempo erano occorsi venti acri per nutrire una sola mucca si trasformarono rapidamente nei terreni pi fertili e pi redditizi del globo. Quando la canna da zucchero vi si lev alta tre metri, prorompente di succo, per miglia e miglia intorno non fu pi possibile vedere il rosso suolo vulcanico n l'acqua che Wild Whip vi aveva immesso. Vi si poteva vedere una cosa sola: denaro, denaro, denaro a non pi finire.


Capitolo 16.

Nel 1885 Nyuk Tsin si rese conto di non poter pi differire una decisione definitiva circa la sorte dei propri figli, e tutte le volte che studiava Ah Ciow, Au Ciow, Fei Ciow, Mei Ciow e Oh Ciow, rifletteva quanto difficile e importante sarebbe stato il suo compito. A Iolani ricevevano l'istruzione migliore che si potesse ottenere sulle isole. Se avessero potuto entrare a Punahu, certamente avrebbero imparato di pi e avrebbero inoltre avuto la
possibilit di frequentare i figli dei missionari, destinati per diritto di nascita a governare le Hawai, ma per motivi economici oltre che sociali ci era loro vietato.
I maggiori per erano adesso pronti per una istruzione superiore, e appariva chiaro che meritavano entrambi di intraprendere studi universitari. Erano ragazzi vivaci, educati, volenterosi. Avevano il codino sempre in ordine e le unghie pulite. Dotati di una dentatura sanissima e di pelle chiara, riuscivano abbastanza bene negli sport e parlavano correntemente quattro lingue: il punti, l'hakka, l'hawaiano e l'inglese. Inoltre nessuno li batteva in matematica.
Non solo Nyuk Tsin non sapeva decidere quale dei suoi ragazzi mandare in America, ma neppure che cosa fargli studiare una volta che fosse stato laggi. Cos al principio del 1885 incominci con l'interpellare Uliassutai Karakorum Blake. Questi tuttavia non le fu di grande aiuto; da vero inglese dichiar:  inutile far istruire un giovane se questi non si dimostra abile negli sport, e il solo che sportivamente valga qualcosa  Europa. Possiede spirito agonistico e mano pronta. Quando ti parla ti guarda sempre in faccia. Diventer un uomo in gamba. Quindi si affrett a soggiungere: L'Inghilterra  il solo paese al mondo dove un uomo possa far strada unicamente perch ha un buon carattere. Nel resto del globo, invece, per arrivare occorre intelligenza, e, parliamoci schietto, zietta di Wu Ciow, tuo figlio Europa  un asino. Il solo che abbia l'intelligenza pronta  America, ma in quanto a sport fa piet. Probabilmente diventer un topo di biblioteca. Io se fossi in te non sprecherei il denaro per lui, anche se in Francia potrebbe diventare capo del governo.
Nyuk Tsin si trov completamente d'accordo con Uliassutai in questa sua acuta analisi dei due ragazzi. Europa, pur non essendo un genio, era un figlio ammirevole e incontrava le simpatie di tutti; America era senza dubbio il pi intelligente, per era timido, di carattere chiuso, e a volte quella sua eccessiva orsaggine la spaventava. Tuttavia intu che Blake non era in grado di consigliarle una scelta definitiva.
Apikela e Kimo, invece, non furono certo oscuri. Il solo che vale veramente  Australia, sentenziarono con fermezza. Parla un hawaiano cos elegante che sembra gi professore. Quando Nyuk Tsin tent di entrare in maggiori particolari sul carattere, sull'attitudine al lavoro e allo studio, sul senso degli affari dei suoi figliuoli, la risposta fu altrettanto breve ed esplicita: Il pi in gamba  Australia, te l'abbiamo gi detto. Quando canta una canzone si capiscono tutte le parole che  una meraviglia. Nyuk Tsin
insistette: Voi coi ragazzi ci state pi di me. Quale vi sembra il pi dotato?. Per la terza volta la risposta giunse senza esitazioni: Australia sar il pi felice di tutti perch ha un bel sorriso ed  sempre pronto a ridere. Infatti tutte le volte che il ragazzo, eludendo la sorveglianza dei genitori adottivi, si recava in visita a casa Ki, Nyuk Tsin lo udiva sempre scherzare allegramente con Kimo e Apikela. Una volta gli aveva detto: Forse dovrai andare in America a completare la tua istruzione, e si era sentita rispondere: Io preferisco restare qui. I suoi amici erano divisi in quattro gruppi pressoch uguali: punti, hakka, hawaiani e haole. A Iolani era stato eletto capoclasse e socio del Circolo musicale.
Sicch voi mandereste Australia all'universit?, seguit Nyuk Tsin.
Si capisce! Chiss come ci si divertir, replic beata Apikela.
Ma io ce lo mando per studiare.
Non pretendere da quel povero ragazzo pi di quanto possa dare, e lascialo vivere in santa pace, conclusero ridendo gli hawaiani.
La comunit cinese, invece, preferiva Asia, in parte perch era il maggiore, in parte perch aveva gi aperto in Hotel Street un ristorante che faceva ottimi affari. I punti dicevano: Ci si pu fidare di questo ragazzo. Sa comperare e vendere con accortezza. Ha appena diciannove anni, ma pare gi un uomo d'affari navigato. Dal canto loro gli hakka rincaravano: Sono anni che teniamo d'occhio i tuoi ragazzi: gli altri a volte paiono pi hawaiani che cinesi; Asia invece  diverso.  cinese dalla testa ai piedi! Far strada nella vita. Quando poi Nyuk Tsin gli combin un matrimonio con una ragazza punti il cui padre possedeva un po' di terra, la sua posizione nella colonia si consolid definitivamente, e nessuno ebbe pi dubbi che Asia Ki fosse destinato a diventare un personaggio importante.
In quanto ad Africa, il terzogenito, non eccelleva n negli sport n negli studi, n aveva una spiccata propensione per gli affari o per il canto. A differenza dei fratelli era piuttosto bruttino e trasandato nel vestire. La sua principale caratteristica consisteva in una grande incertezza al momento di prendere una risoluzione, quando per l'aveva presa la difendeva con la tenacia di un can mastino. Sapeva anche mascherare abilmente i propri sentimenti, non mostrando una particolare tenerezza n per Uliassutai n per Apikela n per Nyuk Tsin. Di rado i fratelli gli chiedevano di unirsi a loro nei giuochi, mentre si rivolgevano spesso a lui per farsi dare l'orario esatto delle lezioni del giorno dopo. Sua madre, dopo averlo studiato a lungo, finiva quasi sempre col concludere: "Ostinato e
testone com' Africa, in fondo  certo pi maturo degli altri.
La scelta degli studi che il ragazzo avrebbe dovuto compiere in America le procurava non minori grattacapi. Su questo punto il parere di Blake fu categorico: Il mondo  governato da quelli che sanno manipolarlo, zietta di Wu Ciow. Ora, a un uomo di talento si aprono soltanto due strade: pu diventare un messia e guidare l'umanit attraverso le tenebre, oppure studiar legge; in quest'ultimo caso Dio solo pu dire di che cosa non sarebbe capace. Se io fossi avvocato mi presenterei candidato al parlamento, per esempio! Se tuo figlio dovesse studiar legge potrebbe insegnarti a frodare il governo, e il cielo sa quanto gli uomini abbiano bisogno di una simile conoscenza. Fallo studiar legge, zietta di Wu Ciow.  la carriera migliore. Quando Nyuk Tsin gli chiese chi fosse, secondo lui, il pi dotato per intraprendere quel genere di studi, Uliassutai rispose senza esitazione: America. Nyuk Tsin era dello stesso parere.
Kimo e Apikela, come al solito, non le furono di nessun aiuto. Erano problemi troppo gravi per la loro ponderosa pigrizia. Alla fine Kimo sbott: Perch vuoi costringere a studiare dei ragazzi tanto bravi? Asia ha un ristorante; Europa, un negozio; Australia, amici a non pi finire. Qui alle Hawai si trovano bene. Perch mettergli in testa idee pi grandi di loro?. Nyuk Tsin, che nonostante la loro lazzaronaggine apprezzava l'intuito dei suoi giganteschi amici, non si diede per vinta:
Ma tra il fare l'avvocato, il medico o il dentista che cosa consigliereste?.
Dopo avere lungamente riflettuto i due hawaiani risposero: Se fosse hawaiano, ti consiglieremmo di fargli fare l'avvocato, perch agli hawaiani piacciono i bei discorsi, ma dato che  un pake forse  meglio che studi medicina, perch i medici si arricchiscono sempre.
La comunit cinese si rivel pi pratica. I punti quasi all'unanimit suggerirono la carriera del medico: Un medico  sempre rispettato. Sa farsi pagare. Tosto o tardi diventa un personaggio importante, e poi noi abbiamo bisogno di medici cinesi. Gli hakka obiettarono: Per diventare dottore ci vogliono due anni di pi. Lascia questa carriera agli haole. Tuo figlio dovrebbe fare il dentista. Sono studi pi brevi, e alla fine un dentista guadagna quanto e forse pi di un medico.
Un afoso giorno di luglio del 1885 Nyuk Tsin percorreva Nuuanu
Street con gli inseparabili panieri colmi di ananassi appesi alla solita pertica, riflettendo se convenisse di pi la professione del medico o quella dell'avvocato, e se mandare all'universit Asia piuttosto che America, quando due cavalli che tiravano un carrozzone della J & W s'impennarono, e infilata a precipizio Hotel Street andarono a finire contro uno dei due pali che sostenevano il tetto del ristorante cinese di Asia Ki. Il palo naturalmente si spezz, e il peso del tetto, spostato cos bruscamente sul secondo, fece s che anche questo crollasse trascinando con s l'intiera costruzione. Non vi furono feriti anche perch un hawaiano ebbe la presenza di spirito di afferrare subito per le redini i cavalli imbizzarriti, riducendoli tosto alla calma.
Asia, che si trovava nell'interno del ristorante, si precipit in strada urlando e imprecando contro quelle bestiacce che cos all'improvviso avevano trasformato in un caos il suo bel salone da pranzo. Nyuk Tsin sopraggiunse, rendendo ancor maggiore la confusione con grida ripetute di: Li ho visti io! Li ho visti io!.
I poliziotti hawaiani poi fecero il resto dando ordini incoerenti e contrastanti. Dalla J & W usc precipitosamente un uomo per assicurare i presenti che la colpa era del conducente, fermatosi a guardare una partita di biliardino, e che pertanto sarebbe stato licenziato sui due piedi, finch tra il bailamme Nyuk Tsin, ch'era agitatissima, vide sopraggiungere suo figlio Africa, il quale si trovava nel ristorante a dar una mano a lavare i piatti. Africa, facendosi largo tra la folla, ordin senz'alzare la voce, ma con grande vigore:
Su, smettetela di urlare tutti quanti. Quel che importa  che nessuno si sia fatto male. Tu hai visto come  andata? Dov'eri al momento dell'incidente?. E mentre i poliziotti si accapigliavano con l'uomo che aveva fermato i cavalli, perch volevano che li facesse voltare, temendo che tornassero a imbizzarrirsi, Africa Ki, con la massima calma, prese il nome di quanti erano stati testimoni della scena. Dove s' cacciato il conducente?, domand pi volte. Tu hai visto il carro nel momento in cui  andato a urtare contro il palo?. Quando tocc all'impiegato della J & W, questi aveva gi cambiato completamente la propria versione dei fatti; Africa per aveva ormai annotato i nomi di quelli che avevano udito la prima versione. I danni si ridussero a poca cosa, e il risarcimento in denaro, sborsato a malincuore dalla J & W, non fu gran che, ma and ad accrescere il gruzzolo destinato a mandare Africa Ki nel Michigan... a studiare legge.
Quando la zietta di Wu Ciow giunse a questa decisione, il giovane aveva diciassette anni, e la famiglia, che stentava a tirare avanti alle Hawai, non possedeva certo il denaro necessario per mandar un figliuolo a studiare in America. Tuttavia in quelle giornate storiche Nyuk Tsin si butt all'arrembaggio, non arretrando davanti ad alcun ostacolo. Costrinse Asia ed Europa a ricorrere a un prestito, a garanzia del quale ipotecarono, il primo il ristorante, e l'altro il negozio, per pagare il viaggio di Africa. In quanto a s, dopo aver venduto ananassi e legumi per sei ore al giorno, lavorava nei campi per altre otto, impiegando le ultime due ore della sua lunga giornata in giri d'informazione. Quando finalmente una sera il dotto del negozio punti le ebbe assicurato che il momento era propizio, si lav i piedi infangati, si spazzol l'unico vestito che possedeva, e dopo essersi legata un fazzoletto intorno ai radi capelli usc senza dir nulla a nessuno e si diresse con passo risoluto in Nuuanu Street, dove acquist un sacchetto di canditi scuri e gommosi ricoperti di semi di papavero.
Tenendo i canditi ben stretti nella mano entr nell'affollata Hotel Street, il cuore di Chinatown, e passando senza fermarsi davanti al ristorante di Asia e alla bancarella di erbivendolo di Europa, svolt subito a destra in cerca di un vicoletto che s'insinuava tra un labirinto di baracche. Non appena lo ebbe trovato, pregando in cuor suo Kuan Yin, la dea della misericordia, perch la proteggesse nella sua missione, s'infil sotto numerose pertiche di bamb, dalle quali pendeva ad asciugare tutta la biancheria del vicinato. Raggiunse finalmente l'uscio di servizio di una casa dall'aspetto un poco pi pretenzioso delle altre, ma della quale pochi haole avrebbero potuto sospettare l'esistenza, soffocata com'era dai tuguri circostanti. Si trattava della casa di Cing, l'hakka pi ricco di Honolulu, e da parte di Nyuk Tsin era una bella presunzione presentarvisi. Dopo aver bussato, attese pazientemente che l'alta e ben pasciuta padrona di casa venisse ad aprirle e aguzzando gli occhi nelle tenebre riconoscesse la sua miserabile visitatrice. Poich la donna taceva, Nyuk Tsin mormor in tono deferente: Possano in questa notte propizia cadere su di te mille benedizioni, mia cara suocera. Si trattava di una frase puramente onorifica, e all'appellativo usato da Nyuk Tsin non corrispondeva alcuna reale parentela. Infatti la riccona l'accett come tale, replicando in tono imperioso:
Entra pure, mia cara cognata. Hai gi cenato?.
Anche questa era naturalmente una formalit; pertanto Nyuk Tsin rispose come esigeva la tradizione: S, grazie; ma tu, piuttosto?.
La ricchezza della cucina, dove si manifestava un'attenta cura dei particolari, la impression profondamente. Le due finestre erano abbastanza alte per impedire che il denaro dei Cing ne uscisse fuori; le porte non erano situate in linea retta, il che tratteneva il drago della felicit dal fuggire; e il terreno circostante non digradava allontanandosi dalla casa: in tal modo la buona fortuna era costretta a restarvi imprigionata dentro. Su una stufa di mattoni bolliva in permanenza una teiera, dalla quale ora la signora Cing vers a Nyuk Tsin una tazza di t rancido: una tazza non troppo grande, il che sarebbe equivalso ad accordare a Nyuk Tsin un'attenzione ch'ella non meritava, ma neppure troppo piccola, perch in tal caso i Cing avrebbero potuto essere sospettati di avarizia.
Siedi, cara cognata, disse la riccona. Nel suo aspetto esteriore nulla tradiva che in realt ella fosse proprietaria di un bel gruzzolo di denaro. Non portava gioielli, il suo volto non era truccato, i suoi capelli erano disadorni. Indossava l'identico vestito di Nyuk Tsin, e al pari di lei era scalza, ma all'occhio esperto della visitatrice non sfugg che la signora Cing era ricca: la sua cucina traboccava letteralmente di provviste! Ben tre prosciutti pendevano da pertiche di bamb insieme con cinque anatre affumicate, lustre d'olio aromatico. V'erano pure grossi grappoli di cavoli bianchi, cesti di legumi e sacchi di noci. Nel locale regnava la confusione che tanto piace alla gente danarosa, e la signora Cing, con un gesto grandioso, spost parte delle stoviglie che ingombravano il tavolo per fare un posticino su cui Nyuk Tsin potesse posare il proprio sacchetto di canditi. Nessuna delle due vi fece menzione, ma entrambe lo tenevano d'occhio, e quando finalmente il discorso incominci ad avviarsi, seguitarono a fissare i dolciumi quasi ne fossero ipnotizzate.
Come mai sei venuta nella mia povera casa in questa notte tanto propizia, mia cara cognata?, domand la donna pi anziana con studiata cortesia.
Nyuk Tsin, le brune mani callose incrociate sul grembo, i grossi piedi saldamente piantati sul pavimento, non rispose subito. Infine attacc, senz'andare troppo per le lunghe: Non essendo ricca come la mia onorata suocera, non ho potuto permettermi il lusso di pagare un intermediario, perci ho vergognosamente infranto le regole della buona educazione e sono venuta di persona a chiederti tua figlia Siu Kim.
La signora Cing non mostr sorpresa, ma istintivamente si ritrasse, allontanando le mani dai canditi. Pur notando il suo gesto e restandone offesa, Nyuk Tsin seguit a sorridere candidamente. Alla fine, dopo una lunga pausa impacciata, la signora Cing osserv con voce melliflua: Io credvo che tuo figlio Ah Ciow fosse gi sposato.
Infatti, mia cara suocera, replic altrettanto melatamente Nyuk Tsin, scoccando la sua prima freccia della serata. Gli ho combinato un ottimo matrimonio con la ragazza Lam.
 una punti, vero?, domand la signora Cing.
Nyuk Tsin abbass modestamente gli occhi: S,  una punti: per ha portato in dote un bel gruzzolo d'oro, e adesso mio figlio  padrone esclusivo del ristorante.
 suo anche l'edificio?, domand sorpresa la signora Cing.
Completamente, replic con orgoglio Nyuk Tsin; per l'azienda  controllata da tutta la famiglia.
Mi pareva di aver capito che il tuo secondogenito avesse intenzione di sposare una hawaiana.
 esatto. Attese che la signora Cing reagisse con disgusto a tale notizia, quindi soggiunse pacatamente: Sono riuscita a trovargli una giovane hawaiana con vasti appezzamenti di terreno per dote.
Davvero? E adesso anche questo terreno appartiene alla vostra famiglia?.
S.
Mmmmm, mormor la signora Cing sporgendosi innanzi quasi impercettibilmente, mentre la conversazione riprendeva: Ho notato che il tuo figliuolo minore frequenta quasi
esclusivamente hawaiani. Perci  probabile che un giorno sposi anche lui una hawaiana.
Sono parecchie le ragazze hawaiane che s'interessano a mio figlio, e fortunatamente sono tutte di ottima famiglia, rispose Nyuk Tsin. Poi, per mettersi su un piede di parit con l'altra, soggiunse baldanzosamente: Dal momento che la mia famiglia non torner mai pi in Cina ritengo opportuno che i miei ragazzi si trovino delle mogli indigene.
Per questo hai permesso che il tuo figliuolo maggiore sposasse una punti?.
Nyuk Tsin aveva deciso di non lasciarsi mettere sotto i piedi da quella donna. Tranquillissima ribatt: Voglio che la mia famiglia viva secondo i nuovi tempi, non come siamo vissute tu e io da ragazze al Villaggio Alto.
Alla signora Cing non sfugg il rimprovero implicito in quelle parole, e si affrett pertanto a rintuzzarlo bruscamente: Da quanto mi stai dicendo capisco che intendi formare una famiglia alla quale un'onesta ragazza hakka come mia figlia Siu Kim non desidererebbe certo imparentarsi e alla quale io non permetterei mai che si imparentasse.
Si trattava di una dichiarazione di grande peso perch, nonostante l'apparente asprezza delle parole della signora Cing, Nyuk Tsin non era in grado di capire se questa intendesse porre cos formalmente termine ai negoziati, oppure cercasse, com'era naturale,
di sottovalutare a bella posta l'offerta dell'avversaria in modo che quando si fosse finalmente giunti alla discussione capitale, concernente la situazione economica, il valore tradotto in moneta dell'eventuale sposa ne fosse aumentato. Ad ogni modo Nyuk Tsin comprese ch'era venuto per lei il momento di far scoppiare la sua prima vera bomba; la lasci dunque cadere con finta dolcezza fra
i prosciutti e le odorose anitre affumicate. Mi rendo conto, carissima suocera, che una donna ricca quale sei tu possa giustamente esitare ad accasare una bella ragazza come Siu Kim in una povera famiglia come la nostra, ma ho trascurato di dirti un particolare: ieri il dotto del negozio punti ha tratto l'oroscopo di mio figlio Africa. Cos dicendo pose sulla tavola ingombra, accanto al sacchetto dei canditi, un foglio di carta. Dopo averlo interpretato ha emesso un grido di gioia: In vita mia non ho mai veduto un oroscopo pi bello per un giovane!. Ha detto proprio cos.
Le due donne, entrambe analfabete, studiarono a lungo il prezioso foglio di carta. Infine la signora Cing domand cauta: Sei sicura che sia di tuo figlio?.
Sicurissima.
E ne dice bene?.
Modestamente Nyuk Tsin si guard i piedi, poi, sottovoce, snocciol: Denaro, sapere, una posizione ancor migliore di quella che hanno i dotti in Cina, una vita lunga e fortunata, allietata da numerosi figli... Ecco che cosa dice l'oroscopo del mio figliuolo.
Per un pezzo nessuna delle due donne parl, sapendo quale rara cosa avessero dinanzi a s. Dopo aver fissato a lungo il foglio, la signora Cing si alz lentamente dichiarando: Cara cognata, credo sia meglio che vada a preparare un po' di t. Nyuk Tsin ascolt quelle parole col cuore traboccante di esultanza, poich esse cancellavano tutto quanto era stato detto prima. Nondimeno seguit a tenere modestamente gli occhi bassi, senza guardare la signora Cing, mentre questa preparava il t fresco (non pi la brodaglia stantia ch'era rimasta a bollire per ore sulla stufa), e
lo versava in una bella tazza di.finissima porcellana cinese.
Fu quello per Nyuk Tsin il pi bel momento che le avesse sino allora serbato l'esistenza.
Siu Kim, ricominci la signora Cing ritornando all'attacco,  una ragazza fuor del normale, tanto ch' gi stata chiesta in moglie da oltre dodici giovanotti, alcuni dei quali ottimi partiti.
Nyuk Tsin seguit a sorseggiare il t, lasciando compitamente che l'ospite decantasse le doti della figlia per ottenerne un prezzo maggiore. Intanto pensava: Le dar corda per altri cinque minuti, poi sparer la mia seconda cannonata.
Quando la signora Cing ebbe terminato di spiegare i motivi che purtroppo le impedivano di dare Siu Kim in moglie ad Africa Ki, Nyuk Tsin dichiar bruscamente: Non cpita tutti i giorni a una ragazza hakka della piccola borghesia come Siu Kim l'occasione di sposare un uomo che si prepara ad andar a studiare in un'universit americana per diventare avvocato. Se io fossi sua madre, non solo afferrerei questa occasione per i capelli, ma offrirei anche una congrua dote.
Quelle parole colpirono nel segno, proprio come una cannonata, ma la signora Cing era una diplomatica nata. Senza nemmeno inarcare le sopracciglia, domand con voce vellutata: Come pu un'erbivendola mandar un figlio a studiare in America?.
Nyuk Tsin incominci a contare meticolosamente sulle dita: Possediamo il terreno di Nuuanu, il terreno forestale, vasti campi a Manoa; Asia ha il ristorante, ed Europa  gi per tre quarti proprietario del fabbricato dove si trova il suo negozio. Tutti i miei figli lavorano, come me: per questo abbiamo il denaro per mandare Africa nel Michigan.
La signora Cing, visibilmente scossa, si sistem meglio sulla sedia per scaricare a sua volta i propri grossi calibri: Certo, tuo figlio sembra un buon partito... Per suo padre era lebbroso.
Senza batter ciglio, Nyuk Tsin replic: La ragione principale che mi ha consentito di combinare un matrimonio cos vantaggioso con la giovane hawaiana che ci ha portato in dote tanta terra pregiata, consiste appunto nel fatto che gli hawaiani mi conoscono come la pake kokua e hanno dichiarato che il giorno in cui Africa sar avvocato si rivolgeranno, per tutelare i loro interessi, esclusivamente al figlio della pake kokua.
Le due testarde donne hakka si squadrarono con reciproco rispetto. Alla fine la signora Cing si decise. Allung impercettibilmente una mano verso la tavola e con due dita strinse il sacchetto dei canditi. Sempre in silenzio lo attir a s, mentre Nyuk Tsin, nell'osservare quei gesti pi eloquenti di qualsiasi discorso, facendo uno sforzo sovrumano, trattenne le lacrime che stavano salendole agli occhi per non rivelare alla Cing l'immensa gioia che l'aveva invasa. L'accettazione di quei canditi significava infatti che il matrimonio era stato concluso.
Sino a quel momento, tuttavia, Nyuk Tsin non aveva mai veduto Siu Kim, e in quanto ad Africa, non sapeva neppure che la sua zietta gli stesse combinando un matrimonio. Entrambi erano totalmente all'oscuro della cosa; del resto le trattative finanziarie, che rappresentavano la parte pi importante dell'affare, dovevano protrarsi ancora per quasi un anno. Ma un giorno Nyuk Tsin ebbe
l'occasione di vedere la bella ragazza, e dovette convenire con la madre: Tua figlia, Oro Bello,  ancor pi desiderabile di come me l'avevi descritta. Aveva per appena proferito quelle parole che dietro a Siu Kim, allora tredicenne, intravide Siu Han, la sua sorellina di undici anni. Celando la propria ammirazione, domand: Come si chiama?.
Siu Han, Bella Ragazza, ma la tengo in serbo per un uomo molto ricco, rispose laconicamente la signora Cing. Nyuk Tsin sorrise e non dimentic pi il nome della splendida creatura.
Quelli furono, per casa Ki, anni pieni di avvenimenti. La vecchia baracca d'erba era stata sostituita con uno degli edifici pi brutti di Honolulu: una tetra casa di legno a due piani, disadorna, alla quale era stato aggiunto il pi disparato guazzabuglio di tettoie e capanne. Un mango e un cocco offrivano un po' d'ombra, ma non v'erano n un prato n un'aiuola. I maiali erano tenuti nel cortile, e i polli in cucina; i veri dominatori della casa erano per Kimo, sempre pi grasso, che cucinava per tutta la famiglia, e Apikela, sempre pi enorme, che provvedeva al bucato e alla fabbricazione del poi. Il problema alimentare divideva in due opposte frazioni Nyuk Tsin e il resto della famiglia: a lei piacevano soltanto il riso e la cucina cinese; agli altri, il poi e i piatti di stile americano. Quando alla fine della sua lunga giornata di lavoro chiedeva un po' di riso, Kimo, indaffarato intorno ai fornelli, alzava le spalle, mentre i ragazzi strepitavano: Oh, zietta! Ma come fa a piacerti il riso?. Se proprio voleva mangiarne doveva cucinarselo da s, perch Kimo non ne voleva sapere.
Naturalmente i suoi due figli sposati vivevano con lei: ogni coppia disponeva di una stanza, e Apikela si occupava dei marmocchi, che seguitavano ad arrivare con cronometrica regolarit.
Tra maiali, polli e bambini, era una casa allegra e rumorosa. Del resto, ve n'erano molte di uguali, perch cinesi e hawaiani abitavano volentieri insieme. Un giorno, al biliardino, Kimo vide un oggetto importato fresco fresco dal Portogallo, un ukulele, e peggio di un ragazzino seguit a importunare Nyuk Tsin finch non se lo fu fatto regalare. Poi ne chiese uno anche Apikela, e un altro la moglie di Europa, e ben presto i canti e la musica che uscivano dalla casa cinese empirono tutta la vallata.
Verso la met del 1886, quando Africa ebbe compiuto i diciotto anni, venne annunciato ufficialmente che al principio dell'anno successivo sarebbe andato a nozze con la ricca ragazza hakka Cing Siu Kim. Il giovane incominci a guardarsi attorno per la citt, curioso di vedere come fosse la sua futura sposa. Un giorno la vide
passeggiare in Aala Park; non era sicuro che fosse veramente la giovane destinatagli ma riflett: "Come sarebbe bello se la mia promessa sposa fosse come quella ragazza. Il matrimonio fu celebrato con grande pompa, con numerosi invitati, perch i Cing erano gente importante, e quando Africa pot finalmente partire per il Michigan era gi padre di tre vispi marmocchi. Rispettosissimo delle tradizioni, port il libro genealogico e il poema al negozio punti, dove il solito dotto scelse i nomi per i suoi figliuoli. Il poema dimostrava che il nome della quarta generazione doveva essere Kun, Terra. Conseguentemente i due maschi furono chiamati, il primo Kun Ciuk, cio Centro della Terra, e il secondo Kun Yuen, o Essenza della Terra-che-tutto-produce; per i loro genitori, in famiglia, li chiamavano semplicemente Sam e Harvey. Nondimeno i nomi cinesi furono rispettosamente trasmessi al Villaggio Basso, cosicch quando Africa, ormai ventunenne, and finalmente nel Michigan, non era soltanto il capo di una florida famiglia di Honolulu, ma altres il membro di un potente clan, la cui esistenza si perpetuava nel Villaggio Basso da migliaia di anni, sebbene il ricordo che ossessionava Africa, durante i suoi studi di legge in America, riguardasse un avvenimento occorso l'ultima mattina del suo soggiorno a Honolulu.
Quel mattino Nyuk Tsin, dopo aver riunito i suoi cinque figli,
li condusse al negozio punti, dove consegn allo scriba cinquanta dollari, bench la famiglia ne avesse disperatamente bisogno. Asia ed Europa, nel veder sperperare una cifra cos imponente, che sarebbe stata tanto pi necessaria per Africa, non seppero trattenere un'esclamazione di dispetto, ma Nyuk Tsin li ammon: Pu darsi che vostra madre in Cina abbia bisogno di denaro. Forse questa  stata un'annata cattiva per i raccolti, e il primo dovere dei figli consiste nel rispettare la propria madre. Se, nel Michigan, Africa Ki si distinse in modo particolare, fu in parte perch aveva acquisito questo concetto fondamentale:  la legge a guidare il progresso della societ umana, la legge che affonda le radici nel passato, determina il presente, tutela l'avvenire. Meglio di ogni altro studente di diritto, Africa era in grado di capire e di apprezzare questi princpi altamente conservatori.
Il giorno stesso in cui egli s'imbarcava per l'America sul piroscafo Molokai della H & H, Nyuk Tsin saliva a bordo di un battellino locale per compiere il suo primo pellegrinaggio alla tomba del marito sepolto a Kalawao, perch anch'essa aveva fortissimo
il senso della continuit della stirpe e capiva che se suo figlio era in grado di partire per un mondo nuovo, ci dipendeva esclusivamente dal fatto che lo spensierato giocatore Ki Mun Ki era stato
buono con lei. Adesso il vaporetto non si ancorava pi al largo, scaricando i passeggeri sulla spiaggia per mezzo di scialuppe. Attraccava direttamente al molo di Kalaupapa, sul lato pi protetto della penisola, e anche il carico non veniva pi buttato in mare, bens calato regolarmente a terra come ogni carico che si rispetti. Inoltre v'erano ad assistere i lebbrosi infermiere e medici qualificati, e la grande casa missionaria offriva finalmente un tetto. All'ospedale missionario purtroppo non esisteva ancora una medicina in grado di combattere la terribile malattia, per i lebbrosi erano curati con amore e premuniti contro la polmonite e contro la tubercolosi, che sino a pochi anni addietro avevano seminato nella colonia pi strage della stessa lebbra.
Nyuk Tsin attravers frettolosa la colonia, dirigendosi verso il cratere del vulcano. Qui per fu costretta a fermarsi, sopraffatta da un'emozione struggente di fronte al panorama che si stendeva sotto
i suoi occhi, il pi bello della terra, pi drammatico delle colline di Cina, pi incantevole delle valli di Honolulu. In lontananza si ergevano le precipiti rupi di Molokai, contro le cui propaggini inferiori si avventavano candidi sprazzi di spuma, mentre dalle loro cime rimbalzavano saltellando cascate e cascate trasparenti come tele di ragno. Nell'azzurro dell'oceano le isole parevano manciate di gemme. I campi di Kalawao, non pi contaminati da lebbrosi in preda alla disperazione, erano tornati soffici e verdi com'erano prima che l'orribile pestilenza colpisse le isole. Vi sorgevano adesso due chiese, una protestante e una cattolica. La capanna che Nyuk Tsin aveva costruito con le proprie mani aveva perduto il tetto. "Quante belle ore vi abbiamo passate insieme, Mun Ki, Palani e io!, pens. Oh, come vorrei rivedere ancora una volta quei due esseri cos cari.... Li immaginava non pi privi di naso e di labbra, bens integri, uomini vivi e completi. "Come mi piacerebbe vederli ancora una volta giocare a fan-tan sulla spiaggia....
Pass la notte ospite di una kokua conosciuta anni prima, e il mattino dopo, al canto del gallo (erano le tre), usc per essere sulla tomba del marito quando il suo spirito si fosse alzato per andar a passeggiare nella valle. Alla luce della luna risistem alcune pietre ch'erano cadute, spian la terra e la ripul delle erbacce, quindi vi rizz sopra una lapide, sulla quale il nome di Ki Mun Ki era stato scolpito in lettere dorate. Poi, disfatto un fagotto che aveva portato con s, dispose cerimoniosamente intorno alla tomba un bel servizio di piatti nuovi fiammanti che riemp di tre manicaretti imposti dalla tradizione: maiale arrosto, pollo e pesce. Su speciali piattini mise infine alcune arance, riso bollito, pasticcini al carvi, canditi spruzzati di semi di papavero. Quand'ebbe finito accese una candelina perch il suo aroma si diffondesse nell'atmosfera, rendendola pi gradita al fantasma, e attese che sorgesse l'alba.
Allorch lo spirito di suo marito comparve, non trov un albero sul quale appollaiarsi come gli sarebbe stato facile in Cina, dove gli alberi abbondavano e dove venivano piantati espressamente a questo scopo vicino alle tombe; trov nondimeno un comodo posticino sulle rupi che si levavano dietro la fossa, e qui, nella calda luce del sole, lontano dalle pungenti brezze oceaniche, sedette in pace con la moglie fedele, la quale gli rifer sottovoce:
Tre dei nostri figliuoli sono sposati, padre di Wu Ciow, e anche se non mi  stato possibile combinare matrimoni perfetti, con grosse doti, ho fatto del mio meglio. Come puoi facilmente immaginare, la signora Cing mi ha dato molto filo da torcere e a un certo punto mi ha persino rinfacciato che tu eri morto di lebbra. Io per non ho perso la calma e alla fine ha dovuto cedere lei. Ah Ciow ha quattro figli, Au Ciow ne ha tre, e tre ne ha pure Fei Ciow. Tenter di tutto per convincere la signora Cing a darmi in moglie per Oh Ciow la sua figlia minore; temo per che dovr faticare molto perch la ragazza  bellissima, e chiss quanti soldi pretenderanno. In casa tutto va bene. Kimo e Apikela si occupano di noi e sono cos brava gente. I campi rendono come prima, e gli ananassi si vendono sempre bene. Ah Ciow ha un bel ristorante sempre frequentatissimo, e Au Ciow, un avviato commercio di verdure. Nondimeno la notizia pi bella, padre di Wu Ciow,  che tuo figlio Fei Ciow  gi su una nave diretta nel Michigan, dove studier legge. Mentre l'accompagnavo a bordo m' parso di rivedere te e Palani, qui, nella nostra casetta, quando sognavate d'andar in giro per il mondo a visitare paesi sconosciuti. Pensa! Pensa! Un figlio nostro diventer un uomo istruito, un dotto!.
Incapace di trattenere oltre la propria commozione Nyuk Tsin tacque, mentre grosse lacrime le inumidivano le ciglia. Il sole si lev alto nel cielo, ma ella non si mosse. Alle undici domand:
Non fa un po' troppo caldo su quelle rocce? Bisognerebbe proprio che tu avessi un albero, padre di Wu Ciow....
Lasci la tomba, senza toccare il cibo che aveva preparato per
il fantasma, solo a pomeriggio inoltrato.
Nel tragitto di ritorno a Kalaupapa, passando davanti al vecchio cimitero, vi not una pietra nuova pi grossa delle altre. Ansiosa di sapere quale dei suoi amici vi fosse sepolto, si rivolse a un lebbroso che passava di l:
Di chi  quella tomba?.
Di padre Damien, rispose l'uomo.  morto di lebbra anche lui.
Rientrata a Kalaupapa si accorse che mentr'ella se ne stava a discorrere con l'ombra di Ki Mun Ki, la colonia era stata informata del suo arrivo, cosicch ora una vera folla l'attendeva. Pake kokua!, si udiva gridare festosamente da ogni parte, e tra i presenti v'erano molti che Nyuk Tsin aveva conosciuto ai tempi tristi. Quelli che la malattia aveva risparmiato erano ancora riconoscibili, ma ve n'erano altri che gli occhi di Dio soltanto potevano giudicare tuttora esseri umani. Pake kokua!, gridavano felici. Che gioia rivederti!.
La cinesina sedette su un sasso, mentre gli altri le si raccoglievano intorno. Le si avvicin anche un sacerdote domandandole in hawaiano: Sei tu quella che chiamano la pake kokua?. Avutane risposta affermativa, soggiunse: Tutti ti ricordano, qui. Nyuk Tsin volle sapere se era vero che padre Damien fosse morto di lebbra. S, replic il sacerdote, la primavera scorsa.
Ha sofferto?, chiese ancora Nyuk Tsin.
Qui tutti soffrono, replic il sacerdote. Nyuk Tsin a questo punto osserv che Kalaupapa era cento volte meglio di Kalawao.
Il giovane prete disse: Per forza: a Honolulu si sono finalmente resi conto delle proprie responsabilit.
 stata trovata una medicina che guarisce?, s'inform Nyuk Tsin.
L'infinita misericordia di Dio non ci ha ancora indicato la via, ma Egli non pu permettere che un flagello come la lebbra seguiti ad affliggere l'umanit. Nell'attesa ci resta il conforto della preghiera.
Sul finire del 1889 Nyuk Tsin spese la maggior parte del proprio tempo libero a discutere con la famiglia Cing le condizioni in base alle quali dovevano essere celebrate le nozze di Cing Siu Han con Australia. Dichiar schiettamente alla signora Cing: Il ragazzo riesce molto bene a scuola, e su questo punto non ho preoccupazioni, ma purtroppo, essendo cresciuto in mezzo ad hawaiani,  pi hawaiano che cinese. Perci deve assolutamente sposare una cinese; altrimenti lo perderemo.
Eppure hai permesso ad Au Ciow e a Mei Ciow di sposare hawaiane, obiett la signora Cing.
Ma hanno portato in dote molta terra, insistette Nyuk Tsin. Per Oh Ciow il problema invece  diverso. Non ha bisogno di terra; ha bisogno di una moglie cinese che sappia farlo rigare diritto. La signora Cing nondimeno, sapendo che sua figlia era di una bellezza non comune, non si lasciava convincere, nella speranza di tenerla in serbo per un partito migliore.
Frattanto Siu Han, divenuta una splendida ragazza quindicenne, aveva cominciato a rivelare un carattere caparbio n voleva saperne di attenersi alla severa tradizione cinese che imponeva alle giovani nubili di tenersi nascoste in casa. Mentre sua sorella, sposata ad Africa Ki, era un'ottima madre di famiglia che si occupava esclusivamente dei suoi tre bambini, a Siu Han piaceva passeggiare su e gi per Hotel Street, suscitando fra i passanti, a causa delle sue sfolgoranti doti fisiche, commenti non sempre ortodossi. In una di queste sue passeggiate incontr Nyuk Tsin la quale si affrett a chiederle: Conosci mio figlio Australia?.
No, rispose la ragazza.
 qui, nel ristorante di suo fratello. Vieni che ti offro un piatto di tagliatelle.
Nyuk Tsin e Siu Han entrarono dunque nel locale di Asia e sedettero tranquillamente. Poco dopo sopraggiunse Australia, il quale alla loro vista rimase a bocca aperta perch era la prima volta che la zietta di Wu Ciow metteva piede l dentro. Senza star a menare il can per l'aia, Nyuk Tsin gli domand brusca: Non ti sembra che la sorella della moglie di tuo fratello sia una gran bella ragazza?. Com'era da prevedere Australia le diede immediatamente ragione, e pochi minuti dopo Nyuk Tsin si assentava con un pretesto per dar modo ai due giovani di restare soli, mentre Asia la rimproverava:
 una vera vergogna portare in un locale pubblico una ragazza come quella!.
Nelle settimane che seguirono Nyuk Tsin chiese spesso ad Australia: Perch non vai a dare una mano a tuo fratello?, e tutte le volte che questo accadeva, Nyuk Tsin riusciva sempre a scovare Siu Han in qualche angolo di Chinatown e a rimorchiarsela appresso, tanto che prima che l'anno finisse non fu pi lei a cercar di convincere i ricchi Cing ad acconsentire che l'unica loro figliuola ancora nubile sposasse Australia, bens Siu Han. Quella mia discola di figlia, soleva chiamarla la signora Cing. Prudentemente Nyuk Tsin si ritir dalla scena, e ai primi del 1890 il matrimonio fu annunciato ufficialmente.
Al pranzo di nozze Nyuk Tsin, che aveva allora quarantatr anni ma ne dimostrava sessanta, non apr quasi bocca. In cuor suo per ringraziava fervidamente gli di hakka, che si erano mostrati tanto benigni nei suoi riguardi. A un tratto la sua attenzione fu richiamata da una cassettina di sandalo proveniente da Cantn che una donna hakka aveva recato in dono. Aspirandone l'aromatico profumo Nyuk Tsi pens: S, questo  veramente il paese dell'Albero Fragrante.


Capitolo 17.

All'inizio dell'ultimo decennio del secolo decimonono, Le energie di Wild Whip Hoxworth erano tutte dirette al raggiungimento di due scopi: sedurre le donne e fare delle Hawai una parte integrante degli Stati Uniti. Per un certo tempo le sue imprese in campo femminile furono pi spettacolari: infatti, dopo il divorzio da Aloma Duarte, trascorse tutto il proprio tempo libero con l'accozzaglia pi eteroclita di rappresentanti dell'altro sesso lasciate a riva come relitti dalle navi di passaggio. Erano donne senza volto, ma dal corpo indimenticabile, e stupiva il vedere come non appena toccavano terra giungessero immediatamente in contatto con Wild Whip, quasi egli avesse la capacit telepatica di attirarle sotto il porticato dell'Hawaian Hotel, dove se ne stava di solito, quando non aveva altro da fare, beatamente sparapanzato. Dopo pochi minuti quelle donne disancorate e senza meta si trasferivano armi e bagagli (non ne avevano mai in eccesso) nell'appartamento di Whip, proseguendo poi di l a qualche giorno per Manila o per Hong Kong. A molte sarebbe piaciuto restare, ma Whip era troppo astuto per permetterglielo.
Di tanto in tanto andava a passare una fine di settimana nel vicolo del Topo, e tra le scenette pi comuni che si potevano gustare all'Hawaian Hotel, costruito dal re per intrattenervi ospiti di riguardo, v'era la comparsa del tenutario di un bordello cinese tutto cerimonie e inchini che veniva ad annunciare a Whip l'arrivo di una ragazza nuova, oppure il ritorno di una vecchia pensionante, la quale aveva espresso il desiderio di rivederlo. Era comprensibile che Whip piacesse alle donne: a trentatr anni era ancora asciutto e diritto come un fuso; i suoi capelli neri erano sempre scompigliati, e le numerose cicatrici di coltello che gli segnavano la faccia servivano soltanto ad aumentare il suo fascino romantico. Era sempre molto curato nella persona, e quando passava a cavallo lungo i viottoli polverosi delle sue piantagioni di canna da zucchero sapeva rivolgersi ai propri dipendenti in un pidgin perfetto, straordinariamente pittoresco, con qualche tocco qua e l di cinese, giapponese, hawaiano o portoghese, a seconda della nazionalit dell'individuo col quale si fermava a parlare. Per, indipendentemente
dalle varie lingue usate, si compiaceva di imitare l'accento cantilenante importato nelle isole dai cow-boys messicani, cosicch ogni sua frase si concludeva con uno strascichio di vocali: Ehi, Joe! Che cosa ne diciii? Tu holo holo acquaaa?. Le parole "dici e "acqua erano sempre fortemente accentate e si concludevano come una suadente melodia.
Mentre i suoi uomini lavoravano nei campi, Whip sostava spesso sulle soglie delle loro case a chiacchierare con le loro donne, e se queste mostravano di gradire i suoi modi galanti non esitava a portarsele a letto, salutandole poi mentre si allontanava a cavallo con raccomandazioni di questo genere: Eh, tu, Rosie, neh! Sii gentile col tuo uomo quando torna a casa, perch  un gran bravo ragazzo, saiii?. Due volte per era stato assalito a colpi di machete, e quando rifletteva su quegli incerti del mestiere si diceva che un giorno o l'altro sarebbe morto in malo modo, dando occasione ai timorati giornali dell'arcipelago di urlare allo scandalo. Quella previsione lo faceva scoppiare in un'allegra risata.
Finch, sul finire del 1892, tutti i suoi interessi si spostarono in un campo diametralmente opposto, bench forse ancor pi pericoloso. Gli Stati Uniti infatti incominciavano a dar segni di voler tornare a una politica discriminatoria contro l'importazione dello zucchero hawaiano. I grandi piantatori della Louisiana erano fermamente risoluti a impugnare gli accordi reciproci in base ai quali le Hawai spedivano lo zucchero sul continente in franchigia, mentre gli Stati Uniti, oltre ad aver ottenuto il permesso d'inviare determinate merci nell'arcipelago, avevano la facolt di servirsi di Pearl Harbour come base navale. Contro questi accordi i piantatori della Louisiana protestavano: Non sappiamo cosa farcene del loro zucchero, e tanto meno di Pearl Harbour.
Quel conflitto economico durava da trent'anni, e se i magnati dello zucchero di New Orleans erano riusciti a mantenere i guadagni dei piantatori hawaiani come Wild Whip Hoxworth entro limiti ragionevoli, non erano per riusciti a soffocare questa principale attivit delle isole. Ora, nella lotta contro le Hawai si era inserito un fattore nuovo: i grandi stati dell'Ovest, quali il Colorado e il Nebraska, si erano messi a coltivar barbabietole per ricavarne zucchero, pertanto anch'essi miravano a strozzare la concorrenza hawaiana. Gi si profilava la minaccia d'una coalizione tra Louisiana, Alabama, Mississippi, Colorado e Nebraska, oltre agli stati nuovi del Wyoming e dell'Utah, per cacciare definitivamente dal mercato statunitense lo zucchero hawaiano. Quando questo fosse accaduto, le fortune colossali di piantatori come Wild Whip si sarebbero tosto dileguate.
In fatto di zucchero vige una sola regola, spieg Whip ai colleghi che si era affrettato a riunire. O noi vendiamo agli Stati Uniti, o non vendiamo a nessuno. Tutte le nostre energie devono mirare a proteggere quel mercato.
Lo stiamo gi perdendo, osserv John Janders. In questo momento io rappresento undici delle vostre maggiori piantagioni di zucchero, e dal modo in cui quei bastardi della Louisiana e del Colorado stanno cercando di strangolarci mi rendo conto che nove almeno andranno in malora. Un altro giro di vite e non so dove finiremo.
Scusami, John, lo interruppe Whip, hai ragione, ma temo che tu stia misurando troppo le parole. Io ho qui tanto di cifre, e ti garantisco che non  possibile leggerle senza tremare. Dopo l'approvazione della legge doganale McKinley, tutti quei maledetti della Louisiana e del Colorado ricevono una sovvenzione di due cents per libbra, mentre lo zucchero importato dalle Hawai  stato tassato. Ebbene, questo che cosa significa? Significa che dopo i primi dodici mesi i nostri guadagni sono calati di cinque milioni di dollari, e non parlo dei guadagni delle Hawai; parlo dei guadagni di noialtri nove che siamo seduti intorno a questo tavolo. Se poi pensiamo al capitale investito nelle nostre piantagioni, la perdita sale a dodici milioni. E non siamo che al principio.
Tacque per permettere agli altri di discutere a turno il pericolo che incombeva su tutti loro, perch sino a quel momento i grossi piantatori, pur sapendosi minacciati, non avevano avuto il coraggio di guardare in faccia alle cifre; ora per, sotto le sferzanti parole di Whip, non potevano sottrarsi a un esame spietato della realt. Le societ sarebbero fallite, ed essi avrebbero perduto le piantagioni ereditate dai padri.
Secondo te che cosa dovremmo fare?, domand John Janders. Pur essendo di un anno soltanto maggiore di Whip, era un conservatore dei pi retrivi.
Senza rispondere direttamente a quella domanda, Whip osserv: Mio caro,  evidente che se non faremo qualcosa le Hawai torneranno a essere l'arcipelago inutile e deserto che erano nel 1840. Nella sala corse un mormorio di spavento, mentre Whip proseguiva: E badate che queste non sono parole. Ancora due anni neri, e finiremo letteralmente in malora. Forse Dave Hale potr resistere un tantino di pi, ma non certo Harry Hewlett. Quindi, dandosi una manata sul petto, concluse: Io, personalmente, prima di naufragare posso resistere ancora per diciotto mesi; per, signori, non ho nessuna intenzione di andare a fondo.
I suoi ascoltatori, tutti Hale, Hewlett e Janders, lo guardarono con una faccia da quaresima. Alla fine Dave Hale domand: Insomma, Whip, che cosa proponi?.
Soppesando attentamente ogni parola Whip rispose: Ho voluto che questa discussione si svolgesse a porte chiuse, signori miei, perch quel che stiamo per fare  brutto, molto brutto; se qualcuno di voi  debole di reni, esca pure e non torni pi indietro. Attese in silenzio, mentre gli altri sudavano e ansavano, palesemente spaventati. Vi do ancora due minuti, riprese, dopodich non si torna pi indietro. Pos l'orologio sul tavolo, e quando la lancetta dei secondi ebbe fatto due volte il giro del quadrante, annunci con la massima semplicit: Signori, d'ora in poi costituiamo il Comitato dei nove, e nessuno dei presenti deve farsi delle illusioni. Voglio che questo pomeriggio voialtri, senza dare nell'occhio, acquistiate tutte le armi disponibili in citt. Attese che il contraccolpo di quel suo primo ordine tanto inatteso si fosse calmato, quindi riprese: S, organizzeremo una rivoluzione, e quando ci saremo assicurati il controllo delle isole le consegneremo agli Stati Uniti, dopodich la Louisiana e il Colorado potranno andarsene all'inferno: non avranno pi alcun potere contro di noi.
Tu credi che gli Stati Uniti ci accetteranno?, domand pavidamente Dave Hale.
Wild Whip lasci cadere con forza i pugni sul tavolo, dichiarando in tono aspro: Signori, i giorni che ci attendono saranno difficilissimi; di una cosa per non dovremo mai dubitare: gli Stati Uniti accetteranno sicuramente le Hawai. Torn a picchiare i pugni e ripet: Noi diventeremo parte dell'America.
Come..., incominci Dave Hale.
Come non lo so!, lo interruppe brusco Whip. So che ci uniremo all'America e che seguiteremo a fare tutti i quattrini che vorremo continuando a piantar canna da zucchero.
John Janders si affrett a intervenire: Whip, tu sai come io ci tenga allo zucchero, perch ho molto pi da perdere di te. Ma segui il mio consiglio: il mondo non deve sapere che noi scateniamo una rivoluzione soltanto per difendere lo zucchero. Dobbiamo trovare un pretesto pi plausibile e pi nobile.
Il giovane Hale rincar: John ha ragione. I maggiori giornali americani non ci daranno mai il loro appoggio se fonderemo la nostra rivoluzione su un motivo cos sfacciatamente mercantile.
Uno degli Hewlett, il pi forte proprietario di piantagioni, propose: Dobbiamo cercar di tirare in ballo il concetto di democrazia. Dobbiamo far credere che i liberi americani di queste isole sono stufi di vivere sotto una monarchia corrotta.
Bravo! Ci siamo!, esclam John Janders. Dobbiamo trovare qualcosa che convinca il Congresso americano. I cittadini americani anelano a essere liberi.
Wild Whip ebbe un sorrisetto beffardo. Vedo che siete dotati di buonsenso. Sono d'accordo con voi che se scatenassimo una rivoluzione unicamente per difendere il nostro zucchero, quei bastardi della Louisiana e del Colorado ci crocifggerebbero. Mi par gi di sentirli piagnucolare in difesa della monarchia. Io per ho un'idea migliore, signori miei. Organizzeremo e dirigeremo la rivoluzione, uccideremo, se sar necessario, per, a questo punto fece una pausa di grande effetto, nessuno di noi dovr mai comparire in pubblico.
E chi comparir, allora?, domand Dave Hale.
Convinceremo a esporsi gli avvocati che amministrano i nostri affari, i giornalisti, qualche maestro di scuola e un paio di ministri del culto, replic secco Whipple. La nostra sar la rivoluzione pi rispettabile della storia. Sentirete esprimere i sentimenti pi alti e pi nobili di questo mondo perch io ho gi scelto l'uomo ideale da far apparire in pubblico.
E chi sarebbe?, domand cauto Hale.
Guardandolo diritto in faccia, Whip replic: Tuo zio Micah.
David Hale non seppe frenare un'esclamazione di sgomento: Zio Micah non si ribeller mai alla monarchia.  cittadino delle Hawai e ci tiene enormemente a esserlo.
Siamo tutti cittadini delle Hawai e tutti ci teniamo a esserlo, ribatt Whip. Per questo vogliamo salvare l'arcipelago.
Ma zio Micah  stato consigliere della corona e amico personale di tutti i re...  persino ministro del culto....
Proprio per questo dobbiamo averlo dalla nostra, interruppe Whip. Si capisce che non ci dar volentieri il suo appoggio. Chiss quante sentenze sputer contro di noi e contro la nostra rivoluzione, ma la forza delle circostanze lo costringer a diventare il nostro capo. Credetemi, sar zio Micah Hale con la sua barba bianca da profeta a mandare al presidente Harrison la lettera con la storica frase: Le Hawai sono vostre.
A questo punto John Janders gett una piccola doccia fredda su tanto ardore rivoluzionario: Mi hanno scritto da Washington che laggi tutti sono convinti che quest'anno sar rieletto Grover Cleveland.
Nell'udire il nome di quel maestoso e testardo democratico il Comitato dei nove s'incup, perch durante la sua precedente amministrazione Cleveland aveva inferto duri colpi allo zucchero hawaiano, e pertanto non v'era da farsi illusioni che se fosse stato
rieletto, non avrebbe seguitato nella stessa politica antihawaiana; ma ci che pi contava, quel riformatore idealista si era violentemente dichiarato contrario alle tendenze allora popolari in America. Gli Stati Uniti non vogliono un impero, aveva affermato Cleveland, e adesso la
minaccia implicita in quella frase aduggiava l'incipiente rivoluzione. Wild Whip per non era uomo da lasciarsi spaventare da un Grover Cleveland: E chi se ne frega di tutte queste belle baggianate sulla moralit internazionale? Noi la rivoluzione la facciamo lo stesso e subito, e costringeremo zio Micah a buttare le isole in braccio ad Harrison prima che si tengano le prossime elezioni; cos, quando Cleveland torner a essere presidente, noi faremo gi parte dell'America.
Credi che ne avremo il tempo?, domand uno Hewlett.
Se ci daremo da fare, s, fu la risposta di Whip. Il Comitato dei nove sciolse la propria prima riunione su queste parole, e ciascuno dei suoi membri assunse tre compiti: acquistare tutte le armi disponibili, trovare cittadini integerrimi da dare in pasto all'opinione pubblica come uomini di punta della rivoluzione, saggiare gli amici per accertarsi su chi poter far conto per rovesciare la monarchia hawaiana. Quando i piantatori, spaventati e tuttavia risoluti, si furono allontanati, Whip Hoxworth rimase solo col compito pi difficile: cercar di persuadere a tutti i costi l'austero zio Micah ad assumere il comando della rivolta.
La monarchia hawaiana non era una monarchia forte. Nel 1872 la dinastia del grande Kamehameha si era estinta, minata dalle malattie e dalle delusioni, e ad essa era succeduta una serie di alii simpatici ma incompetenti. Uno di costoro aveva tentato di far rivivere il paganesimo per ridare forza al languente spirito hawaiano; un altro aveva cercato di abrogare la costituzione riportando le Hawai a una forma di monarchia assoluta, libera dai freni di una legislatura borghese; v'erano state rivoluzioni di palazzo, l'elezione dei re era avvenuta in base alla loro popolarit, finch era scoppiato un terribile scandalo: un re era stato scoperto mentre cercava di vendere contemporaneamente una concessione d'oppio a due diversi biscazzieri cinesi. Questo malinconico declino dello stato hawaiano aveva provocato una viva preoccupazione tra le famiglie missionarie, e sebbene alcuni cittadini di particolare rettitudine, come Micah Hale, avessero lealmente seguitato ad appoggiare la discendenza reale, in genere gli altri avevano manifestato un profondo sdegno allorch erano stati fatti tentativi per rendere legali il commercio dell'oppio e le lotterie.
Ciononostante, se avessero seguitato a regnare quei re alla buona, lasciando la guida del regno ai propri ferrei consiglieri, tutti oriundi della Nuova Inghilterra, Micah Hale e i suoi collaboratori sarebbero forse riusciti a mantenere in vita la vacillante monarchia, ma il 29 gennaio del 1891 era salito al trono un personaggio di natura ben diversa, e fu subito chiaro che non sarebbe pi stato possibile evitare le complicazioni. La regina Liliuokalani era una donna di piccola statura, piuttosto tozza, ma di portamento regale. Aveva labbra dal taglio netto, risoluto, una gran massa di capelli color pepe e sale, i polsi sempre carichi di gioielli. Vestiva invariabilmente di raso nero ornato di piume di struzzo, come pure di struzzo e avorio era il grande ventaglio dal quale non si separava mai. Di temperamento ostinato, sapeva apparire maestosa e imporsi. Quando doveva comunicare un messaggio importante si mostrava sempre seduta, avvolta in un mantello di piume giallo oro, in parte perch quell'indumento faceva parte dell'antica pompa regale, in parte perch era leggermente zoppa e non sapeva muoversi con disinvoltura. Per molti anni era stata semplicemente Lydia Dominis, la moglie autoritaria di un oscuro haole di origine italiana, col quale era vissuta in una grande casa bianca chiamata pomposamente Washington Place. Alla morte del re suo fratello era salita al trono animata dall'incrollabile desiderio di soffocare l'influenza haole e in particolare quella degli uomini come Micah Hale.
Intelligentissima, aveva visitato tutte le corti d'Europa, restando particolarmente colpita dalla personalit della regina Vittoria; inoltre aveva nel sangue la passione del potere politico. Se fosse giunta al trono subito dopo la morte di Kamehameha avrebbe potuto fare delle Hawai una monarchia forte e sicura, poich possedeva un'immaginazione vivace e una grande abilit nel manovrare gli individui; ma era arrivata al potere troppo tardi, quando
lo spirito repubblicano aveva ormai contagiato il suo popolo, e lo zucchero era diventato il vero padrone delle isole. Bench ella non se ne rendesse conto, i suoi veri nemici non erano pi gli austeri uomini politici come Micah Hale, bens i piantatori, gente pronta a tutto, anche a impugnare le armi, come Wild Whip Hoxworth. Contro i primi avrebbe avuto qualche probabilit di successo; contro i secondi era impotente.
Senza neppur degnarsi di identificare i propri avversari, questa donna testarda e fantasiosa tent di muover guerra contemporaneamente al repubblicanesimo, al congregazionalismo e allo zucchero, riuscendo soltanto a cementare in una coalizione queste tre forze tanto disparate. Gli hawaiani erano stufi della monarchia e delle sue stupide pretese: tutto ci cospirava contro la regina, anche se la maggior parte di coloro che si unirono alla coalizione lo fecero nella speranza di accattivarsi gli americani. Le famiglie missionarie non facevano mistero della propria avversione per l'assolutismo, la corruzione, il paganesimo monarchici, ma quelli che sbraitavano pi forte in pubblico contro tali nequizie erano proprio gli stessi i cui traffici avrebbero prosperato cento volte di pi sotto un governo americano. Anche gli avvocati se la prendevano con gli eccessi della monarchia, sbandierando i diritti dell'uomo, ma in realt si battevano per difendere lo zucchero.
Al principio del 1893 la regina decise di disfarsi una volta per sempre di uomini come lo statista Micah Hale e il suo insolente nipote Whip Hoxworth. Fece dunque sapere ch'era sua intenzione d'abrogare la costituzione, di porre il parlamento sotto controllo regio, di revocare il diritto di voto di numerosi cittadini, e di restaurare in linea di massima le antiche prerogative monarchiche. Annunci questi provvedimenti col solito fasto, avvolta in gialle piume, in ghirlande di fiori, e con uno strascico di quattro metri intorno al piede zoppo. Non lo disse apertamente, ma lasci capire di voler riportare le Hawai ai bei vecchi tempi che la Francia aveva conosciuti nel 1620.
Quello stesso pomeriggio Wild Whip convoc il Comitato dei nove in una stanza appartata della Janders & Whipple di Merchant Street, evitando di proposito gli edifici della Hoxworth & Hale per timore che Micah, tuttora fedele alla monarchia, potesse venire a conoscenza della congiura. Whip apr la seduta con questa frase laconica: Dobbiamo ringraziare la testardaggine della nostra regina perch il suo sciocco comportamento rende ora la rivoluzione, per cos dire, obbligatoria.
Gli Hewlett avevano paura d'intraprendere un'azione scoperta; consigliarono perci la prudenza, ma John Janders, che amava andar subito al sodo, dichiar in tono burbero: Dobbiamo rovesciare la monarchia adesso, se non vogliamo perdere l'ultima occasione che ci resta d'impadronirci del potere.
Saresti pronto a sollevare una rivoluzione armata?, gli domand David Hale.
Se necessario, s, rispose Janders, e poich nessuno parlava Whip Hoxworth annunci risoluto:
E dunque rivoluzione sia!. Il Comitato lo applaud
all'unanimit, mentr'egli riprendeva: Dobbiamo agire prontamente assumendo il controllo di tutti i punti chiave della citt.
E come dobbiamo regolarci per le altre isole?, domand un Hale.
Chi se ne frega delle altre isole?, sbott Hoxworth. La sola isola che conti  questa. Quando avremo in mano l'ufficio postale, le banche, il palazzo, l'arsenale, avremo in mano Honolulu, e se avremo in mano Honolulu, avremo in mano tutto l'arcipelago. Janders, riferisci al Comitato quel che hai saputo oggi.
John Janders si alz, e dopo essersi schiarito la gola incominci in tono formale: Stamane ho avuto un colloquio di due ore col ministro americano, e insieme abbiamo studiato attentamente la situazione. Il ministro mi ha lasciato capire che se la rivoluzione ci dar rapidamente il controllo dei punti chiave di Honolulu, gli Stati Uniti avranno motivo sufficiente per affermare che noi siamo il governo de facto, ed egli ci riconoscer seduta stante, mettendo cos termine alla monarchia e concedendoci di prepararci all'annessione con gli Stati Uniti.
Ma come si comporteranno le truppe americane di stanza nel porto?, obiett uno Hewlett. Non v' pericolo che i comandanti delle navi le mandino a terra a combattere contro di noi?.
Un astuto sorriso illumin il volto segnato di Wild Whip, e i congiurati, nel vedere quel sorriso, intuirono ch'egli aveva gi escogitato uno stratagemma per rendere innocue le forze americane. Whip tuttavia non volle divulgare direttamente il proprio piano. Si limit a dire: John, esponi a questi signori che cos'abbiamo combinato.
John Janders spieg: Abbiamo stretto un impegno solenne sia col ministro americano sia col comandante delle navi, in base al quale, non appena scoppier la rivoluzione, faranno sbarcare il maggior numero possibile di truppe con la consegna di proteggere l'incolumit dei sudditi americani.
Ma noi siamo cittadini hawaiani, obiett David Hale.
Siamo per anche americani, replic calmo Janders, e gli americani da proteggere siamo noi.
A questo punto Whip, sempre sorridendo sardonicamente, intervenne:  un piano che non pu fallire. Noi scateniamo la nostra offensiva contro i punti chiave. Non appena la lotta ha inizio, le truppe americane si riversano a terra. Che cosa possono pensare gli hawaiani? Senza dubbio si diranno: Le truppe americane sono venute per assalire la regina!. Immediatamente getteranno le armi, e noi ci impadroniremo dei punti chiave senza colpo ferire; dopodich il ministro americano annuncer: "Gli Stati Uniti riconoscono formalmente il governo de facto. Che volete che possa fare la regina dopo di questo?.
Come possiamo perdere?, grid John Janders.
David Hale scaric la sua solita doccia fredda: Molto facilmente... se zio Micah si appeller alle potenze estere per sconfessare la nostra rivoluzione.
Non lo far, ribatt Whip.
Zio Micah  uomo d'onore, insistette Hale. Non dimenticate che ha prestato giuramento di fedelt alle Hawai.
Penser io ad attirare zio Micah dalla nostra, dichiar secco Whip. Ci dovr aiutare per forza; contateci!.
Gli Hewlett si consultarono fra loro, quindi uno di essi dichiar: Badate che noi abbandoneremo la rivoluzione se non avremo la certezza di poter contare su Micah Hale.
Vi ripeto che ci appogger, insistette Whip. Non nell'azione:  ormai troppo vecchio per questo. Ma a rivoluzione terminata si far innanzi come nostro capo.
Ne sei proprio sicuro?, domandarono in coro i giovani Hewlett.
Perdio!, sbott Whip perdendo la pazienza e scaraventando in l la sedia; dal momento che tutte le nostre probabilit di successo dipendono da Micah Hale, credete ch'io abbia l'intenzione di lasciarmelo scappare? Si capisce che possiamo contare su di lui! Ve ne do la mia parola.
A questo punto Janders interloqu: Lasciate fare a Whip per quel che riguarda zio Micah. Piuttosto noi dobbiamo preoccuparci di indurre l'opinione pubblica a schierarsi a favore della rivoluzione. Dovremo indire per luned un grande comizio durante il quale si terranno un sacco di bei discorsi sugli inalienabili diritti dell'uomo.
Badate per che non voglio che i discorsi li facciate voi, li ammon Whip. Fateli fare agli avvocati e a gente come nostro cugino Ed Hewlett che  mezzo hawaiano e ha la lingua sciolta.
Le cose parevano mettersi tanto bene che il Comitato dei nove,
o per essere pi esatti otto di loro, incominciarono a tirare il fiato. La rivoluzione era ormai questione di ore; i dieci punti chiave erano gi praticamente nelle mani degli insorti: il ministro americano aveva promesso di riconoscere il nuovo governo; il presidente Harrison avrebbe sicuramente accettato le Hawai come stato dell'Unione; lo zucchero avrebbe fruttato pi soldi di prima; ma Wild Whip si affrett a riportare i congiurati alla realt, osservando in tono gelido: Alla riunione di luned voglio che tutti abbiano sottomano le rispettive armi.
Temi complicazioni?, domand uno Hewlett.
No, purch noi si sia pronti ad affrontarle, fu la secca risposta.
Mentre gli altri si disperdevano alla spicciolata per andar a fomentare qua e l gli animi gi accesi della popolazione, Wild
Whip si diresse in King Street, dove, dirimpetto al palazzo reale, sorgeva la bella casa degli Hale. Fu ricevuto da Malama in persona che alla sua domanda se il marito fosse in casa gli rispose graziosamente:
Lo troverai nello studio.
Il giovane entr senza bussare, e prima di aprir bocca chiuse accuratamente l'uscio. Suo zio era circondato dai libri missionari del padre, testimoni degli anni eroici di Lahaina, oltre che da una sostanziosa raccolta di volumi teologici e giuridici. Nella sua qualit di primo consigliere di ben quattro regnanti aveva dovuto fornire numerosi pareri legali, di cui del resto la sua raffinata mente d'intellettuale si compiaceva. Dal 1870 non si occupava quasi pi degli interessi economici della H & H, avendo lasciato tale attivit agli Hoxworth e ai nipoti dopo essersi fatto dare la parte che gli spettava degli enormi guadagni della ditta. Dedicava il proprio reddito allo sviluppo culturale delle Hawai: la casa missionaria per lebbrosi di Kalaupapa, la biblioteca civica, Punahu, la chiesa locale, erano sorte in buona parte grazie alle sue generose elargizioni, bench il massimo contributo finanziario egli lo avesse dato per migliorare l'attivit governativa. Se un re decideva di fare un viaggio intorno al globo fermandosi nelle maggiori capitali, era sempre Micah Hale ad accompagnarlo a proprie spese, pagando spesso di tasca sua anche per il monarca.
I libri di diritto che popolavano la sua biblioteca erano per lui fonte di continuo orgoglio. Micah Hale non si stancava di rammentare agli amici e ai conoscenti, tutti di origine missionaria come lui, che sino a quando le Hawai non avessero raggiunto un ordinamento stabile e definitivo, il compito dei loro padri non sarebbe stato compiutamente assolto. Pochi governi ebbero servitori pi fedeli di Micah Hale, generoso del proprio denaro e tre volte pi generoso delle proprie energie. Tra le molte sagge leggi sovente citate in Europa per dimostrare come le Hawai fossero ormai una nazione civile, la maggior parte erano opera sua. Ci che colpiva principalmente era la sua capacit d'elevarsi al di sopra dell'interesse personale, e le leggi approvate durante il suo regime a favore dei piantatori o degli esportatori di zucchero erano state proposte, non gi da lui, bens dai Janders, dai Whipple e dagli Hewlett, di cui il governo brulicava. Quattro re avevano ritenuto Micah Hale il loro pi fidato consigliere, pur sapendo ch'egli era favorevole all'annessione delle Hawai agli Stati Uniti. L'attuale regina invece, irritata da questo suo atteggiamento, gli aveva tolto ogni incarico. Micah Hale era allora settantenne, di statura superiore alla media, di
portamento maestoso, reso ancor pi solenne dalla candida e
lunghissima barba. Vestiva sempre esclusivamente di bianco, comprese le scarpe, e in pubblico si ostinava a non voler portare occhiali. A quest'uomo si present Whip Hoxworth la sera di sabato 14 gennaio 1893.
Zio Micah, attacc risoluto Whip, senz'accettare la sedia che l'altro gli offriva, sono venuto a informarti che molto probabilmente tra due giorni scoppier una rivoluzione.
L'hai fomentata tu?, domand calmo l'austero vecchio.
S, e dietro di me ci sono gli Hale, gli Hewlett, i Janders, oltre ai Whipple e a mio fratello. Non sar pi possibile tirarsi indietro.
Dunque  tutto deciso?, osserv Micah, appoggiandosi contro lo schienale della sedia e studiando attentamente il nipote.
Signors, rispose Whip come faceva sempre quando si rivolgeva a persone pi anziane di lui, secondo lo stile appreso durante la vita di bordo.
Quanti anni hai, Whip?.
Trentasei.
Quante mogli hai avute?.
Due.
Quante risse a coltellate a Iwilei?.
Una trentina.
Quanti figli illegittimi?.
Personalmente ne mantengo una mezza dozzina.
Sai come ti chiamano in citt?.
Wild Whip. Me lo dicono in faccia. Se credi che me ne importi....
Non pensavo al tuo soprannome pi comune; pensavo all'altro.
Quale altro?.
Lo Stallone d'oro. Non lo sapevi? E tu ti ritieni qualificato ad autonominarti capo di un governo provvisorio con l'intento di rovesciare quello debitamente costituito?.
Niente affatto, zio Micah. Non ne ho la minima intenzione.
Ma se ho ben capito mi hai detto un minuto fa che tu e il tuo gruppo state preparando una rivolta.
 esatto: la dirigo io e ti posso assicurare che non appena dar ordine di sparare, spareranno. Quindi stattene alla larga.
So di essere qualificato per capeggiare una rivoluzione perch non v' nulla al mondo di cui abbia paura, perci ho la matematica certezza che tra due giorni alle Hawai avremo un nuovo governo. Tuttavia non sono qualificato per diventarne il capo: l'unico uomo degno di questa carica sei tu.
Mentre suo zio lo guardava allibito, Whip sedette.
Quei due uomini tanto dissimili si fissarono a lungo, avvertendo quasi fisicamente la tremenda forza che emanava da entrambi. Micah Hale era sempre vissuto ligio a un codice di austera rettitudine, convincendo tutti coloro che lo avevano avvicinato per affari
o per questioni politiche a fare altrettanto, mentre Whip Hoxworth era rimasto l'eterno vagabondo rissoso dei castelli di prua del Pacifico. Era convinto che tutti gli uomini fossero dei porci e che per farli andare avanti bisognasse prenderli continuamente a calci; eppure, nell'imminenza della rivoluzione, persino lui capiva che in determinati momenti cruciali della storia di un popolo occorrono, come uomini rappresentativi, individui migliori di quanto egli non fosse.
Questa tua rivoluzione mi pare soprattutto una rivoluzione dello zucchero, eh, Whipple? O sbaglio?, domand infine Micah.
Dal mio punto di vista s, ma non dal tuo.
Come possono esservi due interpretazioni diverse per un unico atto infame, Whipple?.
Se non esistessero, zio Micah, non sarei qui a chiedere il tuo appoggio. Io voglio una rivoluzione perch il commercio dello zucchero sia consolidato su queste isole in modo definitivo; tu la vuoi perch le Hawai possano unirsi agli Stati Uniti secondo un destino da te stesso preconizzato cinquant'anni fa. Zio Micah, tu hai sempre visto giusto: le Hawai saranno condannate, se non riusciremo a trovare un mezzo per convincere l'America ad accettarle. Ora, io questo mezzo ce l'ho, e il solo modo che ci resti per vedere attuato il tuo sogno  quello che ti offro io.
Io l'annessione non la intendo cos, Whipple. Il giorno in cui Washington dovr comprenderne l'inevitabilit scoccher da solo.
Questo  impossibile! Soltanto l'azione rende inevitabili gli eventi.
Non sono d'accordo con te; l'inevitabilit  il prodotto della giustizia e di una coscienza che lentamente si sveglia. Piano piano Washington finir col capire quale sia l'unico passo giusto da compiere, e bisogna attendere che sia Washington a farlo.
Zio, anche se tu campassi cent'anni, sul tuo letto di morte seguiteresti ancora a parlare della lenta inevitabilit della giustizia. Invece ci sar una rivoluzione, la mia rivoluzione, e tu la capeggerai, dando cos modo al tuo antico sogno di giustizia di avverarsi.
Micah Hale si alz lentamente e fissando il nipote con occhio severo mormor: Whipple, mi sgomenta costatare che tu mi abbia cos mal giudicato da credere che mi sarei associato a una impresa tanto nefanda. Bench ne abbia il dovere, non divulgher le tue intenzioni. Ora per ti prego di andartene.
Con suo stupore il nipote invece non si mosse. Rimase seduto con aria insolente e ribatt: Adesso finalmente ci capiamo. Siedi, zio, perch ho ancora molte cose da dirti. Ti consiglio di dimenticare quelle che ci siamo dette sin qui e di dimenticare anche la minaccia che mi hai rivolta poco fa di andar a spifferare al governo i miei piani. Ha tentato di farlo anche Charley Wilson, il quale ne  a conoscenza, ma il gabinetto non ha avuto il coraggio di appoggiarlo. Perci vediamo adesso un momentino quel che tu e io insieme possiamo fare l'uno per l'altro. Tu mi disprezzi, e io nutro per te una profonda commiserazione. E va bene, argomento chiuso. Zio Micah, tra due giorni ci sar una rivoluzione. Ti sar matematicamente impossibile soffocarla. C' il ministro americano che non sta nella pelle per l'impazienza di riconoscere il nostro governo. In quanto alle truppe americane, non vedono l'ora di sbarcare in difesa di noialtri innocenti americani contro i selvaggi hawaiani. Abbiamo gi fissato i capisaldi da espugnare, e i nostri programmi sono gi pronti minuto per minuto. Anche nel caso che tu dovessi informare la regina non faresti che precipitare gli avvenimenti.
Micah Hale non era uomo privo di risorse. Aveva superato troppi tentativi di rivolta durante i quali soltanto il suo coraggio personale era riuscito a salvare il governo dagli attacchi di elementi irresponsabili; perci neppure in quel momento si scompose. Nello stesso tono gelido usato dal nipote, osserv: Hai pensato proprio a tutto.
Cerca di accettare la rivoluzione come se fosse gi un fatto compiuto, riprese Whip. Io non sono l'uomo pi adatto per rappresentarla e giustificarla agli occhi dell'opinione pubblica. A Londra o a Berlino il mio passato non sarebbe certo la migliore delle credenziali. Se si dovesse venir a sapere che l'ha fomentata la mia cupidigia personale, che cosa accadrebbe? L'America non vorrebbe pi saperne di noi, e probabilmente l'unico paese straniero che ci riconoscerebbe sarebbe il Giappone....
Nell'udir nominare il Giappone, Micah Hale, senza pi ascoltare ci che il nipote gli stava dicendo, si sent trasportato a un tratto dai ricordi nella misteriosa citt di Tokyo, nell'anno 1881, quando in veste di consigliere privato della corona aveva accompagnato l'ultimo re hawaiano nel suo viaggio trionfale intorno al mondo. Il seguito reale era stato alloggiato in una casa giapponese dove non esisteva una sola sedia; i pavimenti erano di legno prezioso levigato da secoli d'uso, e le porte scorrevoli costituivano una gioia per gli occhi. Si era di marzo e una vera legione di giardinieri andava su e gi, indaffarata a potare pini dai rossi rami nocchiuti. I susini erano gi carichi di boccioli candidi; anche i ciliegi erano prossimi a prorompere in un tripudio di fiori, e sollecitati dal tepore del clima gli hawaiani del seguito si erano abbandonati ad ammirare l'incanto della scena.
Improvvisamente Micah, alzando gli occhi, non aveva pi veduto il re. Nessuno sapeva dove fosse andato. Sulle prime la cosa non fu presa troppo sul serio, ma poich col passare delle ore l'augusto personaggio non si vide ricomparire, la sorpresa si trasform in panico. Nessuno lo aveva veduto lasciare lo spazioso recinto del palazzo, e nonostante le pi affannose ricerche non se ne trovarono tracce. Sembrava essersi letteralmente volatilizzato, bench fosse un pezzo d'uomo grande e grosso, pacchianamente vestito all'occidentale di una immensa palandrana tagliata su misura a Londra. Era stata una delle poche volte in cui Micah Hale aveva provato che cosa significhi aver paura: non era all'oscuro del fatto che in anni ancora relativamente recenti pi di un samurai, infastidito dell'intromissione straniera, aveva dimostrato il proprio disappunto in un modo spiccio: mozzando la testa agli intrusi. Inginocchiatosi pertanto nella stanza senza sedie aveva pregato con fervore: Signore Iddio! Salva il re, te ne scongiuro!.
In capo a tre ore, quando il panico aveva ormai fatto perdere la testa a tutti quanti, il re era ricomparso, allegrissimo, con le scarpe in mano. Si capiva perfettamente che aveva attraversato a guado il ruscello che divideva la villa degli ospiti dal palazzo imperiale e che si era divertito un mondo. Non volle spiegare dove avesse trascorso quelle tre ore e se ne and a letto contento come una pasqua. Il mattino successivo il ciambellano dell'imperatore attese che il re fosse in altre faccende affaccendato per recarsi da Micah e confidargli in ottimo inglese:
Sa che cos' capitato? Pensi che per un vero miracolo ieri pomeriggio le guardie di palazzo non prendevano a fucilate un tale che si era intrufolato nel palazzo imperiale! Per fortuna all'ultimo momento si sono accorte che si trattava del vostro re! Si figuri ch'era scalzo, coperto di fango, e rideva come un matto; scostati gli scioji e fatti pochi passi coi piedi sporchi sul tatami, ha dichiarato: "Vorrei parlare coll'imperatore. Noi siamo rimasti a bocca aperta, perch era la prima volta che capitava una cosa del
genere, ma Mutsuhito, che  un uomo straordinario, sempre all'altezza di qualsiasi situazione, lo ha ricevuto immediatamente. Sono entrati insieme nella sala delle udienze private, e quel che  pi straordinario, ci sono rimasti per quasi tre ore.
Asciugandosi la fronte madida di sudore e lisciandosi la barba, Micah Hale rispose: Mi creda, eccellenza, non sono stato io a mandare il re.
Non ne dubito, ribatt il ciambellano; dato l'argomento della conversazione svoltasi fra il nostro imperatore e il vostro re....
Perch? Di che cosa hanno parlato?, domand cauto Micah.
Come? Non lo sa?.
No.
Il re ha dichiarato chiaro e tondo: Le Hawai sono stufe d'esser menate a bacchetta dall'America, dall'Inghilterra e dalla Russia. Il nostro arcipelago  una nazione del Pacifico e tale deve rimanere. Il ciambellano tacque, per meglio assaporare l'effetto di quella sua dichiarazione, lasciando chiaramente capire che aspettava una risposta precisa da Micah.
Viceversa questi, estremamente sollevato, s'inchin al ciambellano limitandosi a replicare: Le sono grato d'essersi occupato del mio re.
Come? Lei si ritiene un suddito di sua maest?, domand stupito il giapponese.
S, perch quando sono stato assunto al servizio del governo ho prestato giuramento di fedelt alle Hawai.
Molto interessante!... Le farebbe piacere bere con me una tazza di t?.
Certamente, rispose Micah. Attraversarono insieme un bellissimo giardino tutto pini, giungendo a una casetta rustica dove attendeva una cameriera.
Sa che cos'ha proposto il suo re?, riprese il giapponese nel timore che Micah non glielo domandasse. Ha proposto che sua figlia, la principessa Kaiulani, fosse data in moglie al figlio dell'imperatore in modo da rendere pi solidi i legami tra il Giappone e le Hawai.
Per la prima volta Micah perdette il suo bel sangue freddo. Il t gli and di traverso, e una parte del liquido bollente gli si rovesci sul risvolto della giacca, mentre egli posando la tazza di colpo balbettava: Come ha detto?.
Ho detto che il suo re ha proposto al mio imperatore un'alleanza da suggellarsi col matrimonio della vostra principessa, erede al trono delle Hawai, col nostro principe. Le assicuro, signor Hale,
che quando ho appreso la notizia sono rimasto anch'io senza fiato.
I due diplomatici si fissarono allibiti. Infine Micah mormor:
Che cosa mi suggerisce di fare?.
Le consiglio di condur via subito il suo re dal Giappone.
Certo! Ma come debbo comportarmi con l'imperatore?.
 stata avanzata una proposta formale di matrimonio, la quale per dovr essere presa in considerazione dalla famiglia imperiale... oltre che dai consiglieri di stato; perci la risposta non potr giungere prima di un anno o due.
Eccellenza, la prego di fare in modo che sia negativa.
La cosa non dipende pi da me, ormai. Quanti anni ha la vostra principessa?.
Vediamo un po'... Sei, mi pare.
Allora abbiamo il tempo dalla nostra.
Quella sera Micah fece tutti i passi necessari per affrettare il pi possibile la partenza dal Giappone del suo estroso protetto, ma mentre erano seduti a cena insieme, senza che il re gli avesse ancora detto nulla della propria inattesa visita all'imperatore, Micah osservando il volto grasso e gioviale riflett: "Chiss che cosa passa per quel cervello balzano? Come mai gli sar venuto in mente di combinare un matrimonio di stato con la famiglia imperiale giapponese? Di dove gli sar venuta l'idea di un'alleanza col Giappone? Se questo avvenisse ogni nostra speranza di un'unione eventuale con l'America andrebbe distrutta! Dio mio, che cosa mi combiner quando saremo in Europa?. Da quel giorno Micah Hale non aveva mai sottovalutato il pericolo che le Hawai potessero da un momento all'altro unirsi al Giappone. Per questo si era opposto all'importazione di manodopera giapponese da sfruttare nelle piantagioni, ma uomini avidi come John Janders e gli Hewlett avevano fatto orecchio da mercante ai suoi avvertimenti. Lo spaventava la facilit con cui i giapponesi, che avevano incominciato ad arrivare nelle isole intorno al 1880, sapevano adattarsi alla vita hawaiana, e aveva persino tentato di far approvare leggi che impedissero loro di lasciare le piantagioni per aprire dei negozi. Quando era solo con gli amici alludeva spesso al "pericolo giallo, prevedendo che i giapponesi si sarebbero presto moltiplicati, impadronendosi del potere politico. Per questo s'era proposto due scopi: Le Hawai devono diventare americane. I giapponesi devono essere tenuti lontani.
Quando dunque Wild Whip aveva incominciato la frase: Ho l'impressione che il Giappone potrebbe..., nella mente di Micah Hale si erano destati vibranti ricordi.
Che cosa stavi dicendo, Whip?, domand al nipote con aria ancora assorta.
Stavo dicendo che se vuoi vedere attuato il sogno di tutta la tua vita devi darmi man forte.
Ma tu avevi parlato del Giappone, insistette Micah, e Whip comprese che suo zio non aveva udito una sola parola di quante egli gli aveva detto sin l. Intu che doveva essersi perso a rievocare chiss quale episodio remoto di cui egli non sapeva nulla, che tuttavia la fantasticheria di suo zio riguardava il Giappone e che essa aveva suscitato in lui una reazione negativa, probabilmente di paura. Decise pertanto di trarne tutto il vantaggio possibile per la propria causa.
Tornando al Giappone, ti dicevo che ci sono prove ad
abundantiam che quel caro paese sarebbe felicissimo di papparsi le Hawai qualora gli Stati Uniti non ne volessero sapere.
Ne sei sicuro?, domand Micah sempre pi impaurito.
Sicurissimo!, ribatt Whip in tono di profonda convinzione.
Credi che il Giappone oserebbe estendere la sua influenza tanto lontano dal proprio territorio nazionale?.
Forse di proposito no, ma se non riusciremo a far annettere le Hawai agli Stati Uniti, vi sar costretto dalla fatalit.
 la mia pi grande paura, confess Micah. Se non sar il Giappone, saranno l'Inghilterra o la Germania.
Si capisce! Se le isole seguiteranno ad andare alla deriva qualcuno finir pure per pigliarsele.
Ma se la monarchia dovesse emendarsi, obiett Micah, cercando di temporeggiare. Se ci sbarazzassimo di Liliuokalani e mettessimo sul trono un regnante pi degno?.
Rendendosi conto che suo zio tentava disperatamente di aggrapparsi a tutti gli appigli, Whip insistette inesorabile: I rivoluzionari non tollereranno pi nessun monarca hawaiano. Perci  inutile che tu ne proponga qualcuno.
Quella secca dichiarazione del nipote lasci di sasso il vecchio statista.
Dunque, pur non sapendo ancora quel che accadr in seguito, sei risoluto a rovesciare la monarchia?.
Whip non era certo individuo da lasciarsi attirare a una simile ammissione di irresponsabilit. Con la sua voce pi soave rispose: Ma noi sappiamo benissimo quel che accadr in seguito, zio Micah! Il seguito sei tu! Sarai tu a giustificarci presso l'opinione pubblica e a consegnarci agli Stati Uniti:  quanto hai sempre desiderato.
I due uomini tacquero, mentre Micah, sulle cui spalle era
pesato per tanti anni il fardello del governo di una nazione, rifletteva sul da farsi. Era profondamente perplesso, e un avversario meno spietato di Wild Whip Hoxworth si sarebbe ritirato in quel momento per concedergli di studiare con calma il difficilissimo problema. Whip, al contrario, dopo essersi alzato si diresse alla porta come se stesse per congedarsi; viceversa, data una rapida occhiata alle stelle che scintillavano su Punta Diamante, torn improvvisamente indietro rimettendosi a sedere in modo che il suo volto solcato di cicatrici fosse vicinissimo a quello dello zio, quindi dichiar con voce gelida: Zio Micah, sinora ci siamo gingillati con belle parole. Adesso  il momento di venire al sodo. Non hai via di uscita: devi assumerti tu la responsabilit di nostro portavoce di fronte all'opinione pubblica.
Non posso tradire gli hawaiani, che mi hanno sempre concesso tutta la loro fiducia, mormor Micah in tono stanco.
Perci preferisci tradire gli americani, che sono i veri proprietari di queste isole?, incalz inesorabile Whip.
Quando prestai giuramento di fedelt alle Hawai non finsi con me stesso. Diventai hawaiano veramente.
Io no, ribatt secco Whip; io sono rimasto americano, e per proteggere i miei interessi non esiter a chiamare in mio aiuto le navi da guerra americane.
Tu puoi farlo. Io no.
Io non ti chiedo di agire, zio Micah. A fare la rivoluzione per abbattere un governo debole e corrotto penso io, e ti posso garantire che vincer. A te chiedo soltanto di portarla alla sua logica conclusione: l'unione con l'America.
Non posso. Non posso tradire il popolo hawaiano.
Se ti ostinerai in questo atteggiamento testardo, cadr fatalmente preda del Giappone.
 un rischio che bisogna correre.
Non si tratta di un rischio, zio Micah; si tratta di una certezza. Queste isole sono condannate, e v' un unico modo per salvarle: che tu ti faccia nostro portavoce e conduca la nostra sommossa a buon fine.
Non mi prostituir mai per proteggere una banda di furfanti.
Se non lo farai, tutto ci che hai sempre desiderato per le Hawai andr perduto.
Preferirei abbandonare per sempre ogni speranza di annessione all'America piuttosto che giungervi con mezzi cos poco cristiani.
Bella opinione hai del cristianesimo!, ribatt sarcastico
Whip. Sei dunque disposto ad abbandonare queste isole all'oppio, alle lotterie, alla dissolutezza?.
Sono problemi che occorre risolvere in seno alla legalit, non con una rivoluzione, rispose Micah.
Mi sai dire dov'era andata a cacciarsi questa legalit che ti sta tanto a cuore quando il defunto re soleva indire le cosiddette riunioni del gomitolo di spago?.
Quella era una aberrazione, e sono sicuro che Iddio lo ha punito per aver commesso un cos grave peccato.
Altro che aberrazione! Era una bella porcheria, era, vedere un vecchio imbecille gettare un gomitolo di spago a una schiera di belle donne mentre lui ne teneva il capo, e quella che riusciva ad afferrare il gomitolo lo seguiva buona buona a letto!.
Da che pulpito sento predicare la morale!, osserv Micah.
Pur di abbattere la monarchia sono disposto a predicare qualsiasi cosa.
In vita mia il solo errore imperdonabile l'ho commesso quando mi alleai con tuo nonno contro mio padre. Iddio non me l'ha mai perdonato; spesso, la notte, sudo freddo al pensiero del patto diabolico che strinsi col capitano Hoxworth. Ora tu mi chiedi di stringerne uno ancor peggiore con suo nipote. No, Whipple, ne ho abbastanza di notti insonni.
Forse l'alleanza fra te e Rafer Hoxworth pot essere un errore all'inizio, ma guarda quanto bene ha fruttato alle Hawai! Ha dato a queste isole lavoro, case, navi, campi. Qualcuno doveva pur compiere tutto questo. Zio Micah, il tuo contributo  stato prezioso, e adesso  fatale che tu ti associ a me per consolidare quanto  gi stato fatto.
Possibile che un uomo onesto debba sempre servirsi di strumenti malvagi come te e tuo nonno?, sospir Micah.
Si capisce, perch gli uomini onesti non hanno mai il coraggio di agire.
Non ripeter l'errore commesso una volta, dichiar in tono fermo Micah Hale. Perci non contare sul mio aiuto, Whip.
Non  me che danneggi con questo rifiuto, zio Micah, bens l'avvenire delle isole.
Alla riunione segreta del Comitato indetta per il giorno dopo, domenica 15 gennaio, Wild Whip annunci francamente agli altri congiurati che Micah Hale si era rifiutato di unirsi a loro.
Allora non ci sto neanch'io, dichiar David Hale, e con lui si ritirarono due Hewlett.
John Janders propose: Forse non ci conviene forzare gli avvenimenti. Se Micah  contrario potrebbe aizzare l'opinione pubblica contro di noi, e in tal caso saremmo perduti. Dobbiamo disdire il comizio di domani.
Mentre gli animi, nel fervore delle discussioni scatenate da quelle parole, si facevano sempre pi eccitati, Wild Whip ebbe l'impressione che la foga rivoluzionaria dei suoi complici gli sfuggisse di mano ritirandosi come fa la risacca.
Forse mi avete frainteso, riprese calmo Whip, mentre tornava il silenzio. Ho detto che zio Micah non si unir a noi spontaneamente, ma io lo costringer a unirsi a noi anche suo malgrado. Tutto deve procedere secondo quanto  stato stabilito. Signori, tra due giorni le Hawai saranno una repubblica, e la governeranno gli uomini riuniti in questa stanza... Micah Hale ci protegger agli occhi del mondo.
E come riuscirai in questo tuo progetto?, obiett uno degli Hale. Se zio Micah ha deciso....
Tuo zio  un patriota, lo interruppe Whip. Ama le Hawai e vi  fedele. Non permetter mai che le isole si disintegrino in una rivolta caotica. Ci appogger.
Come gli forzerai la mano?.
Credo che riusciremo a convincere le truppe americane a sbarcare domani sera... dopo il comizio. Questo servir a due scopi: infonder coraggio ai nostri sostenitori, e far venire una fifa maledetta ai monarchici. Quando avremo occupato gli uffici governativi e detronizzato la regina, Micah Hale dovr per forza unirsi a noi.
Ne sei proprio sicuro?, domand un altro Hale che tremava come una foglia.
Preparer immediatamente le brutte copie dei proclami che firmer lui stesso, rispose imperterrito Whip. Prego anzi David Hale e Micah Whipple di darmi una mano.
La rivoluzione destinata a rovesciare la monarchia hawaiana e a consegnare il governo nelle mani dei baroni dello zucchero era ormai in marcia. Nel suo palazzo l'ostinata regina non seppe reprimere un brivido di terrore quando vide scendere ordinatamente a terra i primi soldati americani. Non avrebbe esitato a resistervi, sapendo che quello era un ingiusto sovvertimento delle normali relazioni fra stati sovrani, ma i piantatori furono lesti a immobilizzare le sue truppe, lasciandola indifesa, creatura testarda, anacronistica, incapace di comprendere che il diciannovesimo secolo, ormai prossimo alla fine, stava per portarsi via per sempre i concetti di governo ai quali ella era cos ostinatamente attaccata.
Negli ultimi attimi del suo regno non rimase per del tutto priva di aiuto, perch quando le truppe regolari furono disperse senza colpo ferire, come per incanto uscirono dai vicoli di Honolulu gruppi di volontari disposti a difendere la loro regina sino all'ultimo sangue. Tra le loro file spiccava per statura e mole il vecchio raccoglitore di maile, Kimo. Impugnava un moschetto che si era fatto dare da un amico al biliardino, e come uniforme indossava un paio di calzoni laceri tenuti stretti intorno alla vita da un pezzo di spago rosso. Era scalzo, spettinato, con la barba lunga, ma al pari dei compagni sembrava prontissimo a dare la vita per la sua regina. I soldati americani, lustri e lucidi, armati di fucili nuovi di zecca, rimasero stupefatti nel vedersi venire incontro quello strano esercito coperto di stracci, ma un ufficiale, gettate le armi, corse incontro coraggiosamente al capo degli irregolari spiegando: Non si combatte pi. La regina ha abdicato.
Ha che cosa?, domand il capo dei legittimisti.
Ha abdicato, ripet il giovane americano. Quindi si mise a urlare: Non c' nessuno qui che parli hawaiano?.
Un haole che stava a osservare la scena si avvicin con passo indolente, domandando: Di che cosa ha bisogno, generale?.
Spiega a questa gente ch' inutile che combatta. La regina ha abdicato.
Subito, rispose l'haole. Volgendosi a Kimo e ai suoi compagni disse: Eh, voi kanaka! Liliuokalani pau. Andata a casa. Voi anche pau. Andare casa.
Cos, per quel che riguardava il combattere vero e proprio, la rivoluzione ebbe termine. Kimo riport il moschetto inutilizzato al biliardino, dove fu fatto segno alle beffe degli amici; poi, in preda a un profondo turbamento, conscio di avere assistito alla morte di un mondo che gli era stato tanto caro (i cavalli scalpitanti adorni di gualdrappe dorate, la guardia reale caracollante in splendide uniformi, la regina a passeggio per le vie della citt nel suo cocchio sfarzoso), ripercorse lentamente Beretania Street e Nuuanu Street. Non appena fu a casa and subito a letto, dove giacque senza parlare finch non mor.
Il governo provvisorio, avente come capo Micah Hale, ma diretto dietro le quinte dai piantatori, spazz via tutti gli anacronismi secenteschi che tanto erano piaciuti alla regina Liliuokalani. Ogni atto del nuovo governo, del resto efficientissimo, mirava a un unico scopo: l'unione con l'America. David Hale e Micah Whipple furono spediti in tutta fretta a Washington per estorcere, tramite il senato, un trattato di annessione prima che il presidente Harrison e i repubblicani lasciassero la carica, poich si sapeva che il presidente da poco eletto, Grover Cleveland, era contrario agli avvenimenti delle Hawai. Frenetiche invocazioni di appoggio morale non tardarono infatti a essere lanciate dai plenipotenziari Hale e Whipple, i quali cos informavano i loro mandanti a Honolulu:
Abbiamo incontrato una notevole ostilit circa il modo in cui la rivoluzione  stata attuata. Micah Hale, facendo leva sulla propria irreprensibile riputazione, non potrebbe emettere una dichiarazione convincente? Altrimenti tutto  perduto.
In seguito a tali circostanze, nel febbraio del 1893 Micah Hale si ritir nel proprio studio di King Street per scrivere il seguente articolo destinato a un giornale di New York:
Chiunque osservi queste isole oggi, deve ammettere che la protezione degli Stati Uniti d'America  per esse indispensabile. Gli indigeni sono per la maggior parte analfabeti, idolatri, amanti dei vani sfoggi che si accompagnano ad ogni forma monarchica, assolutamente incapaci di autogovernarsi.
In queste dure ma sincere parole il settantunenne figlio del missionario Abner Hale cos riassunse ci che il suo gruppo aveva compiuto; ma poich scriveva da patriota convinto e amava le Hawai al di sopra di ogni altra cosa, non si rese conto di ci che diceva. Come se non bastasse si spinse addirittura a enunciare una profonda verit che ad altri, non solo alle Hawai ma anche in America, era sfuggita:
Le Hawai non possono restarsene oziose e indesiderate in mezzo al Pacifico. Esse sembrano vicine all'America, ma sono anche vicine al Canada e si trovano sulla rotta per l'Australia e per la Nuova Zelanda; perci potrebbero benissimo diventare canadesi. Sono pure vicine alla Russia asiatica, e se non fosse per un mero accidente storico, esse potrebbero gi appartenere a quella potenza. Inoltre chiunque abbia fatto vela da Honolulu a Yokohama o a Scianghai non ignora quanto queste isole siano pericolosamente vicine al Giappone e alla Cina. Per oltre mezzo secolo ho creduto che il loro destino fosse legato all'America, adesso non lo ritengo pi inevitabile. Se in questo momento storico il nostro destino dovesse essere frustrato, le Hawai, queste gemme del Pacifico, finirebbero col divenire preda del Canada, della Russia o del Giappone. Allo scopo d'impedire una simile catastrofe noi supplichiamo gli Stati Uniti di accoglierci ora, subito.
Questo articolo, destinato ad avere risonanza internazionale, fu portato dallo stesso Wild Whip Hoxworth alla nave che aveva
atteso espressamente nel porto sino a quel momento, con le caldaie gi sotto pressione, ma Micah Hale, nel consegnarlo al nipote, ebbe ancora una volta l'angosciante impressione d'esser costretto a servirsi di uno strumento malvagio per ottenere un fine nobile.
L'invocazione di Micah non ebbe successo, perch gli interessi della Louisiana e del Colorado impedirono al senato ad interim del febbraio 1893 di ratificare il trattato di annessione, e cinque giorni dopo, Gr ver Cleveland, nell'assumere la presidenza, lo bocci rimproverando aspramente coloro che avevano tentato di affibbiarlo al popolo americano. Poco dopo notizie disastrose giunsero alle Hawai. Il segretario di stato scriveva:
Gli Stati Uniti non possono accettare le isole hawaiane alle condizioni alle quali sono state offerte. Se avallassimo questa impresa egoista e disonorevole compiuta da un branco di avventurieri, il nostro prestigio nazionale ne sarebbe sminuito. Non possiamo accogliere queste isole imposteci con la forza e con la frode perch ci significherebbe venir meno alla morale internazionale.
Il presidente Cleveland era dello stesso parere e sped a Honolulu un suo agente per appurare quale parte avesse avuto l'America nella rivolta. Il caso volle che l'agente in questione fosse un democratico georgiano la cui famiglia in passato aveva posseduto schiavi. Sulle prime il Comitato dei nove, quando fu informato del suo arrivo, s'impaur, ma non appena seppe che si trattava di un ex proprietario di schiavi, tutti i suoi componenti trassero un profondo sospiro di sollievo.
Da buon meridionale capir i nostri problemi, dichiar John Janders, e gli altri gli diedero ragione, tranne Whip, che dopo aver valutato attentamente la cosa osserv:
Forse i nostri guai incominciano proprio adesso, perch essendo della Georgia molto probabilmente non potr vedere i negri.
Appunto, incalz Janders. Proprio per questo capir subito che razza di tipi sono gli hawaiani.
Ne dubito, seguit Whip scotendo il capo. Se effettivamente non pu soffrire i negri, come tutti gli esseri umani dotati di buonsenso cercher di mettersi a posto la coscienza dimostrando di non odiare gli altri popoli di pelle scura.
E perch?, domand Janders.
Non chiedermi il perch! Aspetta e vedrai.
Infatti, quando arriv, l'agente si comport esattamente come aveva preveduto Whip. Odiando i negri in patria, doveva per forza amare gli hawaiani all'estero. Si trattava di una reazione istintiva che permise a lui, uomo della Georgia, di capire la
rivoluzione meglio di quanto l'avesse capita allora qualsiasi altro americano. Parl soprattutto con gli hawaiani; l'idea poi di essere ricevuto personalmente da una regina gli diede alla testa, trasformandolo in ardente legittimista e inducendolo a sopprimere tutte le prove fornitegli dai bianchi. Il suo rapporto al presidente Cleveland fu una schiacciante accusa contro i baroni dello zucchero, che avevano cospirato col ministro americano per rovesciare un governo legalmente costituito, operando in combutta col comandante di un vascello americano e deponendo la regina contro la volont del popolo hawaiano. Concludeva il rapporto suggerendo che la regina Liliuokalani, donna di altissime virt, fosse immediatamente reinsediata sul trono.
Queste informazioni suscitarono a Washington una vera tempesta, e David Hale e Micah Whipple, abbandonata ogni speranza di convincere gli Stati Uniti ad annettere le Hawai, rientrarono a Honolulu preconizzando malinconicamente: Non faremo mai parte degli Stati Uniti finch sar presidente Grover Cleveland. Il suo segretario di stato si sta gi domandando: "Questo gravissimo torto subito da un debole stato per un abuso di potere degli Stati Uniti, non dev'essere cancellato restaurando il governo legittimo?". Si parla addirittura di rimettere sul trono la regina con l'aiuto delle truppe americane.
E di noi che cos'accadrebbe?, domandarono i membri del Comitato.
Poich siete sudditi americani, spieg un funzionario consolare, verreste arrestati e condotti a Washington sotto l'accusa d'aver Cospirato contro una potenza amica.
Oh, no!, protestarono i congiurati. Questo  impossibile! Noi siamo sudditi hawaiani.
Il settembre e l'ottobre del 1893 furono, per le isole, mesi inquieti, e il gruppo di Wild Whip riusc a conservare il potere soltanto destreggiandosi fra estreme difficolt. Ogni nuova nave in arrivo recava da Washington notizie sempre meno favorevoli: in America l'opinione pubblica s'era nettamente schierata a favore della regina, e si diceva che entro breve tempo le cose sarebbero tornate come prima. Tuttavia, quando questo stava gi per accadere, Liliuokalani, che i recenti avvenimenti non avevano cambiato per nulla, commise un gesto cos assurdo e pazzesco da gettare per sempre il discredito sulla monarchia. Senza volerlo, proprio lei provoc quel che Wild Whip aveva sino ad allora sperato invano.
Sul finire dell'anno Cleveland invi nell'arcipelago un secondo agente per sapere a quali condizioni il trono doveva essere restituito alla regina, perch, come aveva fatto notare il presidente, l'America non intendeva trar profitto dalle sventure dei propri vicini. Il nuovo agente gett nella disperazione il Comitato dei nove informando i suoi membri che dell'annessione delle Hawai all'America non era pi nemmeno il caso di discutere, intavolando quindi conversazioni ufficiali con la regina per studiare assieme a lei quali passi dovesse fare l'America per restituirle la corona.
Sulle prime non s'incontr alcuna difficolt, e l'agente non seppe trattenere un sorriso allorch la regina osserv: Secondo una delle maggiori accuse che ci sono state mosse noi siamo un minuscolo regno troppo amante del lusso e dello sfarzo. Riconosco che l'accusa  fondata. Purtroppo sin dal principio i nostri re hanno scelto i propri consiglieri tra i missionari, e ci siamo accorti che nessuno ama i ricchi finimenti, le uniformi sgargianti, le medaglie pi di questa gente che per tanti anni si  vestita soltanto di stoffa tessuta in casa. Guardi queste quattro fotografie prese durante quattro diverse cerimonie di gala. Vede questi uomini coperti di decorazioni? Non sono hawaiani: sono americani. Esigevano a tutti i costi la pompa della regalit, e noi li abbiamo accontentati.
A proposito degli americani, domand a questo punto il messo di Cleveland, come intende applicare l'amnistia a favore dei rivoluzionari?.
L'amnistia?, domand la regina fissando sull'agente due grandi occhi stupiti. Non capisco.
Amnistia, incominci in tono condiscendente l'emissario americano, significa....
So benissimo che cosa significa, lo interruppe pronta Liliuokalani, ma non capisco che cosa c'entri in questa circostanza!.
Le Hawai hanno attraversato un momento difficile, ma ormai  acqua passata: lei ritorna sul trono. Ora, il presidente Cleveland ritiene che Vostra Maest proclamer un'amnistia generale, come si usa in queste circostanze.
Amnistia?, ripet in tono incredulo l'indomita regina.
Be', se non vuole l'amnistia, che cosa conta di fare?.
Ma di decapitarli,  chiaro, replic olimpica Liliuokalani.
Co... come ha detto?.
I ribelli devono essere decapitati. Cos impone la legge delle isole. Chiunque attenti alla maest del trono viene decapitato.
L'agente americano balbett, inghiott saliva, infine mormor con un filo di voce: Maest, si rende conto che nei recenti disordini sono coinvolti pi di sessanta cittadini americani?.
Ignoro il numero esatto dei traditori, ma non li ritengo americani. Si sono proclamati hawaiani e come tali saranno decapitati.
Tutti e sessanta?, domand l'agente.
Si capisce, ribatt la regina.
Sudando e ansando come un mantice l'agente si accomiat con un pretesto e quella sera stessa scrisse al presidente Cleveland d'essersi imbattuto in particolari sino ad allora sottovalutati. Da quel giorno non si parl pi di restaurare la monarchia.
In tal modo, sul finire del 1893, apparve chiaro che gli Stati Uniti non intendevano n annettere le Hawai.in considerazione della condotta poco pulita della rivolta, n restaurare una monarchia che aveva espresso il desiderio di decapitare oltre sessanta sudditi americani. Le isole seguitarono cos ad andare alla deriva come navi disancorate. Gli hawaiani finirono con l'odiare gli haole, che li avevano privati dei loro re, e gli haole col disprezzare i tentennanti e deboli senatori americani, che per non accollarsi responsabilit respingevano l'annessione delle isole. Il commercio dello zucchero langu, e sembr proprio che il Colorado e la Louisiana dovessero avere partita vinta. Le grandi navi della H & H portavano carichi sempre minori, e inglesi e giapponesi incominciavano a chiedersi se non fosse il caso di prendere il timone di quel vascello senza rotta, alla deriva nelle perigliose acque del Pacifico. Esasperati, i piantatori proposero un trattato che consentisse di smerciare in Australia l'eccedenza di zucchero che si era andata accumulando nei loro depositi, finch corse voce che le Hawai sarebbero state ben presto assorbite dall'impero britannico.
In questo frangente Micah Hale salv le Hawai; a tale compito del resto era stato preparato sin da quando, a Lahaina, suo padre
lo aveva tenuto chiuso in un giardino murato, dove l'unico suo passatempo era consistito nello studio della storia e della Bibbia, studio alimentato dall'intransigente rettitudine paterna. Di quegli anni lontani ricordava soprattutto le severe frasi del profeta Ezechiele e gli insegnamenti del padre circa la forma di governo instaurata a Ginevra da Giovanni Calvino e da Teodoro Beza in conformit alle leggi del Signore.
Micah Hale per prima cosa tolse a Wild Whip Hoxworth ogni ulteriore ingerenza nel governo. Insistette quindi su una maggiore moralizzazione delle leggi e un maggior senso di responsabilit fiscale; ma soprattutto, da vero missionario, scrisse. Per i giornali scrisse interminabili giustificazioni del proprio governo. Nelle riviste si dilung a spiegare come la rivoluzione hawaiana, da lui non desiderata, fosse analoga alle sommosse popolari che avevano portato sul trono inglese Maria e Guglielmo d'Orange. Invi plichi voluminosi ai senatori repubblicani, fornendoli di armi preziose da usare contro i democratici; sped lettere ispirate ad amici americani da decenni dimenticati, supplicandoli di caldeggiare l'annessione delle Hawai. Visse insomma esclusivamente con lo scopo di fare delle sue isole una parte degli Stati Uniti, e la sua penna, attardantesi sulla carta nelle silenziose ore della notte, fu la sola vera arma rimasta agli isolani.
Il governo fondato da Micah non poteva certo definirsi liberale. Allorch gli uomini, tutti abbienti, ai quali era stato affidato l'incarico di stilare una nuova costituzione si riunirono, Micah Hale cos li addottrin: Il vostro compito  di fondare uno stato cristiano in cui possano governare soltanto individui responsabili, integerrimi e di solida posizione finanziaria. I futuri governanti e i loro elettori dovevano possedere determinati requisiti. Non si poteva essere membri del senato se non si possedevano almeno tremila dollari in beni immobili esenti da ipoteche e un reddito annuo di almeno milleduecento dollari. Per poter eleggere un senatore bisognava possedere almeno tremila dollari in beni stabili e un reddito non inferiore ai seicento dollari. Micah spiegava: In altre parti del globo la voce incolta della classe operaia si leva collerica contro i propri superiori, ma non alle Hawai. Non appena era possibile, si concedevano privilegi e vantaggi ai piantatori, sulla cui forte posizione economica poggiava il benessere delle isole.
Su un punto in particolare Micah fu irremovibile: a nessun orientale doveva essere permesso di votare o di partecipare in alcun modo al governo. Sono stati portati su queste isole per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero, e si riteneva che quando la loro opera non fosse stata pi necessaria sarebbero rimpatriati. Se vogliono rimanere, sappiano che non v' posto per loro nella nostra vita pubblica. In realt, per ottenere il diritto di suffragio bisognava sostenere difficilissimi esami di cultura generale che nessun cinese o giapponese, per ricco che fosse, era in grado di superare.
Ciononostante il governo di Micah appariva ancora troppo liberale ai baroni dello zucchero che ne avevano gettato le basi, e molti Hale, Whipple e Hewlett si opposero a quel che secondo loro era un liberalismo radicale; in quanto ai Janders e agli Hoxworth, lo ritenevano addirittura inquinato di princpi repubblicani da Rivoluzione francese, perch dopo essersi assicurato che l'elettorato fosse ristretto a una esigua cerchia di abbienti, Micah per ogni altro verso si mostr giusto e addirittura generoso, insistendo sulla presenza dei giurati nei tribunali, sul diritto di habeas corpus, sulla libert di religione, su tutte le prerogative insomma che distinguono una democrazia anglosassone. Quando per gli veniva chiesto, mentr'egli stava dando gli ultimi ritocchi alla convenzione costituzionale: Si pu sapere che forma di governo state costruendo qui?, si affrettavano a rispondere: Una forma di governo che possa decorosamente segnare il passo sino al momento in cui gli Stati Uniti si decideranno ad annetterci.
N si dipart mai da questo principio fondamentale. Un uomo meno integro di lui sarebbe stato probabilmente tentato dall'ambizione del potere, ma non quell'austero discendente di un duro ceppo della Nuova Inghilterra. Nei cinque anni che seguirono la rivoluzione del 1893 non dimentic mai di essere stato un ministro consacrato, e ogni sera si metteva in ginocchio pregando: Dio onnipotente, fa' s che i nostri progetti si attuino. Conducici in seno all'America.
La sua educazione calvinista gli consent di affrontare numerose crisi con l'assoluto convincimento di trovarsi nel giusto, senza arretrare davanti alle decisioni pi dure. Nel 1895 scoppi una insurrezione armata contro il suo governo. La soffoc con estrema fermezza, facendo quindi arrestare la regina per supposta correit. Allorch i suoi consiglieri, ch'erano di ben altra tempra, lo esortarono ad agire con cautela nei riguardi dell'intollerante donna, Micah rispose: Sar processata per tradimento ai danni della repubblica. E quando infine una giuria, asservita ai piantatori, emise un verdetto di colpevolezza, lo sottoscrisse senza esitare. Naturalmente qualsiasi giuria avrebbe fatto altrettanto, perch la regina, rifiutandosi di rispettare quelli che secondo lei erano usurpatori venuti dall'America per toglierle il trono, aveva in un certo senso tramato contro di loro, forse addirittura spronando ella stessa i propri fautori a una rivolta aperta (bench in proposito le opinioni fossero discordi). Perci alla giovane nazione non restava altro partito che condannarla per tradimento.
Venne dunque incarcerata in una stanza all'ultimo piano dell'ex palazzo reale, ma bench rigorosamente sorvegliata non le fu mai torto un capello. Di l a qualche tempo i suoi seguaci fecero circolare una composizione letteraria che si rivel la pi importante prodotta sino a quel momento da un sovrano delle isole. Si trattava di una canzone che in verit Liliuokalani aveva scritto alcuni anni addietro, senza che allora nessuno vi desse importanza. I legittimisti fecero invece correre la voce ch'ella l'avesse composta in prigionia, e ben presto l'accorato lamento si diffuse per tutto l'arcipelago e per il mondo. La canzone diceva: Aloha Oe, dolcemente passa la nube gonfia di pioggia sulla rupe, celermente sospinta dal vento dell'ovest. Un appartenente al gruppo missionario cos la comment: Finch  stata libera Liliuokalani non ha fatto mai
nulla per il suo popolo, ma adesso che  in prigione ne ha espresso l'anima. Micah Hale, commosso, ordin che fosse liberata, e Liliuokalani part immediatamente per Washington, di dove seguit a combatterlo tenacemente.
Quando alla fine il nuovo governo si fu consolidato parve per un attimo che Cleveland e i democratici si sarebbero decisi ad annettere le Hawai. Gi i giornali del continente incominciavano a scrivere:
La statura morale di Micah Hale ha in gran parte contribuito a rimediare ai torti commessi durante la sommossa da americani pi giovani e irresponsabili.
Per la prima volta Micah pot annunciare al suo gabinetto: Incomincio a intravedere un barlume di speranza.
Poi, all'improvviso, il nome di Wild Whip Hoxworth esplose a caratteri cubitali nelle prime pagine di tutti i giornali d'America facendo scrivere ai redattori:
Le intemperanze di questo giovane violento ci hanno ricordato attraverso quali loschi intrighi uomini come lui hanno usurpato il trono delle Hawai alla regina Liliuokalani.
E ogni speranza di annessione svan.
I guai incominciarono durante un'orgia di tre giorni in un bordello cinese del vicolo del Topo di Iwilei. Whip vi si era recato a trovare una ragazza spagnola appena arrivata da Valparaiso, e si stava intrattenendo piacevolmente con lei quando un marinaio si present sostenendo che la ragazza gli apparteneva di diritto in quanto l'aveva regolarmente comperata. Ne nacque una rissa spaventosa nel corso della quale l'intruso fu frustato e preso a calci in faccia. Non appena questi pot rialzarsi fugg; ma torn poco dopo con due amici armati di coltelli, i quali si avventarono su Whip e gli sfigurarono ulteriormente il volto. La ragazza di Valparaiso si schier dalla sua, prendendo a seggiolate in testa il proprio pretendente, che gi indebolito dalle formidabili botte somministrategli da Whip croll di schianto. Subito Whip gli fu addosso, ricominciando a prenderlo a calci in testa con tale furia che per un vero miracolo il disgraziato non ci rimise la pelle.
Naturalmente Wild Whip non fu arrestato, non solo perch la rissa si era svolta a Iwilei, che si trovava pi o meno al di fuori della giurisdizione della polizia, ma anche perch vi erano molti testimoni in grado di dimostrare come egli fosse stato assalito da ben tre uomini armati: del resto sarebbero bastate a provare il fatto le due cicatrici fresche che gli solcavano il viso. Forse la cosa sarebbe caduta nel silenzio, se il marinaio preso a calci non fosse stato un individuo di temperamento particolarmente ostinato. Non appena fu dimesso dall'ospedale corse ad acquistare una pistola, e atteso Whip in un bar di Hotel Street, gli spar addosso mentre passava, bucandogli la spalla sinistra.
La notizia di questa sparatoria arriv sino in America, dove
lo scandalo guast buona parte di ci che Micah Hale aveva compiuto. Ma per quel che concerneva le Hawai il peggio doveva ancora venire, perch proprio nel bel mezzo di tutta questa confusione Whip si spos, col braccio ancora al collo, e questo terzo matrimonio non gli fu mai perdonato. La sua nuova moglie, Mae Forbes, era una splendida ragazza di vent'anni dai lunghi capelli neri, flessuosamente curvilinea, con una carnagione perfetta, una voce melodiosa e una riputazione impeccabile in quanto suo padre, valutandone l'inconsueta bellezza, l'aveva cresciuta praticamente sotto chiave. Di regola un matrimonio come quello, fra un aitante giovane come Wild Whip e un'autentica bellezza come Mae Forbes, sarebbe stato accolto dal favore generale, tanto pi che si trattava di un matrimonio d'amore, e v'era qualche speranza che Mae riuscisse finalmente a domare il focoso Hoxworth.
Viceversa le Hawai ritennero quel matrimonio cos offensivo da far passare in seconda linea persino tutti gli altri trascorsi di Wild Whip, in quanto Mae Forbes era il prodotto di connubi piuttosto inconsueti. Sua nonna era infatti la figlia di un piccolo alii di Maui, e suo nonno, Josiah Forbes, un testardo e nerboruto inglese di Bristol, era un marinaio disertore che aveva abbandonato la propria nave, stabilendosi sull'isola Maggiore e costruendovi una piccola fortuna grazie a una raffineria di zucchero. In seguito aveva sposato la propria amante, una bella ragazza hawaiana, e da questa unione era nata una figlia vivace, ma testarda quanto il padre, che all'et di diciannove anni aveva voluto sposare a tutti i costi un contadino cinese di nome Cing. Mae Forbes era dunque la figlia di questi due e si chiamava in realt Cing Lan Tsin, Cing Fiore Perfetto. Il suo matrimonio con Whip Hoxworth rappresentava il primo caso in cui un'orientale, o almeno una semi-orientale, sposava il membro di una delle maggiori famiglie dell'arcipelago. Era un pauroso presagio di ci che serbava il futuro, e Wild Whip fu messo all'ostracismo.
Ma nonostante tutto questo forse gli avrebbero permesso di restare ugualmente nelle isole, se non fosse stato per una clamorosa lite scoppiata fra lui e gli Hewlett. Una parte del Comitato dei nove, dopo averci ripensato, era adesso contraria alla rivoluzione e all'unione con l'America. Costoro sostenevano: Ci  stato fatto notare che non appena dipenderemo dalla legislazione americana, i nostri contratti di lavoro saranno dichiarati nulli, e noi non avremo pi il diritto d'importare manodopera giapponese.
Be', che c' di male?, domand Whip in tono sprezzante.
Ma come possiamo coltivare canna da zucchero senza manodopera coatta?.
Sentite, anche lasciando da parte qualsiasi sentimento umanitario, a che cosa vi serve la manodopera coatta?.
Ma come! Prima di tutto sono obbligati a lavorare dove e come vogliamo noi, e a salario fsso; e se si rifiutano, ci sono i nostri giudici a costringerli.
Insomma!, sbuff a questo punto Whip. Voi, i giornali, non li leggete proprio mai? Si capisce che le nostre leggi sulla manodopera saranno abrogate dall'America.
Allora noi non vogliamo l'unione con l'America, dichiar uno Hewlett.
Che cosa proporresti dunque?, chiese educatamente Whip.
L'annessione all'Inghilterra, la quale permette il lavoro coatto, oppure l'indipendenza.
Whip rimase a bocca aperta. La rivoluzione gli stava sempre pi scivolando di mano. Prima ci si era messo Cleveland; adesso gli stessi congiurati che l'avevano ideata parlavano di unione con l'Inghilterra. Sentite, incominci, scandendo lentamente le parole, l'antico sistema di lavoro coatto  ormai superato. Da undici anni io non trascino pi in tribunale uno solo dei miei uomini. Se vogliono andarsene, padroni. Gli do da mangiar bene, stipendi onesti, un po' di svago, e lavorano pi per me che per tutti voialtri messi insieme. Credetemi, questo  l'avvenire che vi aspetta, e dovete rassegnarvici.
Quella visione del futuro non piacque a un altro Hewlett, il quale incautamente osserv: C' ancora un'altra cosa che tu fai per i tuoi uomini, Whip.
Quale?.
Vai a letto con le loro mogli.
Come un vulcano che esploda improvvisamente Wild Whip schizz dalla sedia, e buttatosi sul gruppo degli Hewlett avrebbe sbranato quello che lo aveva cos offeso se altri membri del Comitato non fossero stati lesti a tenerlo fermo.
Quella sera stessa Micah Hale convoc Whip nel proprio studio per ordinargli: Devi lasciare le isole, Whipple.
Ma la rivoluzione sta andando in malora!, protest Whip.
 quanto cpita a tutte le rivoluzioni, rispose Micah.
Questi cretini parlano di unione con l'Inghilterra o di
indipendenza unicamente per il timore di rimetterci qualche dollaro.
Non si tratta di questo, Whipple. Tu stai disonorando la nostra giovane nazione, e per il bene di tutti devi andartene.
Ma io sono deciso a lottare contro questi vigliacchi propositi di resa. Non permetter che la mia rivoluzione....
Fuori di qui!, tuon Micah. Io mi sforzo di salvare le Hawai e finch tu mi resterai fra i piedi non potr farlo. Sei un essere malvagio, corrotto, prepotente. Su queste isole non c' posto per te. Vattene!.
Cos, negli anni decisivi che seguirono, Wild Whip seguit a viaggiare all'estero in compagnia della sua terza moglie
sino-hawaiana, la cui eterea bellezza era messa ancor pi in
risalto dalle cicatrici che segnavano il volto del marito. Tuttavia, anche da lontano, Whip non perdeva di vista gli avvenimenti nazionali.
Si trovava a Rio quando apprese la notizia dell'elezione di McKinley alla presidenza. Interrompendo per un attimo ci che stava facendo, annunci a Cing-Cing, come chiamava sua moglie: Tra due anni le isole si uniranno all'America. Grazie a Dio  finita.
Credi che dovremo tornare per i festeggiamenti?, domand Cing-Cing.
No, rispose Whip con una smorfia, questa  la sagra di zio Micah. Io, la mia parte l'ho gi fatta. Quindi abbandon completamente quell'argomento perch si stava occupando di un problema quasi altrettanto importante, per le Hawai, dell'annessione delle isole agli Stati Uniti. Una mattina entr come un ciclone nella camera di sua moglie gridando: Cing-Cing! Voglio assolutamente farti assaggiare una cosa.
Ma che cosa fai?, esclam la bella donna ridendo; era ancora a letto, e Whip le stava portando un tavolino su cui aveva posato un piatto, una forchetta e un coltello.
Adesso assaggerai un cibo squisito. Prima per mettiti qualcosa sotto il mento. Prese una sua camicia e a mo' di tovagliolo gliela leg intorno al collo grazioso stringendo le maniche a nodo, quindi da un sacchetto di carta tir fuori un enorme ananasso dorato che pareva un barilotto. Tenendolo per le foglie spinose domand; Hai mai veduto un frutto pi perfetto di questo?.
 molto grosso per essere un ananasso, osserv Cing-Cing. Dove l'hai pescato?.
Pesa pi di sei libbre, e mi dicono che qui viene regolarmente importato dalla Guiana francese: si chiama caienna. Prima per voglio che tu lo assaggi. Servendosi del coltello ne tolse la grossa scorza esterna. Immediatamente un delicato profumo emp
la stanza, mentre un rivolo dorato prese a scendere lungo la punta del coltello, macchiando la tovaglia.
Attenzione, Whip! Gocciola.
Per questo ha un odore tanto buono. Con un colpo netto tagli il frutto a met; dopo averlo affettato in cerchi perfetti lo dispose sul piatto, e messa la forchetta in mano a Cing-Cing la invit a gustare il suo primo caienna.
 semplicemente paradisiaco!, esclam la donna con una espressione golosa. Dove hai detto che cresce?.
Su nel Nord.
Dovremmo piantarne alle Hawai, propose Cing-Cing.
 proprio quel che intendo fare, le rispose Whip.
Micah Hale era ormai vicino ai settantasei anni e si sentiva pi stanco di quanto volesse ammetterlo, quando giunse a Honolulu la notizia che a Washington la camera dei rappresentanti aveva finalmente approvato l'annessione con una maggioranza di 209 voti contro 91. Quella sera stessa ebbe inizio la vigile attesa di Micah. A cena confid a Malama: Tra due settimane sapremo quali sono le intenzioni del senato.
Hai fiducia?, gli domand la sua graziosa moglie hawaiana.
Se il pregare un Dio comprensivo  efficace, allora mi puoi giudicare fiducioso.
Gli Hale cenavano sempre a lume di candela e dirimpetto l'uno all'altra. Malama, ormai sessantacinquenne, era sempre stata sin da ragazza di carattere piuttosto pensoso. Al contrario di tante sue connazionali era rimasta snella, e i capelli di un bel grigio argenteo, illuminati dalla pallida luce delle candele, le formavano come un alone intorno al capo. Aveva conservato l'abitudine d'inclinare la testa sulla spalla quando un concetto o qualcosa la colpivano in modo particolare. Ora osserv in tono sommesso:  l'unica via che resti alle Hawai: annullarsi nell'America. Siamo un gruppo di isole debole e povero, e in questi ultimi cinquant'anni chiunque
lo avesse veramente voluto non avrebbe dovuto far altro che allungare una mano per averci. Tanto meglio cos.
Micah, che le buone notizie giunte dal Congresso avevano reso insolitamente euforico, si lasci andare a confidarle: Malama, non puoi credere quanto mi sia dispiaciuto di aver dovuto essere io, tuo marito, a fare quel che  stato fatto in questi ultimi cinque anni!.
Qualcuno doveva pur farlo, osserv pacata Malama.
Fra tutti gli hawaiani tu sola hai capito veramente; ma era logico aspettarsi questo dalla figlia di Noelani e dalla nipote di
Malama. Nel menzionare quei nomi tanto cari e venerati Micah si sent inaspettatamente gli occhi umidi di pianto. Avrebbe voluto nascondersi il volto fra le mani, e Malama, vedendo il suo smarrimento, lo avrebbe volentieri confortato come si conveniva a una affettuosa sposa hawaiana, ma in quella serata memorabile sedevano lontani e non potevano scambiarsi manifestazioni di tenerezza. Riprendendosi, Micah osserv: Come sarebbe stato meglio se al posto della regina ci fossi stata tu! Avresti senza dubbio compreso.
No, rispose lentamente Malama;  molto meglio che la nostra ultima regina sia stata un'hawaiana vera, testarda e volubile. Il mondo deve vederci morire cos come siamo sempre vissuti.
Morire?, ripet stupito Micah.
Si capisce. Tra breve le nostre isole diverranno orientali, e per noi hawaiani qui non vi sar pi posto.
Sempre pi sorpreso da quella strana osservazione di sua moglie, Micah obiett: Ma se abbiamo fatto di tutto per escludere i giapponesi dal governo, quando abbiamo redatto la costituzione!.
Una costituzione non  che un pezzo di carta, Micah! Noi hawaiani sappiamo benissimo di essere spinti sulla canoa.
Non  vero! Noi vi difenderemo!, protest Micah.
Avevate gi emanato una prima costituzione che doveva difenderci, prosegu imperterrita Malama. Questo per non ha impedito ai padroni dello zucchero di rubarci le nostre terre... il nostro paese.
Malama!, balbett Micah; sicch, secondo te, soltanto la cupidigia ha alimentato questa rivoluzione? Ti rifiuti di vedere nel suo sviluppo le forze della democrazia americana all'opera?.
Io vedo una cosa sola: che quando i nostri campi erano aridi nessuno li voleva, ma non appena si coprirono di canna da zucchero incominciarono a far gola a tutti quanti.
Turbato dalla piega che aveva preso la conversazione, Micah si rifugi nei ricordi: Rammenti la prima volta che ti ho veduta? A San Francisco? Sin da allora, ancor prima che vedessi una piantagione di canna da zucchero, ti dissi: Le Hawai devono diventare una parte degli Stati Uniti. Pensavo questo per ragioni morali e non ho mai deviato dai miei propositi iniziali.
Tu no, Micah; ma gli altri, s. E alla fine sei stato malamente sfruttato da una banda di farabutti.
Oh, no, Malama! Da come sono andate le cose, sono stato
io a sfruttare loro. Le Hawai saranno annesse come intendo io.
Ci sono state tolte con la frode, insistette freddamente
Malama. Noialtri hawaiani, poveri e generosi, dopo essere stati vilipesi, calunniati, ora siamo anche defraudati della nazionalit.
Non  vero!, protest nuovamente Micah, alzandosi per andarle a sedere accanto.
In questo momento preferirei che tu non mi venissi vicino, Micah, lo preg Malama senza amarezza, ma in tono fermo. Cosa credi ch'io abbia provato quando i miei amici hawaiani mi domandavano: "Come ha potuto un Micah Hale scrivere tante cattiverie sul nostro conto?.
Quali cattiverie?, esclam Micah tornando sconsolatamente a sedere al proprio posto. Io non ho mai scritto nulla contro di voi!.
Per tutta risposta Malama prese un ritaglio di giornale che chiss da quanto tempo conservava in tasca per servirsene al momento opportuno, e incominci a leggere: Gli indigeni sono per la maggior parte analfabeti, idolatri, amanti dei vani sfoggi che s'accompagnano ad ogni forma monarchica, assolutamente incapaci di autogovernarsi....
Ma non ho scritto queste cose contro di te e i tuoi amici, protest Micah. Le ho scritte perch le isole potessero diventare una parte dell'America!.
Per il tuo giudizio aveva per oggetto gli hawaiani, ribatt calma Malama.
Incapace di replicare, Micah fiss a lungo la bella tovaglia cinese che adornava la tavola. Non riusciva a spiegarsi l'inattesa posizione assunta da sua moglie nei riguardi dell'annessione: pens di sottoporle varie spiegazioni, secondo lui tutte plausibilissime, ma quando la guard nel volto grave, accusatore, comprese che sarebbero state inutili. Perci si limit a mormorare: ,Se ti ho offeso, Malama, te ne chiedo perdono.
Sono io che debbo scusarmi di avere intavolato questo sgradevole argomento proprio la sera del tuo trionfo, Micah! Ma non dobbiamo lasciarci illudere dalle parole. Le Hawai ci sono state sottratte con la frode, e le loro libert, strangolate per sempre. Senz'aggiungere altro, Malama si alz con tutta l'alterezza e la maestosit di un'alii e usc in silenzio. Micah, dopo averla seguita desolato con lo sguardo, si nascose la testa fra le mani, quindi si alz dirigendosi nel suo studio per scrivere ai propri rappresentanti a Washington la seguente lettera:
Dovete recarvi a trovare i vari senatori almeno una volta al giorno, spiegando loro che l'America  destinata a estendere la sua influenza su queste isole. Non possiamo pi temporeggiare, perch i giapponesi e gli inglesi gi tramano qualcosa, e ogni ritardo  un suicidio. Convinceteli, non lasciate nulla d'intentato, e se i senatori della Louisiana e del Colorado cercheranno di lottare servendosi di armi disoneste, ripagateli della stessa moneta. Bisogna che le isole diventino americane entro questa sessione. Nelle vostre mani ripongo la sorte delle Hawai.
Nei giorni che seguirono, Micah e Malama Hale si evitarono il pi possibile. Ad ogni lettera ottimista da Washington la distanza tra il missionario americano e l'alii hawaiana si faceva sempre pi grande, e Micah ebbe occasione di costatare mille volte quanto sia duro e amaro dover sopprimere una intiera nazione. Era giusto, inevitabile, che le Hawai diventassero americane, ed egli era sempre pi orgoglioso del ruolo che aveva assunto, ma non ne sottovalutava la tragicit.
Il 6 luglio 1898 il senato americano approv finalmente l'annessione delle isole con una maggioranza di 42 voti contro 21. Nella galleria del senato David Hale, rappresentante diretto di Micah al Congresso, pianse mentre il suo segretario Micah Whipple osservava: Questo  l'inizio dell'espansione americana nella politica mondiale. Una settimana pi tardi, il 13 luglio, la notizia arriv a Honolulu, e un marinaio per festeggiare l'avvenimento si mise a sparare in aria. Poich i nervi erano tesissimi, molti pensarono che quel gesto inconsulto potesse scatenare una contro- rivoluzione, ma poco dopo, non appena la notizia si sparse in citt, gli abitanti si riversarono per le strade baciandosi e abbracciandosi. Fu nel complesso una giornata di grande entusiasmo. Wild Whip Hoxworth per, sperduto nelle giungle della Guiana francese, l'apprese soltanto due mesi dopo. Quando ne fu informato osserv a Cing-Cing: Be', se Dio vuole siamo diventati finalmente americani. Ti senti cambiata?.
Tu forse potrai sentirti americano, gli rispose sua moglie, ma io no: mi sento ancora cinese. Del resto non credo che il tuo paese vorr mai saperne di me.
Il 12 agosto 1898 il presidente McKinley proclam ufficialmente l'annessione delle Hawai agli Stati Uniti. La notizia gett gli hawaiani in preda alla disperazione: nessun indigeno si fece veder in giro, preferendo piangere in segreto la morte della propria nazione. Le strade furono invece invase da numerosi americani in marsina, cilindro e scarpe di vernice, sbandieranti pacchiani cartelli in cui era effigiato lo zio Sam in atto d'impalmare una negra (gli autori dei cartelli, infatti, americani continentali, non erano stati in grado d'immaginare con altro colore di pelle una donna
hawaiana). Sotto la vignetta una scritta diceva: Questo  il nostro giorno di nozze.
Per rispetto agli hawaiani le cerimonie della giornata furono contenute entro limiti brevi. Vi fu una parata militare, e un distaccamento di marinai sbarc da una nave da guerra americana. Alle undici e quarantacinque un solenne gruppo di dignitari capeggiati da Micah Hale fece la propria comparsa sulla tribuna d'onore. Mentre sedeva, Micah si guard attorno e vide americani, cinesi, portoghesi, giapponesi, ma nessun hawaiano. Quando poi la banda attacc l'inno nazionale hawaiano gli stridii e le stecche che uscirono dagli strumenti sarebbero stati indegni persino del pi inesperto dilettante, perch a uno a uno i componenti hawaiani della banda scoppiarono a piangere fuggendo poco dopo, incapaci di resistere alle note di quell'inno funebre per la loro nazione. L'inno fin in un singhiozzo mentre Micah incominciava: Con piena fiducia nell'onore, nella giustizia, nell'amicizia del popolo americano.... Aveva sognato quel giorno dal lontano 1849, quando, ventenne, aveva attraversato le praterie del Nebraska. Ora, a distanza di mezzo secolo, vedeva il suo sogno avverarsi.
Sulla tribuna era presente un'unica hawaiana, Malama Kanakoa Hale. Micah l'aveva supplicata d'intervenire affermando che era suo dovere, e da vera alii ella aveva compreso il valore di quelle parole. Regalmente vestita di nero e di viola, pareva il simbolo stesso della sua razza sconfitta. Anche quando dalle navi da guerra part la salva di ventun colpi, e quando la bandiera che aveva tanto amato fu ammainata per sempre, ebbe la forza di non chinare il capo, dicendosi: "Non devono vedermi piangere.
Purtroppo per a cerimonie terminate accadde un episodio riprovevole, che per Malama sarebbe sempre rimasto il triste simbolo della fine indecorosa del suo popolo. Mentre la bandiera hawaiana veniva calata, un americano se ne impadron, e prima che potessero fermarlo la port di nascosto nella cantina del palazzo reale, dove con un paio di lunghe forbici la tagli in strisce, che si mise poi a distribuire a ricordo della giornata.
Una di quelle strisce fin in mano a Micah. Non sapendo che cosa fosse, imprudentemente l'alz contro luce per meglio osservarla. Non appena comprese di che si trattava e quale volgare offesa fosse stata inferta a quel simbolo glorioso, si affrett a cacciarla in tasca per timore che sua moglie la notasse, ma proprio in quel momento ud dietro di s un grido angosciato, e volgendosi vide che Malama era stata alla fine costretta a coprirsi il volto con le mani, incapace di dissimulare oltre il proprio dolore e la propria vergogna.


Capitolo 18.

Mentre il secolo decimonono volgeva al termine, e le Hawai si abituavano a essere ormai parte integrante degli Stati Uniti, i residenti di Honolulu non tardarono a rendersi conto che la famiglia Ki era divenuta un'altra delle potenti, complesse compagini familiari cinesi destinate, non fosse che per la forza del numero, a rappresentare una parte di primo piano nell'arcipelago. Oltre alla capostipite, signora Ki (nota in famiglia semplicemente come la zietta di Wu Ciow), ormai cinquantaduenne e piegata dalle fatiche, v'erano i suoi cinque figli, Asia, Europa, Africa, America e Australia, tutti giovani svegli e intraprendenti, con le relative spose e con un totale complessivo di trentotto rampolli, ai quali altri si sarebbero sicuramente aggiunti entro pochi anni. Sul finire del secolo, dunque, i Ki erano gi in quarantanove; molti di loro erano gi prossimi ad accasarsi e si poteva scommettere che nel ventennio successivo la prolifica famiglia avrebbe annoverato oltre duecento individui.
Per Nyuk Tsin, la quale seguitava a girare scalza per la citt vendendo ananassi e gambi di taro in sottaceto, questo moltiplicarsi della sua discendenza costituiva una profonda soddisfazione, e tutte le volte che nei suoi giri quotidiani arrivava all'incrocio di Hotel Street con Maunakea, il cuore del quartiere cinese, non sapeva reprimere un moto d'orgoglio. Molti anni addietro aveva obiettivamente calcolato che dei suoi cinque figli Africa si sarebbe dimostrato il pi dotato intellettualmente. Per questo gli aveva dato un'istruzione superiore, e adesso, all'et di trentun anni, l'avvocato Africa Ki era uno dei principali esponenti della comunit cinese. La targa a lettere dorate che spiccava sulla porta del suo studio ne rivelava la professione; non rivelava per che il fabbricato in cui si trovava lo studio era pure suo, e che numerosi negozi di Chinatown appartenevano o a lui o ai suoi fratelli.
Per essere esatti, il singolo diritto di propriet su questi vari edifici aveva poca importanza; se infatti, apparentemente, era Asia Ki il proprietario del fortunato ristorante di Hotel Street, in realt esso apparteneva a tutti i Ki come nucleo familiare. Sotto la guida di Nyuk Tsin i cinque fratelli avevano formato un complesso finanziario
cui alle Hawai veniva dato il significativo nome di hui: era questa societ, il grande hui Ki, a controllare effettivamente il reddito familiare. Se per esempio la bella moglie di Australia riceveva dalla propria famiglia una piccola eredit, questa non andava ad Australia o ai suoi figli, bens allo hui, poich i vari membri della famiglia avevano un unico capitale collettivo. Da questo attingevano il denaro per vestirsi, per istruire i figli, per comperarsi una casa, per avviare una nuova attivit commerciale; in tal modo i vari membri erano costretti a sentirsi eternamente debitori allo hui.
Nessuno pi di Africa sentiva questo debito di gratitudine. Se aveva potuto laurearsi in diritto a Michigan, lo doveva ai sacrifici dei suoi quattro fratelli, che per mantenerlo all'universit si erano privati persino del necessario, senza tuttavia mai lamentarsi, perch, d'accordo con Nyuk Tsin, avevano ritenuto giusto che il pi capace di loro si laureasse per poter in seguito contribuire a proteggere e difendere gli altri, cosa che Africa Ki faceva con lo scrupolo pi rigoroso. Allora lo hui Ki controllava sette aziende, tutte guidate da Africa lungo il filo di rasoio che divide una prudenza conservatrice dalla pi radicale temerariet. Egli finanziava ogni nuova impresa e consigliava quando e come convenisse liquidare le precedenti; decideva quale podere si dovesse acquistare, quale lotto di terreno affittare in citt per la costruzione di un negozio, a quale universit del continente mandar a studiare i Ki della nuova generazione. Per il momento rappresentava il cervello direttivo di un minuscolo impero di bottegucce e di campicelli; ma non era certo sua intenzione fermarsi l, e quando s'incontrava coi fratelli, che portavano ancora il codino e vestivano alla cinese, mentr'egli si era ormai perfettamente occidentalizzato, seguitava a ripetere un'unica frase: Questo hui deve crescere. Per raggiungere tale scopo risicava da giocatore nato, con un'audacia che sarebbe molto piaciuta a suo padre. Per esempio, non passava una settimana da che i Ki avevano acquistato una casa o un terreno, che li ipotecavano per acquistare un'altra casa o un altro terreno, a loro volta oggetto di garanzia per nuovi crediti. Anche per i loro negozi i Ki acquistavano a credito, onorando per scrupolosamente le varie scadenze. Lo hui non disponeva mai di denaro contante; era sempre oberato di debiti che avrebbero fatto tremare un haole, ma sotto l'abile guida di Africa esso incominciava finalmente a prosperare.
Nyuk Tsin, soddisfatta del modo in cui il figlio avvocato trattava gli affari della famiglia, si guardava bene dal ficcarvi il naso: su tre punti soltanto era inflessibile. Tutti
i ragazzi Ki dovevano ricevere un'istruzione superiore, tanto che allo scoccare dell'anno 1900 questa famiglia cinese, apparentemente bisognosa, si preparava a mandare tre figli in America, dove sarebbero diventati rispettivamente medico, dentista, avvocato; entro il decennio successivo vi sarebbero stati ben quattordici Ki pronti a partire per il continente. Per mettere da parte il denaro necessario per pagare le tasse scolastiche, Nyuk Tsin seguitava a girare scalza, e non le importava proprio nulla se le sue nuore erano costrette a fare altrettanto. La famiglia s'adattava alla pi austera frugalit pur di non sprecare un solo centesimo che, sommato agli altri, avrebbe contribuito a fornire una brillante istruzione a un giovane Ki particolarmente dotato.
In questa sua spartana decisione Nyuk Tsin era continuamente incoraggiata e sostenuta dal sempre pi stravagante Uliassutai Karakorum Blake, il quale aveva preso l'abitudine di andarla a trovare spesso, non fosse che per il piacere di poter discorrere con lei in cinese. Soleva dirle: In principio ero contrarissimo all'influsso yankee sulle Hawai, tanto che a un certo momento mi era addirittura venuta la voglia d'impugnare le armi contro l'America, ma ad annessione avvenuta ho crollato le spalle e ho riflettuto: "Dopo tutto, l'America non  peggiore dell'Inghilterra. Entrambe sono due masnadiere da strada maestra, e se riesco a sopportare la seconda tanto vale che sopporti anche la prima.
Spronava Nyuk Tsin a istruire il pi possibile i nipoti: Zietta di Wu Ciow, hai mai calcolato quanto ti sia costato far studiare Africa e quanto questo sacrificio ti abbia gi fruttato? Ebbene, sta' pur sicura che in avvenire ti frutter ancor di pi. Facendo roteare gli occhi e con gli enormi baffi che gli tremavano, tracciava un vivido quadro del futuro: Scienza, matematica, speculazione! Chi pu sapere dove ci porteranno? Ma comunque vadano le cose, rammenta, zietta di Wu Ciow: soltanto gli uomini istruiti saranno in grado di tener testa alle sorprese che ci riserba l'avvenire!.
Dopo aver parlato con Uliassutai Blake, Nyuk Tsin si sentiva sempre profondamente sollevata; come le sarebbe piaciuto esser stata l'allieva di un simile maestro! Dal canto suo quell'inglese pazzoide provava un vero piacere nel discorrere con lei: ella era una delle due persone che riuscivano a capire la sua dinamica interpretazione dell'universo. L'altra era un giovane rivoluzionario secco come un chiodo e con due occhi di falco, rifugiatosi da poco alle Hawai: si chiamava Sun Yat Sen e sapeva afferrare gli astrusi discorsi di Blake ancor meglio di Nyuk Tsin.
Il secondo punto sul quale Nyuk Tsin dettava legge in famiglia era l'argomento case: riteneva un inutile sperpero di denaro il costruire case di lusso, specie quando chi le abita  costretto dal lavoro a passare fuori la maggior parte del proprio tempo. Per questo teneva la trib stipata sino all'inverosimile nella vecchia casa di legno col suo guazzabuglio di tettoie e di capanne. Naturalmente non vi entravano proprio tutti e quarantanove. Asia e i suoi avevano il permesso di abitare sul retro del ristorante; a Europa e prole era concesso di vivere sopra il negozio di verdura; per tutti gli altri riuscivano a pigiarsi nella baracca di Nuuanu, dove le mogli hawaiane avevano imparato a cucinare pasti pressoch regolari, e i bambini a parlare pidgin e a mangiare poi. Nel 1899 Africa si sarebbe potuto permettere un'abitazione tutta sua, ma Nyuk Tsin, pur concedendogli di maneggiare l'intiero capitale dello hui, non lo riteneva ancora in grado di condurre una vita indipendente, cosicch a trentun anni, con moglie e cinque figli, era tuttora ospite della vecchia casa. Sono tanti soldi risparmiati, soleva dire Nyuk Tsin. La veneranda baracca era adesso allietata da ben quattro ukulele, e la grassa Apikela, ormai incanutita, era felice d'insegnare a quel piccolo esercito di marmocchi a strimpellare l'esotico strumento. Era una casa rumorosa, dominata da una madre hawaiana sempre in vena di risate e da una zietta cinese silenziosa e lavoratrice.
Il terzo punto riguardava l'acquisto di terreni. La fame di Nyuk Tsin per quel che riteneva il bene pi prezioso dell'universo era insaziabile, al punto che un incubo ricorrente la ossessionava: sognava di veder crescere all'infinito la propria discendenza senza che vi fosse terra sufficiente a contenere tutti i Ki. Perci, non appena lo hui riusciva a mettere da parte qualche dollaro, insisteva perch si acquistassero nuovi terreni, il che a Honolulu non era facile. Infatti, nelle Hawai, i terreni normalmente non venivano venduti, ma soltanto affittati, e neppure ad acri o a lotti, ma a piedi quadrati. Gli Hoxworth possedevano campi sterminati in quanto li avevano ereditati dalla alii nui Noelani, cos pure gli Hewlett, la cui eredit terriera era frutto del secondo matrimonio del vecchio missionario con una giovane hawaiana. Anche la famiglia Kanakoa disponeva di vastissime estensioni di terreno, mentre i Janders e i Whipple, pur possedendo in senso proprio poca cosa, controllavano zone enormi grazie a contratti di affitto vantaggiosi. Chiunque possedesse terra non poteva non arricchire, e tra le grandi famiglie haole vigeva inesorabile la parola d'ordine: "Non vendere mai, per nessuna ragione. Gli hawaiani, invece, sarebbero stati disposti a vendere, ma i loro terreni si trovavano per la maggior parte fuori citt. Quando dunque la piccola cinese decise di acquistare del terreno a Honolulu per la propria famiglia in continuo accrescimento, i suoi interessi si scontrarono con quelli delle maggiori famiglie bianche dell'isola.
Abbiamo fatto notare nelle pagine che precedono che se gli haole delle Hawai avessero voluto veramente tutelarsi contro il pericolo cinese avrebbero dovuto fare una cosa sola: fucilare Uliassutai Karakorum Blake. Ma si lasciarono sfuggire quell'occasione e permisero cos che i cinesi s'istruissero. Nel 1900, invece, per conservare le loro prerogative avrebbero dovuto fucilare Nyuk Tsin, ma nessuno di loro l'aveva mai neppur udita nominare. Gli haole erano convinti che il cervello dello hui Ki fosse Africa, l'avvocato, e per questo lo tenevano attentamente d'occhio.
Sul finire del 1899 il giovane si trov a un tratto con le mani legate, incapace di fare una sola mossa. Fu pertanto costretto a informare Nyuk Tsin:  impossibile acquistare terreni: gli haole si rifiutano nel modo pi assoluto di vendere.
Quanto denaro c' in cassa?, domand Nyuk Tsin.
Quattromila dollari in contanti, ma vendendo qualcosa potremmo avere pi liquido.
Hai cercato di comprare quel terreno da costruzione che si trova verso Queen Street?.
Niente da fare.
Non si pu neanche affittare?.
No.
L'impero Ki si trov cos strozzato sul nascere, e forse sarebbe rimasto allo stato di aborto se non gli fosse venuto in aiuto, in modo drammatico e inaspettato, un topo.
L'ultimo gioved di novembre dell'anno 1899 il mercantile Maui della H & H entr nel porto di Honolulu dopo un viaggio senza incidenti, nel corso del quale aveva toccato Bangkok, Singapore, Hong Kong e Yokohama. Mentre i marinai lanciavano gomene e cime da ormeggio in direzione del molo, il topo grigio destinato a salvare le fortune dello hui Ki se la svign inosservato dalla nave portandosi addosso una nidiata di pulci, e dopo aver scorrazzato per vari vicoli fin nella cucina fuligginosa di certi Ciang.
Il 12 dicembre 1899, mentre il vecchio secolo era agli sgoccioli, anche il capostipite della famiglia Ciang stava tirando le cuoia in preda a un'altissima febbre prodotta, secondo ogni apparenza, da grossi bubboni violacei che gli si erano prodotti sotto le ascelle e all'inguine. Il giovane medico Hewlett Whipple dell'ufficio d'igiene, giunto a casa del morto per accertare che questi fosse deceduto per cause naturali, come gli ebbe dato un'occhiata ordin:
Non seppellite quest'uomo.
Torn ansante di l a dieci minuti con altri due giovani colleghi, ognuno armato di un testo di medicina. Dopo aver esaminato il cadavere in silenzio i tre giovani sanitari si guardarono atterriti.
 quel che penso io?, domand infine il dottor Whipple.
S.  veramente peste, risposero unanimi i due colleghi.
Possa Iddio aver piet di noi!, mormor Whipple.
I tre medici si diressero scuri in volto all'ufficio d'igiene, cercando di dissimulare il proprio terrore. Sapevano purtroppo quale flagello fosse la peste, che non molti anni prima, a Calcutta, aveva ucciso migliaia di persone in poche settimane. Non esisteva alcun rimedio per combatterla, e quando la terribile epidemia colpiva una comunit, non si poteva far altro se non lasciare che si risolvesse da s dopo aver seminato morte e terrore. Arrivati a destinazione si sprangarono in ufficio, restando per alcuni attimi in silenzio, quasi a raccogliere il coraggio per ci che dovevano accingersi a fare. Il primo a prendere la parola fu Whipple, che aveva ereditato una straordinaria forza di carattere dal bisnonno:
Innanzitutto bisogna bruciare immediatamente quella casa e seppellire il cadavere in un terreno a parte. Poi visiteremo tutta la citt casa per casa:  importantissimo che i familiari non occultino gli ammalati. Siete d'accordo?.
Se incendieremo la casa scateneremo un coro di proteste, obiett un collega.
Se non la bruciamo subito ci troveremo di fronte a una calamit di inimmaginabili proporzioni, ribatt Whipple.
Prima di agire sarebbe meglio parlare coi medici pi anziani.
Cos fecero, convocandoli in tutta fretta, e questi ritennero che i colleghi pi giovani, e pertanto pi inesperti, si fossero spaventati senza motivo:  impossibile che la peste tocchi Honolulu. Siamo riusciti a tenerla lontana per settant'anni.
Un altro osserv: In ogni caso andiamo a dar un'occhiata al cadavere. Quattro fra i medici pi affermati della citt si apprestavano ad avviarsi verso la sudicia baracchetta di Chinatown quando il dottor Whipple protest:
La vostra presenza getter il panico tra i cinesi. Gi ci sono stato io e ci sono tornato con due colleghi. Se ora ci andate anche voi capiranno che c' sotto qualcosa.
Io non dichiarer mai che in questa citt  stato accertato un caso di peste se non lo vedo coi miei occhi, interloqu un grosso parruccone che aveva alle proprie spalle una solida clientela, e voglio che mi accompagnino almeno due colleghi anziani.
Un momento, per favore! Quali sintomi possono convincervi che si tratta veramente di peste?, domand Whipple vedendo che si preparavano ad allontanarsi senza testi di medicina.
Io, la peste l'ho veduta in Cina, sentenzi pomposamente il dottorone, evitando una risposta diretta.
Ebbene, mi dica quali sono i sintomi!.
Bubboni violacei all'inguine e rigonfiamenti minori alle ascelle; febbre alta accompagnata da allucinazioni; infine, se un bubbone scoppia ne esce un odore fetido caratteristico.
Il dottor Whipple si umett le labbra aride e avvert l'illustre collega: Dottor Harvey, le consiglio di portarsi appresso un agente che sorvegli la casa perch  assolutamente necessario che sia incendiata stasera stessa.
Sui presenti cadde un silenzio teso, che il dottor Harvey ruppe finalmente domandando: Allora  proprio peste?.
S.
Bench palesemente spaventato il dottor Harvey insistette con cocciutaggine: Non posso autorizzare nessun provvedimento se il cadavere non lo avr visto prima io.
Ma si porter con s un poliziotto?.
Si capisce. Lei intanto pensi a quel che occorrer fare... nell'eventualit, assai poco probabile, che si tratti effettivamente di peste. Si allontan seguito da due colleghi pallidi in volto come cenci di bucato. In attesa che tornassero, i tre giovani sanitari espressero il timore che i colleghi pi anziani avrebbero adottato misure di emergenza soltanto quando il flagello si fosse ormai scatenato, ma su questo punto avevano sottovalutato il dottor Harvey, il quale torn di corsa in capo a un'ora, cereo in volto e convinto finalmente che si trattava di peste bubbonica. Dopo aver visitato tutte le case contigue a quella dei Ciang, aveva scoperto un altro cadavere e tre moribondi, tanto che, senza consultare i tre giovani rimasti in ufficio, aveva dato lui stesso l'allarme ai vigili del fuoco perch si preparassero ad agire immediatamente per motivi gravissimi. Signori, annunci, Honolulu  gi nelle spire della peste bubbonica. Possa Iddio darci la forza di combatterla.
Quella sera stessa i medici convocarono i funzionari governativi annunciando loro freddamente: Il solo modo per reprimere il flagello  di incendiare tutte le case colpite dalla pestilenza. Occorre incendiare, bruciare, distruggere senza piet!.
Un funzionario protest: Ma come possiamo incendiare una casa senza il permesso del proprietario? Nel quartiere cinese passeranno settimane, prima di poter accertare chi possiede questo e chi quello. E poi, anche ammesso che non sbagliamo, chiss i processi che ci pioveranno addosso!.
Santo cielo!, url il dottor Harvey picchiando un tremendo pugno sul tavolo. Lei mi viene a parlare di processi! Lo sa quanta gente pu gi essere morta per Natale? No? Bene, glielo dico io: se avremo meno di duemila decessi potremo stimarci fortunati. Potrebbe morire Whipple per il solo fatto di aver toccato quel cadavere, e potrei morire io per la stessa ragione... Anche lei, in quanto a questo, unicamente perch ci  stato vicino. E adesso bruci immediatamente quelle catapecchie.
Il governo convoc i vigili del fuoco per informarsi se sapessero appiccare il fuoco a un determinato edificio senza intaccare quello attiguo.
Il rischio c' sempre, rispose il capo dei pompieri, per  una cosa fattibile.
C' vento, stasera?.
Non pi del solito.
Potreste incendiare quattro case? Completamente? Dalle fondamenta al tetto?.
S.
Va bene. Per il momento per non fate nulla e tenete la bocca chiusa.
Quella sera infatti non accadde nulla.
Le discussioni si protrassero per altri tre giorni, mentre l'inspiegabile ritardo lasciava allibiti i medici, che nelle sordide capanne di Chinatown avevano frattanto scoperto trentasei casi nuovi e undici decessi. I pi colpiti erano i vecchi, i quali accusavano all'improvviso un forte rialzo febbrile e un acuto dolore all'inguine: poco dopo il dolore diventava atroce, e la febbre saliva a punte altissime; una sete terribile tormentava gli infelici, che morivano in capo a poche ore in preda a tremiti spaventosi. Si trattava di una forma di particolare virulenza che richiedeva un intervento drastico e immediato; ciononostante le vane discussioni continuarono.
Alla fine Harvey e Whipple ruppero gli indugi, rivelando la verit al pubblico. Improvvisamente la citt cadde in preda al panico. Intorno al quartiere cinese fu steso un cordone sanitario protettivo, e chi abitava entro la zona aveva la severa proibizione di uscirne. Furono chiuse scuole e chiese, proibiti gli assembramenti; le navi fecero scalo in altri porti; il ritmo della vita cittadina si arrest, divenne un lento, doloroso stillicidio. Quel Natale, l'ultimo del secolo decimonono, fu un Natale terribile; non vennero festeggiati neppure l'anno nuovo e il nuovo secolo.
I primi incendi incominciarono durante la settimana natalizia.
Il dottor Whipple e i suoi assistenti indicavano ai pompieri le abitazioni ove i decessi erano avvenuti, e una volta prese le debite
precauzioni le case venivano incendiate. Chinatown si poteva dire divisa in due zone: quella mercantile, che si affacciava sull'oceano, e l'affollatissima zona abitata, che si stendeva verso le montagne. Bench la peste si fosse manifestata nella prima pareva ora concentrarsi soprattutto nella seconda. Per questo i medici insistevano perch fosse eliminato un intiero quartiere, e il governo diede loro ragione: gli incendi, aprendo un varco, avrebbero creato un ostacolo alla propagazione dell'epidemia da una zona all'altra. Nell'area condannata era compresa anche l'antica casa dei Whipple, ormai tutta circondata di catapecchie, e il pronipote di John non pot reprimere le lacrime quando vide scomparire tra le fiamme da lui stesso appiccate quel vetusto ma caro relitto familiare. Era un ben duro compito il dover incendiare una citt costruita con tanta fatica, ma gli incendi proseguirono, e pattuglie armate respingevano tutti i cinesi che tentavano di fuggire dalle zone condannate nella speranza di poter circolare liberamente per il resto della citt.
I cortili delle chiese furono trasformati in accampamenti di profughi. Alla moglie di Henry Hewlett fu affidata la sorveglianza di uno di questi accampamenti, alla moglie di Rudolph Hale, un secondo, e a quella di John Janders, un terzo che era stato allestito sulle pendici del Punchbowl, il cratere vulcanico a forma di tazza che si levava ai margini della citt. Alle coperte per i senzatetto provvide Malama Hoxworth, mentre David Hale junior e suo zio Tom Whipple si occupavano delle cucine all'aperto, spostandosi a cavallo da un campo all'altro.
Furono organizzate squadre di ispettori volontari; tutte le case di Honolulu erano visitate quotidianamente stanza per stanza, per impedire che nuovi casi scoppiassero all'insaputa delle autorit. Ligi alla tradizione missionaria della loro stirpe, proprio gli Hale, gli Hewlett e i Whipple si offrirono spontaneamente di assolvere questo incarico tanto pericoloso che li costringeva ad aggirarsi per le catapecchie di Chinatown. Lo spettacolo tremendo che si offr ai loro occhi fu per essi un'avvilente lezione, una spietata condanna della loro supremazia nell'arcipelago.
Le strade di Chinatown non avevano selciato; vicoli immondi s'intrecciavano labirinticamente fra un pozzo nero e l'altro. Le abitazioni erano baracche semicrollate, puntellate alla meglio nella speranza di ricavarne un altro anno di affitto. Quei tuguri non avevano finestre a sufficienza, n l'acqua corrente, n servizi igienici. Le trombe delle scale erano prive d'illuminazione, e le poche cantine erano stipate di ciarpame infiammabilissimo. Da per tutto circolava un'aria viziata. In sole due generazioni, il quartiere cinese si era sovrappopolato sino all'inverosimile, e la situazione era ancor peggiorata dal fatto che coloro le cui case erano state incendiate avevano eluso, non si sa come, la sorveglianza del cordone sanitario, rifugiandosi presso amici. Cosicch per colpa di questi clandestini la pestilenza seguitava a propagarsi. La polizia era informata dell'indecoroso superaffollamento di Chinatown; l'ufficio d'igiene era al corrente delle sue deplorevoli condizioni di vita; in quanto ai padroni di casa, nessuno meglio di loro poteva conoscere quale perpetua minaccia si annidasse in quelle catapecchie; ciononostante nessuno aveva mai protestato perch la zona era quasi tutta propriet di coloro appunto che ora l'andavano ispezionando: gli Hale, gli Hewlett, i Whipple, e dal momento che i cinesi erano sempre puntualissimi nel pagare l'affitto... Adesso, eruttato da questa piaga purulenta, il flagello minacciava di sommergere l'isola, e quegli ispettori sanitari improvvisati, mentre coraggiosamente facevano ogni giorno il giro delle aree infettate, esponendosi a un continuo pericolo di morte e dormendo la notte sotto una tenda di fortuna per non contagiare le rispettive famiglie, erano assillati da un unico, tormentoso interrogativo: "Perch non abbiamo provveduto prima a migliorare questo stato di cose?.
Il 15 gennaio del 1900, otto grandi isolati erano gi stati rasi al suolo, e con essi erano stati distrutti innumerevoli topi che altrimenti avrebbero potuto trasportare le proprie pulci infette in altri settori sino a quel momento intatti della citt. Sembrava dunque che si fosse riusciti ad arrestare il dilagare dell'epidemia. Tremila cinesi si trovavano gi in campi profughi isolati, ma purtroppo molte altre migliaia si nascondevano nelle conigliere umane ove si erano rifugiati, accingendosi a compiere ci che non avevan avuto
il tempo di fare i topi. Quella sera, allorch incominciarono a giungere all'ufficio d'igiene le prime notizie intorno a nuovi casi di mortalit, il dottor Whipple comprese che l'epidemia non si sarebbe arrestata, e che pertanto la sorte di Honolulu era purtroppo appesa a un filo.
Il giorno seguente torn a convocare i colleghi. Si trov davanti un gruppo di uomini esausti, consci dell'orrore che molto probabilmente la settimana successiva avrebbe recato. Avevano costatato coi propri occhi come il flagello se ne stesse annidato nella parte superiore di Chinatown, pronto a divampare per l'intiera citt, e si rendevano conto che quel giorno avrebbero dovuto compiere un passo decisivo per stroncarlo: in caso contrario avrebbero abbandonato tutta la cittadinanza alla strage. Ora, sapevano purtroppo che l'unico rimedio radicale era il fuoco. Il primo a parlare fu Whipple, il quale annunci senza preamboli: Ieri le nostre squadre hanno scoperto ventinove casi nuovi.
Il dottor Harvey si lasci sfuggire un grido di angoscia, quindi piegate le braccia sul tavolo vi appoggi sopra la testa, ritirandosi cos almeno momentaneamente dalla discussione.
Tutti i casi di questa settimana, e quasi sempre mortali, sono stati riscontrati nella zona verso le montagne, prosegu Whipple indicando su una carta i punti condannati. Questo dimostra che
il flagello sembra spostarsi verso le zone periferiche anzich verso
il centro della citt. Dopo un attimo di esitazione Whipple riprese: Mi sembra non vi siano dubbi sulla decisione da prendere.
Vorresti veramente incendiare tutto quel settore esterno?.
E che altro proporresti di fare?.
Ma scoppier il finimondo. Non te lo permetteranno mai, Whipple.
Premendosi la fronte con le mani il dottor Whipple domand con voce stanca: Hai un'altra soluzione da propormi?.
Io no. Solo dicevo... Andiamo, Whipple, ci saranno almeno cinquecento case in quella zona!.
Gi! E tutte infestate di peste bubbonica.
Io non mi assumo una simile responsabilit!, protest il medico pi anziano.
E neppure io!, grid un altro. Santo cielo, Whipple, ma tu vuoi bruciare mezza citt!.
Senza mutare la posizione assunta poco prima, il dottor Harvey domand in tono brusco: Se hai un braccio incancrenito e sei sicuro che non amputandolo crepi, che cosa fai?.
Poich nessuno rispondeva, dopo una breve pausa, dando un tremendo pugno sul tavolo url: Te lo tagli, perdio! Perci bisogna bruciare tutto quanto, e subito!.
Soltanto il governo pu prendere questa decisione, disse lentamente Whipple, ma deve prenderla.
Noi ci ritiriamo, dichiararono due medici, e desideriamo che la cosa sia messa agli atti.
Io, invece, voglio che sia messo agli atti che non mi ritiro per niente!, tuon il dottor Harvey. Se non brucerete tutto quanto creperete dal primo all'ultimo.
Il 18 gennaio 1900 il comitato di emergenza decise di dare alle fiamme un vasto tratto di Honolulu, nel supremo, disperato tentativo di salvare il grosso della popolazione, ma quando le zone condannate furono segnate in rosso sulla carta, apparvero evidenti due fatti: che le zone in questione non si trovavano nel centro della citt, bens nel quartiere periferico fittamente popolato, e che quasi tutti coloro i quali abitavano
nel quartiere erano cinesi. Due membri del gabinetto, messi di fronte alla pianta topografica, scoppiarono a piangere, e uno Hewlett, nelle cui vene scorreva una buona dose di sangue hawaiano, esclam con le lacrime agli occhi: Ma perch il cane deve sempre mordere il mendicante?.
Noi dobbiamo incendiare i punti dov' scoppiata l'epidemia, gli ramment un membro del gabinetto, che portava il nome di Hale, e il cielo ha voluto che questa si abbattesse sui cinesi.
Smettetela con questi discorsi idioti!, tuon il presidente. Corre gi voce in citt che noi vogliamo incendiare Chinatown per punire i pake d'aver abbandonato le piantagioni. Non voglio pi sentire chiacchiere inutili. Noi incendiamo il quartiere cinese perch l s' annidata la peste, e basta!.
Hewlett, offeso, pestando il pugno sulla zona haole della pianta cittadina domand: Appiccheresti il fuoco qui, se ci fosse la peste? Brucieresti la tua stessa casa?.
La peste non s' abbattuta sulle nostre case, ribatt il presidente, si  abbattuta sui cinesi, perci la tua domanda  superflua.
Il 19 gennaio il capo dei vigili del fuoco concesse un'intiera giornata di libert ai suoi uomini, esortandoli a dormire il pi possibile in vista del duro compito che li avrebbe attesi l'indomani. Il Mail di quel giorno scrisse:
Raccomandiamo a tutti gli abitanti di tenere gli occhi bene aperti, domani, e di avvertire immediatamente le autorit qualora vedano volare anche una sola scintilla, perch se i nostri coraggiosi pompieri hanno dato ripetute prove di saper appiccare il fuoco a una determinata casa risparmiando quella attigua, la vastit dell'impresa cui si accingono non pu che accrescere l'incombente, continuo pericolo di un incendio generale. Si consiglia di tenere a portata di mano scope e secchi d'acqua a profusione.
Non appena si sparse la voce che per debellare l'epidemia le autorit avevano deciso di radere al suolo parte del quartiere cinese, la popolazione orientale fu colta dal panico, e i tentativi di forzare il cordone sanitario raddoppiarono d'intensit. Gli abitanti delle case condannate furono avviati a un campo profughi allestito sulle pendici del Punchbowl, di dove era visibile il panorama di Chinatown. Questo naturalmente non serv che ad acuire la disperazione dei poveretti, e quella sera si ebbero molte scene spiacevoli. Un cinese che conosceva qualche parola d'inglese s'avvent contro la signora Janders, che presiedeva alla sorveglianza del campo, urlando: Voi fare questo apposta!.
No, gli rispose pacatamente la signora,  la peste.
No peste!, sbrait il cinese, sempre pi inferocito. Tuo marito padrone mio negozio e lui dire sempre: "Pi affitto! Pi affitto!. Io non pagare, cos lui bruciare.
Non  vero, signor Apaka, obiett sempre pacata la signora Janders;  la peste. Mi creda, non  possibile fare altrimenti. Ma i cinesi non erano dello stesso parere e in quella lunga notte di gennaio attesero con una terribile amarezza in cuore che i pompieri iniziassero la loro triste opera.
Per fortuna il 20 gennaio fu una giornata calma, senza vento. Alle otto del mattino i vigili del fuoco, seguendo un programma studiato in modo da dare la massima protezione possibile al resto della citt, versarono litri di petrolio su una catapecchia che sorgeva diagonalmente rispetto alle rovine dell'antica casa Whipple. Era un tugurio che meritava senz'altro d'essere distrutto, avendo gi provocato la morte di cinque persone e avendone contagiate altre tre. Alle otto e dieci fu dato fuoco al petrolio, e le fiamme avvolsero la sudicia catapecchia.
Mentre questa bruciava, si lev da nord-est una leggera brezza. Scendeva dalle montagne, e infilandosi nelle valli che immettevano a Honolulu aument di velocit, cosicch quando giunse alla baracca ardente era ormai pronta a sparpagliarne le scintille nella direzione opposta a quella voluta dai vigili del fuoco. Nel giro di pochi minuti sei baracche che non erano sulla lista bruciavano, ma per fortuna erano di scarso valore e soprattutto furono tempestivamente evacuate, mentre i pompieri non avevano difficolt a soffocare le scintille che potevano propagarsi agli stabili di maggiore importanza.
Purtroppo alle otto e trenta si ebbe una nuova folata di vento che fece volare per l'aria un secondo nugolo di scintille. Fortunatamente le case circostanti erano gi state rase al suolo, e non v'era dunque pericolo che le fiamme vi si propagassero, ma a un tratto le raffiche mutarono direzione, trasportando numerose scintille sulla grande chiesa congregazionalista la cui costruzione era stata terminata nel 1884 e che sorgeva proprio dirimpetto all'ex casa Whipple. La chiesa possedeva due aguzzi campanili perch il re del tempo s'era detto: Un uomo ha due occhi per vedere meglio e due orecchie per udire meglio; perci  giusto che la mia chiesa abbia due campanili per onorare meglio il Signore. Ora per i campanili erano in pericolo, e i pompieri notarono che se una scintilla avesse appiccato il fuoco alle loro cime appuntite, il vento sempre pi furioso ne avrebbe sicuramente spinto altre nel centro della citt. Perci due vigili pi coraggiosi degli altri s'inerpicarono lungo i muri laterali della chiesa nel tentativo di salire in cima ai
campanili. Uno fece in tempo a spegnere coi piedi il focolaio che gi s'era acceso in quello di destra, ma l'altro non ebbe altrettanta fortuna con quello di sinistra, perch quando vi arriv lo trov gi in fiamme, e fu un vero miracolo se riusc a mettersi in salvo.
Pochi minuti dopo la bella chiesa era una torcia, e le sue campane rovinavano tra un clangore sinistro. Il celebre organo importato da Londra si fuse in un ammasso di metallo, le eleganti finestre istoriate sparirono nel tremendo rogo tra crepiti impressionanti. Molti di coloro che l'avevano costruita, chi coi propri risparmi, chi con l'apporto diretto del proprio lavoro, scoppiarono in pianto. Tuttavia, non contava tanto la perdita della chiesa quanto il fatto che l'altezza inconsueta della costruzione la faceva segno a ogni raffica di vento che s'insinuasse dalla valle. Infatti poco dopo numerose scintille incominciarono a piovere nel cuore stesso della citt, appiccando il fuoco ai tetti di legno del quartiere cinese. Con una precisione da vendetta biblica, le faville che volavano dalla chiesa cristiana cadevano esclusivamente sulle case dei pagani.
Il primo incendio nella parte bassa di Chinatown si produsse alle nove e quaranta, quando un tizzone fin su una casa di natura piuttosto particolare. Pareva una casa come le altre, ma non appena incominci ad ardere, i cinesi del vicinato si diedero alla fuga lasciando i pompieri hawaiani a sbrigarsela da soli. Alcuni cinesi particolarmente coraggiosi si precipitarono verso la casa in fiamme, e agguantati i vigili per le braccia cercarono di farli allontanare urlando: Pi meglio voi venire via!.
I pompieri, che dopo i disordini della notte precedente avevano una paura terribile dei cinesi e che avevano avuto l'ordine di stare in guardia da eventuali attacchi degli orientali allorch gli incendi fossero incominciati, interpretarono quello strano comportamento come l'inizio di una sommossa generale; smisero pertanto di lottare contro le fiamme per difendersi dai cinesi. Fu una fortuna, perch mentre inseguivano questi ultimi la casa esplose, o meglio si disintegr letteralmente in un bel ricciolo di fumo dorato. Soltanto allora i pompieri capirono: un mercante aveva sicuramente adibito la baracca a deposito di petrolio. Per l'esplosione, per quanto paurosa, non era che il principio di qualcosa di molto peggio; infatti un attimo dopo tutto un succedersi di fantastici fuochi pirotecnici si lev dalle rovine della baracca: alcuni lanciavano stelle per l'aria; altri piroettavano per le strade; altri ancora, dopo avere descritto una folle parabola nel cielo mattutino, ricadevano sul tetto di una casa intatta, trasformandola immediatamente in un rogo. La tragica rimessa infatti non era soltanto un deposito di petrolio, ma vi erano stati riposti pure numerosi fuochi d'artificio destinati alla celebrazione del Capodanno cinese. Con quella terribile esplosione ogni speranza di salvare la parte bassa di China- town and tristemente perduta, e nelle sette ore che seguirono, i cinesi raccolti sulle pendici del Punchbowl, stretti dietro il filo spinato del campo profughi, assistettero angosciati al progredire del lenzuolo di fiamme da un deposito di petrolio al successivo. Le capannucce seguitarono a esplodere con violenza per tutta la giornata, propagando il fuoco a zone diverse. A met pomeriggio fu chiaro che non sarebbe rimasta in piedi neppure una casa cinese.
A questo punto una vera follia collettiva s'impadron della popolazione orientale. Vecchi che dopo aver lavorato per quarantacinque anni nelle piantagioni di canna da zucchero a stento si reggevano in piedi, presero a correre nelle case in fiamme per salvare magari poche cianfrusaglie, riapparendo poco dopo nelle strade ingorgate con oggetti che non sarebbero serviti a nulla. Nessuno pens a prendere coperte e cibo, di cui v'era tanto bisogno nei campi profughi, e tosto le strade che portavano fuori da Chinatown furono gremite di una vera orda eteroclita; vecchie scalze in camiciotti turchini, uomini in camicie di fatica, belle ragazze con le trecce sciolte per le spalle, bimbetti piangenti. Da una casa da t giapponese due gheisce, dal volto azzurro di cipria e di biacca, uscirono spaurite, a passettini saltellanti, con i vivaci chimono ondeggianti nel denso fumo, mentre dietro di loro avanzavano sui piedi monchi vecchie donne punti. Gli uomini si sforzavano di trascinare pesi che avrebbero fiaccato un cavallo da tiro e che infatti dovettero tosto abbandonare. Le vie si trasformarono in una congerie di cose inutili, e stringeva il cuore vedere famiglie intiere, che non avevano mai posseduto gran che, fermarsi nella fuga a raccattare oggetti preziosi che avevano sempre bramato, solo per disfarsene poco dopo con la stessa fletta ansiosa con la quale se ne erano disfatti i legittimi proprietari.
Ma il momento peggiore di quella tragica giornata doveva ancora venire. Quando i cinesi fuggiaschi, incalzati dalle fiamme e dai fuochi di artificio, tentarono di uscire da Chinatown, si trovarono davanti un muro di poliziotti il cui compito consisteva nel trattenere inesorabilmente tutti quanti entro la zona colpita dalla pestilenza. Non v'era la bench minima intenzione (come giur in seguito il questore) d'intrappolare i cinesi nel perimetro della zona incendiata, bens di convogliarli lungo percorsi prestabiliti che li avrebbero condotti verso i campi profughi e non, come avrebbero voluto loro, nei settori della citt ancora immuni dal contagio.
Non ci vogliono far uscire!, incominci a urlare una povera donna che non era troppo sveglia di mente. Ci vogliono bruciare vivi come hanno bruciato le nostre case. Tent invano di scavalcare un poliziotto e quando si vide respinta si mise a gridare disperatamente aiuto.
Alle sue grida coloro che sino a quel momento erano rimasti calmi, rendendosi conto a un tratto che non sarebbe stato loro concesso di uscire dalla zona condannata, tentarono un assalto collettivo contro i tutori dell'ordine.
 una sommossa!, urlarono i poliziotti, e alle loro spalle, da vari punti, accorsero volontari bianchi armati di mazze, di sbarre e di fucili sbraitando: Tornate indietro! Dovete uscire da un'altra parte!.
A questo punto, quando ormai pareva inevitabile il peggio, entr in scena l'esercito statunitense con varie centinaia di soldati scelti, i quali vennero disposti lungo le principali vie d'uscita di Chinatown, con le armi in posizione di sparo, ma con l'ordine preciso di non sparare se non su comando espresso dei superiori.
Per i cinesi, bombardati dai fuochi d'artificio, spinti indietro dalla polizia, la vista della truppa fu la tradizionale goccia. Si convinsero ch'era stata mandata per sparare a vista su coloro che cercavano di fuggire dalla zona degli incendi, e data la confusione di lingue che regnava tra i vari gruppi, nessuno fu in grado di spiegare loro il vero motivo della presenza dei soldati. Esisteva effettivamente una sicura via di uscita, ma gli animi erano cos esasperati che pareva improbabile ormai che la ragione e l'ordine potessero pi avere il sopravvento.
I poliziotti avevano impugnato i manganelli, mentre i soldati respingevano gli assalitori col calcio dei fucili. Per un attimo la linea difensiva arretr finch non subentrarono le riserve di volontari brandendo assi divelte l per l da alcuni steccati e con le quali si diedero a picchiare sodo, respingendo i cinesi verso la zona del fuoco.
La prossima volta non potremo resistere!, annunci un caporale, e quasi a rendere pi minacciosa l'imminenza del pericolo una vera gragnuola di razzi esplose con fragore assordante, facendo aumentare, se possibile, il panico e la confusione.
Non sparate!, seguitava a scongiurare il comandante.
Se questi musi gialli mi buttano a terra io sparo!, url il caporale, incurante dell'ordine del superiore; pareva inevitabile che a un nuovo attacco dei cinesi sarebbe seguito un massacro generale, quando, mentre i comandanti spaventati si umettavano le labbra riarse preparandosi a dare l'unico ordine sensato, date le circostanze, si vide sopraggiungere di corsa il dottor Hewlett Whipple.
Urlando a perdifiato: Fatemi passare. Non sparate!, si fece largo a forza tra le file della polizia, e movendo incontro ai cinesi prese affettuosamente per le spalle i pi scalmanati e li supplic: Non cercate di uscire di qui! Non rivoltatevi contro la polizia: state calmi, per favore!.
Ci volete vedere tutti morti?, gli url un lavandaio.
Non morremo, ribatt Whipple con tutta la calma di cui fu capace, e il modo inatteso in cui pronunci quelle parole disarm i cinesi, che finalmente si quietarono. Andremo su per Nuuanu, spieg. Di l potremo uscire tutti quanti senza pericolo. Spingendo dinanzi a s i pi riottosi si mise a correre in direzione di Nuuanu, seguito dagli altri. La sommossa si plac all'improvviso com'era divampata, mentre i soldati, dopo essersi asciugata la fronte madida di sudore e rimesso i fucili a tracolla, si allontanavano palesemente sollevati.
Delle famiglie cinesi direttamente colpite, in quella terribile giornata del 20 gennaio 1900, dall'incendio di Chinatown (per volont di Dio, sostenevano gli haole; per premeditazione, affermavano i cinesi), nessuna sub perdite maggiori dei Ki. Allorch esplose il primo deposito di petrolio, le fiamme che si levarono da quell'incendio distrussero completamente lo studio di Africa. Un vero fuoco di sbarramento prodotto da una bracciata di fuochi d'artificio sventr il ristorante di Asia. Il negozio di Europa fu raso al suolo, e altrettanto avvenne dell'emporio di stoffe di America. Tutti gli edifici di propriet dei Ki furono bruciati, comprese le case di due di loro, le cui famiglie si salvarono coi soli abiti che avevano indosso. Soltanto la vecchia casa di Nuuanu fu risparmiata, ma i suoi occupanti (tranne Nyuk Tsin, attardatasi a lavorare nei campi alti) erano stati convogliati ai recinti profughi.
Allorch la piccola cinese scese scalza dalle colline coi due inseparabili cesti colmi di ananassi e si accorse che gran parte di Honolulu era andata distrutta, compresi tutti i beni dello hui Ki, non vedendo nessuno dei suoi cari e temendoli morti fu assalita da un cupo terrore, che tent di soffocare ripetendosi con allucinante intensit: "Bisogna a tutti i costi che trovi i miei figli.
Fortunatamente, per la forza dell'abitudine, si port appresso i cesti, cosicch quando la videro arrivare al campo profughi del Punchbowl le guardie gridarono entusiaste: Grazie al cielo, finalmente una pake con qualcosa da mangiare!. La lasciarono passare immediatamente, e dopo circa un'ora di ricerche affannose tra la calca Nyuk Tsin riusc a radunare quattro dei suoi cinque figli, perch nessuno purtroppo aveva pi veduto Asia dopo il crollo del
ristorante, e il giovane cinese era gi stato dato per morto.
La famiglia desolata si riun sulle pendici prospicienti Pearl Harbour, di dove si vedevano in lontananza brillare i fari di posizione delle navi in arrivo. In quegli attimi terribili di schiacciante sconftta l'istinto hakka di Nyuk Tsin l'ammon che quello era il momento per s e i suoi di trarre tutto il coraggio possibile dalle proprie viscere angosciate. Sapeva che in momenti come quelli gli uomini sono inclini ad abbandonarsi remissivamente alla fatalit che li ha sopraffatti, ma sapeva pure ch'era suo dovere di donna impedirglielo. La languente luce del crepuscolo le permetteva di scorgere una tragica, avvilita rassegnazione sui volti affranti di Europa e di America. Africa si sforzava di apparire calmo, come si conviene a un uomo che ha ricevuto un'istruzione superiore, mentre il giovane Australia fremeva di sdegno perch un soldato l'aveva colpito al ventre col calcio del fucile. Certo non era una gran famiglia, quella che Nyuk Tsin si vedeva intorno, n era ella stessa in condizioni di infondere molta forza nei suoi ragazzi perch intimamente piangeva la perdita di Asia.
Nondimeno osserv sottovoce, per impedire che altri potessero udirla:  impensabile che il governo ignori quanto  accaduto.
Hanno distrutto tutta Chinatown, replic America con voce rotta dall'angoscia. Hanno bruciato i nostri negozi di deliberato proposito, per punirci perch non abbiamo pi voluto lavorare nelle loro piantagioni di canna da zucchero.
No, ribatt Nyuk Tsin. Non avevano previsto che si sarebbe levato il vento.
Non  vero, zietta di Wu Ciow!, proruppe Europa, il volto contraffatto dalla disperazione. Sono stati i mercanti haole. La settimana scorsa hanno fatto buttare in mare tutto il carico che avevo ordinato in Cina. Da un pezzo erano decisi ad annientarci a qualunque costo.
No, Europa, replic calma Nyuk Tsin. Temevano che le tue mercanzie portassero il contagio.
Perch allora non hanno gettato a mare anche le loro?, url Europa con le lacrime agli occhi. Venivano anche quelle dalla Cina.
Hanno paura, e quando gli uomini hanno paura fanno le cose pi strane.
Zietta di Wu Ciow!, la interruppe bruscamente America;
smettila di dire sciocchezze!.
Nella notte s'ud echeggiare un sonoro schiaffo e la voce di Nyuk Tsin che ordinava: Impara ad avere pi rispetto dei tuoi superiori. Quindi attirando i figliuoli pi vicini a s riprese:
 inconcepibile che non ci risarciscano. Sono convinta che il governo c'indennizzer di quanto abbiamo perduto.
Per la prima volta Africa parl. Con voce lenta, studiata, da vero uomo di legge, chiese: Che cosa te lo fa pensare?.
Ho conosciuto il vecchio dottor Whipple, rispose Nyuk Tsin, e so che gli uomini come lui non permettono che i torti non siano raddrizzati.
Sono stati gli uomini come lui a incendiare apposta i nostri negozi, piagnucol America. S'ud un secondo potentissimo schiaffo, mentre Nyuk Tsin, persa la pazienza, urlava:
Basta con questi piagnistei che non servono a nulla! C' stato un incendio. Abbiamo perduto tutto. Adesso studieremo un modo per riottenere quel che abbiamo perduto, e se sar possibile anche di pi.
La voce colta di Africa domand: Zietta di Wu Ciow, credi che nei prossimi giorni le persone di coscienza come il vecchio dottor Whipple saranno ascoltate?.
Forse no, ammise Nyuk Tsin, ma ormai su queste isole regna uno spirito nuovo. Non  possibile che gli Stati Uniti restino inattivi, non fosse che per orgoglio... o per dimostrare al mondo che non sono insensibili alle disgrazie altrui.... S'interruppe, e dopo aver riflettuto per un attimo riprese con estremo vigore: Figliuoli, io sono assolutamente convinta che o il nostro governo o gli Stati Uniti ci risarciranno di tutti i danni subiti. E ora basta.
Stavo pensando, incominci lentamente Africa come se riflettesse ad alta voce, che noi dobbiamo cercar di ottenere la giusta parte del denaro che verr dato a titolo di risarcimento a quanti sono stati danneggiati, senza badare da che fonte esso provenga.
Nell'ascoltarlo Nyuk Tsin si disse: "Per quanto possa essere costato farlo studiare, ne  valsa la pena. Costat con profonda soddisfazione che il sensato ragionamento di Africa aveva immediatamente risvegliato negli altri suoi figli l'antico spirito hui.
Secondo me, osserv, da questo momento Africa dovrebbe dedicare tutte le proprie energie a organizzare al pi presto un comitato che si occupi di far indennizzare tutti i sinistrati. Il mondo deve comprendere che non si tratta di stabilire se i danni debbano essere risarciti o no, bens semplicemente di vedere "quanto dovr essere pagato. Africa, tu devi mostrarti da per tutto e ad ogni comizio devi prendere la parola. Devi farti il portavoce di noi tutti, lasciando chiaramente capire che per questo non accetterai un soldo di onorario da nessuno. Rilascia dichiarazioni ai giornali, fatti fotografare, ma esprimiti sempre come se tu non dubitassi neppure lontanamente che potrebbero non risarcirci. Ben presto altri ripeteranno le tue stesse parole e col tempo essi pure finiranno per credervi. Dopo una lunga pausa soggiunse: Questo denaro ci dev'essere pagato per amore o per forza.
Quanto possiamo pretendere?, domand improvvisamente Europa.
Quanti stabili avevamo?, chiese a sua volta America, e lo hui attese, mentre Africa faceva un rapido calcolo mentale.
Potremmo accampare diritti molto considerevoli, dichiar infine. Abbiamo perduto il ristorante, i negozi, le case, il mio studio legale. La nostra istanza potrebb'essere tra le pi forti.
Oh, no!, lo interruppe pronta Nyuk Tsin; se cos fosse tu non potresti mai farti avanti come l'organizzatore del comitato. Intesteremo una parte delle richieste di indennizzo a me, se sar possibile alle vostre mogli hawaiane, ma il reclamo dei Ki di per s non dev'essere forte. Africa, il tuo compito  di badare proprio a questo. Serviti dei Cing, di chi vuoi, ma fa' come ti dico io.
A questo punto Australia se ne usc con un'osservazione che doveva produrre un effetto memorabile: Non credo che dopo quel che ci hanno fatto oggi vorr pi rivedere Chinatown.
Con voce fredda, anche se entro di s provava un'infinita piet per coloro che avevano meno coraggio di lei, Nyuk Tsin replic: Molti, nelle prossime settimane, la penseranno come te, Australia. Il ricordo di questa giornata rester indelebilmente impresso nei loro animi, perci saranno indotti a disfarsi dei propri terreni. Se questo accadr li acquisteremo noi.
Segu un lungo silenzio durante il quale i fratelli rimasero a contemplare la citt distrutta, visibile a tratti attraverso le dense nubi di fumo che lentamente si spostavano in direzione delle vallate. In lontananza, dall'oceano, l'onda lunga della risacca giungeva a intervalli regolari, e finalmente i giovani Ki compresero tutta la forza delle parole materne. Dalla disperazione nasce sempre la speranza; dalla sconfitta la vittoria. A tre anni magri seguono fatalmente sei meravigliosi anni grassi. La citt  incendiata, ma dev'essere ricostruita. La famiglia  semidistrutta, per finch si vive la lotta continua. Cala la notte col lezzo della distruzione, ma il giorno sorge con l'odore grato della malta umida... E la ricostruzione ha inizio.
Nyuk Tsin riprese: Non dovremo mai cercar di convincere alcuno a lasciare il quartiere cinese. Dobbiamo stare attenti a non estorcere contratti esosi, e se per il momento non potremo pagare gran che, dobbiamo garantire forti pagamenti per il futuro. Il nostro credito  buono: tutti sanno che i Ki pagano sempre. Se sono
in vendita due appezzamenti di terreno, cercate di acquistare quello pi vicino agli altri che gi possediamo; potremo cos riunire insieme tutti i nostri lotti e aumentarne il valore. Africa, quando il comitato star per concludere i lavori, dovrai lasciar chiaramente capire che non potrai far parte della commissione cui spetter l'incarico di distribuire il denaro, perch se tu ne facessi parte non potresti, senza commettere un'ingiustizia, favorire i Ki, mentre restandone tu al di fuori, gli altri diranno: Se non fosse stato per Africa noi oggi non saremmo qui, e per non perdere la faccia dovranno mostrarsi generosi con noi.
Nyuk Tsin fece una pausa, quindi prosegu: Oggi, passando per le zone incendiate, ho notato che le sole cose rimaste intatte sono le casseforti. Gli haole le giudicheranno inutili. Australia, vedi di acquistarle in blocco, e di cercare poi un sistema per riattarle. Quando suo figlio protest di non sapere far funzionare una cassaforte, Nyuk Tsin gli rispose bruscamente: Impara.
Mentre ormai spuntava l'alba disse ancora: Se riusciremo nel nostro tentativo, ci odieranno: diranno che abbiamo approfittato dell'incendio per derubare i nostri vicini. Ignorate questi commenti malevoli. Una citt appartiene a coloro che sono disposti a lottare per essa.
Da ultimo concluse: Ho un po' di denaro da parte e molta verdura. Tutte le nostre donne dovranno andar a lavorare come domestiche nelle famiglie haole, cos oltre a essere nutrite ci porteranno anche un po' di soldi. Europa e America dovranno recarsi domani stesso dagli haole che hanno negozi, facendosi dare provviste contro pagamento a lunga scadenza, in modo che possiamo rimetterci subito a lavorare. Ripeto, domani stesso, mentre gli haole saranno ancora addolorati per ci ch' accaduto oggi, perch tra una settimana vi imporrebbero condizioni che voi non sareste in grado di accettare. Sorrise ai suoi quattro figli e ripet: Dobbiamo lavorare, lavorare, non stancarci mai di lavorare....
Quando all'alba Uliassutai Karakorum Blake ebbe raggiunto ansando la collina con una lista di coloro che si trovavano in salvo in un altro campo, sulla sponda opposta del fiume Nuuanu, e lesse scandendo forte, in sonore sillabe cinesi: Asia Ki, il proprietario del ristorante, Nyuk Tsin si nascose il capo tra le mani.
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FINE Parte 5.